Me ne stavo seduta da qualche minuto in sala d'attesa, osservando il piccolo tavolino di fronte a me, dove un succo al pompelmo riposava in un bicchiere ghiacciato, imperlato di condensa.
Ad accogliermi era stata una bellissima ragazza dai capelli rosso rame, fasciata in un elegante abito a tubino, che mi aveva fatta accomodare con un sorriso cordiale prima di chiedere cosa desiderassi da bere.
Rimasta sola in quella saletta raffinata e moderna, la mente tornò d'impatto al primo colloquio di lavoro con Nicola, ricordando Tommaso ad aspettare ignaro, mentre quello mi inculava nel suo ufficio.
Povero Tommaso, sempre così ingenuo e premuroso. Aveva insistito così tanto per farsi raccontare dettagli su Bruno, senza rendersi conto che quello era un segreto solo mio. Il giorno appresso, poi, complice il pranzo domenicale con zia Lucia e zio Tonino, gli era mancato persino quel poco d'intimità per potermi fare altre domande.
E adesso finalmente mi trovavo lì, sulla soglia del nuovo impiego, attraversata da un miscuglio incontrollabile di agitazione ed entusiasmo.
L'ansia quella notte mi aveva quasi impedito di chiudere occhio, facendomi svegliare già alle sei e trenta con il cuore a mille. La colazione era stata pura formalità, mandata giù con lo stomaco serrato in una morsa di tensione, ma la vera sfida era stata la preparazione davanti allo specchio, indecisa nella scelta di un outfit adatto, capace di bilanciare serietà e seduzione.
Alla fine la scelta era caduta su un tailleur grigio antracite dal taglio sobrio: la giacca sciancrata segnava la vita senza stringere troppo, coordinata a una gonna che sfiorava appena il ginocchio. Sotto il tessuto rigido della giacca, un body bianco in lycra che aderiva al corpo come una seconda pelle.
Nonostante il caldo estivo si facesse ancora sentire, decisi d'indossare un paio di collant velatissimi color fumo, 15 denari, pronti a fasciare le gambe in un velo opaco ma uniforme, e nascondere un intimo in microfibra color cipria, del tutto invisibile.
Ai piedi, per non eccedere, un paio di décolleté nere con tacco rocchetto di media altezza.
Anche il trucco rispondeva a quel bisogno di un'immagine pulita e rassicurante: una base leggera per dare luminosità al viso, un velo di mascara ad allungare lo sguardo e un gloss nude sulle labbra, appena sufficiente a mantenerle morbide senza apparire provocante.
Me ne stavo lì, ferma in attesa già da qualche minuto, con la sensazione sottile che il mondo esterno avesse rallentato il suo corso per lasciarmi scivolare in un'altra dimensione.
Non si scorgeva un solo granello di polvere su quel pavimento di marmo bianco e venato, lucidato fino a riflettere l'ombra della mia figura come una pozza d'acqua limpida. Le enormi vetrate a tutta altezza si allungavano verso il soffitto, lasciando filtrare la luce del mattino in un fascio dorato, capace di isolare quella stanza dal caos della città.
Già all'ingresso del palazzo, la differenza di livello si era fatta sentire: il portinaio, rigido nella sua divisa scura dai bottoni dorati, mi aveva squadrata dall'alto in basso con un'occhiata sospettosa, pronta a valutare ogni singolo dettaglio del mio aspetto per misurarne l'appartenenza a quel luogo.
Quando aveva domandato cosa desiderassi, gli avevo risposto sfoderando la voce più pulita, cristallina e innocente, dicendo di avere un appuntamento con la direzione degli uffici della I.I.C.
A richiamarmi al presente, fu la cadenza secca e leggera di un paio di tacchi che avanzavano lungo il corridoio, a precedere la comparsa di una ragazza stupenda. «Scusa per l'attesa, io sono Sofia» esclamò, porgendo la mano con un sorriso smagliante che metteva in mostra una dentatura candida e perfetta.
Indossava un completo pantalone firmato Emporio Armani in un raffinato color greige: la giacca destrutturata cadeva fluida sulle spalle, mentre sotto si intravvedeva un top in pizzo e seta coordinato. Ai piedi svettavano delle décolleté So Kate di Louboutin dal tacco a spillo di dodici centimetri, il cui cuoio rosso sotto la suola brillava a ogni passo. Il suo portamento, aggraziato e sicuro, trasudava il potere rilassato di chi appartiene a quel mondo da sempre.
Mi alzai di scatto per ricambiare la stretta: la sua mano, dalle dita affusolate e impreziosite da una manicure nude e da un sottile anello Cartier al mignolo, era fresca e levigata, in un contrasto netto con la calura dell'esterno e con il calore che cominciava ad affiorare sul mio viso.
«Vieni cara, accomodati pure nel mio ufficio» disse facendomi strada.
La seguii lungo un corridoio dominato a sinistra da un'imponente parete di vetro smerigliato che separava i vari ambienti operativi. Attraverso le satinature si scorgevano le sagome di altre due donne e la loro conversazione filtrava nitida: parlavano al telefono in un inglese perfetto, dal tono fermo e cadenzato, trattando di prenotazioni d'albergo e voli privati con estrema disinvoltura.
Entrammo all'interno di un ufficio ampio e luminoso, dominato da un rigore minimalista studiato nei minimi dettagli. Alle pareti, dipinte in una sfumatura cenere, risaltavano quadri d'arte astratta dalle cornici sottili in metallo brunito, mentre un'illuminazione diffusa valorizzava le linee pulite dell'arredo. Più che la stanza di una segretaria, quell'ambiente trasmetteva l'autorità raffinata dello studio di un alto dirigente.
Sofia mi fece accomodare su una poltroncina in pelle bianca e mi versò dell'acqua naturale da una brocca, spingendolo garbatamente il bicchiere verso di me sul piano di un'imponente scrivania in cristallo.
Che donna incantevole, pensai osservandola. I suoi lunghi capelli, sfumati tra il biondo miele e il grano, scendevano in voluminose onde lungo la schiena, incorniciando un volto dai lineamenti delicati e dagli occhi chiari, quasi magnetici.
Con un tono di voce calmo, avvolgente, guidato da una dizione impeccabile che tradiva una preparazione accademica di alto livello, diede inizio all'intervista.
«Cominciamo dai dettagli formali, Sonia» esordì, facendomi un piccolo cenno rassicurante con la testa, «raccontami del tuo percorso di studi, competenze linguistiche ed esperienze lavorative».
Risposi cercando di mantenere un profilo fermo e professionale, elencando il diploma, la buona conoscenza dell'inglese e il lavoro svolto fino a quel momento alla ditta di autotrasporti. Sofia ascoltava annotando con precisione su una scheda prestampata.
«Ottimo» proseguì lei, rialzando lo sguardo e posando la penna, «Nicola mi ha parlato molto bene di te, ma qui la forma conta quanto la sostanza. L'efficienza è la base, certo, ma la riservatezza e l'immagine sono i pilastri su cui si regge tutto il nostro lavoro».
Man mano che l'intervista procedeva, il registro della conversazione scivolava verso note sempre più intime e personali.
«Vivi da sola, Sonia?» domandò Sofia con un'inclinazione curiosa della testa.
«No, vivo ancora con i miei genitori» risposi coordinando la voce su una nota di composto rispetto.
«E immagino tu non sia single, vero?» incalzò, con uno sguardo limpido che sembrava leggere oltre le parole, «Anche di questo Nicola mi ha già accennato qualcosa sul tuo conto, ma preferisco sentirlo da te: com'è il vostro rapporto di coppia? Godi di una certa libertà di movimento?».
«Sì... direi proprio di sì» dissi lasciando fluttuare un momento d'esitazione, «ma in che senso, esattamente?».
«Vedi, la nostra attività richiede ritmi flessibili e spostamenti improvvisi» spiegò facendomi scivolare addosso un'occhiata analitica, «siamo spesso fuori per diversi giorni di fila, anche all'estero, ed è fondamentale che a casa tu non abbia catene o scenate ad attenderti».
«No, sotto questo aspetto non ci saranno problemi di alcun tipo» la rassicurai, sfoderando un piccolo sorriso d'intesa.
«E dimmi... lui è tipo da ingelosirsi facilmente?» chiese poi, piegando le labbra in una smorfia maliziosa e concedendomi un fulmineo occhiolino.
Risposi ricambiando l'accenno di risata e trattenendo una smorfia ironica al pensiero della sottomissione morbosa di Tommaso; ci capimmo al volo, senza bisogno di aggiungere altro.
«Il punto è questo» riprese Sofia, «questo lavoro ci porta a un contatto costante con figure di primissimo piano. Uomini d'affari, politici, collezionisti, ma anche donne influenti... persone che, accanto alle competenze tecniche, gradiscono la presenza e la compagnia di ragazze dotate di un fascino non ordinario».
Sgranai gli occhi in un moto di sincera sorpresa: l'allusione era fin troppo trasparente, ma detta con quella naturalezza disarmante assumeva un contorno quasi nobiliare.
