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Erotika
Sonia & Tommaso · Cap. 77
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Capitolo 77 di 78 22 min di lettura

I primi passi

Sonia muove i primi passi nel suo nuovo mondo – un universo parallelo fatto solo per chi se lo può permettere – ma i legami con il passato sono ancora forti e il futuro rimane incerto.

Sonia
22 giorni fa · 604 letture · 0



Suonai il campanello d'ottone e ad aprirmi venne una giovane cameriera di colore, dotata di una bellezza semplicemente disarmante. La sua pelle scura creava un contrasto abbagliante con il candore immacolato del grembiule di pizzo. Con un sorriso mite e garbato mi introdusse in un salone nobile che pareva riaffiorare dalle pagine di un romanzo d'altri tempi, dove un'anziana donna, Madame Camille, sorseggiava il tè accomodata su un lussuoso sofà di velluto. Indossava un lungo deshabillé in stile orientale e un turbante coordinato, un abbigliamento d'alta sartoria che le conferiva un'aura al contempo eccentrica e regale.

Le porsi la mano presentandomi; lei me la strinse appena con la punta delle dita, sfoggiando un garbo antico.

L'anziana donna, squadrandomi con un interesse vorace e un sorriso sottile, mi diede la sensazione istantanea di trovarmi del tutto spogliata, come se sapesse leggere dentro di me. Pareva decifrare senza sforzo la mia vera essenza, la perversione segreta e quell'intero universo di trasgressioni taciute.

«Dunque tu sei Sonia, la nuova pupilla di cui Nicola mi ha parlato con tanto entusiasmo...»

Quelle parole mi riempirono d'orgoglio.

«Accomodati, mia cara. Prendi una tazza di tè.»

Seduta di fronte a lei, con la tazza fumante tra le dita, avvertivo un'innegabile soggezione. Madame Camille, sorridendo con dolcezza quasi ipnotica, intuì subito il mio stato d'animo e usò un tono calmo e rassicurante: «Non temere, piccola mia, non ho intenzione di divorarti. Vedo che sei una ragazza splendida e che i tuoi modi sono misurati e gentili. Perché non ti spogli per mostrarmi la struttura del tuo corpo?»

Quella richiesta improvvisa mi fece bagnare nuovamente.

«In... intende del tutto?» balbettai.

«Sì, cara. A parte ciò che Nicola mi ha già anticipato, desidero osservare il modo in cui ti spogli.»

Posai il piattino sul tavolino e mi alzai, sfilando gli abiti con una punta di pudico imbarazzo.

«Su, via... non mostrarti timida. Per svolgere questo ruolo dovrai svestirti di frequente, ed è indispensabile che tu impari a farlo con grazia e consumata sensualità.»

Quando fui del tutto nuda al centro della stanza, fece segno di avvicinarmi. Si alzò in piedi sistemandosi di fronte a me.

Allungò le mani per accarezzare il seno, saggiandone la soda consistenza, poi, facendomi ruotare su me stessa, fece lo stesso con le natiche.

Quando tornai a fissarla negli occhi, con una mossa lenta e fluida inserì la mano tra le mie cosce, premendo il palmo direttamente sulla fica.

Un sorriso malizioso le increspò gli angoli della bocca.

«Sei bagnata...» disse, muovendo le dita esperte senza staccare le sue pupille dalle mie.

«Sei mai stata con una donna?»

«Sì... una volta» ammisi a fior di labbra, fremendo di curiosità per ciò che avrebbe fatto.

Muoveva quelle dita con maestria, serrando con delicatezza le grandi labbra.

«E ti è piaciuto?»

«Sì...» sussurrai con un piccolo gemito sommesso.

Ritrasse la mano portandosi le dita al naso per aspirarne l'aroma.

«Hai un buon profumo» proseguì con voce ferma. «Tra le personalità con cui ti troverai ad interagire ci saranno anche donne di altissimo rango. Dovrai saperle sedurre, incantare e appagare in ogni loro singolo capriccio. Possiedi una bellezza notevole, ma io ti insegnerò la vera arte della seduzione, che si tratti di uomini o di donne. Frequenterai ambienti concepiti per delle regine, e in quei contesti dovrai muoverti con un'eleganza assoluta.»

La ascoltavo rapita dal suo carisma magnetico, sognando a occhi aperti le atmosfere dorate che andava descrivendo.

Prese un piccolo campanello d'argento da un mobiletto e lo fece suonare. In un istante la bella cameriera comparve sulla soglia, e Madame Camille le ordinò di recuperare un paio di calzature misura trentanove.

Rimasi a bocca aperta: le era bastata un'occhiata sommaria per indovinare la misura esatta.

La ragazza riapparve con una scatola tra le mani. All'interno, delle meravigliose décolleté nere affusolate, sorrette da un tacco dodici sottile come uno stiletto.

«Le sai portare queste?» domandò la signora.

«Intende per via dell'altezza del tacco? Sì, a volte le indosso.»

«Bene. Allora calzale e cammina.»

«Così? Non mi rivesto?»

«No. Esattamente così!»

Completamente nuda, sotto lo sguardo attento dell'anziana e quello discreto della giovane cameriera, infilai le scarpe e iniziai a sfilare avanti e indietro sul tappeto rasato, finché la signora non fece cenno di fermarmi.

«Bene, non c'è male. In futuro dovrai abituarti a portarle con disinvolta naturalezza.»

In quel momento il mio pensiero volò a Sofia, alla sua classe innata e al modo irresistibile con cui muoveva ogni passo.

Fin dal nostro primo incontro avevo desiderato baciarla, leccarla intimamente e assaporarne l'essenza sulla lingua.

Se quello era il potere supremo del fascino a cui sarei stata addestrata, non vedevo l'ora di immergermici del tutto. Vi avrei dedicato ogni energia e una devozione assoluta, senza risparmiarmi su nulla.



Dopo essermi ricomposta e rivestita, salutai con rispetto la signora e Élodie, la cameriera, mi accompagnò fino alla porta d'ingresso.

Una volta in strada, mi diressi a passi veloci verso lo studio della dottoressa Barbara Evans, docente di dizione e di lingue straniere. Una cosa era chiara: per rispettare i miei impegni, avrei dovuto imparare a muovermi con estrema rapidità.

La dottoressa Evans si rivelò essere una donna affascinante sui quarant'anni, distinta da tratti gentili e da un atteggiamento profondamente paziente. Di radici britanniche, viveva ormai da diversi anni in Italia e padroneggiava l'insegnamento di ben sei idiomi differenti.

Raggiunto il suo studio ne feci la conoscenza, scambiando le prime battute direttamente in inglese. A grandi linee mi illustrò quello che sarebbe stato il nostro programma di studi.

«Molto bene, Sonia. Noto che parli un inglese piuttosto fluido: ti occorre soltanto un po' di esercizio costante, ma recupereremo in fretta. Quanto alla dizione, avverto un timbro pulito, privo di inflessioni marcate... Successivamente, passo dopo passo, introdurremo il francese, il tedesco e lo spagnolo. Ti ritieni una persona che apprende con facilità?»

«Sì... di norma non incontro difficoltà nello studio» risposi con riservatezza.

«E come mai, se mi posso permettere la curiosità, non hai proseguito con gli studi universitari?»

Imbarazzata, le fornii una risposta vaga e sfuggente: come avrei potuto spiegarle che a suo tempo avevo accantonato la prospettiva di una laurea per quella di un matrimonio? Tommaso rappresentava un ottimo partito e l'azienda del padre ci avrebbe garantito una posizione agiata anche senza che io lavorassi. Questo almeno era quello che credevo allora, decisione su cui poi ero tornata più volte a riflettere con rammarico.



Terminai la lezione con la dottoressa Evans che era ormai mezzogiorno passato: non toccavo cibo dalla sera prima e lo stomaco brontolava per una fame divorante.

Non avevo la minima intenzione di rincasare per pranzo, così decisi per una pausa veloce lì in zona.

A pochi passi dallo studio notai un locale moderno e accogliente, con ampie vetrate che davano sulla strada. Entrai, trovando posto a un tavolino nell'angolo della sala, e ordinai un sandwich ben farcito insieme a una Coca Cola ghiacciata. Seduti al tavolo accanto al mio, due ragazzi vestiti con completi scuri ed eleganti focalizzarono subito la loro attenzione su di me.

«Ciao bambolina! Sei nuova da queste parti?», attaccò il primo con un sorriso spontaneo.

«In che senso?» chiesi, divertita da quell'approccio così banale.

«Nel senso che non ti abbiamo mai vista prima... hai iniziato a lavorare in qualche ufficio qua attorno?»

«Più o meno... sto seguendo dei corsi di formazione da queste parti» risposi, lasciando correre il discorso con leggerezza.

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