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Erotika
Sonia & Tommaso · Cap. 20
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Capitolo 20 di 78 13 min di lettura

La Regina della Notte

Sonia scopre il vero prezzo del piacere. La strada è il suo nuovo regno, ma quanto le costerà la notte di resa totale? Il mattino la salverà dal suo segreto?

Sonia
10 mesi fa · 488 letture · 0

Il profumo dolce e acre della cocaina mi bruciava ancora le narici, ma la scarica di adrenalina era perfetta. Mezz'ora dopo aver lasciato l'elegante appartamento di Mario, mi sono ritrovata sul marciapiede di una strada di periferia, il cuore che mi martellava per l'eccitazione e la paura. La mia borsetta era piena zeppa di bustine di profilattici, la mia fica già umida e pronta a esplodere.

Prima di uscire, io e Mario ci eravamo fatti un paio di piste ciascuno. Quella polvere bianca mi rendeva invincibile, priva di inibizioni, pronta a ogni perversione. Poi, con un gesto inaspettato, lui ha tirato fuori una pistola da un cassetto della camera. "La zona è malfamata," mi ha detto, la voce roca, "non si sa mai. Per non correre rischi." Un brivido freddo mi ha percorso la schiena, un brivido che non era di paura, ma di un'eccitazione profonda. La sua attenzione per la mia sicurezza, così perversa, mi ha fatta sentire ancora più sua, protetta da un vero maschio.

Sapevo cosa mi aspettava: ore di intenso lavoro, una notte di sesso crudo e sfrenato, proprio come cominciava a piacere alla mia nuova anima. Mario, oltre ai preservativi, mi aveva detto quali erano le tariffe da chiedere. La mia fica già pulsava per l'anticipazione, e il primo cliente non si è fatto attendere. Un uomo sulla cinquantina, dall'aspetto trasandato, si è fermato. Il suo alito sapeva di fumo e birra. I suoi occhi mi scorrevano addosso, famelici.

"Quanto vuoi, bellezza?"

"Cinquanta per un pompino, cento se mi vuoi scopare," ho risposto, la voce ferma, quasi automatica. Le parole mi sono uscite di bocca con una facilità disarmante, come se lo avessi fatto tutta la vita.

In un vicolo buio, con l'odore acido di urina e spazzatura che mi avvolgeva, senza una parola, si è tirato giù i pantaloni. Il suo cazzo era medio, non particolarmente grosso, ma la sua fame era palpabile. L’ho preso in mano, iniziando poi a leccarlo con un'attenzione che ha sorpreso anche me stessa. Il sapore era un misto di pelle, sudore e un retrogusto metallico che mi ha dato un'improvvisa scossa di perversione. L’ho succhiato con foga, la mia gola che si adattava alla sua dimensione. Le sue mani mi hanno afferrato la testa, spingendomi più a fondo. Ho sentito un gemito strozzato dalla sua gola, e poi un getto caldo e amaro inondarmi la bocca. L’ho sputato con un gesto rapido, ma il suo sapore, così crudo, mi ha dato un brivido di trasgressione.

Il secondo cliente è arrivato quasi subito dopo, un giovane, forse mio coetaneo, con occhi impazienti. Sembrava nervoso, quasi intimidito dalla mia sfrontatezza.

"Voglio... voglio scoparti." La sua voce era quasi un sussurro.

"Cento, e il preservativo." Gli ho porto una bustina dalla mia borsetta.

Si è fermato accanto ad un cassonetto, l'odore nauseabondo dell'immondizia che entrava dai finestrini abbassati. Lui era ansioso, quasi tremante. Mi ha sollevato l’abito con mani tremanti. Ero completamente esposta. Il suo cazzo era piccolo, forse la sua prima volta con una puttana. Indossato il preservativo, si è spinto dentro la mia fica con una foga quasi disperata. Non era la rudezza, ma la fame di un giovane uomo. Ho percepito la sua verginità, la sua inesperienza, e questo mi ha eccitata. Si è mosso rapidamente, i suoi fianchi che spingevano, e in pochi istanti il suo sperma ha riempito il preservativo. Un gemito strozzato, e poi è crollato su di me, il respiro affannoso.

Il terzo cliente, un uomo robusto, con una barba folta e gli occhi che brillavano di un'insolita intensità, voleva il culo. Gli dissi di no.

"Se me lo dai, bellezza, ti do il doppio." Ha insistito.

"Mi spiace, ma per questa sera non se ne parla." Gli ho risposto.

Mi ha fatto salire, accostando poco più avanti. L'interno sapeva di fumo e di un profumo maschile da pochi soldi. Si è tolto i pantaloni con calma, rivelando un cazzo grosso e scuro, che mi ha fatto pulsare la figa. "Vai dietro," mi ha ordinato, la voce bassa e profonda.

Mi sono messa a quattro zampe sul sedile posteriore, il mio culetto esposto. Ho sentito le sue dita allargarmi, e poi il tocco freddo e scivoloso del preservativo. Si è spinto dentro la mia fica con una lentezza esasperante, facendomi gemere. Era doloroso all'inizio, ma presto si è trasformato in un piacere abissale. La mia fica era una fontana, rispondeva alla stimolazione con spasmi interni. Si è mosso, ritmico, profondo. Ogni spinta mi portava più a fondo nella perversione. Poi, la sua mano è scesa e ha afferrato i miei capezzoli, tormentandoli con una forza che mi ha fatto urlare. Il dolore si univa al piacere, amplificando ogni sensazione. Gemevo e godevo come una troia, fino a che, con un grugnito animale, è venuto.

L'aria notturna mi accarezzava la pelle, irrigidendomi i capezzoli, e il tessuto aderente del mio vestito faceva risaltare ogni curva del mio corpo. Sapevo di essere una tentazione irresistibile, una silhouette scura contro le luci fioche della periferia.

Il quarto cliente era un tipo strano, con gli occhiali spessi. I suoi occhi, dietro le lenti, erano pieni di un desiderio represso. Era un tipo muscoloso, con tatuaggi sulle braccia, e uno sguardo diretto, quasi prepotente.

"Quanto per una scopata veloce?", la sua voce roca, quasi un ringhio.

"Cento. E il preservativo è d'obbligo." Non ha battuto ciglio.

Mi ha portato in una stradina laterale, l'odore di gomma bruciata e benzina che mi avvolgeva. Si è slacciato i pantaloni con impazienza, rivelando un cazzo robusto, venoso. L’ho preso in bocca, e ho succhiato con foga, il mio vestito nero che mi fasciava il corpo mentre mi inginocchiavo. Ho sentito il sapore di pelle e un leggero retrogusto salato. Quando stava per venire, mi ha fatto alzare, e ha sollevato l'abito. Il suo cazzo è entrato nella mia fica con una spinta decisa. Si è mosso con foga, quasi con rabbia, e io l’ho incitato con i miei gemiti. Non c'era tenerezza, solo la pura e cruda urgenza del desiderio. Un paio di spinte, un gemito strozzato, e il suo corpo si è contratto, riversando il suo sperma nel preservativo. Mi ha dato i soldi, e se n'è andato senza una parola.

Poi si è fermato un SUV, con a bordo tre ragazzi, ubriachi e chiassosi, non più che ventenni. Il più sfrontato si è fatto avanti.

"Quanto ci fai per tutti e tre? Vogliamo una vera troia stasera."

"Trecento per tutti e tre. Ma uno alla volta. E con il preservativo."

Mi hanno portato in un vicolo ancora più appartato, l'aria fredda della notte che penetrava dalle portiere aperte. Il primo ha tirato giù i pantaloni, il suo cazzo medio ma turgido. Si è spinto dentro la mia fica con una foga quasi animalesca, mentre gli altri due guardavano, incitandolo. Ho sentito il preservativo sfregare contro la mia fica bagnata, il suo respiro affannoso sul mio viso. Si è mosso con spinte veloci, e in pochi istanti è venuto. Poi è toccato al secondo, un ragazzo più magro e timido. Il suo cazzo era più piccolo, ma il suo desiderio era palpabile. Mi ha penetrata con una tenerezza quasi imbarazzante, e si è svuotato rapidamente. Infine, il terzo, il più silenzioso. Il suo cazzo era il più grosso dei tre. Mi ha fatto mettere a quattro zampe, e mi ha penetrato con una spinta decisa. Il dolore è stato forte, ma il piacere ancora di più. Mi ha sbattuta fino a farmi godere, poi è venuto dentro di me con un gemito. Mi hanno lasciato i trecento euro, poi, con schiamazzi e lo stereo a tutto volume, se ne sono andati.

Tra i molti, un tipo grasso e puzzolente, l'odore della sua pelle unta e di sudore acido mi è arrivato prima ancora che si avvicinasse. La mia bocca si è riempita di una saliva amara. Si è fermato davanti a me con un'auto vecchia e scassata, e mi ha fatto cenno di salire. Non c'era nulla di invitante, solo la certezza che avrei dovuto fare il mio "lavoro".

L'interno dell'auto era un condensato del suo odore, un misto di rancido e muffa. Si è fermato in uno di quei vicoli che ormai conoscevo a memoria, dove i fazzoletti di carta e i preservativi usati erano i soli testimoni dei miei piaceri clandestini. Si è buttato su di me, il suo peso che mi schiacciava contro il sedile. Non è stato piacevole, no. È stato come essere montata da un suino. Il suo corpo grasso, la sua pelle flaccida che premeva contro la mia. Il suo cazzo era medio, ma la sua carne molle e il suo odore nauseabondo rendevano ogni spinta una prova da superare per il mio piacere perverso.

Si è mosso con goffaggine, il suo fiato pesante sul mio viso, e io ho sentito la mia voglia di trasgressione salire, mescolata a un sottile senso di fastidio fisico. La mia fica era aperta, ma non c'era piacere, solo la sensazione di essere un oggetto, una carne da macello pronta a essere usata. Mi ha penetrata, e il suo corpo che si agitava sopra di me mi ha fatto quasi vomitare. Poi, quando è venuto, ha perso ogni controllo. Ho sentito il suo corpo irrigidirsi sopra il mio, e poi la sua bava calda e appiccicosa che mi è scivolata sul collo, mescolandosi al sudore e alle lacrime. È stato un momento di pura follia sensoriale, una nuova soglia raggiunta dalla mia perversa fame.

Prima di andare avanti…

Com'è finora?

Un tocco e l'autore lo saprà. Non serve registrarsi.
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