Vai al contenuto
Erotika
Sonia & Tommaso · Cap. 74
Aa
Dimensione testo
Tema
Salva
Capitolo 74 di 78 16 min di lettura

L'ultimo giorno

Tra incognite e proposte inattese, il futuro di Sonia sembra sempre più appeso a un filo. Sarà davvero la fine di un incubo o soltanto l'inizio di una nuova illusione?

Sonia
3 mesi fa · 884 letture · 0

Terminata quell'ultima giornata lavorativa, uscii dall'ufficio con un groppo alla gola che a stento non si trasformava in un pianto sommesso. In quel posto ero sempre stata trattata bene e rispettata; con i colleghi si era creata una buona armonia, un equilibrio sereno che ora lasciavo alle spalle per un futuro incerto.

Quella decisione, parsa fino a poco prima così inappuntabile e priva di qualsiasi incertezza, ora risvegliava in me un mare di dubbi.

Sebbene molto attratta dal carisma e dal potere di Nicola, ora mi chiedevo se ne fossi all'altezza: dopotutto, cosa ne sapevo di alta finanza?

Attraversai il cortile della ditta con il cuore accelerato dall'ansia: il timore di ritrovarmi davanti Antonio e Lidia mi faceva tremare le gambe, mentre la fica, ancora umida della scopata con Sergio, paradossalmente, trasmetteva un calore sordo da sotto lo slip di cotone.

Non c'erano. Incredula guardai più volte, a destra e a sinistra della strada, stringendo gli occhi sotto il sole del pomeriggio: niente, la via era deserta.

Raggiunsi la fermata dell'autobus voltandomi a ogni fruscio, col terrore di sentirne la voce o di vedermeli comparire davanti all'improvviso.



Seduta su uno dei sedili posteriori dell'autobus semideserto, appoggiai la testa contro il vetro vibrante, lasciando che il movimento del mezzo cullasse i miei pensieri tormentati.

Ripensai alla proposta di Sergio, arrivata così improvvisa e ingenua durante la pausa pranzo; non me l'ero sentita di deluderlo, non lo meritava affatto.

Nascondendomi dietro un sorriso triste, avevo risposto che lasciare Tommaso non era così semplice; ma in verità, l'idea di un legame a cui rimanere fedele, chiusa nel recinto di una vita monotona, era un concetto da me ormai superato e accantonato per sempre.

Mi piaceva scopare con lui, ma non gli avrei concesso d'essere nulla più che un amante occasionale.



Giunta a casa salutai mamma, intenta a muoversi tra i fornelli della cucina per preparare la cena. La trovai fredda, distaccata, chiusa in un mutismo rigido che tagliava l'aria; quando le comunicai che sarei uscita nuovamente, posò di colpo il canovaccio sul ripiano e scrollò la testa, esclamando con amarezza: «Di nuovo fuori? Ma non ti vergogni?».

«Ma, mamma... festeggio solo l'ultimo giorno con le colleghe, è una cosa normale...» Provai a replicare, cercando di mantenere un tono calmo che mascherasse il mio disagio.

«Niente mamma! Ti rendi conto di come ti stai comportando? Da quando il tuo fidanzato è partito per la Sicilia, sei stata fuori tutte le sere fino a tarda notte, rientrando ad ore indecenti. Povero Tommaso... te ne approfitti fin troppo di questa tua libertà.»

Lei lo adorava e lo vedeva come il genero perfetto; garanzia di quel futuro ordinario e rispettabile che desiderava per me.

«E quand'è che torna?» aggiunse poi, incrociando le braccia al petto con fare inquisitorio.

«Domattina... e lo vado a prendere in aeroporto» risposi, ripensando a lui eccitato al telefono poche ore prima; complice della mia infedeltà e sul punto di sborrarsi nelle mutande.

«Povero caro, chissà come sarà stanco dopo quella trasferta... Allora domandagli se vuole pranzare qui da noi, gli preparo le lasagne; sai bene che ne va pazzo, è il suo piatto preferito.»

«Sì mamma, glielo dirò...» sussurrai, troncando il discorso per non tradire il leggero sorriso cinico che rischiava di affiorarmi sulle labbra, pensando malignamente che ora erano le corna a farlo tanto impazzire.

Salii in camera sentendola mugugnare dalla cucina, contrariata e frustrata dal non potermi comandare a bacchetta come aveva sempre fatto durante la mia infanzia.



Spogliata con liberazione dagli abiti da ufficio, entrai in bagno decisa a lasciare tutto alle spalle e prepararmi al meglio per la tanto attesa serata con Bruno.

Vi trovai Chiara, tornata da poco dal corso di danza e intenta a farsi un bidet.

Fui sorpresa di vederla, perché erano giorni che non ci incontravamo: seppur abitanti la stessa casa, le nostre esistenze sembravano viaggiare su binari paralleli ed equidistanti.

Quasi coetanee, oltre ai classici giochi infantili, avevamo sempre condiviso le nostre esigenze più intime senza pudore, senza formalizzarci nemmeno su quelle corporali; eppure, inspiegabilmente, non eravamo mai state veramente unite.

Crescendo, quasi a compartimenti stagni, avevamo frequentato cerchie di amicizie ben differenti: io più legate alla parrocchia, lei più... Beh, diciamo che aveva già cambiato diversi ragazzi; cosa che mamma non finiva mai di rimproverarle.

Seduta sul water, la guardavo aggirarsi completamente nuda, i capelli legati alti e le gocce d'acqua che le imperlavano le natiche sode; era bella, perfetta in tutte le sue forme da ballerina e mossa da un'innata sensualità. I seni, poco più pieni dei miei, sobbalzavano impercettibilmente ad ogni passo, mentre la fichetta, completamente glabra, s'intravedeva rosea tra le cosce snelle e affusolate. A quella vista, morbosi pensieri mi si fecero largo nella mente, facendomi bagnare all'istante.

Appena uscì dal bagno, mossa meccanicamente da un irresistibile impulso feticista, cercai nel cesto della biancheria sporca le mutandine di cotone che si era appena tolte: le afferrai, trovandole ancora tiepide del calore del suo corpo e vistosamente umide sul cavallo, dove il tessuto aveva assorbito i fluidi e il delicato profumo muschiato della fica.

Affondai il viso in quel tessuto intriso di lei, odorandolo ad occhi chiusi: ripensai a quanto accaduto con le ragazze nella fattoria e alla perversa nottata con le due puttane di Rimini; erano state esperienze forti e degradanti, ma che avrei rivissuto molto volentieri.

Tremando per il desiderio, sfregai freneticamente la parte interna e bagnata dello slip di Chiara sul mio clitoride scoperto, premendo il tessuto contro la carne già gonfia e ricettiva.

Bastarono pochi movimenti rapidi per farmi venire: contrassi le dita dei piedi e inarcai la schiena, raggiungendo un orgasmo violento e solitario che mi lasciò senza fiato.

Riposte le mutandine nel cesto della biancheria, cercai di concentrarmi esclusivamente sull'appuntamento che mi attendeva: volevo essere perfetta per Bruno, cancellare ogni preoccupazione, dimenticando almeno per poche ore, lo squallore imposto dai miei aguzzini.

Dopo una lunga doccia e un'attenta depilazione, massaggiai la pelle ancora umida con una deliziosa crema idratante dall'aroma agrumato; il mio profumo preferito, lo stesso che portavo addosso quella magnifica sera quando avevamo fatto l'amore.

Passando la piastra davanti allo specchio, scorsi negli occhi un velo di stanchezza; segnata e provata da quelle ultime notti trascorse sulla statale, avvertivo il bisogno assoluto di fermarmi, di riposare e di riprendere il controllo della mia vita.

Applicai un trucco leggero, ma studiato con cura per ravvivare ed esaltare la sensualità naturale dei tratti: un tocco di mascara scuro per dare profondità allo sguardo e un velo di lucidalabbra, perfetto per rendere la bocca un invito silenzioso.

Decisi per un abito estivo, leggero e svolazzante, un taglio che mi faceva sentire libera e al tempo stesso seducente. Sotto quel fresco tessuto, infilai solo un paio di mutandine brasiliane color cipria: un velo di pizzo sottile, quasi impalpabile, destinato a nascondere una fica rimasta umida e sensibile dopo l'orgasmo di poco prima.

Ai piedi calzai sandali a listini di media altezza, che oltre ad incorniciarne la forma delicata, esaltavano il rosso vivo dello smalto sulle unghie.



Finalmente, dopo innumerevoli giravolte davanti allo specchio della camera, e una generosa dose di profumo tra il collo e l'incavo del décolleté, ero pronta.

Presi la borsetta e scesi le scale quasi in punta di piedi, sperando con tutta me stessa di evitare mia madre; ma lei era lì, ferma ad attendermi proprio in fondo ai gradini, con le braccia incrociate al petto e il volto severo di chi ha già emesso una condanna.

Prima di andare avanti…

Com'è finora?

Un tocco e l'autore lo saprà. Non serve registrarsi.
Pagina 2 senza votare
Indice dei capitoli
Cap. 75

Commenti

CallMeHot
Salva in una lista