Sonia & Tommaso

Capitolo 76 - Sulla soglia di un nuovo mondo

Che tipo di lavoro sarà davvero quello offerto da Nicola? Quali aspettative nasconde Sonia dietro l'ansia e l'entusiasmo del primo giorno? Sarà davvero all'altezza del mondo finanziario in cui ha scelto di addentrarsi?

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Sonia

4 ore fa

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Me ne stavo seduta da qualche minuto in sala d'attesa, osservando il piccolo tavolino di fronte a me, dove un succo al pompelmo riposava in un bicchiere ghiacciato, imperlato di condensa.

Ad accogliermi era stata una bellissima ragazza dai capelli rosso rame, fasciata in un elegante abito a tubino, che mi aveva fatta accomodare con un sorriso cordiale prima di chiedere cosa desiderassi da bere.

Rimasta sola in quella saletta raffinata e moderna, la mente tornò d'impatto al primo colloquio di lavoro con Nicola, ricordando Tommaso ad aspettare ignaro, mentre quello mi inculava nel suo ufficio.

Povero Tommaso, sempre così ingenuo e premuroso. Aveva insistito così tanto per farsi raccontare dettagli su Bruno, senza rendersi conto che quello era un segreto solo mio. Il giorno appresso, poi, complice il pranzo domenicale con zia Lucia e zio Tonino, gli era mancato persino quel poco d'intimità per potermi fare altre domande.

E adesso finalmente mi trovavo lì, sulla soglia del nuovo impiego, attraversata da un miscuglio incontrollabile di agitazione ed entusiasmo.

L'ansia quella notte mi aveva quasi impedito di chiudere occhio, facendomi svegliare già alle sei e trenta con il cuore a mille. La colazione era stata pura formalità, mandata giù con lo stomaco serrato in una morsa di tensione, ma la vera sfida era stata la preparazione davanti allo specchio, indecisa nella scelta di un outfit adatto, capace di bilanciare serietà e seduzione.

Alla fine la scelta era caduta su un tailleur grigio antracite dal taglio sobrio: la giacca sciancrata segnava la vita senza stringere troppo, coordinata a una gonna che sfiorava appena il ginocchio. Sotto il tessuto rigido della giacca, un body bianco in lycra che aderiva al corpo come una seconda pelle.

Nonostante il caldo estivo si facesse ancora sentire, decisi d'indossare un paio di collant velatissimi color fumo, 15 denari, pronti a fasciare le gambe in un velo opaco ma uniforme, e nascondere un intimo in microfibra color cipria, del tutto invisibile.

Ai piedi, per non eccedere, un paio di décolleté nere con tacco rocchetto di media altezza.

Anche il trucco rispondeva a quel bisogno di un'immagine pulita e rassicurante: una base leggera per dare luminosità al viso, un velo di mascara ad allungare lo sguardo e un gloss nude sulle labbra, appena sufficiente a mantenerle morbide senza apparire provocante.



Me ne stavo lì, ferma in attesa già da qualche minuto, con la sensazione sottile che il mondo esterno avesse rallentato il suo corso per lasciarmi scivolare in un'altra dimensione.

Non si scorgeva un solo granello di polvere su quel pavimento di marmo bianco e venato, lucidato fino a riflettere l'ombra della mia figura come una pozza d'acqua limpida. Le enormi vetrate a tutta altezza si allungavano verso il soffitto, lasciando filtrare la luce del mattino in un fascio dorato, capace di isolare quella stanza dal caos della città.

Già all'ingresso del palazzo, la differenza di livello si era fatta sentire: il portinaio, rigido nella sua divisa scura dai bottoni dorati, mi aveva squadrata dall'alto in basso con un'occhiata sospettosa, pronta a valutare ogni singolo dettaglio del mio aspetto per misurarne l'appartenenza a quel luogo.

Quando aveva domandato cosa desiderassi, gli avevo risposto sfoderando la voce più pulita, cristallina e innocente, dicendo di avere un appuntamento con la direzione degli uffici della I.I.C.



A richiamarmi al presente, fu la cadenza secca e leggera di un paio di tacchi che avanzavano lungo il corridoio, a precedere la comparsa di una ragazza stupenda. «Scusa per l'attesa, io sono Sofia» esclamò, porgendo la mano con un sorriso smagliante che metteva in mostra una dentatura candida e perfetta.

Indossava un completo pantalone firmato Emporio Armani in un raffinato color greige: la giacca destrutturata cadeva fluida sulle spalle, mentre sotto si intravvedeva un top in pizzo e seta coordinato. Ai piedi svettavano delle décolleté So Kate di Louboutin dal tacco a spillo di dodici centimetri, il cui cuoio rosso sotto la suola brillava a ogni passo. Il suo portamento, aggraziato e sicuro, trasudava il potere rilassato di chi appartiene a quel mondo da sempre.

Mi alzai di scatto per ricambiare la stretta: la sua mano, dalle dita affusolate e impreziosite da una manicure nude e da un sottile anello Cartier al mignolo, era fresca e levigata, in un contrasto netto con la calura dell'esterno e con il calore che cominciava ad affiorare sul mio viso.

«Vieni cara, accomodati pure nel mio ufficio» disse facendomi strada.

La seguii lungo un corridoio dominato a sinistra da un'imponente parete di vetro smerigliato che separava i vari ambienti operativi. Attraverso le satinature si scorgevano le sagome di altre due donne e la loro conversazione filtrava nitida: parlavano al telefono in un inglese perfetto, dal tono fermo e cadenzato, trattando di prenotazioni d'albergo e voli privati con estrema disinvoltura.

Entrammo all'interno di un ufficio ampio e luminoso, dominato da un rigore minimalista studiato nei minimi dettagli. Alle pareti, dipinte in una sfumatura cenere, risaltavano quadri d'arte astratta dalle cornici sottili in metallo brunito, mentre un'illuminazione diffusa valorizzava le linee pulite dell'arredo. Più che la stanza di una segretaria, quell'ambiente trasmetteva l'autorità raffinata dello studio di un alto dirigente.

Sofia mi fece accomodare su una poltroncina in pelle bianca e mi versò dell'acqua naturale da una brocca, spingendolo garbatamente il bicchiere verso di me sul piano di un'imponente scrivania in cristallo.

Che donna incantevole, pensai osservandola. I suoi lunghi capelli, sfumati tra il biondo miele e il grano, scendevano in voluminose onde lungo la schiena, incorniciando un volto dai lineamenti delicati e dagli occhi chiari, quasi magnetici.

Con un tono di voce calmo, avvolgente, guidato da una dizione impeccabile che tradiva una preparazione accademica di alto livello, diede inizio all'intervista.

«Cominciamo dai dettagli formali, Sonia» esordì, facendomi un piccolo cenno rassicurante con la testa, «raccontami del tuo percorso di studi, competenze linguistiche ed esperienze lavorative».

Risposi cercando di mantenere un profilo fermo e professionale, elencando il diploma, la buona conoscenza dell'inglese e il lavoro svolto fino a quel momento alla ditta di autotrasporti. Sofia ascoltava annotando con precisione su una scheda prestampata.

«Ottimo» proseguì lei, rialzando lo sguardo e posando la penna, «Nicola mi ha parlato molto bene di te, ma qui la forma conta quanto la sostanza. L'efficienza è la base, certo, ma la riservatezza e l'immagine sono i pilastri su cui si regge tutto il nostro lavoro».



Man mano che l'intervista procedeva, il registro della conversazione scivolava verso note sempre più intime e personali.

«Vivi da sola, Sonia?» domandò Sofia con un'inclinazione curiosa della testa.

«No, vivo ancora con i miei genitori» risposi coordinando la voce su una nota di composto rispetto.

«E immagino tu non sia single, vero?» incalzò, con uno sguardo limpido che sembrava leggere oltre le parole, «Anche di questo Nicola mi ha già accennato qualcosa sul tuo conto, ma preferisco sentirlo da te: com'è il vostro rapporto di coppia? Godi di una certa libertà di movimento?».

«Sì... direi proprio di sì» dissi lasciando fluttuare un momento d'esitazione, «ma in che senso, esattamente?».

«Vedi, la nostra attività richiede ritmi flessibili e spostamenti improvvisi» spiegò facendomi scivolare addosso un'occhiata analitica, «siamo spesso fuori per diversi giorni di fila, anche all'estero, ed è fondamentale che a casa tu non abbia catene o scenate ad attenderti».

«No, sotto questo aspetto non ci saranno problemi di alcun tipo» la rassicurai, sfoderando un piccolo sorriso d'intesa.

«E dimmi... lui è tipo da ingelosirsi facilmente?» chiese poi, piegando le labbra in una smorfia maliziosa e concedendomi un fulmineo occhiolino.

Risposi ricambiando l'accenno di risata e trattenendo una smorfia ironica al pensiero della sottomissione morbosa di Tommaso; ci capimmo al volo, senza bisogno di aggiungere altro.

«Il punto è questo» riprese Sofia, «questo lavoro ci porta a un contatto costante con figure di primissimo piano. Uomini d'affari, politici, collezionisti, ma anche donne influenti... persone che, accanto alle competenze tecniche, gradiscono la presenza e la compagnia di ragazze dotate di un fascino non ordinario».

Sgranai gli occhi in un moto di sincera sorpresa: l'allusione era fin troppo trasparente, ma detta con quella naturalezza disarmante assumeva un contorno quasi nobiliare.

Divertita dalla mia reazione, il suo tono si fece più confidenziale e caloroso.

«Vedo che la cosa ti incuriosisce» mormorò, posando la penna sulla scheda con un colpetto metallico. «Qui da noi, oltre alla presenza estetica e al portamento di classe, la discrezione e l'assoluta fedeltà alla struttura sono pilastri invalicabili».

«Ma... in che senso?» chiesi timidamente, sporgendomi leggermente in avanti.

«Vedi Sonia, la finanza non è fatta soltanto di numeri o bilanci freddi» spiegò inclinando il busto in avanti, lasciando che il profumo di una fragranza d'alta classe impregnasse l'aria tra noi, «negli affari che contano davvero, la tessitura delle alleanze e lo scambio di favori confidenziali sono l'unico modo per ottenere informazioni cruciali prima degli altri».

«Capisco...» ammisi candidamente, sentendo un pizzico di calore salire alle guance, «ma cosa dovrei fare io, in concreto? Di finanza e mercati non so assolutamente nulla».

Sofia fece un sorriso di rara dolcezza, un riflesso di complice ammirazione che le illuminò gli occhi chiari.

«Lo so, tesoro. Ma tu sei una ragazza bellissima, dotata di una sensualità magnetica e, da quanto ha avuto modo di valutare Nicola, incredibilmente disinibita, audace e sveglia».

Un motto di pura vanità mi scosse nel profondo, lusingata e accesa da quel giudizio espresso direttamente dal capo.

«E credimi su questo» aggiunse lei con voce ferma, «Nicola de xxx non sbaglia mai quando si tratta di riconoscere il talento e la natura delle persone».

Fece una breve pausa, lasciando che il significato di quella frase si depositasse nell'aria, proseguendo poi: «Prima di lanciarti sul campo, però, dovrai seguire un percorso di preparazione mirato. Imparerai a muoverti, a parlare e a gestire la tua presenza in contesti di altissimo livello. Essere splendida è il tuo punto di partenza, ma da solo non basta per dominare certi ambienti. Quanto alla finanza... non temere, imparerai ogni singolo segreto a tempo debito».

Sofia aggiunse che tutte loro, prima di essere introdotte a quel livello di operatività, avevano seguito lo stesso percorso formativo d'élite, una sorta di corso di perfezionamento avanzato fatto di stile, dizione, psicologia della seduzione e riservatezza strategica.

E lei era lì proprio per quello. Il suo compito consisteva nel seguirmi da vicino, guidarmi passo dopo passo, plasmarmi e limare ogni asperità borghese fino a rendermi la donna affilata e consapevole che Nicola desiderava al suo fianco.

La ascoltavo rapita: la sua voce non possedeva soltanto un timbro musicale, ma fluiva come un fiume calmo e cristallino, capace di ipnotizzare e rassicurare al tempo stesso. Ero letteralmente incantata dalla sicurezza con cui dominava ogni concetto.

Quando finì di parlare, la domanda mi scivolò tra le labbra quasi spontaneamente, tradotta in un filo di voce tremante di aspettativa: «Quando... quando cominciamo?».

Sofia sorrise con l'espressione complice di chi aveva già previsto quella reazione, e nell'accogliere la mia impazienza confermò definitivamente quel tono confidenziale che già mi faceva sentire accolta nel suo cerchio.

«Subito, tesoro! A meno che tu non abbia impegni improrogabili per oggi» rispose, facendo scivolare lo sguardo sul quadrante in madreperla di un Patek Philippe in oro rosa che le fasciava il polso sinistro. «Ho già fissato il tuo primo appuntamento con la nostra estetista di fiducia. Esattamente tra venti minuti».

Sbarrai gli occhi per l'incredulità, annuendo a vuoto con un'espressione di stupore: la velocità con cui le cose prendevano forma in quel mondo lasciava senza fiato.

Le sue labbra si curvarono in una risata sommessa, gratificata da quel mio smarrimento.

Quando si alzò dirigendosi verso un mobile bar alle sue spalle per servirmi una tazza di caffè espresso, il mio sguardo cadde inevitabilmente sul suo profilo posteriore. Il pantalone in tessuto segnava le forme di un culetto tondo, sodo e perfetto, la cui linea ondeggiava a ogni piccolo passo sui tacchi a spillo.

A quella vista provai un'improvvisa e involontaria scarica al clitoride, un fremito teso e bollente che mi inumidì le mutandine in un sussulto di puro desiderio feticistico per quella donna divina.

L'idea che la sua vita fosse una continua sfida, e che tutta quell'eleganza servisse solo a custodire le perfette forme del suo corpo, mi attraversò la mente con la forza di una rivelazione, e il pensiero di scoprirla a fondo accese in me una scossa di intenso piacere.

Sofia tornò verso la scrivania con due tazzine di porcellana fumanti, me ne porse una, e riprendendo posto riaprì il suo blocco per appunti.

«Ecco come organizzeremo le tue giornate da oggi in poi» esordì con voce fluida, aprendo la cartella. «Inizierai con un'ora dedicata al portamento, un'ora di dizione e la palestra nel primo pomeriggio con un personal trainer. A questo si aggiungeranno una seduta settimanale nel centro estetico dell'azienda, un controllo medico mensile completo di analisi del sangue e delle urine per garantire uno stato di salute perfetto, e un pomeriggio al mese riservato allo shopping in atelier selezionati».

Nel figurarmi quegli abiti sartoriali, la seta, i pellami pregiati e la vertigine di quel lusso, provai un senso di stordimento dorato. Somigliava alla versione moderna della favola di Cenerentola, ma in quella fiaba non ero affatto la povera fanciulla in attesa di salvataggio, bensì una ragazza consapevole, pronta a prendersi il proprio posto nel mondo attraverso il potere del corpo e della seduzione.

Sofia si alzò, annunciando che l'auto ci attendeva già all'ingresso del palazzo. La mia mente vagò per un istante, cercando di figurarsi l'impatto con quell'affascinante realtà, poi scacciai ogni esitazione e mi alzai ricambiando il suo sguardo con sincera gratitudine, pronta ad abbracciare la mia nuova vita.

Ad attenderci in strada c'era una lucentissima Mercedes nera. Un uomo moro, dalle spalle larghe e possenti che parevano faticare a stare contenute in un elegante abito scuro, scattò con ammirevole tempismo per aprirci la portiera.

«Buongiorno, io sono Manuel, l'autista personale del dottor de xxx» si presentò con una voce bassa, calda e profonda.

Il suo sguardo si soffermò sulla mia figura, in un'occhiata misurata ma discreta, priva di volgarità, che mi provocò un'involontaria vampata di calore.

«Grazie, Manuel» rispose Sofia scivolando nell'abitacolo.

La seguii, sprofondando in sedili di sofficissima pelle. Mentre la berlina si immetteva silenziosa nel traffico cittadino, provai un sottile senso di straniamento, come se fino a quel momento avessi vegetato in una dimensione mediocre.

Ripensai alla prima volta con Nicola nell'hotel di Rimini, un luogo che all'epoca era parso lussuoso, ma che ora, al confronto con la maestosità di quel mondo appariva quasi spartano.

Provai un profondo senso di devozione per lui, accompagnato dalla voglia bruciante di averlo di nuovo sopra di me.

Il ricordo del suo cazzo enorme e del suo sapore, la memoria liquida di quel seme denso che più volte mi aveva riempita fin dentro le viscere, agirono nell'ombra: la fica riprese a grondare umori caldi, costringendomi a stringere leggermente le cosce per non farmi tradire dai movimenti del corpo.



Il tragitto fu breve, e l'auto accostò con grazia davanti a un salone di bellezza le cui vetrate opache richiamavano l'estetica di una gioielleria d’élite. Un tempio della cura personale, la cui sola facciata trasmetteva un'idea di lusso esclusivo e inaccessibile.

Varcata la porta a vetri scorrevoli, fui avvolta da una brezza tiepida e inebriante, intrisa di fragranze preziose, oli essenziali e note di lavanda. Sofia lì era chiaramente di casa: salutò le collaboratrici con un cenno disinvolto, muovendosi con la sicurezza di chi domina quegli ambienti.

A venirci incontro fu la titolare, Mary: una donna sulla cinquantina dall'aria rigorosa, i capelli scuri raccolti in uno chignon tiratissimo e uno sguardo clinico, abituato a scansionare ogni dettaglio con spietata precisione.

«Sofia, cara, che piacere» esordì Mary con un tono caldo ma formale, per poi posare su di me due occhi severi. «È lei la nuova ragazza di Nicola?».

«Sì, Mary. È Sonia» rispose Sofia con un sorriso radioso. «Abbiamo bisogno del tuo tocco migliore. Bisogna prepararla per il livello che sai».

Mary mi squadrò dalla testa ai piedi, poi disse: «Seguitemi nel privè».

Ci condusse in una zona riservata, illuminata da luci soffuse.

«Spogliati, cara» disse Mary con tono neutro, stendendo un foglio di carta monouso sul lettino anatomicamente sagomato.

Sfilai i vestiti con sottile esitazione, rimanendo in intimo; l'idea di esibirmi davanti a due donne così perfezioniste mi provocava una palpabile tensione.

«Tutto, Sonia» intervenne Sofia con un invito vellutato ma fermo. «Qui siamo tra donne, e non hai nulla da nascondere».

Respirai a fondo e tolsi anche il reggiseno e lo slip. Sofia mi osservò con un compiacimento quasi artistico, apprezzando la fermezza dei seni e la linea dei fianchi. Mary, invece, abbassò lo sguardo al triangolo d'ombra tra le cosce, dove la peluria folta e naturale si conservava intatta anche se curata.

Piegò leggermente le labbra, facendo un piccolo cenno con la testa.

«Una bella materia prima, non c'è che dire» commentò Mary, la cui schiettezza non conosceva filtri. «Ma questo cespuglio non appartiene al mondo di Nicola. Per gli standard che dobbiamo garantire, la parola d'ordine è ordine assoluto. La peluria va eliminata del tutto: pelle liscia come seta, perfetta per essere vista, toccata e apprezzata senza alcuna distrazione».

Incassai quelle parole con imbarazzo: la mia femminilità selvatica, custodita fino a quel momento come un piccolo segreto, stava per essere piallata per fare spazio a una bellezza volutamente scandalosa.

«Ne è sicura, Mary?» chiesi con un filo di voce, cercandone lo sguardo.

«Sonia, fidati di lei» s'inserì Sofia, facendo un passo verso di me e posando una mano sulla mia spalla scoperta. «Una fica completamente depilata non è solo una questione di igiene ed estetica. È un biglietto da visita sensuale, una superficie pronta a ricevere ogni attenzione. Imparerai presto ad amarla».

Mantennero il punto senza incrinature e compresi che non era il momento delle insicurezze. Trattenni il fiato, ricacciai indietro ogni esitazione e mi stesi sul lettino, pronta a lasciarmi trasformare.

Mary, intanto, continuò la sua ispezione, passando in rassegna ogni singolo dettaglio: dal viso al collo, dai fianchi fino ai glutei.

«Hai delle linee splendide, cara, ma dopo il trattamento sarai semplicemente perfetta» sentenziò con tono asciutto.

Quelle parole mi fecero sentire un'opera d'arte incompiuta, materiale prezioso pronto per essere lavorato. Provai un'improvvisa ondata di eccitazione: il mio corpo non apparteneva più soltanto a me, ma diventava un progetto di assoluta bellezza e seduzione.

La direttrice fece un cenno verso la porta e Lucia entrò nella cabina. Era una giovane dal caschetto biondo e la divisa candida, il cui sorriso cortese mascherava una rigidità professionale. Impartite le disposizioni alla ragazza, Mary e Sofia ci lasciarono sole.

Lucia, senza perdere tempo, con movimenti esperti e decisi stese la cera tiepida sul mio pube.

Il contatto con il calore della resina mi provocò un brivido profondo, ma il primo strappo secco fu come una scarica d'adrenalina che accese ogni fibra, facendomi bagnare la fica: una reazione involontaria e imbarazzante, tanto da temere che quella potesse accorgersene.

Con la medesima abilità, passò alle gambe e alle braccia, eliminando ogni minima traccia di peluria. Completò il trattamento applicando una maschera rigenerante sul viso e uno scrub profumato su tutto il corpo, i cui microgranuli levigarono la pelle con un massaggio energico e avvolgente. L'aroma intenso degli oli e delle creme saturò l'aria, provocando in me una sensazione di assoluta rinascita.

Al termine del lavoro, con uno specchio, Lucia mi mostrò l'opera: la fica appariva ora del tutto rosea e lucida, priva del minimo pelo, esposta in tutta la sua forma perfetta e vulnerabile. La vecchia Sonia era rimasta su quel lettino; al suo posto emergeva una donna incredibilmente desiderabile, e la consapevolezza di quella bellezza mi accese d'orgoglio e desiderio.



A quel punto credevo che il percorso fosse finito e che non restasse che rivestirmi, ma mi sbagliavo: il vero salto di qualità doveva ancora cominciare.

Lucia chiamò le altre due donne per mostrare il lavoro compiuto. Mary e Sofia rientrarono nella cabina e si avvicinarono al lettino. Sofia allungò la mano sfiorando la pelle ancora calda, scendendo con lentezza dal ventre fino al pube. Quel tocco intimo e leggero mi strappò un sussulto improvviso al basso ventre, facendomi bagnare ulteriormente sotto i loro sguardi soddisfatti.

«Perfetto» mormorò Mary, prima di fare cenno di seguirla.



La porta della cabina si aprì su un ambiente attiguo, intriso di una fragranza speziata ed esotica.

Ad accoglierci c'era Miky, l'hairstylist del centro: uno sguardo scuro, penetrante, capace di analizzare in un istante la struttura del mio viso, la forma delle sopracciglia e il taglio delle mani.

«Una base stupenda» commentò Miky sfiorandomi i capelli, «ma dobbiamo valorizzare i lineamenti e darle una luce del tutto nuova».

«Luce, classe e fascino, Miky» rispose Sofia con un cenno d'intesa, adagiandosi su un divanetto. «Nicola vuole un risultato ineccepibile».

In un attimo fui fatta accomodare su una poltrona anatomica e accudita da due collaboratrici coordinate da Miky: una dedicata alla chioma, l'altra concentrata sulla manicure e la pedicure.

Dopo la tonalizzazione dei riflessi e una spuntata strategica per dare volume, arrivò il momento del make-up.

Miky in persona si occupò del viso, muovendo pennelli con una maestria quasi scenografica. Il tocco fresco del fondotinta idratante, l'aroma cipriato delle polveri e il tratto leggero con cui definì il contorno degli occhi mi immersero in una trance di pura vanità.

Quando mi invitò a riaprire gli occhi e a guardare la mia immagine riflessa, trattenni il respiro.

Dallo specchio non mi fissava più la ragazza dall'aria semplice di sempre, ma una donna sofisticata, dallo sguardo profondo e dai lineamenti scolpiti, pronta per dominare qualsiasi scena.

Le parole di Sofia, un «Sei bellissima» sussurrato con sincera ammirazione, risuonarono come una melodia avvolgente, carica di una perversa soddisfazione.

Apparivo come una statua appena scolpita: lucida, perfetta, pervasa da una sicurezza mai provata prima. Il mio corpo era diventato una superficie liscia, pronta per essere toccata, assaporata e posseduta.



Durante il tragitto verso casa, la città fuori dal finestrino scorreva come una pellicola al rallentatore. Mi sentivo finalmente nel mio elemento, avvolta in un’atmosfera d’élite, ma sotto quella nuova superficie perfetta pesava un’assenza profonda.

La voglia di mostrare a Nicola il risultato di quella trasformazione era diventata un bisogno fisico, un’urgenza che mi bruciava dentro. Sotto la gonna, la fica del tutto glabra, così vulnerabile e ipersensibile a ogni minimo sfregamento del tessuto, sembrava chiamarlo, implorandone la presa e il possesso.

«Sofia...» mormorai con un filo di voce, come se temessi di spezzare la magia di quel momento. «Nicola?».

Sofia si voltò a guardarmi, sfoderando uno dei suoi sorrisi calmi e misurati.

«È a Londra per affari da un paio di giorni» rispose con quella voce cristallina che, per un istante, agì come un colpo a bruciapelo sul mio entusiasmo. «Inizierai domani,» aggiunse «e in questa cartella troverai tutto ciò che ti serve: appuntamenti, orari, indirizzi... Ricorda di essere sempre puntuale e nel pomeriggio, finito il tutto, ti aspetto in ufficio. Lì affiancherai me e le ragazze: ti mostreremo le prime basi sul tuo nuovo lavoro».



Quando la Mercedes accostò davanti a casa, scesi dall'abitacolo avvolta subito da una prima zaffata di calore. Sofia mi salutò con un piccolo cenno della mano, prima che il cristallo oscurato salisse a sigillare il suo mondo. Rimasi sul marciapiede a guardare le luci rosse dell'auto allontanarsi e svanire nel traffico, avvertendo un'improvvisa morsa di vuoto: i rumori della città e il profilo familiare di casa mi piombarono addosso con la forza di un ritorno alla realtà, spegnendo di colpo l'atmosfera ovattata ed elitaria di quelle ore.

Ma smarrimento e delusione cedettero presto il passo a una profonda consapevolezza che mi riempì il petto.

Estrassi le chiavi dalla borsa soffermandomi a contemplare il mio riflesso nel vetro scuro del portoncino blindato: la figura slanciata, i lineamenti scolpiti dal trucco, la pelle liscia e profumata sotto gli abiti. Non mi importava cosa avrebbe detto mamma vedendomi: non ero più la ragazza qualunque di un tempo, e ogni lezione, ogni appuntamento e ogni nuova abitudine avrebbero affilato questo cambiamento, rendendomi irresistibile.

Sorrisi a quell'immagine, pervasa da una sottile e deliziosa certezza, pronta ad addentrarmi con orgoglio nella mia nuova vita.

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