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Erotika
Sonia & Tommaso · Cap. 12
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Capitolo 12 di 78 13 min di lettura

La Lunga Notte di Sonia

La notte folle di Sonia si è conclusa? I suoi due amanti hanno altri folli piani per lei e Tommaso? E il fidanzato? Si accorgerà di qualcosa o le menzogne di Sonia saranno la sua perdizione?

Sonia
10 mesi fa · 494 letture · 1

Con le gambe molli e la fica ancora pulsante, mi affrettai a recuperare il mio abito. Il miniabito aderente mi si appiccicò addosso, quasi un sudario per la mia carne macchiata. Il perizoma strappato lo lasciai lì, un simbolo eloquente della notte appena trascorsa. In cortile; l'aria fredda del mattino, fece rabbrividire la mia pelle calda.

Tommaso, il mio Tommaso, giaceva ancora legato e addormentato, un peso inerme. I due bastardi lo liberarono e lo sistemarono accanto a me sul sedile posteriore, senza alcuna delicatezza.

Durante il viaggio di ritorno, la rabbia mi montò dentro, un fuoco che mi bruciava le viscere. "Avete esagerato, stronzi!" urlai, la voce roca e spezzata, rivolgendo i miei insulti a Mario ed Enzo. Ma loro si scambiarono un'occhiata divertita e sprezzante che mi fece ribollire il sangue.

"Tu sei la nostra puttana," mi ricordò Mario, con un tono che non ammetteva repliche, "e tu ce l'hai detto. Ti è piaciuto, ammettilo." Enzo annuì, un sorriso compiaciuto sulle labbra.

La mia rabbia si trasformò in una furia cieca. Non ero una vittima, ma ero in trappola.

Il viaggio di ritorno fu silenzioso, rotto solo dal rumore del motore. Arrivammo in hotel, e la luce fioca della hall mi ferì gli occhi. Come l'altra volta, Mario ed Enzo portarono Tommaso di peso su per le scale, il suo corpo che si muoveva come un fantoccio. Il portiere di notte, un uomo anziano, ci guardò con un'espressione perplessa. "I giovani d'oggi," disse Mario con un tono scherzoso, mentre Enzo annuiva con un sorriso complice, "non reggono più l'alcol!" E il portiere scosse la testa, ignaro di ciò che era successo realmente.

Una volta in camera, Tommaso venne gettato sul letto, la sua testa che affondò nel cuscino. Mario ed Enzo mi si avvicinarono. Il mio corpo, ormai addestrato, seppe cosa fare. Mi fecero appoggiare ai bordi del letto, i palmi delle mani premuti contro il materasso, le natiche sollevate, il mio culetto esposto e pronto.

"Ora si finisce il lavoro," disse Enzo, la sua voce bassa. Il suo cazzo premette contro il mio ano. Sentii il suo pene farsi strada con una facilità che mi fece vergognare e, al tempo stesso, eccitare. Mi inculò con un ritmo lento, quasi metodico, e sentii i suoi testicoli sbattere contro le mie natiche ad ogni spinta. I miei gemiti erano quasi impercettibili, soffocati dal cuscino. Tommaso mugugnava nel sonno, un suono flebile che, anziché colpa, alimentava il piacere perverso del tradimento a portata di mano.

Poi fu il turno di Mario. Il suo cazzo era sempre il più grosso, il più soddisfacente. Mi penetrò con una forza brutale, e sentii la mia carne lacerarsi e poi arrendersi, stringendolo. Mi inculò con una furia possessiva, ogni spinta un pugno nello stomaco, facendomi venire le lacrime agli occhi per il dolore misto a un piacere così intenso da essere quasi insopportabile. Ero la sua puttana, e lui me lo stava dimostrando fino all'ultimo respiro della notte. Venne con un ringhio strozzato, riempiendomi fino all'orlo.

Si sfilarono, lasciandomi lì, il corpo scosso da spasmi, il culetto bruciante e colmo del loro seme caldo. Prima di uscire dalla stanza, Mario si avvicinò al letto. La sua voce era un sussurro freddo, una promessa che mi fece gelare il sangue e al tempo stesso accese una scintilla perversa: "Ci vediamo domani notte."

La porta della stanza si chiuse alle loro spalle, sigillando il mio destino per quella notte. Rimasi lì per un momento, le mani e le ginocchia ancora appoggiate al letto, il mio corpo dolorante ma strano, una miscela di intorpidimento e desiderio latente. La mia fica e il mio culetto bruciavano, un ricordo vivo di ogni penetrazione subita. Mario mi aveva lasciata con un "ci vediamo domani notte," una promessa che, pur facendomi gelare il sangue, intensificava la mia fame inesauribile di trasgressione.

Mi alzai, e mi trascinai in bagno. La luce fioca dell'antibagno illuminava a malapena la mia figura nello specchio. Ero uno spettacolo. Il vestito stropicciato, i capelli un disastro, e il mio corpo... sporco. Sporco della loro sborra, secca in alcuni punti, appiccicosa in altri, un ricordo visibile e tangibile di ogni uomo che mi aveva usata.

Aprii il rubinetto della doccia, lasciando che l'acqua calda mi cadesse addosso, un tentativo di purificazione che sapevo futile. Ma mentre l'acqua scorreva, le mie mani non si fermavano. Le mie dita scivolarono sulla mia figa, poi si aprirono e, con una facilità incredibile, entrarono nel mio culetto. Era come se fosse un'altra apertura naturale, così dilatata, così abituata. Pulii via la loro sborra, sentendo i residui secchi e appiccicosi sotto le mie unghie. Ogni tocco era un ricordo perverso, ogni pulizia un brivido. Mi strofinai con foga, quasi a voler cancellare la sensazione, eppure desideravo conservarla.

Una volta pulita, uscii dalla doccia, il corpo ancora pulsante e la pelle che emanava un odore acre e intimo che mi eccitava segretamente. Era ora di fare i conti con la realtà. Mi vestii velocemente con la biancheria da notte che avevo lasciato in bagno e controllai la mia borsetta. Dovevo togliere i preservativi, quelle prove schiaccianti che avrebbero rivelato tutto.

E lì, trovai qualcosa che non mi aspettavo affatto: soldi! Il mio cuore fece un balzo. Tommaso mugugnò nel sonno dall'altra stanza, ma io ero in un altro mondo. Mi chiusi in bagno, la porta a proteggere il mio segreto. Li contai, le dita tremanti. Erano un migliaio di euro!

E non era finita. Sotto quei soldi, due piccole bustine di cocaina, piene, intatte. Un sorriso sorpreso, quasi estatico, si disegnò sul mio volto. Mario ed Enzo non mi avevano solo usata, mi avevano anche pagata in un modo che andava oltre ogni aspettativa, un tacito riconoscimento della mia sfrontatezza.

Nascosi tutto in un angolo sicuro della mia valigia, sotto un mucchio di vestiti. Poi, con il corpo stanco ma l'anima in fibrillazione, mi infilai nel letto accanto a Tommaso, il suo respiro regolare che mi accarezzava. La notte era finita, ma la mia trasformazione, era appena iniziata, spingendomi verso una libertà che non potevo più ignorare.

Mi svegliai, la luce fioca del mattino che filtrava dalle tende. Il mio corpo era indolenzito, ogni muscolo che protestava per la notte folle appena trascorsa, ma c'era anche un calore strano, una sorta di appagamento perverso. Mi stiracchiai lentamente, sentendo il lenzuolo appiccicarsi alla mia pelle.

Ho girato la testa e ho visto Tommaso. Dormiva ancora, profondamente. Era quasi mezzogiorno, ma lui era immobile, il respiro lento e regolare. Un lampo di preoccupazione mi ha attraversato la mente: e se non si fosse svegliato? E se avessero esagerato con quella roba? Il pensiero mi ha gelato il sangue. Il mio piacere non poteva valere la sua vita.

Ho allungato la mano sul comodino, prendendo il telefono. Distrattamente, l'ho sbloccato e ho visto un messaggio. Era di Mario. Il suo tono, come al solito, era diretto, offensivo e volgare. "Allora, puttanella, spero tu ti sia divertita. Ora tocca a te fare la tua parte." Ho letto avidamente, ogni parola che mi entrava dentro. Mi spiegava cosa dovevo fare con Tommaso. "Dovrai fargli credere che vi siete divertiti un mondo," diceva il messaggio. "Che ha ballato come un matto tutta la notte e poi, ubriaco e stanco fradicio, è crollato a letto. Devi essere convincente, cazzo, in modo che si possa replicare questa sera stessa." E poi, la richiesta che mi ha lasciata perplessa: "Mi serve il numero di Tommaso."

Ho riletto. Il suo numero? E perché quella fretta di replicare? La preoccupazione per Tommaso è tornata a farsi sentire, più forte di prima. Non era normale che dormisse così tanto. "Non avrete esagerato con la droga?" gli ho scritto di getto, le dita che tremavano leggermente sullo schermo. La risposta è arrivata quasi subito: "Non preoccuparti, puttanella. Sappiamo quello che facciamo."

E, come per magia, quasi a voler confermare le sue parole, un mugolio sommesso ha rotto il silenzio della stanza. Tommaso ha iniziato a muoversi, stiracchiandosi lentamente. Il mio cuore ha fatto un balzo. Era sveglio. La mia preoccupazione è svanita, sostituita dal piacere perverso di recitare la mia parte.

Mi sono avvolta a lui, sentendo il suo calore contro la mia pelle ancora impregnata di chissà quanti odori. Ho iniziato a coccolarlo, a sfiorargli i capelli, il petto. "Amore," ho sussurrato, la voce carica di affetto forzato, "hai dormito come un sasso! Che nottata, vero? Grazie per la bellissima serata, mi sono divertita un mondo!" Ho appoggiato la testa sul suo petto, fingendo un sospiro di felicità.

Tommaso ha aperto gli occhi, ancora un po' intontiti. Mi ha guardata, confuso. "Nottata? Ma... io non ricordo niente, Sonia." Ha aggrottato la fronte, cercando di afferrare i ricordi che gli sfuggivano.

Prima di andare avanti…

Com'è finora?

Un tocco e l'autore lo saprà. Non serve registrarsi.
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Cap. 13

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