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Erotika
Sonia & Tommaso · Cap. 65
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Capitolo 65 di 78 26 min di lettura

Le nuove regole del gioco

Fino a che punto può spingersi il desiderio prima di diventare condanna? Sonia traccia i confini di un nuovo regno, dove ogni verità è un veleno e ogni silenzio una promessa di tradimento.

Sonia
7 mesi fa · 493 letture · 0

Il giorno seguente, sabato, Tommaso mi accompagnò a fare compere. Era buffo osservarlo: ancora mugugnava per essere stato lasciato a bocca asciutta la sera prima, ma dietro quel finto malcontento vibrava un’impazienza che quasi si poteva toccare.

Prima di uscire, giusto per alimentare ulteriormente la sua tensione, lo avevo lasciato ad aspettare in salotto una buona mezz’ora, prendendomela comoda nel prepararmi.

Volevo essere splendida per portarlo al limite: trovando terribilmente eccitante il pensiero di provocare in tutti i modi il mio fidanzato cuckold, iniziandolo così alle perverse gioie del nostro nuovo rapporto.

Ero già bagnata e i capezzoli sporgevano visibilmente tesi e duri; truccandomi davanti allo specchio, pensavo a quanto quel mio volto angelico sapesse mentire con tanta grazia.

Nell’armadio cercai qualcosa che risultasse provocante, anche se la scelta era piuttosto limitata: lì c’erano perlopiù abiti da brava ragazza borghese; carini e ben tagliati, ma privi di quel mordente capace di esprimere il mio nuovo desiderio.

Vestendomi con calma, avvertivo il peso del suo silenzio che risaliva dal piano di sotto: un’attesa carica di domande che non osava ancora formulare. Decisi allora che quello era il giorno giusto per cambiare pelle; avevo bisogno di vestiti che parlassero di me, della nuova Sonia che voleva chiudere definitivamente con il passato.

Quando scesi, lo trovai sprofondato sul divano, intento a fissare la televisione con un’espressione assente che tradiva i suoi pensieri altrove. Chinandomi per dargli un bacio con un gesto calcolato, feci sì che la minigonna si sollevasse quel tanto che bastò a scoprire le cosce, offrendo una visione che lo fece sussultare.

Allungò subito una mano, risalendo fino a sfiorare la fica: un contatto inusuale per Tommaso, quasi predatorio, segnale inequivocabile di come la cura stesse finalmente scardinando la sua indifferenza. Il calore del palmo contro la mia intimità, protetta solo dal leggero cotone degli slip, mi diede un brivido di pura soddisfazione.

Sospesa sopra di lui, gli rivolsi uno sguardo malizioso, godendo della sua eccitazione palpabile e della bramosia che gli leggevo negli occhi. Era evidente: il seme del dubbio che avevo piantato stava germogliando in una fame che non riusciva più a contenere.

Anche in macchina, durante il breve tragitto verso il centro, non riuscì a staccarsi da me: indugiava sulla mia gamba con una pressione nervosa, quasi possessiva. Sentivo le sue dita tamburellare sul tessuto della gonna e il respiro farsi irregolare, spezzato dai pensieri che gli affollavano la mente.

«Allora... birichina...» esordì finalmente, fingendo un tono disinvolto. «Ieri sera mi hai fregato... mi hai mandato via senza raccontare nulla.»

Gli rivolsi un'occhiata fugace, un sorriso muto che morì sulle labbra, lasciando che il silenzio alimentasse la sua ansia. Non avevo alcuna intenzione di facilitargli il compito: volevo che la fame lo divorasse.

«Non dici nulla? Vorrei sapere...» continuò con la voce sempre più roca e incerta. «Com’è andata ieri? Insomma... con Sergio... vi siete visti, no? Dopo quello che... che ci siamo detti... siete stati insieme? Che cosa... sì, insomma, avete fatto... qualcosa?»

Per tutta risposta, invece di usare le parole, gli afferrai la mano, guidandola con decisione sotto l'orlo della minigonna, premendola direttamente sulla fica. Il cotone grondante degli slip testimoniava quanto quel ricordo mi stesse eccitando.

«Tocca, amore...» sussurrai, vedendo i suoi occhi sbarrarsi per la sorpresa e il piacere. «Tocca quanto sono bagnata al solo pensarci. Ti basta come risposta?» Lo sentii deglutire a vuoto, mentre le dita, intrise nel mio umore, iniziavano a tremare vistosamente.

Camminammo per tutto il pomeriggio, scivolando da una vetrina all’altra tra la folla del sabato.

Lo sentivo fremere accanto a me: un’ombra inquieta che cercava continuamente di trovare una risposta nel mio sguardo.

Ma io, da vera stronza, non gli concedevo che sorrisi maliziosi e sfuggenti, godendo nel vederlo macerare in quell'attesa insostenibile.

Entrati in un grande negozio di abbigliamento, presi da provare alcune gonne: capi sbarazzini, capaci di far risaltare il culetto senza lasciare nulla all'immaginazione.

Il negozio era saturo di gente, un viavai incessante di persone che rendeva quasi impossibile muoversi. Dopo aver atteso a lungo, trovai finalmente un camerino libero e mi ci infilai in fretta; ma, nel chiuderlo, lasciai volutamente uno spiraglio al lato della tenda, uno spazio sottile ma sufficiente a offrire a chiunque passasse una visuale sull'interno.

Lì intorno giravano come squali alcuni ragazzi, che da subito avevano posato l’attenzione su di me. Sentivo i loro sguardi scivolarmi addosso ogni volta che la tenda oscillava, indugiando sulla linea delle gambe o sul riflesso della schiena nuda nello specchio.

Vedevo Tommaso irrigidirsi, lanciare occhiate veloci e cariche di un fastidio che però non riusciva a nascondere una bramosia speculare. Era combattuto: da una parte avrebbe voluto coprirmi, proteggere la sua "proprietà", ma dall'altra sentivo che quel desiderio collettivo lo lusingava e lo eccitava in modo perverso.

«Sonia... la... la tenda... chiudila bene... ti prego...» sussurrava con voce tremante, affrettandosi a tirare il tessuto per coprirmi da occhi indiscreti.

«Oh, scusa... non me ne sono accorta» rispondevo con un’innocenza irritante. Intanto sfilavo la maglietta, restando a seno nudo proprio davanti a lui, sapendo perfettamente che oltre quel lembo di stoffa c’era chi avrebbe pagato per sbirciare i miei capezzoli turgidi.

Invece di coprirmi, continuai a spogliarmi completamente, muovendomi con studiata lentezza, compiaciuta dall'idea di essere nuda in un luogo pubblico; protetta solo dalla sua gelosia che però, paradossalmente, lo eccitava a morte.

«Guarda questa, amore...» dissi, facendomi scivolare addosso una minigonna che copriva a stento le natiche. Chinandomi leggermente per sistemare l'orlo, gli offrii la vista del mio culetto che oscillava.

«Secondo te... se la metto in ufficio, dici che sia troppo corta? A Sergio piacerebbe sicuramente... ieri non faceva che ripetermi che ho delle gambe stupende...»

Sgranò gli occhi e il respiro gli si bloccò in gola: «Sonia... ma cosa... cosa dici? Ti... ti prego, abbassa la voce... ti sentono...»

Scostai di nuovo la tenda con un gesto fintamente distratto, esponendomi per un istante alla vista di un ragazzo che passava proprio in quel momento. Indugiando nell'ombra del camerino, gli rivolsi un sorriso radioso, quasi invitante. «Che ti pare, tesoro... mi sta bene?»

Anche se la domanda era chiaramente rivolta al mio fidanzato, lo sconosciuto ricambiò con un’occhiata che mi spogliò da capo a piedi, alzando il pollice in senso affermativo. Lasciai sfuggire una risatina argentina che non passò inosservata a Tommaso; immobile, diviso tra l'umiliazione di sapermi preda di quegli sguardi e il desiderio furioso che gli si gonfiava dentro le mutande.

Uscimmo dal negozio di abbigliamento con una grossa busta: oltre alle gonne, avevo acquistato un top bianco quasi impalpabile, un paio di magliette che fasciavano le forme come una seconda pelle e un golfino di cotone rosa pallido, apparentemente casto, ma perfetto da indossare senza nulla sotto.

Ma il bello doveva ancora venire. Lo guidai verso un negozio di biancheria intima poco distante, un luogo dove l’aria profumava di giovane sensualità e di segreti pronti a essere svelati. «Sonia... ma... non ne hai abbastanza per oggi?» mormorò varcando la soglia, forse intimidito da quel tripudio di pizzi e trasparenze.

«Dai amore, ti prego... mi servono assolutamente» risposi con un tono che non ammetteva repliche, sfiorando con la mano un completino di pizzo nero, talmente sottile da sembrare una ragnatela pronta a rompersi sotto un tocco deciso.

Visibilmente imbarazzato, lo guardò schiarendosi la gola, con le guance accese di un rossore improvviso. Lasciai scivolare il pizzo tra le dita come una carezza e andai oltre, verso il cuore pulsante del negozio.

Su un manichino a mezzobusto svettava un body in nylon, una trama così velata e trasparente da non nascondere nulla della pelle sottostante. Lo fissai per qualche istante, voltandomi lentamente verso di lui.

«Dici che se lo mettessi in ufficio... con niente sotto e coperta solo da una giacca... farei eccitare qualcuno?» azzardai, abbassando la voce fin quasi a un sussurro.

Tommaso sgranò gli occhi, il respiro che gli moriva in gola mentre la sua immaginazione faceva il resto. Lo vedevo deglutire, ipnotizzato dall'idea di me così esposta in mezzo a tutti quei camionisti.

«Cazzo, Sonia... mi fai impazzire quando parli così... io non...»

«Magari... Sergio... che dici? Gli piacerei?» Lo interruppi con un sorriso enigmatico.

Senza lasciargli il tempo di replicare, gli voltai le spalle con una mossa studiata, dirigendomi verso lo stand dei perizomi, lasciandolo lì, piantato in mezzo al corridoio, a fissarmi la schiena con il dubbio che gli scavava lo stomaco e il desiderio che premeva contro i suoi pantaloni.

La serata era ancora lunga, e io avevo appena iniziato a tessere la mia tela.

Finalmente, dopo aver acquistato dei tanga capaci di stupire il mio pudico fidanzato, caricammo tutto in macchina e raggiungemmo la pizzeria che aveva scelto per la cena, nel disperato tentativo di garantirsi un briciolo di intimità. Non il solito posto, ma un locale defilato, quasi in periferia: l’ambiente ideale per quelle tanto agognate domande che lo tormentavano.

Pochi minuti dopo esserci seduti, la tavolata accanto a noi fu occupata da una squadra di calcio dilettante: una quindicina di ragazzotti carichi di adrenalina post-partita e uno sguaiato cameratismo. Subito, quegli sguardi lascivi e per nulla discreti iniziarono prepotentemente a divorarmi, facendomi sentire nuda davanti a loro.

Prima di andare avanti…

Com'è finora?

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