«Sonia, sei tu?» chiese mia madre dal fondo del corridoio, sentendo il rumore della chiave nella serratura.
Sedute attorno al tavolo della cucina, lei e Chiara sollevarono gli occhi, fissandomi con le pupille spalancate in un'espressione sospesa tra lo sbigottimento e la schietta incredulità.
«Che hai fatto ai capelli? E cos'è quel trucco?» domandò la prima, rasentando uno scandalo quasi morale di fronte ai miei lineamenti scolpiti dalla maschera di bellezza.
«Nulla di speciale. Tornando mi sono fermata da un'estetista» risposi con un tono calmo e disinvolto, lasciando scivolare la borsa sulla sedia.
Il suo sguardo rimase severo, carico di un sospetto rigido, mentre Chiara mi osservava con un mezzo sorriso stampato sulle labbra, palesemente ammirata dal mio nuovo aspetto.
«Stai benissimo, Sonia, ma dove sei andata? Il lunedì i saloni non sono chiusi?» incalzò mia sorella, piegando il capo.
«È una ragazza che conosco, riceve in casa» mentii senza esitare, per sviare la conversazione ed evitare dettagli compromettenti.
«Ha fatto un lavoro magnifico, la pelle ti brilla... credi che riceverebbe anche me?»
«Sì, posso chiederle se ha un posto libero...»
«Ma com'è andata oggi? Al lavoro, intendo» s'intromise mia madre per spezzare quel botta e risposta che giudicava leggero.
Mi accomodai al tavolo, sistemando la gonna sopra le ginocchia velate dai collant, e riassunsi la giornata restando sulle generali, omettendo con cura il pomeriggio trascorso tra le mani di Mary e i dettagli più intimi.
Descrissi la maestosità dell'edificio della I.I.C., la raffinatezza inarrivabile degli uffici e i primi impegni formali all'orizzonte, come le lezioni di dizione e lingue, tacendo sul corso di portamento e sulle ore da trascorrere in palestra.
Mamma ascoltava sbigottita, come se le stessi parlando in una lingua straniera, mentre gli occhi di Chiara brillavano di un fascino sincero, ammaliati dal respiro di quel mondo dorato.
Quando salii verso la mia stanza, Chiara mi seguì a passo leggero, andando a sedersi sulla sponda del materasso.
«Racconta, Sonia... è davvero un posto così elegante?» sussurrò con una curiosità limpida, quasi trepidante.
La guardai con un'ondata di affetto, allungando una mano per accarezzarle la guancia. «Va bene, ma promettimi di non fiatare con mamma e papà. Sai bene come la pensano.»
Sapevo di poter fare pieno affidamento su di lei: fin da bambine non ci eravamo mai fatte la spia, custodendo i nostri piccoli segreti con gelosa devozione.
Iniziai a svelarle i dettagli del colloquio con Sofia, del percorso d'élite, delle ore previste in palestra e dei corsi di portamento. Quando arrivai al racconto del centro estetico e dei pomeriggi riservati allo shopping nelle boutique d'alta moda, Chiara sgranò gli occhi e socchiuse le labbra, rapita come una bimba di fronte a una fiaba meravigliosa.
Mentre raccontavo, sfilai giacca, gonna e tutto il resto, restando completamente nuda al centro della stanza. Nell'istante in cui vide il mio pube del tutto glabro, roseo e lucido, Chiara allungò d'istinto la mano per sfiorare quella pelle immacolata. Il tocco delicato delle sue dita mi strappò un piccolo gemito di piacere improvviso.
Chiara mi rivolse un dolcissimo sorriso, e alzandosi lentamente dal letto si avviò alla porta. Prima di uscire, con uno sguardo sconsolato sussurrò: «Beata te...»
Rimasta sola, mi stesi sul letto a fissare il soffitto. La mente iniziò a vagare tra il volto di Chiara, la rigidità di mamma e le parole avvolgenti di Sofia: come avrei potuto far convivere quella nuova dimensione scandalosa e dorata con la quotidianità opaca e rigorosa della mia famiglia?
Il telefono, appoggiato sul lenzuolo, vibrò con un breve ronzio. Lo presi in mano e lo schermo s'illuminò, mostrando un messaggio inatteso di Bruno: "Ciao tesoro, com'è andato oggi il tuo primo giorno di lavoro? Se sei libera, questa sera festeggiamo."
Sgranai gli occhi, rileggendo con entusiasmo quelle parole. Quella stessa sera avrei dovuto vedermi con Tommaso: soltanto ventiquattr'ore prima, al momento di salutarci, anche lui aveva proposto di uscire per festeggiare la mia nuova avventura.
Eppure, senza concedermi un solo secondo di esitazione, digitai la risposta: "Ma ciao... Certo che sono libera! A che ora ci vediamo?"
Povero Tommaso. In un angolo del cuore provavo un pizzico di sincero dispiacere nel bidonarlo in quel modo, ma l'idea di trascorrere la serata con un uomo come Bruno esercitava un richiamo troppo forte per potervi rinunciare.
Riflettei un istante, cercando una soluzione garbata, poi decisi che avrei ripagato il mio fidanzato in un'altra maniera, stuzzicando quella fragilità che lo rendeva così vulnerabile.
Digitai il suo numero e attesi che rispondesse.
«Pronto? Ciao amore, ti disturbo?» esordii con voce morbida e rassicurante.
«Sonia! Amore mio! Lo sai che non mi disturbi mai... com'è andata oggi?»
«Bene, davvero bene, poi ti racconterò tutto nei dettagli. Senti... riguardo al nostro incontro per stasera, avrei bisogno di chiederti un piccolo favore.»
«Dimmi pure, tesoro.»
«Ti dispiace se rimandiamo a domani?»
Dall'altra parte della linea ci fu un attimo di esitazione. «No... ma come mai? Sei molto stanca?»
«Sì... cioè, no, non è esattamente per quello. Il punto è che dovrei uscire e... vorrei chiederti se puoi coprirmi con mia madre.»
Seguì un lungo, pesante silenzio interrotto soltanto dal suo respiro.
«Tommaso? Ci sei?»
«Sì... ci sono. Ma con chi dovresti uscire?» la sua voce tradì una nota di tesa, morbosa curiosità che s'accendeva nell'ombra.
«Bruno mi ha chiesto di vederci per un drink, e io...»
«E tu gli hai detto di sì» mi interruppe lui, con il tono di chi vede confermato un sospetto bruciante.
«Ti dispiace?» feci una breve pausa per lasciargli assimilare il colpo.
«Ma... è una cosa seria tra voi?»
Questa volta fui io a far fluttuare qualche secondo di attesa prima di rassicurarlo con finta ingenuità: «Non lo so, Tommaso. È un uomo affascinante, non lo nascondo, ma puoi stare del tutto tranquillo: è sposato, felicemente sposato. Capisci?»
«Uhm... capisco. E io cosa dovrei fare, di preciso?»
«Nulla di difficile: se mamma dovesse chiamarti o chiederti qualcosa, dille semplicemente che sono uscita con te.»
«Ti rendi conto di cosa mi stai chiedendo, Sonia?»
«Lo so, amore... ma dimmi la verità: non ti eccita nemmeno un po' l'idea che io esca con lui? E che magari stasera...»
Un sospiro pesante rivelò tutta la sua resa. Ci pensò sopra un istante, poi la sua voce si fece più bassa, quasi implorante: «E mi racconterai tutto?»
«Sì, amore mio, te lo prometto. Magari ti mando anche qualche foto scattata di nascosto... sei contento?»
«Va bene... ma domani sera voglio che mi racconti ogni singolo dettaglio.»
«Grazie davvero, ti voglio bene» sussurrai con un sorriso di pura dolcezza prima di riagganciare.
Che assurda follia, pensai restando a fissare lo schermo scuro. Chi lo avrebbe mai detto soltanto un mese prima?
Dall'armadio scelsi qualcosa di adatto da indossare. Volevo essere splendida, seducente, all'altezza del mio nuovo aspetto, ma al confronto con l'eleganza sofisticata di Sofia e del suo universo dorato ogni capo pareva improvvisamente scialbo, del tutto insignificante.
Alla fine distesi sul materasso un abito nero dalla linea pulita, essenziale ed elegante, la cui gonna si fermava poco sopra il ginocchio. Accanto affiancai un completo intimo in seta nera: un reggiseno morbido e un tanga sottilissimo.
Raggiunsi il bagno per darmi una rinfrescata veloce. Il getto d'acqua tiepida scivolò tra le cosce, accarezzando la fica ormai del tutto liscia, esposta e vulnerabile a ogni minimo tocco, regalandomi un brivido del tutto nuovo. Senza più un solo pelo a velarla, si mostrava nuda, lucida, provocante.
