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Erotika
Sonia & Tommaso · Cap. 72
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Capitolo 72 di 78 11 min di lettura

La regina della menzogna

Ora che è stata scoperta, come reagirà Sonia? Quali saranno le conseguenze?

Sonia
4 mesi fa · 825 letture · 0

«Ti ho detto di salire!» ringhiò Valentino tra i denti.

Non avevo scelta: mi sembrava di precipitare in un incubo senza fine, scivolando in un istante dal dominio del desiderio al peso di essere di nuovo un oggetto, una schiava delle circostanze. Valentino, un amico di Tommaso; il solo pensiero mi provocava una nausea violenta e un senso di sfacelo interiore.

Obbedii come un automa, chiudendo la portiera e sigillandomi in quell'abitacolo che già puzzava di condanna.

Guidò con sicurezza fino a un vicolo cieco, sporco e solitario, uno di quei buchi neri dove ero già stata con altri clienti. Conosceva la strada, muovendosi con la dimestichezza di chi è abituato a frequentare quei luoghi.

Voltai la testa a guardarlo; una smorfia perversa gli stirava le labbra, trasformando quel volto familiare in una maschera mostruosa.

«Valentino, ti prego... non è come sembra» singhiozzai.

Una bugia patetica, evidente per entrambi, perché ero esattamente ciò che stava vedendo.

«Sono qui per un ricatto, ti scongiuro... non dire nulla a Tommaso. Non farmi questo...»

Immobile, continuava a fissarmi, con quegli occhi neri che sembravano spogliarmi di ogni difesa residua.

Allungò una mano con lentezza deliberata, e afferrò il mio seno destro, nudo sotto il gilet, stringendolo come se lo desiderasse da sempre. Sgranai gli occhi inorridita, e di riflesso gli scansai il braccio con un colpo secco.

Fu un istante, ma sotto la cattiveria del suo sguardo, sentii la mia resistenza cedere di schianto . Valentino si era fatto improvvisamente cupo, la voce ridotta a un sussurro tagliente nell'aria gelida dell'abitacolo.

«Ascoltami bene, stronza, non mi pare tu sia nelle condizioni di fare storie; a meno che non voglia che chiami Tommaso per dirgli dove ti ho trovata. Lui sa come arrotondi lo stipendio? Potrei sempre chiederglielo, non trovi?»

Iniziai a piangere, supplicandolo. «Ti ho detto che non è come credi… Non sono qua per mia scelta, mi ci hanno costretta.»

«Ah sì? E perché ti avrebbero costretta?»

«Io… io… non posso dirtelo, ma...»

«Non puoi dirmelo? Allora significa che stai mentendo; oppure c’è sotto qualcosa di grosso.»

Singhiozzando con le mani sul volto, avvertii le sue dita adunche aprirmi il gilet, esponendo i seni. Sconfitta, lo lasciai fare, abbandonando ogni difesa. Valentino li afferrò, iniziando a pizzicare e a tirare i capezzoli con forza crescente, godendo della mia vulnerabilità.

«Quanto ho desiderato farlo… quante seghe ti ho dedicato...» mormorava estasiato tra sé.

Quelle parole mi raggelarono. Il suo sguardo pareva quello di un pazzo, tanto da farmi paura.

Ero sua, a nulla sarebbero valse le suppliche, non mi restava altro che assecondarlo: sapevo di piacergli, lo avevo sempre saputo e quella confessione ne era la prova.

Se avessi giocato bene le mie carte, forse, sarei riuscita a evitare il peggio, usando il suo stesso desiderio per controllarlo.

Come in un riflesso pavloviano, sentii il corpo reagire: i capezzoli si indurirono tra le sue dita e la fica tornò a inumidirsi, calda e vogliosa. Se dovevo cedere a quell'infamia, almeno lo avrei fatto a modo mio, trasformando il piacere fisico nella mia unica via d'uscita.

Lasciai che la sua mano facesse ciò che voleva. Quando scese tra le gambe, infilandosi sotto la minigonna, trovò la fica che grondava, rivelando quanto quel tocco brutale e viscido riuscisse a incendiarmi il sangue, malgrado il disprezzo che provavo per lui. Avvertendo la mia eccitazione, sul suo volto si disegnò un'espressione compiaciuta e incredula.

«Ma guarda un po’...» mormorò, affondando le dita nel mio umore, «la fidanzatina perfetta di Tommi è una cagna bagnata».

Quel porco godeva nel vedermi ridotta così.

«Ma sentila la perfettina, senti come le piace... altro che ricatto, questo è il lavoro che più ti si addice. E poi ci viene a propinare la favola sul nuovo impiego, in ufficio... Pensa quando lo sapranno Federica e Giulia. Immagina la faccia che faranno.»

«No, ti prego...» lo supplicai, stringendo i denti mentre quel tormento mi strappava un brivido incontrollabile. «Farò tutto ciò che vuoi, ma ti scongiuro, non dirglielo».

«Interessante… Tutto tutto? Guarda che io sono molto esigente, Sonia. Molto più di quel fesso del tuo fidanzato.»

«Sì, Valentino, tutto quello che vorrai. Ma teniamola per noi questa cosa... Vedrai, ti farò divertire, so come farti impazzire» replicai, costringendo la mia voce a farsi sensuale, usando l'unica esca che potesse renderlo mio complice.

Lui scostò la mano bagnata dalla mia intimità, appoggiando la schiena contro il sedile con un'espressione di assoluto trionfo, liberando i bottoni dei jeans con gesti frenetici.

«Bene, allora inginocchiati e inizia a succhiarmelo.»

Abbassò i calzoni e le mutande fino alle ginocchia, esponendo un membro ridicolo, che stentava a emergere oltre la prominenza della pancia.

«Forza, puttana. Abbassati» ordinò spavaldo.

Mi chinai, costretta a uno sforzo umiliante per accogliere quel pezzo di carne così piccolo tra le labbra. Mentre succhiavo, lui mi teneva la testa spinta verso il basso, affondando le dita nei capelli per imporre il ritmo.

«L'ho capito da quando ti ho vista la prima volta... sapevo che sotto quell'aria superiore si nascondeva una succhia cazzi» infierì, credendo di offendermi. «Fai tanto la snob, ed eccoti qua, a fare pompini a pagamento.»

Faceva tanto lo sbruffone, ma senza la mia condizione d’inferiorità gli avrei riso in faccia. Con un cazzo così piccolo, al confronto, persino Tommaso avrebbe fatto bella figura. Era ovvio che andasse a puttane; chi lo voleva? Oltre a essere grasso e antipatico, aveva pure un pisellino puerile. Incassai i suoi insulti quasi con orgoglio, esibendo al meglio le mie doti da pompinara, usando la bocca con maestria e facendolo sborrare dopo meno di un minuto.

Dopo essere venuto Valentino si trasformò, come se insieme allo sperma avesse perso tutta la sua baldanza. Mortificato per la misera figura, sembrava confuso, svuotato di quella finta autorità. Cogliendo al volo quel suo attimo di debolezza, certa che il suo cazzetto - sparito come una lumaca nel guscio - non avrebbe ripreso vigore a breve, infierendo gli chiesi: «Vuoi scoparmi?».

Imbarazzato per la sua impotenza, si ritirò sul suo sedile, sistemando i pantaloni con gesti goffi.

«Se vuoi scopami, o altrimenti inculami, ma prometti che non dirai nulla?» domandai, avvicinandomi a lui con fare dolce e complice. «Allora Vale, me lo prometti? Vedrai, non te ne farò pentire; sarò la tua puttana e farò tutto ciò che mi chiederai».

Valentino ascoltava in silenzio, senza il coraggio di guardarmi; ormai lo avevo in pugno.

«Ora però, se non vuoi fare altro, è meglio che mi riaccompagni. Sai, il mio protettore è piuttosto esigente e non è un tipo che perdona. Meglio che non sappia di questa cosa, altrimenti immagino come reagirebbe.»

«Qua... quale cosa?» balbettò lui.

«Beh, del fatto che ci conosciamo, e che... sì, insomma; lui vuole che lo faccia solo per soldi, e se sa che tu… Capisci?»

Valentino sgranò gli occhi, rendendosi conto solo in quel momento del rischio che stava correndo. Lui Antonio non lo conosceva e non poteva certo sapere quale legame ci fosse tra noi.

Il suo odore — un acido miscuglio di agitazione e sudore — mi investì subito le narici: con il mio bluff avevo colpito nel segno, e ora lui stava subendo la preoccupazione molto più di me.

«Andiamo?» gli chiesi.

Annuì con la testa bassa, rimuginando in silenzio. Avviò il motore e innestò la retromarcia, guidando in fretta verso il punto in cui mi aveva caricata.

«Non... non gli dirai niente, vero?» balbettò senza guardarmi. «Intendo al tuo magnaccia... Sai, quella è gente che non scherza e io...»

«No... Ma vorrà sapere dove sono stata tutto questo tempo, e non posso certo dirgli che è stato solo per un pompino.»

Prima di andare avanti…

Com'è finora?

Un tocco e l'autore lo saprà. Non serve registrarsi.
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