Capitolo 78 - La coppia perfetta
Un pomeriggio inaspettato riaccende il desiderio di libertà. Mezze verità e confessioni spudorate incendiano la libidine e si trasformano in un gioco pericoloso. Fino a che punto ci si può spingere senza perdere il controllo?
Dopo avermi presentata alle colleghe, Sofia mi congedò con un sorriso brillante, dicendo che per quel pomeriggio potevo considerarmi libera.
Bruno, quella notte, prima di lasciarmi davanti a casa, aveva detto che sarebbe stato in città e che, se mi fossi liberata presto, avremmo potuto trascorrere qualche ora assieme.
Così, visto che erano solo le quattro, sfilai lo smartphone dalla borsa e lo chiamai.
Rispose al secondo squillo.
«Ciao piccola, com'è andata?»
La sua voce, come sempre, era profonda e calda.
«Bene... senti, io sarei già libera.»
«Fantastico, tesoro! Ti raggiungo subito. Dove ti trovi adesso?»
«Sono appena uscita dall'ufficio e...»
«Rimani dove sei, arrivo!» mi interruppe, con una nota di aperto entusiasmo.
«Sì, ma sai dove si trova la sede?»
«Certo, non sono distante: cinque minuti e sono da te.»
In vista dei prossimi impegni in palestra avevo bisogno di acquistare un completo sportivo adatto, e l'idea di farmi accompagnare da lui mi stuzzicava parecchio.
Appena accostò l'auto al marciapiede, Bruno scese e mi strinse a sé in un abbraccio caldo e avvolgente. Avrei pagato oro perché in quel preciso momento le mie nuove colleghe mi vedessero.
Salita in macchina, avvolta dal suo profumo, subito mi rilassai contro il sedile: era bello averlo lì, tutto per me.
«Allora, dove ti porto, principessa?»
Chiese, sfiorandomi il ginocchio con la mano.
«Avrei bisogno di un nuovo completo da palestra; ti spiace accompagnarmi?»
Bruno mi lanciò un'occhiata divertita, con una sfumatura di accesa curiosità negli occhi.
«Abbigliamento sportivo e super sexy?»
«Lo vedrai direttamente in camerino» risposi con un sorriso malizioso.
Decise lui, e mi portò in un noto centro alle porte di Cremona, un outlet che conosceva bene e che trattava solo i marchi più prestigiosi. Provare fuseaux attillatissimi, canotte spaventosamente aderenti e top che segnavano il profilo del seno, con Bruno che mi osservava a bocca asciutta e dispensava consigli, si trasformò presto in un raffinato gioco di seduzione.
Ogni volta che mi spogliavo per cambiare indumento, lasciavo di proposito la tenda del camerino leggermente socchiusa, concedendogli di sbirciarmi nuda; o addirittura, con il pretesto di farmi sistemare una spallina incrociata sulla schiena o semplicemente per chiedergli un parere sulla vestibilità, lo facevo entrare.
Attraverso la superficie dello specchio scorgevo la brama montare nei suoi occhi e il modo in cui il suo sguardo scivolava vorace sulle mie forme: era palese quanto bruciasse dalla voglia di avermi di nuovo nel suo letto, e quella consapevolezza non faceva che accendere ogni mia fibra.
Bruno insistette per pagare e non ci fu verso di convincerlo diversamente.
«Amore, è solo un piccolo regalo» disse con naturalezza davanti alla commessa.
L'avermi chiamata "amore" con quel tono confidenziale fu la sorpresa più gradita che potesse farmi. E come se non bastasse, una volta usciti dal centro sportivo, volle entrare nella boutique di lingerie d'alta gamma situata lì accanto.
Fu lui stesso a scegliere per me, selezionando con occhio esperto i capi più sensuali: un body in pizzo Chantilly nero con scollatura profonda sulla schiena, bralette sfoderate e coordinati con ricami floreali impalpabili. I suoi occhi brillavano al solo pensiero di vedermeli addosso.
«Grazie, Bruno» gli sussurrai con sincera gratitudine, abbracciandolo.
Lui mi guardò con profonda tenerezza. «Figurati tesoro, tu meriti questo e ben altro.» Poi diede una rapida occhiata al suo orologio da polso. «Avresti ancora tempo per un aperitivo insieme?»
Sorrisi alla sua proposta: la prospettiva di rimanere ancora un po' in sua compagnia mi riempiva di gioia. Consultai l'orario sul display dello smartphone e, pur consapevole del rischio di tardare all'appuntamento con il mio fidanzato, risposi felice: «Perché no? Molto volentieri.»
Avrei desiderato non avere alcun vincolo per poter trascorrere l'intera notte insieme a Bruno, ma ad attendermi a casa c'era Tommaso. Una presenza che, giorno dopo giorno, diventava sempre più ingombrante; una zavorra nella mia vita, che ne soffocava libertà e ambizioni. Dentro di me montavano una profonda frustrazione e un bisogno viscerale di essere indipendente da tutto e da tutti.
Con me stretta al suo braccio a fare le fusa come una gattina, si diresse al golf club, il luogo del nostro primo incontro: un'oasi di tranquillità e riservatezza lontana dal caos cittadino.
Seduti nella terrazza all'aperto, mentre il sole scendeva all'orizzonte tingendo il cielo di sfumature arancioni e rosa, percepivo l'intenso profumo del caprifoglio che si fondeva con la nota d'erba bagnata e la brezza fresca della sera.
«Come va con Tommaso?» chiese, dopo aver appoggiato il calice sul tavolino.
«Così, così...» risposi, lasciando trasparire un'espressione incerta.
«Avete litigato?»
«No, no... è solo che...»
«Cosa? Dimmi, tesoro...»
«A volte mi domando che senso abbia tutta questa finzione.»
«Parli della vostra relazione?»
«Sì... io che lo tradisco, e lui che trova eccitazione in tutto questo...»
Bruno mi prese la mano, sfiorandomi le dita con un sorriso comprensivo. «E di noi due cosa dice? Perché dubito fortemente che non abbia capito.»
Ricambiai il suo sguardo. «Vorrebbe sapere... mi ha persino chiesto se la nostra sia una storia seria.»
«E tu? Cosa gli hai risposto?»
«Gli ho detto che ancora non lo so... ma gli ho mentito» aggiunsi, sporgendomi verso di lui per imprimergli un leggero bacio sulle labbra. «Però l'ho rassicurato spiegandogli che sei sposato... felicemente sposato» precisai, evidenziando le ultime parole con una venatura ironica.
«Ma tu lo ami?» domandò Bruno, fissandomi negli occhi.
Esitai per un istante, prima di rispondere: «Non lo so... di certo gli voglio bene. È un bravo ragazzo, sensibile, generoso e...»
«E ti lascia libera» mi interruppe lui con voce pacata. «Pensaci, Sonia... so che può suonare cinico, ma non credi che in fondo siate fatti l'uno per l'altra?»
Avrei voluto ribattere che tutto quello era immorale, ma chi ero io per parlare di moralità? Bruno stesso aveva trovato un proprio impeccabile equilibrio tra doveri familiari e desideri nascosti. Con me era stato trasparente fin dal primo istante, mettendo in chiaro la sua situazione e definendo senza inganni i confini della nostra relazione. Eppure, al di là di quelle regole non scritte, i momenti trascorsi insieme non erano forse d'una bellezza travolgente?
Non gli risposi, limitandomi a un piccolo cenno del capo.
«Gli parli mai di noi? Dei nostri momenti assieme, intendo.»
«No, per ora non gli ho ancora detto nulla» mi affrettai a rassicurarlo.
«E perché no? Se la cosa lo intriga, accontentalo.»
«Se non l'ho fatto, è solo perché dei nostri momenti ne sono gelosa» confessai.
Questa volta fu Bruno a sporgersi e a baciarmi sulle labbra con lentezza. «Non occorre che tu gli racconti ogni singola cosa... soltanto qualche piccolo dettaglio, giusto per stuzzicarlo.»
«Sì, figurati... quello vorrebbe i particolari più intimi e crudi...»
Lui si lasciò andare a una risata divertita. «E tu daglieli! Vedrai come si ecciterà.»
Parlare con Bruno mi faceva un bene enorme: con la sua logica disincantata e pratica, riusciva sempre a mostrarmi la realtà per quella che era, liberandomi da ogni inutile senso di colpa.
In sua compagnia il tempo volò. Solo quando risalimmo in auto mi resi conto di quanto si fosse fatto tardi.
«Scusami un secondo, è meglio che lo avvisi» dissi, prendendo il telefono dalla borsa.
«Ehi amore... tutto bene?» Rispose Tommaso, con la voce tradiva la sua consueta ansia.
«Sì, certo, ma sono un po' in ritardo. Ti spiace venire verso le nove?»
«Ah... ok, va bene...» replicò con tono poco convinto, cercando di nascondere la delusione. «A dopo allora...»
«Grazie Tommaso, a dopo.»
Appena riattaccai mi voltai verso Bruno, che sorrise senza dire una parola, stringendo la mia mano nella sua.
Lo feci accostare in una via laterale, a breve distanza da casa. Non avrei più voluto staccarmi da lui, e stretta al suo petto su quel marciapiede, del tutto incurante di chi ci potesse vedere, rimasi a baciarlo senza alcuna riserva.
Entrai in casa che erano già le nove meno dieci, imboccando subito la scalinata a passi rapidi, cercando di nascondere le borse con i miei acquisti.
«Eccoti, finalmente!» esclamò mia madre dalla cucina. «Dove sei stata fino a quest'ora?»
«Mamma, ti spiego dopo! Devo sbrigarmi, tra poco arriva Tommaso» la liquidai al volo.
Chiusi la porta della camera alle mie spalle, sentendola ancora borbottare infastidita dal piano di sotto.
Mentre mi cambiavo velocemente, il pensiero tornò inevitabilmente a Bruno: dove sarebbe andato dopo avermi lasciata?
A casa dalla sua famiglia, oppure da un'altra donna?
Quell'ipotesi mi feriva profondamente, eppure, se volevo continuare a essere sua amante, sapevo bene che il mio ruolo imponeva discrezione: niente domande, niente pretese, nessuna complicazione.
L'idea di doverlo condividere era umiliante, ma al tempo stesso accendeva in me un'eccitazione perversa.
Tommaso arrivò alle nove in punto.
Quando scesi le scale e lo vidi, notai subito sul suo volto un'espressione corrucciata.
Feci finta di nulla e altrettanto fece lui di fronte ai miei genitori.
Il viaggio verso il ristorante si svolse, però, in un silenzio carico di tensione.
«Si può sapere cos'hai?» gli chiesi, non appena la cameriera si fu allontanata con le nostre ordinazioni.
«Cos'ho?» replicò lui, lasciando finalmente sfogo alla sua ira.
«Mi chiedi cos'ho? Ti copro ieri sera e adesso questo ritardo... si può sapere cosa sta succedendo?»
Lo fissai seria, con aria di sfida.
Per giocare bene le mie carte avrei dovuto rischiare, e così feci, puntando tutto sulla sua perversione; in fondo, cosa avevo da perdere? Amavo Bruno, e quella ormai era una certezza.
«Vuoi sapere cosa sta succedendo? Semplice: sei cornuto. Sì, mio caro...» proseguii, «ci tenevi tanto che mi facessi l'amante, e io ti ho accontentato.»
Tommaso, dinanzi a un'ammissione così dura e spudorata, rimase come paralizzato.
«E vuoi sapere un'altra cosa?» sibilai.
«Non è stata la prima volta, e non sarà nemmeno l'ultima» conclusi, buttando giù in un sol colpo l'intero calice di vino.
«Ma... ma... allora... e Sergio?» farfugliò lui, provando a riordinare i pensieri dopo un attimo d'imbarazzato silenzio.
«Non me ne frega niente di Sergio, ora c'è Bruno!» replicai secca.
«E con lui... ci...»
«Sì, amore: ci scopo. E ti garantisco che sa soddisfarmi parecchio!»
Tommaso abbassò lo sguardo, in balia di un vortice di pensieri contrastanti.
Gli presi la mano e, accarezzandogli le dita, modulai la voce in un tono dolciastro: «Vedi amore, se vogliamo giocare a questo gioco, è meglio essere chiari. Desideri vedermi con un altro uomo, ti eccita e tu stesso lo hai ammesso. Ora dimmi: perché non accetti che io lo faccia con chi piace a me?»
Tommaso rifletté per qualche istante, poi rispose con filo di voce: «È che non vorrei perderti...»
Gli strinsi la mano e sorrisi. «Che stupido che sei! Non ti rendi conto che Bruno è l'uomo perfetto per noi? Ti ho già detto che è felicemente sposato e non ha alcuna intenzione di lasciare la sua famiglia. Io sono soltanto la sua amante... e forse nemmeno l'unica!»
Quest'ultima precisazione, benché ne fossi pienamente consapevole, mi costò una fitta improvvisa di gelosia.
Lui, ponderando le mie parole, parve finalmente rilassarsi e accennò un sorriso.
Cenammo sereni e Tommaso volle sapere ogni dettaglio del mio nuovo lavoro.
Ovviamente gli raccontai soltanto ciò che era divulgabile, ma lo feci con un tale entusiasmo che, al momento del dessert, ci ritrovammo a brindare felici.
«A te amore, al tuo nuovo lavoro e a... tanti nuovi tradimenti» disse, facendomi l'occhiolino.
Udendo quelle parole, mi morsi il labbro inferiore e strinsi d'istinto le cosce, colta da un improvviso fremito di piacere.
«A proposito» aggiunse, «perché domenica non andiamo a trovare Marco e... Luca?»
Rimarcò quel nome con intenzione, conoscendo — anche se soltanto in minima parte — quello che era accaduto tra noi al mare.
Presi un attimo di tempo prima di rispondere: «Ne sei davvero sicuro?»
«Certo! Perché? Non ti fa piacere rivedere Luca?»
Il gioco tra noi era ormai allo scoperto.
Mi limitai a fissarlo con un'espressione indecifrabile.
«Pensavo ti facesse piacere rivedere il tuo amichetto. Io in questo periodo ho continuato a sentirmi con Marco e, a forza di insistere...» proseguì Tommaso.
«Cosa?» chiesi colta di sorpresa.
«A forza di insistere, e con un briciolo d'inganno, Marco mi ha raccontato un paio di cose...»
«E cosa ti avrebbe detto?» insistei, sfoderando un lieve sorriso per mascherare l'imbarazzo.
«Ad esempio, che mentre noi ce ne andavamo in giro in bici...»
Incapace di replicare sul momento e senza sapere con precisione cosa sapesse davvero, mandai giù un lungo sorso di vino.
«Allora?» incalzò lui.
«Allora niente. Non so cosa ti abbia raccontato Marco, ma non mi sembra questo il luogo adatto per parlarne» risposi, regalandogli un ultimo sorriso enigmatico.
E quel discorso, difatti, riprese poco dopo nell'intimità della sua auto.
«Ora me lo dici cosa combinavate davvero?» pretese di sapere, dopo aver reclinato i sedili.
«Marco non te l'ha già detto?»
«Sì, ma voglio sentirlo dalla tua bocca.»
«Niente, facevamo solo due passi» mentii evasiva, per non cadere nella sua trappola.
«Non è vero! Marco mi ha confessato che raggiungevi Luca nella loro stanza e che, ogni volta che rientrava, trovava il letto a soqquadro e tracce inconfutabili delle vostre scopate.»
Lo fissai seria, cercando di decifrare nei suoi occhi dove intendesse andare a parare.
«E adesso che lo sai?» lo sfidai a viso aperto.
«Niente...» rispose scrollando le spalle, «vorrei solo che tu fossi sincera con me.»
«Sincera... E come potevo immaginare che a te... sì, insomma, che ti piacesse tutto questo?»
Seguì un lungo silenzio, poi, stringendomi a sé, sussurrò: «Amore, non sono arrabbiato, vorrei solo che non mi nascondessi nulla. Lo sai quanto queste cose mi eccitino e, se necessario, ti sarò complice come ieri sera... Ma ti prego, non escludermi dai tuoi segreti.»
Lo guardai con affetto e lo strinsi forte: aveva ragione, poveretto, era così buono e arrendevole che quasi non ne ero degna.
In fondo, cosa chiedeva se non di soddisfare le sue fantasie?
Ripensai alle parole di Bruno, su come io e Tommaso avremmo potuto diventare la coppia perfetta, equilibrata e complice nelle nostre perversioni.
Gli raccontai tutto, partendo dal tradimento con Luca e dal suo insistere perché diventassi la sua ragazza.
Gli parlai anche di Bruno, del nostro primo appuntamento e dei passaggi successivi della nostra storia, limitandomi però a dettagli generici e custodendo con gelosia le mie sensazioni più intime e travolgenti.
Tommaso ascoltava ogni mia parola quasi incapace di respirare e sul punto di venire da un momento all'altro.
Dopo avergli abbassato pantaloni e mutande, gli rivolsi un sorriso malizioso e lo sottoposi a una dura prova di resistenza: mi limitai a sfiorargli il cazzo con la punta delle dita, magnificando le dimensioni e la virilità dei miei amanti.
«Ora che sai tutto, sei ancora convinto di voler andare da loro?» gli chiesi.
«Sì... Ora che so, non vedo l'ora di vedervi assieme.»
«E ci lascerai scopare?» Sibilai quella domanda stringendo la presa sul cazzo e tirandogli la pelle tutta all'indietro.
Senza riuscire a trattenersi oltre, venne con una lunga sborrata.
Quattro, cinque schizzi potenti che imbrattarono in parte il mio braccio e in parte il cruscotto dell'auto.
Tommaso si abbandonò sul sedile, felicemente appagato.
«Dunque, vediamo... Luca, Antonio, Sergio e ora Bruno: niente male come repertorio. Ce ne sono altri?» chiese a occhi chiusi, cercando di riprendere fiato.
Risi scrollando la testa.
Come avrei potuto raccontargli tutta la verità?
Mario, Enzo, Nicola e tutti quelli che mi avevano avuta per denaro?
La realtà sarebbe stata davvero troppo, persino per la sua perversione.
Commenti (0)
Per favore accedi per lasciare un commento.
Ancora nessun commento su questo capitolo, sii il primo a commentare!

