Dopo avermi presentata alle colleghe, Sofia mi congedò con un sorriso brillante, dicendo che per quel pomeriggio potevo considerarmi libera.
Bruno, quella notte, prima di lasciarmi davanti a casa, aveva detto che sarebbe stato in città e che, se mi fossi liberata presto, avremmo potuto trascorrere qualche ora assieme.
Così, visto che erano solo le quattro, sfilai lo smartphone dalla borsa e lo chiamai.
Rispose al secondo squillo.
«Ciao piccola, com'è andata?»
La sua voce, come sempre, era profonda e calda.
«Bene... senti, io sarei già libera.»
«Fantastico, tesoro! Ti raggiungo subito. Dove ti trovi adesso?»
«Sono appena uscita dall'ufficio e...»
«Rimani dove sei, arrivo!» mi interruppe, con una nota di aperto entusiasmo.
«Sì, ma sai dove si trova la sede?»
«Certo, non sono distante: cinque minuti e sono da te.»
In vista dei prossimi impegni in palestra avevo bisogno di acquistare un completo sportivo adatto, e l'idea di farmi accompagnare da lui mi stuzzicava parecchio.
Appena accostò l'auto al marciapiede, Bruno scese e mi strinse a sé in un abbraccio caldo e avvolgente. Avrei pagato oro perché in quel preciso momento le mie nuove colleghe mi vedessero.
Salita in macchina, avvolta dal suo profumo, subito mi rilassai contro il sedile: era bello averlo lì, tutto per me.
«Allora, dove ti porto, principessa?»
Chiese, sfiorandomi il ginocchio con la mano.
«Avrei bisogno di un nuovo completo da palestra; ti spiace accompagnarmi?»
Bruno mi lanciò un'occhiata divertita, con una sfumatura di accesa curiosità negli occhi.
«Abbigliamento sportivo e super sexy?»
«Lo vedrai direttamente in camerino» risposi con un sorriso malizioso.
Decise lui, e mi portò in un noto centro alle porte di Cremona, un outlet che conosceva bene e che trattava solo i marchi più prestigiosi. Provare fuseaux attillatissimi, canotte spaventosamente aderenti e top che segnavano il profilo del seno, con Bruno che mi osservava a bocca asciutta e dispensava consigli, si trasformò presto in un raffinato gioco di seduzione.
Ogni volta che mi spogliavo per cambiare indumento, lasciavo di proposito la tenda del camerino leggermente socchiusa, concedendogli di sbirciarmi nuda; o addirittura, con il pretesto di farmi sistemare una spallina incrociata sulla schiena o semplicemente per chiedergli un parere sulla vestibilità, lo facevo entrare.
Attraverso la superficie dello specchio scorgevo la brama montare nei suoi occhi e il modo in cui il suo sguardo scivolava vorace sulle mie forme: era palese quanto bruciasse dalla voglia di avermi di nuovo nel suo letto, e quella consapevolezza non faceva che accendere ogni mia fibra.
Bruno insistette per pagare e non ci fu verso di convincerlo diversamente.
«Amore, è solo un piccolo regalo» disse con naturalezza davanti alla commessa.
L'avermi chiamata "amore" con quel tono confidenziale fu la sorpresa più gradita che potesse farmi. E come se non bastasse, una volta usciti dal centro sportivo, volle entrare nella boutique di lingerie d'alta gamma situata lì accanto.
Fu lui stesso a scegliere per me, selezionando con occhio esperto i capi più sensuali: un body in pizzo Chantilly nero con scollatura profonda sulla schiena, bralette sfoderate e coordinati con ricami floreali impalpabili. I suoi occhi brillavano al solo pensiero di vedermeli addosso.
«Grazie, Bruno» gli sussurrai con sincera gratitudine, abbracciandolo.
Lui mi guardò con profonda tenerezza. «Figurati tesoro, tu meriti questo e ben altro.» Poi diede una rapida occhiata al suo orologio da polso. «Avresti ancora tempo per un aperitivo insieme?»
Sorrisi alla sua proposta: la prospettiva di rimanere ancora un po' in sua compagnia mi riempiva di gioia. Consultai l'orario sul display dello smartphone e, pur consapevole del rischio di tardare all'appuntamento con il mio fidanzato, risposi felice: «Perché no? Molto volentieri.»
Avrei desiderato non avere alcun vincolo per poter trascorrere l'intera notte insieme a Bruno, ma ad attendermi a casa c'era Tommaso. Una presenza che, giorno dopo giorno, diventava sempre più ingombrante; una zavorra nella mia vita, che ne soffocava libertà e ambizioni. Dentro di me montavano una profonda frustrazione e un bisogno viscerale di essere indipendente da tutto e da tutti.
Con me stretta al suo braccio a fare le fusa come una gattina, si diresse al golf club, il luogo del nostro primo incontro: un'oasi di tranquillità e riservatezza lontana dal caos cittadino.
Seduti nella terrazza all'aperto, mentre il sole scendeva all'orizzonte tingendo il cielo di sfumature arancioni e rosa, percepivo l'intenso profumo del caprifoglio che si fondeva con la nota d'erba bagnata e la brezza fresca della sera.
«Come va con Tommaso?» chiese, dopo aver appoggiato il calice sul tavolino.
«Così, così...» risposi, lasciando trasparire un'espressione incerta.
«Avete litigato?»
«No, no... è solo che...»
«Cosa? Dimmi, tesoro...»
«A volte mi domando che senso abbia tutta questa finzione.»
«Parli della vostra relazione?»
«Sì... io che lo tradisco, e lui che trova eccitazione in tutto questo...»
Bruno mi prese la mano, sfiorandomi le dita con un sorriso comprensivo. «E di noi due cosa dice? Perché dubito fortemente che non abbia capito.»
Ricambiai il suo sguardo. «Vorrebbe sapere... mi ha persino chiesto se la nostra sia una storia seria.»
«E tu? Cosa gli hai risposto?»
«Gli ho detto che ancora non lo so... ma gli ho mentito» aggiunsi, sporgendomi verso di lui per imprimergli un leggero bacio sulle labbra. «Però l'ho rassicurato spiegandogli che sei sposato... felicemente sposato» precisai, evidenziando le ultime parole con una venatura ironica.
«Ma tu lo ami?» domandò Bruno, fissandomi negli occhi.
Esitai per un istante, prima di rispondere: «Non lo so... di certo gli voglio bene. È un bravo ragazzo, sensibile, generoso e...»
«E ti lascia libera» mi interruppe lui con voce pacata. «Pensaci, Sonia... so che può suonare cinico, ma non credi che in fondo siate fatti l'uno per l'altra?»
Avrei voluto ribattere che tutto quello era immorale, ma chi ero io per parlare di moralità? Bruno stesso aveva trovato un proprio impeccabile equilibrio tra doveri familiari e desideri nascosti. Con me era stato trasparente fin dal primo istante, mettendo in chiaro la sua situazione e definendo senza inganni i confini della nostra relazione. Eppure, al di là di quelle regole non scritte, i momenti trascorsi insieme non erano forse d'una bellezza travolgente?
Non gli risposi, limitandomi a un piccolo cenno del capo.
«Gli parli mai di noi? Dei nostri momenti assieme, intendo.»
«No, per ora non gli ho ancora detto nulla» mi affrettai a rassicurarlo.
«E perché no? Se la cosa lo intriga, accontentalo.»
«Se non l'ho fatto, è solo perché dei nostri momenti ne sono gelosa» confessai.
Questa volta fu Bruno a sporgersi e a baciarmi sulle labbra con lentezza. «Non occorre che tu gli racconti ogni singola cosa... soltanto qualche piccolo dettaglio, giusto per stuzzicarlo.»
«Sì, figurati... quello vorrebbe i particolari più intimi e crudi...»
Lui si lasciò andare a una risata divertita. «E tu daglieli! Vedrai come si ecciterà.»
Parlare con Bruno mi faceva un bene enorme: con la sua logica disincantata e pratica, riusciva sempre a mostrarmi la realtà per quella che era, liberandomi da ogni inutile senso di colpa.
In sua compagnia il tempo volò. Solo quando risalimmo in auto mi resi conto di quanto si fosse fatto tardi.
«Scusami un secondo, è meglio che lo avvisi» dissi, prendendo il telefono dalla borsa.
«Ehi amore... tutto bene?» Rispose Tommaso, con la voce tradiva la sua consueta ansia.
«Sì, certo, ma sono un po' in ritardo. Ti spiace venire verso le nove?»
«Ah... ok, va bene...» replicò con tono poco convinto, cercando di nascondere la delusione. «A dopo allora...»
«Grazie Tommaso, a dopo.»
Appena riattaccai mi voltai verso Bruno, che sorrise senza dire una parola, stringendo la mia mano nella sua.
Lo feci accostare in una via laterale, a breve distanza da casa. Non avrei più voluto staccarmi da lui, e stretta al suo petto su quel marciapiede, del tutto incurante di chi ci potesse vedere, rimasi a baciarlo senza alcuna riserva.
