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Erotika
Sonia & Tommaso · Cap. 57
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Capitolo 57 di 78 10 min di lettura

La vacanza è finita

Il ritorno alla routine impone nuove regole e solleva dubbi inquietanti. Sonia scivola in un gioco di specchi dove ogni verità vacilla. Quale prezzo avrà la sua libertà?

Sonia
8 mesi fa · 435 letture · 0

Chiusa nella mia camera, sentivo il sapore della trasgressione ancora vivo sulle labbra; un retaggio acido e dolciastro che ardeva nell’anima. La missione era compiuta.

Presi il telefono per scrivere ad Antonio: le mani tremavano, ma non per timore. Era pura eccitazione. Le dita correvano veloci sullo schermo, dettate da un cuore che non conosceva più argini. Volevo dimostrargli di non aver paura, di essere ormai parte del suo mondo, una sua creatura.

Sonia: «Missione compiuta.»

Inviai il messaggio e il battito accelerò fino a farsi assordante. Sapevo che non si sarebbe fatto attendere. La mia vita era nelle sue mani e quella sottomissione mi faceva sentire spaventosamente viva.

Appena posato l'apparecchio, lo schermo si illuminò di nuovo e il nome di Luca apparve all’improvviso. Con lui non c’era il terrore elettrico che provavo per Antonio, ma l’illusione di un amore pulito: il perfetto contrappunto per la mia doppia vita. Aprii la chat con un sorriso che era per metà sincero e per metà sapiente recitazione.

Luca: «Ciao, ti penso in continuazione e sento da morire la tua mancanza... Mi pensi anche tu? 🥺»

Sonia: «Certo che ti penso. Sei l’unica cosa a farmi stare bene in questo momento. Sono spiacente di non poterti dare di più... Almeno per ora. 😞»

Luca: «Lo so, e non smetto di sperare. Voglio che tu sia mia. Quando lo lascerai? Non puoi continuare a farmi aspettare.»

Sonia: «Devi darmi tempo. Ti prometto che, al momento giusto, lo lascerò. Sarò solo tua, non desidero altro. Ma devi essere paziente. 🙏»

Luca: «Ti amo, amore mio. Non vedo l’ora. Ti giuro che sarò il migliore fidanzato del mondo. Ti sposerò, ti riempirò di coccole e faremo l’amore tutti i giorni. 😍»

Sonia: «Ti amo anch’io, Luca. Spero che un giorno potremo vivere il nostro amore senza nasconderci. Non smettere di amarmi. 💋»

Luca: «Mai. E non solo ti amo, ti desidero. Voglio il tuo corpo, voglio che tu sia solo mia. 🔞»

Sonia: «Anche io ti desidero, lo sai. Non vedo l’ora di tornare tra le tue braccia. Ma non mettermi fretta, è una situazione delicata. 🤫»

Luca: «Tranquilla, ti lascerò il tempo necessario. Spero solo che tu non mi stia prendendo in giro... 😔»

Sonia: «Ma scherzi? Mi offendi così... 🥺 Voglio te, ma non posso cancellare tre anni in un attimo. Ci sono i miei di mezzo. Cerca di capirmi. 🙏»

Luca: «No amore, scusa, non volevo. È che senza di te impazzisco. 😵‍💫»

Sonia: «Porta ancora un po’ di pazienza. Presto sarò tua e potrai chiedermi tutto ciò che desideri. Ora devo andare, domani si torna al lavoro e sarà dura. 💖»

Luca: «Sì, scusa. Ci sentiamo domani sera e mi dirai com’è andata. 👋»

Sonia: «Va bene. Sogni d’oro, amore. 💋»

Luca: «Saranno d’oro se ci sarai tu. 🥰»

Abbandonai il telefono sul letto, inebriata dall'assurdità di quella conversazione. Sapevo benissimo che non sarei mai stata sua. Già durante la nostra breve parentesi al mare, Luca aveva mostrato una gelosia patologica: bastava un'occhiata di troppo a un estraneo per scatenare l’inferno.

Con un uomo simile, le mie notti di perversione sarebbero state impossibili; sarebbe stato un carceriere appiccicoso, capace di soffocarmi con la sua presenza costante. Forse era proprio per questo che lo illudevo senza pietà.

Qualunque ragazza fosse finita tra le sue braccia avrebbe avuto l'esistenza rovinata dal suo controllo; io, invece, usavo il suo sentimento come una copertina di giornale, la mia menzogna più rassicurante. Anche se consapevole che il mio modo d’agire fosse sbagliato, Luca era diventato il mio lato "brava ragazza", un porto sicuro di finzione, giusto per sentirmi meno sola e, paradossalmente, meno sporca.

Rintanandomi sotto le lenzuola, però, un pensiero molesto mi attraversò la mente. Tommaso era passato sotto casa e aveva trovato le luci spente. Quella sua frase, apparentemente premurosa, nascondeva un’insidia che non potevo ignorare. Cosa aveva visto davvero?

Aveva forse suonato al citofono? E soprattutto: perché era tornato? Iniziava ad avere sospetti su di me? Il dubbio che la sua docilità fosse solo una facciata cominciava a scavarmi dentro, più a fondo di quanto volessi ammettere.

Il suono della sveglia mi strappò di soprassalto da un sogno eccitante. Erano le sette. Nella mia mente, Mario ed Enzo stavano ancora finendo di fottermi, e sentivo il corpo caldo e palpitante come se fosse stato vero.

Dovevo essere venuta nel sonno, perché le mutandine di cotone erano zuppe. Me le sfilai e le annusai, sentendo l'odore familiare del mio eccitamento mischiato al debole sentore del mio ciclo che stava finendo. Era un odore sensuale, capace di regalarmi un brivido sottile: il profumo della mia fica che reclamava altro sesso; un segreto solo mio.

Feci una doccia veloce, lavando con cura ogni traccia di quei fluidi notturni; ma la sensazione di quel sogno restava lì, incollata addosso. Indossai un intimo pulito e i vestiti adatti all'ufficio, cercando di ricomporre la Sonia che il mondo si aspettava di vedere.

La vacanza purtroppo era finita, ma a darmi la forza per ricominciare c’era la prospettiva del nuovo impiego. Non sapevo minimamente di cosa si trattasse, di quali compiti avrei dovuto occuparmi – io che di finanza non sapevo nulla – e tantomeno perché Nicola non avesse scelto piuttosto una ragazza laureata in economia. Solo per avermi come amante? Ma quello avrebbe potuto averlo comunque.

Persa in questi pensieri – stipata nel bus tra i soliti volti – raggiunsi quello che ancora per poco sarebbe stato il mio posto di lavoro.

L’ufficio era la solita gabbia: la signora Anna con la sua severità d'ordinanza, il ragionier Marzocchi già sepolto dalle scartoffie e Sergio, il mio collega e confidente, che mi accolse con un largo sorriso compiaciuto.

Nessuno sembrava entusiasta di ricominciare dopo tre settimane di vacanza; io, meno di tutti. Dopo i saluti e le solite domande di circostanza, accesi il computer, anche se la mente era altrove. Ricordavo con nostalgia Rimini: le notti folli con Mario ed Enzo, le passeggiate romantiche con Luca, e poi Nicola… Ed era proprio questo a turbarmi maggiormente: l’idea di dare le dimissioni. Quel posto lo aveva trovato mio padre, e lasciarlo sembrava un tradimento nei suoi confronti.

Eppure, il richiamo di Nicola era un grido che non potevo soffocare. Lui rappresentava una promessa di cambiamento, un mondo di trasgressione dove l’immagine monotona della "brava ragazza" non aveva diritto di cittadinanza.

La mattinata volò via tra telefonate e pratiche, un turbine che non mi lasciò il tempo di parlare con il direttore. A mezzogiorno, come nostra abitudine, uscii per la pausa pranzo con Sergio.

Ci dirigemmo al solito bar, tra l'odore di caffè bruciato e il bancone di legno scuro, dove ci scambiammo le confidenze sulla vacanza: ovviamente, ciò che gli dissi fu la versione casta che avrebbe potuto raccontargli anche Tommaso.

Prima di andare avanti…

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