Benché la notte fosse stata popolata da sogni osceni e vividi, mi svegliai sentendomi stranamente riposata. Era stata una dormita agitata, sì, ma dopo le notti insonni passate a cavalcare cazzi e a subire degradazioni, ci voleva proprio un po' di riposo, anche se la mia mente continuava a elaborare le sue perverse avventure.
I giorni di vacanza stavano volando, una settimana era già trascorsa in questo vortice di piacere e inganno. Erano le otto del mattino quando io e Tommaso avevamo aperto gli occhi. Ci preparammo felici, la routine di una coppia in vacanza che stonava così tanto con il mio segreto.
Scelsi un costume intero, di un azzurro cielo intenso, semplice e raffinato, che avvolgeva bene le mie forme senza essere volgare, ma al tempo stesso lasciava intravedere il mio corpo tonico e le mie gambe slanciate. Sopra, indossai un pareo di lino bianco leggerissimo, che mi scivolava addosso e arrivava alle caviglie, con un nodo civettuolo sul fianco. Ai piedi, semplici sandali piatti color cuoio.
A colazione, il buffet era affollato. Trovammo Marco e Luca già seduti al loro tavolo, arzilli e sorridenti. Luca, appena mi vide, mi fece un occhiolino, un gesto rapido, quasi impercettibile, ma che mi fece vibrare la fica sotto il costume. Era la nostra intesa, il nostro piccolo segreto nel mezzo di tanta normalità.
La mattinata in spiaggia fu tranquilla e spensierata. Il sole di Rimini mi accarezzava la pelle, il rumore delle onde mi cullava. Mario sembrava un pensiero lontano, un fantasma, e io mi sentii davvero, per qualche ora, la brava fidanzatina borghese, spensierata e innamorata. Un inganno perfetto.
Ma sapevo che la calma era solo apparente. Fu nel pomeriggio che il velo di normalità si ruppe. Tommaso, con il suo solito entusiasmo, mi disse. "Sonia, con Marco andrò a fare un giro in bici. Ci vediamo più tardi."
I miei occhi si incrociarono con quelli di Marco. Il suo sguardo, come sempre, era complice e divertito. Mi fece l’occhiolino e io capii subito. Il loro "giro in bici" era solo una scusa.
Tommaso e Marco erano appena partiti, le voci che si allontanavano nel frastuono della spiaggia. Ero rimasta sola, il telefono in mano, quando un messaggio illuminò lo schermo. Era di Luca. Il cuore mi fece un balzo, un tamburo impazzito nel petto. Il messaggio era semplice, diretto: Sono in camera. Ti aspetto.
Un attimo di esitazione, una minuscola pausa in cui la "brava fidanzatina" lottò contro la puttana che mi ero trasformata. Ma la lotta fu breve. La libidine vinse. Presi le mie cose, un asciugamano e la piccola pochette, e tornai verso l'hotel.
La loro camera era un piano sopra la nostra. Il corridoio era silenzioso, l'aria condizionata fredda sulle mie braccia nude. Davanti alla porta, il mio cuore batteva così forte che pensavo potesse sentirlo. Ancora un attimo di esitazione, una scarica elettrica di paura e desiderio che mi percorse. Poi, bussai.
La porta si aprì quasi subito. Luca era lì, il suo sorriso caldo che mi inondò. I suoi occhi mi guardarono con una profondità che mi fece tremare. Mi prese la mano, la sua stretta rassicurante e al tempo stesso piena di una promessa. Mi tirò dolcemente dentro la stanza. La porta si richiuse alle mie spalle con un click morbido, sigillando il nostro segreto.
Eravamo finalmente soli. Sentii la mia figa grondare, gocce che mi scendevano lungo le cosce. Ero molto eccitata, sì, ma non era solo il sesso. Con lui, era diverso.
Luca non perse tempo. Le sue braccia mi cinsero, tirandomi contro il suo corpo. Le nostre bocche si unirono in un bacio profondo, avido, che sapeva di attesa, di promesse mantenute. Le sue labbra si mossero sulle mie con una dolcezza e una passione che mi fecero sciogliere. Non c'era la brutalità di Mario, la volgarità. C'era un desiderio puro, una connessione che sentivo fin dentro l'anima. Le mie mani scivolarono sul suo collo, stringendolo, approfondendo il bacio. La sua lingua si intrecciò con la mia in una danza sensuale, e gemetti, il mio corpo che si premeva contro il suo.
Le sue mani scesero lungo la mia schiena, accarezzando il mio culetto coperto solo dal pareo. Con un gesto lento e sensuale, me lo sfilò, lasciandolo cadere sul pavimento. Ero solo con il costume intero, ma sapevo che presto sarei stata nuda per lui. I suoi baci scesero sul mio collo, sui miei seni che spingevano contro il tessuto del costume. Non c'era fretta, solo un desiderio lento, quasi sacro, di assaporare ogni istante.
Mi sfilò il costume, prima le spalline, poi lo fece scivolare giù lungo il mio corpo, svelando la mia pelle, i miei seni, la mia fica già bagnata e fremente. I suoi occhi mi divoravano, il suo sguardo pieno di un amore e di un desiderio che mi fecero tremare. Mi prese in braccio, leggermente, e mi adagiò sul letto. I suoi occhi che non si staccavano dai miei, pieni di un desiderio così profondo che mi sentii nuda non solo nel corpo, ma nell'anima. Si distese accanto a me, la sua mano che mi accarezzava il fianco, risalendo lentamente verso il seno. Le sue labbra cercarono le mie, e il nostro bacio si fece più intenso, più lungo, un'esplosione di gusto e passione. La sua lingua danzava con la mia, esplorando ogni angolo della mia bocca, e gemetti, il mio corpo che rispondeva a ogni suo tocco.
Non c'era fretta in lui, solo una voluttà lenta e consapevole. I suoi baci scesero lungo la mia gola, sul mio petto, fino ai miei seni turgidi. La sua bocca li avvolse, succhiando con avidità, e sentii un brivido scuotermi fin dentro l'anima. Le sue mani accarezzavano la mia pelle, scendevano lungo la mia pancia, soffermandosi sulla mia figa già grondante. La sua lingua continuava a torturare i miei capezzoli, facendoli diventare duri e sensibili.
Poi, con un movimento lento e deliberato, la sua testa scese ancora, verso la mia intimità. La sua bocca si posò sulla mia fica, e sentii la sua lingua calda e umida iniziare a leccarmi. Non era come gli altri. La sua lingua era esperta, delicata e al tempo stesso così profonda. Mi leccò il clitoride, lo succhiò, lo massaggiò con una sapienza che mi fece contorcere dal piacere. Ansimavo, gemevo, e con le mani che gli afferravo i capelli, tirandoli dolcemente. La mia figa era in fiamme, ogni cellula del mio corpo urlava il suo nome. Luca continuò, con una pazienza infinita, portandomi sull'orlo del baratro più volte, facendomi pregare per il culmine.
