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Erotika
Sonia & Tommaso · Cap. 30
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Capitolo 30 di 78 23 min di lettura

L'Ultima Cena

Cosa si nasconderà questa volta dietro un'amichevole invito?

Sonia
9 mesi fa · 471 letture · 0

Mario non era solo. Accanto a lui, nel grosso SUV, c'era Enzo. Ci salutammo cordialmente, un sorriso sulle labbra che nascondeva un abisso di segreti e perversioni. Tommaso, ignaro come sempre, teneva in mano un paio di bottiglie di vino, il suo contributo ingenuo alla serata. Io e lui salimmo dietro, e i due partirono, lasciandosi alle spalle l'hotel e le sue false promesse di normalità.

Il viaggio fu abbastanza veloce, le luci di Rimini si allontanavano nel buio. Mario ed Enzo conversavano con Tommaso con una naturalezza disarmante, nulla che potesse far pensare a ciò che avevano fatto con me solo poche sere prima. Parlavano di lavoro, di calcio, di cose banali, mentre io ero già molto eccitata, la mia fica che fremeva al pensiero di ciò che sarebbe successo. L'aria nel SUV, per me, sembrava essere carica di una tensione che loro non avrebbero mai percepito.

Quando Mario ci mostrò la casa, finsi di meravigliarmi. «Oh, che bella casa, Mario!» esclamai, con la voce più acuta del solito. Dentro di me, un'onda di calore mi pervase. Quella stessa casa, dove poche sere prima avevamo scopato così a lungo e con molta passione, prima che mi portasse a battere nella zona industriale. Tutti quei cazzi che mi riempivano, il mio corpo che si muoveva in preda al piacere, ogni odore di sperma e sudore... era tutto lì, vivo e vivido nella mia memoria.

La cena fu sorprendentemente ottima. Mario aveva preso ogni piatto dalla gastronomia di fiducia, ma non mancava nulla: affettati, formaggi, lasagne, persino un arrosto. Mangiai molto bene, godendomi ogni boccone. L'atmosfera era piacevole e confortevole, quasi casalinga. Si chiacchierava, si beveva il buon vino che Tommaso aveva portato, e io finsi di essere la perfetta fidanzata a una cena tra amici. Gli sguardi che Mario mi lanciava di nascosto, però, non lasciavano dubbi sulle sue vere intenzioni. Erano lampi veloci, intensi, che mi bruciavano la pelle e mi promettevano piaceri ben diversi dal cibo. Lui fu bravo a fingere, mantenendo una conversazione allegra con Tommaso ed Enzo, ma io sentivo la tensione sessuale nell'aria, una corda tesa che aspettava solo di essere pizzicata.

Fu verso la fine della cena, quando i piatti erano ormai vuoti e le bottiglie quasi finite, che Tommaso iniziò a sbadigliare, gli occhi che gli si chiudevano sempre più spesso. Capii che il momento era giunto. Lo vidi alzarsi barcollando leggermente, mugugnare qualcosa sul troppo vino e accasciarsi sul divano, addormentandosi quasi all'istante, come un bambino sazio dopo la pappa.

Io rimasi seduta a tavola, in silenzio, assaporando quel momento. Non c'era fretta. I miei occhi si posarono su Mario ed Enzo. Quasi senza una parola, si sfilarono i pantaloni, e i loro due grossi cazzi balzarono fuori, turgidi e pronti. Entrambi si avvicinarono a me, uno per lato, i loro membri eretti che mi sfioravano il viso. Aprii la bocca, un sorriso di anticipazione che mi stirava le labbra. Non c'era bisogno di chiedere, non c'era bisogno di comandare. Era un patto silenzioso, una resa che bramavo.

Presi il cazzo di Mario in bocca, la sua consistenza calda e vellutata che mi riempiva la gola. Il suo gusto salmastro e forte che ormai riconoscevo, mi eccitava fino alle viscere. Contemporaneamente, la mia mano si muoveva sul cazzo di Enzo, tastando la sua lunghezza e la sua durezza. Succhiai anche il suo, cercando di accontentarli entrambi. Il mio sguardo si spostava da un viso all'altro, assaporando la loro soddisfazione. Sentivo i loro corpi fremere, i loro ansimi che si mescolavano al mio respirare affannoso. E lì, sul divano, Tommaso dormiva, la sua ignara presenza che rendeva tutto ancora più proibito, ancora più eccitante.

Continuai a succhiare, sentendo le loro verghe gonfiarsi e indurirsi sempre più nella mia bocca. Il mio palato era costantemente sollecitato, la mia lingua si muoveva abilmente, cercando di dare piacere a entrambi, alternando le spinte profonde alle leccate più delicate. La loro sborra sarebbe stata il mio dessert, e ne sentivo già il sapore denso e caldo che stava per riversarsi nella mia gola, un sapore che era diventato la mia droga più potente. Li sentii ansimare, il loro respiro farsi più rapido. Poi, con due lunghi spasmi simultanei, si svuotarono nella mia bocca. Ingoiai avidamente, sentendo il liquido denso e caldo scendere nella mia gola, il sapore forte e salmastro che mi riempiva la bocca e la pancia. Era un misto di nausea e piacere, un'estasi perversa che mi faceva sentire completa. Non una goccia andò sprecata. Pulii ogni residuo con la lingua, assicurandomi di non lasciare traccia.

Una volta finito, i loro cazzi ormai molli ma ancora vibranti, Mario tirò fuori dal taschino una piccola bustina con alcune pillole blu: Viagra. Poi, da un altro borsello, estrasse un sacchetto trasparente che conteneva cocaina, molta più di quanta ne avessi mai vista in vita mia. I miei occhi si dilatarono vedendo quella polvere bianca scintillare. Il tavolo della cena si trasformò subito in un altare per la perversione che stava per scatenarsi. Mario posò le pillole e la busta di cocaina sul tavolo, quasi con reverenza. I loro sguardi si incontrarono, un'intesa silenziosa. Vidi Mario ed Enzo mandarle giù con un sorso d'acqua, senza distogliere gli occhi dalla polvere bianca.

«E tu, Sonia?» fece Mario, la sua voce roca, indicando la coca. «Prendine un po'. Ti farà volare.» Non esitai. Presi un'abbondante dose dalla busta e l'inalai con avidità. Sentii il bruciore familiare nelle narici, il retrogusto amaro che mi scendeva in gola, e poi quella scarica elettrica che mi attraversò il corpo, facendomi vibrare ogni cellula. Le mie inibizioni, già labili, si azzerarono del tutto. Ogni senso si amplificò, il desiderio esplose in un fuoco incontrollabile. Mario ed Enzo fecero lo stesso, e in pochi istanti la stanza venne pervasa da un'energia frenetica. I loro occhi si accesero di una luce febbrile, i loro corpi si tesero. Non c'era bisogno di parole. Sapevo cosa volevano, cosa desideravo io stessa.

«Andiamo in camera,» disse Mario, la sua voce un sussurro rauco. Mi presero per mano, quasi trascinandomi, ma io non opposi resistenza. I miei piedi si muovevano da soli, seguendo il loro ritmo frenetico. Il corridoio era buio, ma la luce della luna che filtrava dalle finestre creava ombre danzanti. Entrai in una stanza che riconoscevo appena, se non fosse stato per il grande letto al centro. L'aria era densa, un mix di profumi di pelle maschile, di sudore che già iniziava a farsi sentire, e quel profumo chimico e pungente, quasi elettrico, che mi pizzicava le narici promettendo un'euforia che sapeva di metallo e onnipotenza. Mario mi spinse al centro del letto, le sue mani che mi afferravano i fianchi con forza.

I due non persero tempo: strapparono via il vestito con un gesto violento, e sentii il tessuto cedere, rivelando il mio corpo, i miei seni già turgidi, i capezzoli duri che sembravano chiedere di essere toccati. Mario si mise a cavalcioni su di me, il suo cazzo enorme, reso ancora più turgido dal Viagra, che mi sfiorava la pancia, pulsando. Enzo si posizionò ai miei piedi, le sue mani che mi accarezzavano le gambe, risalendo lentamente verso la mia fica. La cocaina mi faceva sentire ogni tocco, ogni fruscio, ogni respiro con un'intensità quasi dolorosa, eppure estatica. Il mio corpo fremeva, la fica bagnata, desiderosa di essere riempita. Guardai prima Mario, poi Enzo, i loro occhi che brillavano di desiderio. Ero pronta. Anzi, ero più che pronta.

Mario, con un ghigno, afferrò il mio viso con una mano e spinse il suo cazzo verso la mia bocca. Non aspettò che aprissi del tutto, forzò l'ingresso, riempiendomi la gola con violenza. Sentivo le sue palle pesanti sfiorarmi il mento, mentre il membro mi penetrava sempre più a fondo, fino a sentire il pube premere contro le mie labbra. Tossii leggermente, ma non mi tirai indietro. Strinsi le labbra intorno a lui, succhiando golosa; il sapore salmastro e intenso del suo seme che già mi saliva in gola.

Prima di andare avanti…

Com'è finora?

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