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Erotika
Sonia & Tommaso · Cap. 25
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Capitolo 25 di 78 19 min di lettura

La Proposta Indecente

Sonia ha trovato un nuovo dominatore. La sua sete di trasgressione la spinge verso un gioco pericoloso, proprio mentre Tommaso si avvicina. Quali sono i limiti della sua sottomissione in pubblico?

Sonia
9 mesi fa · 513 letture · 0

Il mattino dopo, in spiaggia, eccolo lì davanti, come se la notte non fosse mai finita. Mi porse ancora la chiave, la stessa, per la stessa cabina. Lo sguardo, quasi istintivamente, volò verso sua moglie. Lei ci guardava, e un brivido mi corse lungo la schiena, un misto di paura e l'eccitazione del rischio. Ma Nicola, con la sua voce profonda e quel carisma che mi faceva completamente sua, disse di non farci caso.

Nonostante mi sembrasse assurdo, nonostante una parte di me sapesse di stare esagerando, presi la chiave. Docile, quasi ipnotizzata dalla sua presenza, mi incamminai verso le cabine. La mente era già lì, proiettata su quello che sarebbe successo.

Aprii la porta della cabina numero cinque. L'aria era calda e un po' umida. Entrai, chiudendo la porta alle spalle. Un istante dopo, arrivò. Senza perdere tempo, mi afferrò i fianchi, spingendomi contro la parete e mi sollevò il mento con un dito. I suoi occhi azzurri erano intensi, famelici.

«In ginocchio,» ordinò, la voce bassa e roca, un tono che non ammetteva repliche. Senza esitare, obbedii. Mi inginocchiai, guardandolo dal basso: la posizione di sottomissione mi eccitava in un modo inconfessabile.

Lui abbassò i pantaloncini, e il suo cazzo balzò fuori, duro, turgido, imponente. Era lì, davanti al mio viso, pulsante e desideroso. Lo guardai, inghiottendo a fatica. Era davvero grande, e perfetto nella sua virilità.

«Prendilo, puttanella,» sibilò.

Aprii la bocca, lasciai che la lingua scivolasse lentamente sulla cappella. Il sapore di sale e maschio mi invase la bocca. Iniziai a muovermi, accogliendolo, la lingua che lo accarezzava in un movimento lento e sensuale. Lo presi in bocca, i miei occhi erano puntati sui suoi, cercando di leggere ogni espressione mentre mi impegnavo a dargli tutto il piacere che desiderava.

Lavorai con la bocca, succhiando e leccando, scendendo e risalendo lungo tutta la lunghezza del cazzo. Le sue mani mi afferrarono i capelli, guidando il ritmo, spingendo la mia testa più a fondo quando voleva che lo prendessi tutto. Non provai disgusto, solo un senso perverso di onore nel servirlo. I miei occhi lacrimavano un po' per la profondità, ma non smisi. Sentivo la sua eccitazione crescere, l'erezione che pulsava ancora più forte nella bocca.

Mi mossi con abilità, ricordando ogni lezione appresa da Mario ed Enzo, ogni movimento che li aveva fatti gemere. Lo strinsi con le labbra, lo spinsi in gola, assaporandone ogni centimetro. Un gemito profondo gli sfuggì. Sentivo che era vicino.

«Così, brava,» sussurrò, la voce ormai quasi un ringhio. «Vieni a prenderti la tua sborra.»

E poi, con un ultimo, potente spasmo, venne. Il suo seme caldo e denso mi riempì la bocca, un'ondata salmastra e virile che ingoiai senza esitazione, sentendomi come una predatrice che aveva cacciato.

Nicola uscì per primo dalla cabina, e un attimo dopo mi fece segno con la testa che potevo uscire. Ero stordita, le labbra ancora umide del suo sapore, i capelli un po' in disordine. Lui mi guardò, con un'espressione di soddisfazione.

«Andiamo al bar,» mi disse, nel tono deciso di chi è abituato a comandare. Mi sentivo in imbarazzo per l'aspetto, la sola brasiliana e il reggiseno che mi coprivano a malapena. «Non mi metto qualcosa?» gli chiesi, la voce un sussurro, sperando che mi dicesse di sì.

Lui mi guardò con quell'espressione tagliente, decisa, e un lampo nei suoi occhi azzurri. «Vai bene così,» mi disse, con quella voce che non dava spazio per la discussione. Subivo fortemente il suo carisma, e ogni sua richiesta era per me un ordine. Non potevo dirgli di no, e in fondo, non volevo nemmeno. La sua autorità mi eccitava in un modo primordiale.

Nicola decise per un tavolino in piena vista. Proprio ciò che temevo, o forse, in fondo al cuore, ciò che desideravo. Mi sentii esposta, la figura in bikini sotto gli sguardi di tutti, ma in particolare sotto i suoi. Dopo esserci seduti e ordinati due caffè freddi, iniziammo a parlare.

Con un filo di voce che tradiva una timidezza inaspettata, data la sfrontatezza con cui l'avevo accolto poco prima, gli chiesi: «Non temi di essere visto da tua moglie?» Lo sguardo, quasi per istinto, cercava il suo ombrellone.

Lui mi rispose lapidario, con quel tono deciso che mi fece rabbrividire: «Di mia moglie non ti devi interessare.» Una risposta che mi tagliò il fiato, ma non mi fermai. Spinta da una curiosità che era quasi una provocazione, insistetti: «Il vostro rapporto è in crisi?»

«No,» mi rispose semplicemente, lo sguardo che non ammetteva repliche, un'espressione che mi fece capire che l'argomento era chiuso.

E continuò: «Cosa fai nella vita?» mi chiese, un leggero sorriso che gli si disegnava sulle labbra.

«Ho iniziato da poco,» gli risposi, con un po' di orgoglio, «come impiegata, in una piccola azienda di trasporti.»

Lui sorrise, un sorriso che non capii bene se fosse di divertimento o di scherno. «E tu, invece, cosa fai?» gli chiesi, cercando di ribaltare la situazione. «Sono agente di borsa,» mi disse, la voce sicura, «e ho un'agenzia tutta mia.»

Un lampo di sorpresa mi attraversò gli occhi, ma la sua domanda successiva mi fece sentire un nodo allo stomaco. «E Tommaso? Da quanto state insieme? Convivete?» «No, non conviviamo,» gli risposi, cercando di apparire naturale. «Abitiamo entrambi in famiglia. E stiamo insieme da quasi tre anni.»

I suoi occhi erano fissi nei miei, una sfida silenziosa. «Lo ami?» mi chiese, con un tono che non ammetteva esitazioni. «Sì,» risposi, con decisione, cercando di convincere lui e, forse, anche me stessa.

Lui inclinò la testa, il sorriso che si allargava in un'espressione quasi beffarda. Si sporse in avanti, abbassando la voce: «Allora perché lo tradisci, Sonia? Dimmi la verità: non ti basta?» Mi sentii in crisi. La domanda mi colpì come un pugno nello stomaco. Il mio volto si accese di imbarazzo, le parole mi morirono in gola. Non sapevo cosa rispondere, e lui rise al mio evidente disagio, un suono basso e gutturale che mi eccitò nonostante la situazione.

«E lui che lavoro fa, il tuo bravo fidanzato?» mi chiese, cambiando repentinamente argomento, ma senza togliermi gli occhi di dosso. «Tommaso è impiegato nella piccola azienda del padre,» gli spiegai, la voce un po' più bassa, quasi a scusarmi per la modestia dell'impiego. «È un lavoro molto modesto, ma dignitoso.»

Il suo sguardo si fece ancora più diretto, facendomi la domanda che in fondo mi aspettavo. «E l’altro? L'hai conosciuto qui? Ti piace scopare con lui?»

A quella domanda, «Ti piace scopare con lui?», non risposi. Divenni rossa come un peperone, il calore che mi saliva fino alle orecchie, la bocca che mi si seccò. Il mio imbarazzo era palese. Lui, però, non si scompose. Anzi, insistette, con quel suo modo sbrigativo e autoritario che mi faceva rabbrividire. «Non farti tirar fuori le parole,» mi disse, il tono duro, ma gli occhi sorridevano. «Si vedeva da un chilometro di distanza che con lui ci scopavi. Anzi,» precisò, con un sorriso che mi gelò il sangue e mi accese allo stesso tempo, «giocavate a fare gli innamorati come due adolescenti.» Ero incapace di resistere. La sua prepotenza, la sua certezza, mi disarmarono. «Sì,» sussurrai, la voce appena un filo, senza però scendere nei dettagli. «Sì, ci... ci andavo a letto.»

Lui, sentendomi, rise. Una risata bassa, roca, che mi investì come un'ondata. Avrei dovuto sentirmi offesa, umiliata, sprofondare per la vergogna. Ma sapevo benissimo che questo mi piaceva. Mi piaceva il suo dominio, mi piaceva sentirmi così esposta, così messa a nudo da lui.

Il suo sguardo si fece ancora più penetrante, incurante della gente ai tavolini accanto, che in parte poteva sentire. Lui sembrava divertirsi a mettermi in imbarazzo, e non gli importava se sentivano. «E Tommaso?» mi chiese, la sua voce bassa ma chiara. «Com'è il sesso tra voi? Noioso, immagino.» Fui colta di nuovo alla sprovvista, ma il suo tono, il suo sguardo, mi impedirono di mentire. «Normale,» gli risposi, la voce un po' strozzata. «Tranquillo. Affettuoso.» Mi mancavano le parole per descrivere la sua mancanza di passione, il suo essere così... prevedibile.

Un sorriso beffardo gli si disegnò sulle labbra. «E le corna gliele metti anche a casa? Quanto sei puttanella da uno a dieci?» mi chiese, senza distogliere lo sguardo, con una crudeltà che mi eccitava in modo perverso. Ero chiaramente imbarazzata, ma lui insisteva e dovevo rispondere.

Mentendo, gli dissi che Luca era stato il primo con cui avevo tradito il mio ragazzo. Una bugia detta con un filo di voce, sperando che bastasse a placare la curiosità, o almeno a deviarla.

Prima di andare avanti…

Com'è finora?

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