Vai al contenuto
Erotika
Sonia & Tommaso · Cap. 23
Aa
Dimensione testo
Tema
Salva
Capitolo 23 di 78 13 min di lettura

La partenza

La menzogna di Sonia è più ingarbugliata che mai. Tra un addio sofferto e una promessa proibita, quanto potrà reggere ancora la fiducia del suo uomo?

Sonia
9 mesi fa · 410 letture · 0

Le sue dita iniziarono a esplorare la mia fica, prima con delicatezza, poi con più decisione, spingendosi tra le mie labbra umide. Inarcai la schiena contro di lui, sentendo il suo tocco esperto stimolare il mio clitoride, facendomi bagnare abbondantemente.

"Bella," mormorò Nicola, la sua voce calda e sensuale, mentre solo toccandomi mi mandava in estasi. Baciò il mio collo, poi la mia spalla, la pelle che tremava sotto i suoi baci. Non c'era fretta in lui, solo un piacere lento e metodico che mi stava portando sull'orlo.

Poi, con un movimento deciso, mi girò tra le sue braccia, e i nostri occhi si incontrarono. I suoi penetranti, i miei pieni di desiderio. Senza dire una parola, Nicola mi baciò. Un bacio profondo, famelico, che sapeva di tabacco e vaniglia. La mia lingua rispose alla sua, in un ballo appassionato che faceva urlare la mia anima.

Mentre ci baciavamo, la sua mano tornò sulla mia fica, spingendo un dito dentro di me. Gemetti nel bacio, un suono che fu inghiottito dalle sue labbra. Poi un altro dito, e un altro ancora. Ero così bagnata che entrarono facilmente.

Nicola si staccò un attimo dal bacio, i suoi occhi fissi sui miei. "Qui, Sonia?" chiese, la sua voce appena un soffio, ma piena di una sfida eccitante. "Qui, sotto le stelle?"

Annuii freneticamente, senza esitazione. "Sì," sussurrai, la mia voce roca per il desiderio. "Sì, Nicola. Voglio te. Adesso."

Mi sollevò senza sforzo, le mie gambe che si avvolsero intorno alla sua vita. Le mie braccia si strinsero al suo collo, e sentii il suo cazzo duro che cercava il mio ingresso. Con una sola, potente spinta, Nicola mi penetrò, riempiendomi completamente. Urlai, un grido soffocato di puro piacere che si perse nel vento notturno.

Restammo lì, in piedi, sulla terrazza, sotto la luna, i nostri corpi che si muovevano in un ritmo ancestrale. Nicola mi scopò con una potenza incredibile, le sue spinte inarrestabili, che mi portavano sempre più in alto. Le mie unghie si conficcarono nella sua schiena, i miei gemiti che si mescolavano al suo respiro affannoso. Ero completamente sua, in un modo così diverso eppure così eccitante. Ogni spinta era una prova del suo potere, ogni mio gemito una conferma del mio piacere. La fica, ormai grondante, rilasciava il mio odore di sesso, un aroma che si mescolava al profumo speziato della sua pelle, esaltandomi.

Dopo essere venuti, restammo uniti in quella posizione, il suo grosso e caldo cazzo ancora completamente dentro di me. Non lo volli lasciare andare, non ancora. I nostri corpi erano uniti, le nostre labbra si cercavano per baci appassionati, pieni del sapore del sesso appena fatto. Ogni bacio era una conferma del piacere che ci eravamo dati, un sigillo sulla nostra complicità. Luca non era più nella mia mente, né Mario, né Tommaso. Lì, in quell'istante, c'era solo lui e il suo cazzo che mi riempiva.

Poi, a malincuore, scendemmo assieme dalla terrazza. L'ascensore, un piccolo confessionale in cui i nostri baci continuarono, le nostre lingue che si intrecciarono, le nostre mani che si cercavano per intrecciarsi. Ogni piano che scendeva era un attimo rubato a un desiderio insaziabile.

Davanti alla porta della mia camera, ci baciammo ancora, un bacio lungo, profondo, che mi strappò un gemito. Non lo volli lasciare andar via. Non dopo quello che avevamo fatto. Così, feci l'azzardo. Aprii la porta, lentamente, e lo feci entrare. Il cuore mi batteva all'impazzata, ma l'eccitazione era troppo forte per fermarmi. Il rischio di essere scoperta in quell'istante, con Tommaso a pochi passi, mi iniettava nelle vene l'adrenalina che cercavo.

Con una passione selvaggia, ci buttammo sul letto, con Tommaso che dormiva profondamente accanto a noi, il suo russare leggero che faceva da colonna sonora alla nostra trasgressione. I nostri vestiti volarono via in un attimo, le nostre mani che si cercavano, i nostri corpi che si unirono con una foga incredibile. Nicola mi prese in ogni posizione, con una violenza e una delicatezza che mi facevano impazzire.

Non mi risparmiai, e gli offrii anche il culo. La mia perversione era al culmine. Inarcai la schiena, le natiche tese, invitandolo a penetrarmi. Sentii il suo cazzo grosso spingere, entrare, e un gemito di piacere mi sfuggì. "Di più, Nicola! Non smettere!" lo incitai, la voce rauca, mentre lo sentivo penetrarmi sempre più a fondo. Le sue spinte erano potenti, inarrestabili, e io godevo come mai prima. La sensazione della sua cappella che forzava l’apertura, l'eccitazione del mio ano che si dilatava per il suo volume, mi faceva sentire la puttana sfrontata che ero diventata. Nicola si mosse dentro di me, prima nella fica, poi nel culo, senza sosta, riempiendomi di piacere e del suo sperma caldo. Venne più volte, e io con lui, le nostre grida soffocate che si mescolarono al respiro profondo di Tommaso.

Se ne andò che erano già le quattro del mattino, lasciandomi felice e appagata nel mio letto, con il russare beato del mio fidanzato accanto a me. Un sorriso di trionfo mi spuntò sulle labbra. La notte era stata mia, e solo mia.

Il mattino seguente mi risvegliai, avvolta in una strana felicità. Tommaso dormiva ancora profondamente, forse avevo esagerato un po' con le gocce. Mi alzai e sollevai la tapparella, e lui emise solo un mugugno, girandosi dall'altra parte. Poverino, non sapeva quanto mi fosse piaciuto approfittare del suo sonno.

Osservai le lenzuola dalla mia parte: erano una traccia inequivocabile della notte selvaggia. C'erano macchie evidenti di sborra, la prova tangibile di quanto la notte fosse stata estrema. Cercai di coprirle in fretta, mentre Tommaso iniziava a stiracchiarsi. Una doccia veloce per me, per lavar via gli ultimi residui di piacere, e mentre lui la faceva, pensai al costume. Quello nuovo, che Tommaso aveva voluto comprarmi, era bello, ma troppo casto. Non abbastanza audace per la nuova Sonia. Ora in spiaggia c'era Nicola, e volevo essere bella e attraente solo per lui.

Scelsi un costume turchese; lo avevo messo poco, perché lo trovavo un po' troppo sfrontato, ma ora non mi importava. Anzi, mi eccitava l'idea di mostrarmi così. Sopra, degli short attillati e una canottiera molto scollata. Dai lati di questa, il mio seno si intravedeva, ma sotto avevo il costume. Tommaso, ancora un po' frastornato per via del sonnifero, uscì dal bagno con un largo sorriso e mi fece i complimenti per il look che avevo scelto. Che ingenuo, non capiva il vero motivo di tanta audacia!

A colazione, contavo di vedere Nicola, ma di lui e della sua famiglia, c'erano solo i resti della colazione. Era martedì, e mi ricordai che nel pomeriggio Luca e Marco sarebbero partiti. Il più dispiaciuto sembrava essere Tommaso, che non sapeva che in quei giorni Luca si era scopato la sua fidanzata. Io, della loro partenza, me ne ero quasi scordata, tanto ero concentrata su altro.

Andammo in spiaggia. Appena arrivata al mio ombrellone, guardai subito in direzione di quello di Nicola. Lui era lì con i suoi figli, e quando mi vide, mi sorrise. Un sorriso che fece fremere ogni fibra del mio corpo. Sapevo che la giornata sarebbe stata interessante.

Poco dopo il nostro arrivo in spiaggia, arrivarono anche Marco e Luca. I loro bagagli erano pronti, e la partenza imminente aleggiava nell'aria come una cappa. Dopo un po' di chiacchiere di circostanza, Marco, con la sua solita ingenuità e la sua amicizia sincera per Tommaso, chiese al mio fidanzato se gli andava di fare un'ultima partita a bocce. Era palesemente una scusa per lasciare campo libero a Luca, ma Tommaso, beato e ignaro, accettò subito.

Non appena si allontanarono, Luca si voltò verso di me, i suoi occhi che imploravano un'ultima passeggiata. Come avrei potuto negargliela? Nonostante la mia mente fosse già altrove, non potevo certo rifiutare al povero Luca un ultimo momento di "felicità". Mi alzai e, prima di seguirlo, lanciai uno sguardo verso l'ombrellone di Nicola. Era lì, che mi guardava, teneva d'occhio ogni mio movimento. Un brivido mi percorse la schiena. Gli feci un lieve sorriso, un piccolo segreto tra noi due, prima di seguire Luca.

Lui mi prese subito per mano. Per poco non mi divincolai, non volevo che Nicola vedesse, non volevo che capisse il mio gioco a tre, o a quattro... Passeggiammo come due amanti, le nostre dita intrecciate, e mi sforzai di essere dolce e affettuosa con lui, di fingere un amore che, in quel momento, non sentivo più con la stessa intensità. La mia mente era proiettata altrove.

Luca era triste, la voce velata dall'idea di lasciarmi. "Mi mancherai da morire, Sonia. Questi giorni... sono stati un sogno. Non so come farò senza vederti ogni giorno." La sua voce era un sussurro, pieno di un'emozione che a me sembrava quasi infantile, ma che dovevo assecondare.

Prima di andare avanti…

Com'è finora?

Un tocco e l'autore lo saprà. Non serve registrarsi.
Pagina 2 senza votare
Indice dei capitoli
Cap. 24

Commenti

CallMeHot
Salva in una lista