Tommaso aveva scelto l'ovvietà: un grazioso hotel a quattro stelle a Rimini, comodo alla spiaggia, pulito, con una buona animazione... in una parola, soffocante. Eppure, ero contentissima per quella vacanza. Finalmente, due settimane lontane dagli occhi inquisitori di Mamma e dalle cene silenziose. Quando partimmo, sul mio viso splendeva un ampio sorriso, un'espressione sincera che nascondeva un piano ancora informe, ma bruciante, di liberazione.
Prima della partenza, all'insaputa di Mamma, mi ero concessa un piccolo peccato di stile, tra cui, qualche costume e un corredo di lingerie nuovo. Niente di volgare, ma giusto adatto alle serate in riviera. Ero stanca dei soliti abiti castigati a cui ero abituata e sentivo un piccolo, innocente desiderio di osare. Il lusso per me iniziava con la seta e il pizzo nascosti sotto il cotone borghese.
Il viaggio fu una corsa verso il sogno. Ero euforica, e Tommaso anche. Mentre l'autoradio diffondeva musica nell'abitacolo della sua impeccabile auto, la mia mente viaggiava più veloce, fantasticando di scatenarmi tra i locali, di notti movimentate in cui la mia vera identità potesse respirare. Mi sembrava il culmine della trasgressione: ballare, ridere, e soprattutto farmi guardare da chiunque, purché non mi conoscesse.
Quando arrivammo, sbrigammo il check-in e prendemmo subito possesso della nostra camera. Felice, sistemai la mia roba nell'armadio e lo stesso feci con quella del mio fidanzato. Mi spogliai per cambiarmi e mettere subito il costume.
Tommaso mi guardava già eccitato, seduto sul letto sfatto. Ero un po' imbarazzata, perché non ero abituata a tanta intimità. La nostra vita sessuale, fino ad allora, si svolgeva quasi sempre in macchina, in un parcheggio isolato, uno di quelli frequentati da coppiette come noi. Lì facevamo l'amore, un gesto rituale, frettoloso e privo di autentico trasporto da parte mia. Tommaso, sempre frettoloso, finiva invariabilmente troppo presto, lasciandomi insoddisfatta e con una sensazione amara di un'occasione sprecata. Era un dovere, più che un piacere.
Una delle cose che più mi eccitava di quella vacanza era proprio la possibilità di fare l'amore con lui, finalmente in un letto. Un letto vero, con lenzuola profumate, senza la paura che qualcuno potesse bussare al finestrino o il disagio dei sedili reclinati. Un letto che speravo potesse essere il palcoscenico della mia prima vera liberazione sessuale.
Mi sfilai i pantaloncini e la maglietta. Rimasi in reggiseno e mutandine di cotone bianco, le stesse mutandine anonime che usavo per la maggior parte del tempo. Mi chinai per afferrare il bikini. Tommaso fu in piedi dietro di me in un attimo. Sentii il suo fiato caldo sul collo e poi la pressione della sua mano che mi accarezzava il fianco, prima di stringersi sulle mie natiche sode.
«Sei bellissima, Sonia. Vieni qui, subito...» mi disse, la voce roca.
Mi voltai, i suoi occhi erano già annebbiati dalla fretta. Mi baciò sulla bocca, con il sapore di viaggio e caffè. Mi spinse sul letto. Mi lasciai fare, ancora ignara che l'eccitazione che provavo in quel momento era solo il flebile preludio e la castigata promessa del vero piacere che stava per travolgermi in quella stessa città.
Ero eccitata, profondamente. E sentii la mia fica bagnarsi in un lampo di calore come raramente mi capitava nel parcheggio di Cremona. Eravamo lì, finalmente soli in una stanza d'albergo, senza i vestiti che ci impedivano i movimenti, senza la paura. Era l'intimità che avevo desiderato, un gesto che mi sembrava quasi sacro, lontano dalla fretta rubata.
Mi lasciai spogliare, baciare, fino a quando fummo entrambi nudi. Tommaso era sopra di me, il suo corpo caldo, e io sentivo l'odore della sua eccitazione, un misto di dopobarba e sudore maschile. I suoi baci erano intensi, ma privi di quella sottile ferocia che, inconsciamente, sapevo di desiderare. Il suo cazzo, pur eretto e duro, non si fermava in inutili carezze. Lui non si curava dei preliminari; per lui, l'atto era un punto di arrivo, non un viaggio.
Senza tanti indugi, Tommaso mi penetrò. Ero bagnata e l'ingresso fu facile, ma non indolore per l'intensità della sua fretta. Ero eccitata, molto, ma la mia mente era già in attesa di qualcosa di più che non arrivava mai. Mi concentrai sulle sensazioni, spingendo con il bacino contro il suo, cercando di strappare un piacere che non voleva farsi trovare.
Purtroppo, la delusione arrivò subito, prevedibile come il suono delle campane domenicali. Mi sentii spingere ancora una volta, con foga, poi lui si ritrasse frettolosamente. Sentii il suo sperma schizzare caldo e denso sulla mia pancia. Mi irrigidii, la mia fica aveva appena iniziato a pulsare, ma il motore era già spento.
Prendevo già la pillola da anni, ma Tommaso non mi veniva mai dentro. Per sicurezza, diceva. Non era l'amore a fargli paura, era il rischio del disordine. Lui era così. Preciso, meticoloso, perfino nella sua sessualità.
Si scusò subito, il suo viso arrossato e i suoi occhi pieni di quell'imbarazzo che mi faceva sentire più sua madre che la sua amante.
«Scusami, Sonia. Ero troppo eccitato. Promesso, stasera sarò più bravo. Voglio che godiamo insieme...» mi disse, accarezzandomi la guancia.
Annuii con un sorriso dolce, che era una bugia. Mi alzai senza guardarlo, la pelle appiccicosa del suo liquido seminale sulla pancia. Andai in bagno, mi asciugai in fretta con un fazzoletto di carta ruvido, e mi misi il costume.
Mentre abbassavo il costume sui fianchi, mi guardai allo specchio. Il mio corpo era bello, sodo, il mio seno, anche se non grosso, era pieno. E la mia vagina era calda e tradita, come se avesse atteso un banchetto e avesse ricevuto solo un boccone veloce. La delusione era un carburante che mi spingeva lontano. La speranza di un "poi sarà meglio" era l'ultima, sottile maschera prima che la mia vera sete si svegliasse.
Scendemmo in spiaggia dopo la delusione mattutina. Appena arrivati al nostro ombrellone prenotato, mi sdraiai subito sul mio lettino, esponendo la pelle ai raggi caldi del sole. Quanto era bello sentire quel calore sulla pelle, un abbraccio rovente che scioglieva la rigidità della vita di Cremona. Chiusi gli occhi, assaporando la sensazione.
Tommaso, invece, preferiva starsene sotto l'ombrellone, all'ombra. Il suo ideale di relax era leggere la Gazzetta dello Sport, la sua mente concentrata sul calcio, lontana da ogni turbamento. Presto, come al solito, lo sentii parlare con i vicini di ombrellone, affabile come sempre, pronto a scambiare opinioni sul campionato. La sua voce mi giungeva ovattata, lontana, un sottofondo noioso al mio incipiente piacere. Mi appisolai per qualche minuto, cullata dal rumore del mare e dalla sua chiacchiera innocua.
Salimmo per il pranzo al ristorante dell'hotel. Ebbi subito modo di notare che la clientela era tutta abbastanza raffinata. Niente gruppi chiassosi, niente volgarità. Persone di un certo livello, il genere di ambiente che Mamma avrebbe approvato.
Dopo pranzo, Tommaso si fermò in camera a riposare, il suo rito sacro del riposino post-pasto. Io, invece, non riuscivo a stare ferma. L'eccitazione della mattinata, anche se interrotta, aveva lasciato una traccia. Andai subito in spiaggia, lasciandolo dormire nella camera profumata.
Sola. In quel momento, quella parola mi sembrava la cosa più lussuosa del mondo. Mi sentivo improvvisamente gli sguardi dei ragazzi e dei signori addosso. I miei occhi chiari, la mia figura snella nel costume appena comprato, attiravano attenzione. Qualche battuta da parte dei bagnini, qualche sguardo più lungo dai signori maturi... rispondevo con dei sorrisi appena accennati, flirt innocenti che mi piacevano tantissimo. Per la prima volta, mi sentii davvero libera e al centro dell'attenzione, senza l'ombra protettiva, ma soffocante, di Tommaso.
Tommaso in camera, nessuno che mi conosceva... Mi accorsi di essere eccitata. Era un'eccitazione dolce, una marea lenta che mi risaliva dal ventre. E il mio corpo subito reagì.
Sentii i miei capezzoli irrigidirsi, diventare duri come bottoni, premere contro il tessuto bagnato del costume. La mia fica aveva iniziato a pulsare sommessamente. Avvertii quel familiare calore che si diffondeva tra le mie cosce. Ero così bagnata che ebbi paura che si vedesse sul tessuto del bikini, proprio lì, al centro. La sensazione era meravigliosa: il sudore sulla schiena che si mescolava alla salsedine, l'odore acre e marino che si univa all'odore più dolce e intenso della mia secrezione vaginale.
Chiusi di nuovo gli occhi, ma questa volta non per dormire. Portai una mano sull'inguine, fingendo di sistemare l'elastico del costume, e con un dito premetti delicatamente sul mio clitoride attraverso il tessuto. Un piccolo, rapidissimo tocco. Sentii un fremito partire da lì e scuotermi tutto il corpo.
Non era Tommaso, non era l'amore, era solo l'adrenalina del segreto e il piacere di essere desiderata, di essere libera di bagnarmi in segreto. Ero in un luogo pubblico, stavo compiendo un atto che, per la Sonia di Cremona, sarebbe stato scandaloso. E la consapevolezza di quella menzogna mi inebriava.
Tommaso arrivò verso le sedici, trascinandosi dietro la sua aria riposata e bonaria. La sua presenza, lo devo ammettere, mi pesava quasi. La libertà goduta in solitudine sotto il sole aveva amplificato l'ombra della sua prevedibilità. Ma dissimulai subito, accogliendolo con un sorriso che avevo imparato a calibrare perfettamente.
