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Erotika
Sonia & Tommaso · Cap. 10
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Capitolo 10 di 78 12 min di lettura

Il Sapore Acre della Menzogna

"Mario ed Enzo: cosa hanno in mente? Quali perversioni hanno in serbo per Sonia? E quali umiliazioni per il suo ingenuo fidanzato?"

Sonia
10 mesi fa · 502 letture · 1

Luca, con un ultimo sguardo che mescolava delusione e una punta di divertimento malizioso, mi ha salutata con un cenno e ci ha lasciati. Mi ha lasciata sola, esposta, proprio nel momento in cui il mio mondo stava per crollare.

Mentre ero lì, immobilizzata come un coniglio sotto i fari, Tommaso mi ha visto. Il suo viso si è illuminato di quella sua beata, irritante ingenuità. «Amore, guarda che sorpresa!» mi ha detto, con un sorriso da ebete. «Mario ed Enzo! Sono passati qui per caso e mi hanno visto. Gentilissimi, si sono offerti di recuperare la serata che avevo mandato a monte!»

L'ho ascoltato, la bocca asciutta, incredula di tanta stupidità. Passati per caso? Gentilissimi? Ma quale ingenuità! Quei due bastardi erano qui apposta, l'avevano pianificato, e si stavano godendo ogni fottuto secondo della mia reazione. La furbizia di Mario ed Enzo era quasi ammirevole, e mi ha colpito come uno schiaffo in faccia. La loro faccia di bronzo, mentre ridevano e scherzavano con il mio fidanzato, ignaro di tutto, era qualcosa che mi faceva bollire il sangue nelle vene e, allo stesso tempo, mi eccitava da morire. Era il brivido della menzogna, il mio feticismo più puro.

Sono rimasta lì, un'idiota, con la faccia in fiamme, tra la rabbia e l'imbarazzo. Mario ed Enzo mi lanciavano occhiate di fuoco, sguardi che promettevano dolore e piacere in egual misura, mentre Tommaso continuava a chiacchierare come se nulla fosse.

Poi, l'inevitabile. «Andiamo al bar, che vi offro da bere!» ha esclamato Tommaso, sempre nel suo mondo. E così, ci siamo incamminati. Lui davanti, ignaro come sempre, seguito da Enzo. Io dietro, e alle mie spalle, la presenza incombente di Mario.

Ho sentito il suo fiato sul collo, e poi, la sua mano. Senza alcun preavviso, l'ha fatta scivolare sul mio culetto, tastandolo palesemente, con una sfrontatezza che mi ha tolto il respiro. La stoffa bagnata del costume si è incollata alla pelle sotto la sua pressione. Un tocco lungo, possessivo, che ha fatto vibrare ogni nervo del mio corpo. Non era un gesto discreto, no. Era una chiara dichiarazione di proprietà, una dimostrazione di forza proprio sotto il naso del mio fidanzato.

«Tieniti pronta, puttana,» mi ha sussurrato all'orecchio, la sua voce roca che mi ha fatto venire i brividi. Era una minaccia e una promessa, e sentivo già la mia fica grondare per il misto di terrore e sottomissione che mi stava assalendo. Ero sua, e lui me lo stava dimostrando in ogni modo possibile.

Seduta lì al bar, tra Mario ed Enzo, mi sentivo in trappola, proprio come una schiava del piacere in gabbia. La loro presenza mi avvolgeva, mi opprimeva, ma in un modo che mi faceva fremere. Ogni risata di Tommaso, ogni sua battuta innocente, mi ricordava quanto fossi invischiata in questo gioco perverso. Mi sentivo completamente sottomessa alla loro volontà, e una parte di me, la più profonda e perversa, ne godeva immensamente.

Poi, il momento è arrivato. Tommaso si è alzato per andare a pagare, e in quel preciso istante, la mano di Mario è scivolata sulla mia coscia. Non un tocco leggero, no. Una presa ferma, proprio all'altezza dello slip, come a voler tastare la mia figa che già si bagnava al suo solo pensiero. Ho sentito il calore delle sue dita sulla mia pelle, la pressione che mi ha fatto sussultare. Era un gesto così palese, così sfrontato, e il brivido del rischio mi ha percorso tutta.

Si è chinato, la sua voce bassa e roca, solo per le mie orecchie. Le parole che mi ha detto mi hanno trafitto come lame affilate, ma ogni lama era intrisa di un piacere proibito.

«Stasera, zoccola,» ha sibilato, «te la facciamo pagare. Te la faremo pagare cara, per averci fatto aspettare. La mia minchia è già dura solo a pensare a come ti infilerò dentro, ti farò gemere così forte che quell'idiota poi non sentirà niente. E ti prometto che ti farò strisciare, ti farò implorare come la cagna che sei. Ti farò scopare fino a farti sputare l'anima. Sei pronta a leccare?»

Le sue parole erano una marea di sporcizia, una promessa di sottomissione totale che mi ha fatto impazzire. La mia reazione è stata immediata e viscerale. Ho sentito la mia fica inondarsi, un fiume di piacere caldo che mi scorreva tra le gambe. I miei capezzoli si sono induriti all'istante, quasi a voler bucare il tessuto del costume. Ho trattenuto il respiro, i miei occhi si sono spalancati, un misto di terrore e una lussuria folle. Ho stretto le cosce, cercando di contenere l'esplosione che sentivo dentro, ma era inutile. La sua mano sulla mia coscia mi teneva inchiodata, la sua voce mi entrava dentro come un veleno dolce. Volevo dirgli di smetterla, ma la mia bocca non emetteva alcun suono. Volevo scappare, ma ero incapace di muovermi. Ero completamente sua, sottomessa, desiderosa di ogni singola parola, di ogni minaccia. Il mio corpo era un fascio di nervi, pronto a tremare, a gemere, a implorare.

Durante la cena, ero nervosa per quello che sarebbe successo. Ogni boccone mi si bloccava in gola, ogni risata di Tommaso mi rimbombava in testa come un tamburo assordante. Lui era euforico, il povero illuso, convinto di farmi felice, di aver organizzato la serata perfetta con "nuovi amici". E io? Io ero una bomba a orologeria, la mia mente correva già a quello che Mario mi avrebbe fatto. Sentivo il mio corpo teso, i muscoli contratti, la fica che pulsava in attesa di essere usata.

Poi, un incrocio veloce con Marco e Luca. Avevano saputo dei nostri piani per la serata, e mentre Marco ci augurava un divertimento sincero, gli occhi di Luca erano una fiamma. Era arrabbiato, sì, ma in quello sguardo c'era anche un misto di desiderio e delusione che mi fece sentire una donna trasgressiva ancora più scaltra. Non una parola, solo quello sguardo che mi promise che non l'avrebbe dimenticata.

Salimmo in camera, e lì iniziò il mio vero dilemma. Tommaso si buttò sul letto, parlottando dei suoi programmi per la serata. Io dovevo fingere, essere la fidanzata credibile, entusiasta. Ma la mia testa era altrove, già immersa nel brivido che mi aspettava. Sapevo cosa volevano da me Mario ed Enzo. E il pensiero... il pensiero di essere portata di nuovo a dare piacere, di essere una schiava del sesso usata e abusata, mi provocò quasi un orgasmo lì per lì. La mia fica diede un sussulto, bagnandosi all'istante, le mie gambe tremarono.

Sì, ma dovevo essere vestita in modo appropriato. Non potevo certo presentarmi con un abito da sera. Dovevo essere la trasgressiva che si nascondeva sotto la brava ragazza, pronta a svelarsi al momento giusto. Mi meravigliai di me stessa, di come la mia mente fremesse all'idea di quell'umiliazione, di come desiderassi essere esposta, vissuta.

Aprii la mia borsetta, la stessa che avevo usato quella notte. E lì, ritrovai le mie piccole prove del crimine: i soldi spiegazzati, ancora lì, ricordo tangibile del mio "mondo segreto". E un paio di preservativi, spiegazzati anch'essi, segno inequivocabile dei piaceri che avevo provato. Li toccai con le dita, annusando un leggero odore di sperma secco rimasto sulla busta, sentendo un brivido di perversione.

Mi guardai allo specchio, la mente che correva veloce. Cosa avrei messo? Qualcosa che fosse facile da togliere, certo. Qualcosa che suggerisse senza urlare. E poi, ebbi un'idea.

Tirai fuori dall'armadio un miniabito aderente di un tessuto leggero, di un colore scuro, forse blu notte, così da non dare troppo nell'occhio ma che mi segnava ogni curva. Non troppo elegante, ma abbastanza da sembrare "di classe" per una cena. Sotto, scelsi un perizoma di pizzo nero, una strisciolina quasi invisibile, e lo indossai con cura. Niente reggiseno, i miei capezzoli sarebbero stati liberi di indurirsi sotto il tessuto sottile, visibili a chiunque sapesse guardare. Ai piedi, un paio di sandali con un tacco medio, comodi per camminare ma abbastanza per slanciarmi. I capelli li avrei sciolti, una cascata selvaggia sulle spalle.

Prima di andare avanti…

Com'è finora?

Un tocco e l'autore lo saprà. Non serve registrarsi.
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