Sdraiata sull'asciugamano il sole accarezzava la mia pelle, mentre i pensieri vagavano liberi, tra la notte appena trascorsa, la promessa di Mario, la confusione di Luca, e il mistero di Nicola. Poi, un'ombra si allungò su di me. Aprii gli occhi: era Nicola. Guardandomi con i suoi occhi azzurri che brillavano, un sorriso magnetico gli increspò le labbra. Mi porse la mano. La presi, e sentii il freddo metallo di una chiave. "Cabina numero cinque," mi disse, la voce bassa, quasi un sussurro. "Tra dieci minuti, non farti aspettare." Il mio cuore sussultò. Annuii, e mentre lo facevo, mi guardai attorno. Tommaso non c'era, grazie al cielo, ma vidi sua moglie con i bambini al loro ombrellone. Fui sorpresa dalla sua sfrontatezza e audacia, ma al tempo stesso, un'ondata di desiderio mi travolse. Senza pensarci due volte, mi alzai e mi diressi verso la cabina. Aprii la porta ed entrai, chiudendola alle spalle. Con il cuore che batteva all'impazzata, l'attesa fu un supplizio, ogni secondo sembrava un'eternità.
Avvolta dall'odore di salsedine e un vago profumo maschile, sentivo i capezzoli già duri e la fica bagnata al solo pensiero. Passarono quelli che sembravano secoli, anche se sapevo che erano solo pochi minuti. Poi, la porta si aprì. Nicola entrò, puntuale, senza bussare. Il suo sguardo mi catturò, intenso, famelico. Chiuse la porta alle sue spalle, e la luce che filtrava dalle fessure illuminava il suo corpo slanciato e abbronzato. Non disse una parola. Si avvicinò lentamente, i suoi occhi fissi nei miei, un sorriso sornione che gli si allargava sulle labbra. L'aria si fece densa, quasi elettrica. Mi tirò delicatamente verso di lui, e le nostre labbra si incontrarono. Un bacio profondo, che sapeva di sale e di desiderio represso, di attesa e di promessa. La sua lingua si intrecciò con la mia in una danza selvaggia, le mani mi strinsero i fianchi, tirandomi contro il suo corpo già teso. Sentii la sua erezione premere contro il mio ventre. Gemetti contro la sua bocca, le mie mani si arrampicarono sulla sua schiena nuda. Mi spinse contro la parete della cabina, la ruvidezza del legno contro la mia schiena. Le sue labbra scesero sul mio collo, sui miei seni che spingevano contro il tessuto leggero del costume. Non riuscivo più a respirare. "Ti voglio," sussurrò, la voce roca, le labbra che mi mordicchiavano il lobo dell'orecchio. "Da morire." Sentii il suo cazzo pulsare contro di me. Le sue mani scivolarono sulla brasiliana del costume, la abbassarono con un gesto deciso, poi strapparono via il pezzo di sopra, lasciando i miei seni nudi e turgidi alla sua vista. Non ci fu tempo per la vergogna, solo per il desiderio. Le sue dita veloci scesero al mio costume, lo tirarono via con un movimento secco, lasciandomi completamente nuda. Ero lì, offerta a lui, il mio corpo in piena vista, il sesso scuro in bella mostra, umido e pulsante. Lui mi guardò, un lampo di pura lussuria nei suoi occhi azzurri. "Sei bellissima," disse, mentre le sue dita sfioravano la mia fica, facendomi gemere. "Così bagnata per me." Ogni controllo svanì. Mi aggrappai a lui, lo implorai con gli occhi. Le sue mani mi sollevarono leggermente, e in un attimo fui con le gambe attorno alla sua vita, il suo cazzo che premeva contro la mia apertura umida. "Prendimi," sussurrai, la voce un filo di desiderio. "Ti prego, Nicola. Ora." E lui non si fece pregare. Con una spinta decisa, mi penetrò, e un gemito strozzato sfuggì dalla mia bocca, un misto di piacere e sorpresa per la velocità. La penetrazione fu profonda, totale. Sentire il suo cazzo duro riempirmi, contro la parete di legno che mi premeva sulla schiena, fu un'ondata di estasi. Le sue spinte erano ritmiche, potenti. Il mio corpo rispose senza controllo, inarcandosi contro il suo. Le mie unghie si conficcarono nella sua schiena. "Ahhh... sì, Nicola... non smettere..." I nostri gemiti riempirono la piccola cabina, mescolandosi al rumore delle onde che si infrangevano fuori. Fu un sesso selvaggio, primordiale, senza inibizioni. Ogni spinta più profonda, ogni respiro più affannoso. Sentii che eravamo sul punto, che l'esplosione era vicina.
Un gemito profondo, e poi un forte orgasmo simultaneo che mi scosse dalle fondamenta. Stordita da quel forte amplesso mi girava la testa, mentre il corpo era ancora scosso dai sussulti del piacere. I miei occhi si aprirono lentamente, trovando subito i suoi. Restammo in silenzio, appoggiati alla parete della cabina, i nostri respiri affannati che si mescolavano. Non c'era bisogno di parole; i nostri occhi dicevano tutto, raccontando una storia di desiderio primordiale e di un'intesa innegabile. Piano, piano, lui mi lasciò scivolare, e i miei piedi ritrovarono la terra. Era così bello, così virile, così dotato. Il suo cazzo... era grosso, lungo, perfetto, e quando mi scopava mi faceva godere veramente. Un pensiero che attraversò la mia mente anche in quel momento di stordimento. Mi baciò di nuovo, le sue labbra cercarono le mie con una fame rinnovata. Ci baciammo, un bacio che sigillava l'intensità di quel momento. Poi, la sua voce profonda ruppe il silenzio. "Quali sono i tuoi programmi per la serata, ora che hai finito di fare la puttanella con quell'altro?" Disse proprio così, "puttanella". E invece di offendermi, una scarica di eccitazione mi percorse la schiena. Mi piaceva sentirlo dire da lui, aveva un suono diverso, quasi un riconoscimento, una conferma della mia vera natura. Il suo sguardo si fece ancora più intenso. "Metti a dormire il pupo," aggiunse, riferendosi a Tommaso, con un tono che non ammetteva repliche. "Poi verrò da te."
Nicola uscì dalla cabina e, con un cenno, m’indicò che potevo uscire anch'io. Respirai profondamente, cercando di ricompormi. Passai al bar a bere una bibita fresca, ne avevo un bisogno disperato per calmare il fuoco che mi bruciava dentro. Tornai all'ombrellone. Tommaso non c’era ancora; lo sentii giocare a pallavolo con l'animazione, era proprio un bambinone. Mentre sistemavo il mio telo da mare, vidi che la moglie di Nicola mi guardava. Era seria, e il suo sguardo penetrante. Lui non c’era. Imbarazzata, distolsi lo sguardo, ma un brivido percorse la mia schiena. Sperai che non avesse visto nulla, anche se sapevo che la mia espressione doveva avermi tradita.
Durante la cena, feci di tutto per non guardarlo. M’imposi di fissare Tommaso, di parlare con lui, di fingere interesse per le sue storie. Ma ogni cellula del mio corpo era tesa, consapevole della sua presenza. Il bar dell'hotel, senza Luca e Marco, sembrava vuoto, nonostante ci fossero tante persone. Molti di loro ormai conoscevano Tommaso, il suo carattere espansivo, e si fermarono volentieri a scherzare con lui. Io sorridevo loro, annuivo, ma la mia mente era altrove, già proiettata alla notte, a Nicola. Si avvicinò a me Alessandro, quel ragazzo tanto gentile e innocuo di cui Luca era inutilmente geloso. Parlammo, scherzammo in modo leggero, e poi mi salutò gentilmente. La serata con Tommaso fu piuttosto noiosa. Non vedevo l'ora di tornare in hotel. Per tutto il tempo avevo pensato a come fargli prendere le gocce, a come liberare la scena per l'arrivo del mio vero desiderio. Tornati in hotel, gli dissi che mi sarebbe piaciuto fermarmi un po' con lui a bordo piscina, sorseggiando una birra. Lui, ovviamente, non mi disse di no. Era così facile da accontentare. Con un trucchetto banale, lo distrassi e, con gesto rapido, gli misi le gocce nel bicchiere. Nessuno mi vide, nessuno sospettò nulla. E, di lì a poco, lui cominciò ad avere sonno. Il mio piano era perfetto.
