Vai al contenuto
Erotika
Sonia & Tommaso · Cap. 75
Aa
Dimensione testo
Tema
Salva
Capitolo 75 di 78 21 min di lettura

Universi a confronto

Cosa accade quando la rassicurante mediocrità di un rapporto incontra l'entusiasmo travolgente di una nuova relazione? Due uomini a confronto, due universi così distanti, ma uniti dalla stessa donna. Cosa rappresenta Bruno per Sonia? E Tommaso?

Sonia
2 mesi fa · 591 letture · 0

«Tommaso, lui è Bruno»

Pronunciai quelle parole con un sorriso leggero, mantenendo un tono calmo e incredibilmente disinvolto, mentre la mano di Bruno, calda e pesante, rimaneva impressa sulla mia vita come un marchio di possesso assoluto.

Sotto il tessuto leggero dell'abito estivo, la fica, ancora gonfia e impregnata del suo seme, lanciava continui promemoria carnali che mi facevano quasi mancare il respiro.

Tommaso rimase immobile sul marciapiede assolato, la valigia scura abbandonata a terra e lo stupore iniziale che si trasformava rapidamente in una smorfia di profonda confusione, spegnendo all'istante la sua solita bonarietà provinciale.

I suoi occhi, sgranati e inquieti, presero a saettare freneticamente tra me e colui che avevo a fianco, catturati dalla lussuosa berlina alle nostre spalle e dall'eleganza innata di Bruno, così distante dal nostro mondo ordinario.

Avvertii la sua gelosia accendersi, unita a quel brivido morboso che ormai riconoscevo benissimo; la certezza del tradimento strisciava nei suoi pensieri, eccitandolo e ferendolo al tempo stesso.

Bruno, senza perdere un briciolo della sua micidiale sicurezza, tese la mano verso di lui con un sorriso largo e sornione; lo sguardo fermo di chi sa sempre come dominare la situazione.

«Piacere, sono il marito di una collega di Sonia» esclamò con voce profonda e cordiale, stringendo la presa con studiata fermezza, «vista l'ora tarda e la stanchezza dopo la festa, mi sono offerto di fare da autista per essere sicuri che arrivasse in tempo».

«Sì, Tommaso... mi sono fermata a dormire da loro, e Bruno è stato così gentile da accompagnarmi fin qui» aggiunsi subito, incrociando i suoi occhi smarriti con una dolcezza quasi crudele, provando una tenera compassione nel vedere come assimilava quella bugia, già pronto a nutrire le sue fantasie più nascoste.

Tommaso, schiacciato da quella dimostrazione di potere, sfoderò la sua solita gentilezza; strinse la mano di Bruno ringraziandolo più volte per la cortesia, quasi mortificato per il disturbo arrecato a un uomo così distinto.

Caricata la valigia nel bagagliaio, ci disponemmo a salire a bordo, ma prima che potesse aprire la portiera anteriore lo bloccai, indicandogli il divano posteriore.

«Scusa amore, ti dispiace sederti dietro? Sai che soffro l'auto e davanti sto decisamente meglio...» dissi voltandomi a guardarlo, addolcendo la voce con una nota supplichevole e un battito di ciglia studiato, capace di disarmare ogni possibile obiezione.

Tommaso non replicò, annuendo in silenzio e scivolando sul sedile posteriore, avvolto dalla freschezza dell'aria condizionata e dall'odore intenso di pelle pregiata che impregnava l'abitacolo.

Mi accomodai accanto a Bruno, sistemando l'abito leggero che, nel movimento, scoprì leggermente le gambe, lasciando scorgere le mutandine color cipria.

Avviato il motore e innestata la marcia con un gesto fluido, Bruno mi rivolse un'occhiata d'intesa carica di complicità.

Prima di afferrare il volante, la sua mano si posò decisa sulla mia coscia nuda, risalendo di qualche centimetro fino a raggiungere il pizzo delle mutandine. Quel tocco breve e fugace alla fica ancora bagnata e ipersensibile, mi inviò una scarica elettrica dritta al cervello, costringendomi a inarcare leggermente la schiena e a gemere in silenzio, mordendomi il labbro inferiore per non tradire l'orgasmo incipiente.

Dal sedile posteriore, Tommaso continuava a guardare fuori dal finestrino, incapace di avvertire quel movimento clandestino ma già visibilmente perso nei suoi pensieri più torbidi, eccitato dal dubbio e dalla presenza di quel rivale così carismatico.



Il viaggio di ritorno verso casa volava via fin troppo rapidamente, mentre un velo di tristezza mi stringeva lo stomaco al pensiero di dovermi separare così presto dal mio magnifico amante.

Le indimenticabili ore appena trascorse tra le sue braccia, avvolta nel lusso di quel letto matrimoniale e sopra i tetti della città, apparivano adesso come uno di quei sogni stupendi da cui non ci si vorrebbe mai svegliare, destinati a svanire all'impatto con la realtà.

Bruno guidava con una mano sola, rilassato e magnetico come sempre, intavolando da subito una conversazione con il mio ragazzo seduto dietro, con un'eleganza che mi lasciava sempre più stupita.

Gli domandava del suo lavoro, dei dettagli della trasferta in Sicilia e dell'esito degli affari, gestendo la finzione con una naturalezza così disarmante da rasentare la perfezione.

Tommaso, rassicurato da quel tono cordiale e dall'accoglienza signorile, abbandonava progressivamente ogni rigidità, ritrovando in pochi minuti la sua naturale affabilità e quella parlantina un po' ingenua che lo contraddistingueva.

Rispondeva a tono, ridendo alle battute di Bruno e sporgendosi leggermente in avanti tra i due sedili, del tutto catturato dall'ascendente di quell'uomo maturo che lo trattava da pari a pari.

Io rimanevo in silenzio, lo sguardo fisso oltre il parabrezza e il soffio dell'aria condizionata ad accarezzarmi il collo, ascoltando le loro voci fondersi in un unico flusso continuo.

Li confrontavo mentalmente in modo spietato ma privo di rabbia: da un lato la stabilità ordinaria e rassicurante di Tommaso – il porto sicuro che mia madre tanto benediceva – dall'altro il brivido esclusivo di fascino e potere che Bruno sprigionava a ogni gesto.

Sotto il pizzo sottile delle mutandine, conservavo ancora il calore e il profumo muschiato del nostro amplesso, un segreto liquido che rendeva quel viaggio un'esperienza quasi mistica, sospesa tra il senso di colpa e l'eccitazione più pura.

Tommaso era buono e gli volevo bene, non c'erano dubbi su questo: rappresentava la mia ancora di salvezza in quell'universo di pura follia e la facciata ideale da brava ragazza da esibire in pubblico.

Con lui potevo interpretare la fidanzata perfetta, esattamente quella che i miei genitori si erano sempre aspettati che fossi, garantendo quel briciolo di normalità ordinaria a cui aggrapparsi quando tutto il resto rischiava di travolgermi.

Bruno, al contrario, incarnava il mio segreto più prezioso, una via di fuga eccitante e fuori dagli schemi: era un uomo affascinante, ricco, un amante delizioso che mi stava facendo innamorare giorno dopo giorno.

Non importava che fosse sposato e che i suoi figli fossero quasi miei coetanei; la sua famiglia rappresentava un modello di perfezione e io ero semplicemente la sua amante, la sua piccola e viziosa trasgressione da consumare tra lenzuola di seta.

Con fredda lucidità, sapevo che non avrei mai potuto averlo solo per me: ma forse, nel profondo, non lo volevo nemmeno; mi bastava essere la sua ninfa discreta, capace di regalargli il brivido del proibito e di prendere tutto il piacere che quell'uomo maturo sapeva offrirmi senza riserve.

Volevo approfondire la sua conoscenza a ogni costo, entrare definitivamente in quel suo mondo esclusivo fatto di agi e raffinate perversioni, per godere ogni singolo momento che la vita con lui poteva regalarmi.

Tommaso, con le sue perversioni, avrebbe dunque rappresentato la copertura ideale dietro cui nascondere ogni mia mossa; gli avrei garantito affetto e presenza, certo, ma un amore finto, interamente edificato su menzogne calcolate.

E chissà, forse un domani gli avrei dato persino dei figli, che fossero suoi o nati dal seme caldo di un altro uomo; la cosa non mi spaventava affatto, anzi, esercitava su di me un fascino sinistro.

Mi eccitava l'idea di poterlo ingannare in quel modo così intimo e assoluto, di poterlo dominare attraverso l'astuzia silenziosa, trasformando la quotidianità nel teatro del mio sadismo psicologico più raffinato.

Ero diventata un'abile manipolatrice del desiderio e della realtà, capace di muovere i fili di chi mi circondava con una grazia invisibile: questo, oltre a piacermi enormemente, trasmetteva un senso di potere che non avevo mai provato prima.



Tommaso, generoso come sempre, insisté per offrire un aperitivo: «È il minimo che possa fare per essere stato così gentile» esclamò con fervore, con me che dovetti trattenere un sorriso sfacciato che rischiava di tradirmi.

Se avesse saputo la verità, pensai guardandolo fisso negli occhi, se solo avesse saputo quale notte di pura passione avevamo appena passato io e l'uomo che gli stava di fronte, forse, per l'eccitazione, si sarebbe sborrato nelle mutande direttamente lì, davanti al bancone del bar.

Quel pretesto fu comunque il modo ideale per prolungarne la permanenza, e ne fui grata a Tommaso.

I due parlarono fitto di viaggi di lavoro, calcio e automobilismo, finché Bruno non decise di affondare il colpo, domandandogli a bruciapelo di noi, dei nostri progetti per il futuro e se avevamo intenzione di sposarci a breve.

Seduta accanto a Tommaso, con la mano destra stretta saldamente nella sua a beneficio del pubblico, lo ascoltavo programmare il nostro destino ordinario e rispettabile, parlando di scadenze e progetti come se stesse descrivendo la vita di un'altra persona.

La mia mente andava ormai per conto proprio, slegata da quelle parole convenzionali e già impegnata a elaborare il modo per sfruttare quella nuova e provvidenziale "amicizia" come l'opportunità perfetta per rivedere Bruno, ingannare Tommaso e passare di nascosto altro tempo con l'uomo che tanto mi affascinava.



L'auto si fermò proprio davanti al cancello di casa, dove mia madre ci attendeva impaziente per il pranzo, spiando sicuramente dietro i vetri della cucina.

Mentre Tommaso era impegnato a recuperare la valigia dal bagagliaio, sporgendomi rapidamente verso il sedile del guidatore, afferrai Bruno per il colletto della camicia e gli diedi un bacio sulla bocca.

Fu un contatto veloce, ma sufficiente perché le nostre lingue si sfiorassero in un guizzo umido e disperato; lo fissai dritta negli occhi, lasciando trasparire un velo di profonda tristezza per quel distacco forzato.

«Su, piccola mia, non essere triste; ci rivedremo molto prima di quanto tu possa immaginare» sussurrò con infinita dolcezza, accarezzandomi la guancia con il pollice prima che rilasciassi la presa.

Gli sorrisi teneramente sistemando l'orlo dell'abito e scivolai fuori dall'abitacolo, con il suo sapore sulle labbra.

Prima di andare avanti…

Com'è finora?

Un tocco e l'autore lo saprà. Non serve registrarsi.
Pagina 2 senza votare
Indice dei capitoli
Cap. 76

Commenti

CallMeHot
Salva in una lista