Enzo, nel frattempo afferrò le mie cosce, allargandole con decisione. Il suo cazzo si posò sulla mia fica umida, e spinse con forza, entrando in me in un colpo solo. Un gemito mi sfuggì, un misto di piacere e sorpresa per quella penetrazione così diretta. Era una sensazione primitiva, carnale. Avevo la bocca piena del cazzo di Mario e la fica trafitta da quello di Enzo. I loro respiri ansimanti, il suono umido dei nostri corpi che si scontravano, il profumo acuto del loro sudore e del mio desiderio si mescolavano in un'orgia di sensi. Muovevo i fianchi, stringendomi ai loro cazzi, incitandoli, il mio corpo che rispondeva a ogni loro spinta, a ogni loro tocco. Non c'era spazio per il pensiero, solo per la pura, sfrenata libidine. La mia fica era un fuoco, il mio ano pulsava, desideroso di essere anch'esso riempito. Sentivo il mio triangolino di peli pubici bagnarsi sempre di più.
Mario cominciò a spingere con più forza nella mia bocca, il suo respiro che si faceva sempre più affannoso. Sentii il suo corpo tremare, e poi un getto caldo e denso riempirmi la gola. Ingoiai ogni goccia, la sua sborra che mi bruciava leggermente ma mi dava una scarica di piacere incredibile. Mentre lui si ritraeva, Enzo intensificò le sue spinte, il suo cazzo che affondava profondamente nella mia fica, facendomi gemere, godere. Sentii il suo spasmo, il suo corpo che si contraeva, e un altro getto caldo e abbondante mi riempì. La sensazione del suo sperma che si spandeva dentro di me era magnifica. Ripresi fiato per un istante, i loro corpi ancora su di me, i cazzi che si ritraevano lentamente, lasciandomi una sensazione di vuoto e pienezza al tempo stesso. Ma la cocaina e il Viagra li rendevano insaziabili, e il mio corpo, ormai drogato dal piacere, era pronto a ogni loro richiesta.
Mario, con uno strattone deciso, mi fece girare, mettendomi a quattro zampe sul letto. Il mio culo era in bella vista, l'ano leggermente dilatato e fremente, in attesa silenziosa per la prossima penetrazione. Sentii il suo cazzo enorme che si posizionava, caldo e duro, contro la mia fessura anale. Spinse, con un gemito, e fui riempita di nuovo, la sensazione del suo membro che si faceva strada in un'apertura così stretta, così sensibile. Strinsi i denti per un istante, un brivido di dolore e piacere che mi percorse la schiena. Le sue spinte erano profonde, ritmiche, e ogni volta sentivo il mio intestino vibrare sotto la forza dei suoi affondi. La coca amplificava ogni sensazione, trasformando il dolore in un'estasi perversa. Le sue palle sbattevano ritmicamente contro il mio perineo, un suono umido che mi eccitava.
Mentre Mario m’inculava, Enzo si posizionò davanti a me, le sue mani che mi accarezzavano il seno, poi scesero sulla mia fica, ormai gonfia e arrossata. Il mio corpo s’inarcò, diviso tra il piacere anale di Mario e la stimolazione di Enzo. Gemetti, il suono che mi usciva dalla gola era gutturale, quasi animalesco. Mario raggiunse il culmine per la seconda volta, un grido soffocato gli uscì dalla gola mentre si svuotava profondamente dentro il mio ano. Sentii il getto caldo e abbondante riempirmi, una sensazione di pienezza estrema che mi fece tremare. Si ritrasse, lasciando il mio culo umido e grondante, il suo sperma caldo che scivolava lentamente fuori.
Senza un attimo di pausa, Enzo era già lì, pronto. Spinse il suo cazzo lungo e duro nella mia fica, che lo accolse con un gemito di sollievo e desiderio. Le sue spinte erano veloci, aggressive, e mi prese con una foga che mi scosse fin nelle ossa. Il letto sembrava cedere sotto i nostri corpi, mentre il profumo del sesso riempiva la stanza. La mia fica lo risucchiava, mentre lui spingeva sempre più a fondo, cercando il mio punto più sensibile. Ogni sua spinta era una scarica elettrica. Enzo poi me lo mise nel culo, e il mio ano si aprì, accogliendolo con una stretta che sembrava volerlo imprigionare. Le sue spinte furono altrettanto violente e profonde, e sentii un'altra ondata di sperma caldo inondarmi l'intestino, mescolandosi a quello di Mario.
Ero stesa sul letto, il corpo tremante, la fica e il culo pieni del loro seme. I loro sguardi famelici su di me erano la mia unica realtà. Mi avevano fatta godere, ero venuta più volte, il mio corpo scosso da spasmi continui, eppure la mia notte era appena iniziata, lo sentivo. Mi dissero di rivestirmi. Senza fare domande, indossai il mio abito. La stoffa sfiorava la fica gonfia e il culo indolenzito. Sentivo su di me il profumo acre del sesso e dello sperma che si era attaccato alla mia pelle.
Tornammo in soggiorno. Tommaso dormiva beato sul divano, la sua bocca leggermente aperta, il respiro regolare. I due si avvicinarono a lui. Senza una parola, lo presero, lo spogliarono con una velocità sorprendente, e lo misero in quel letto che era ancora caldo dei nostri corpi, pieno delle nostre sborrate. Lo osservai, immobile, persa nella bolla ovattata della droga. La scena era surreale, e un brivido di perverso piacere mi attraversò.
Prima di uscire, sniffammo un altro po' di cocaina, il bruciore nelle narici che riaccendeva il fuoco dentro di me. Salimmo in macchina. Io, come sempre, seduta dietro. La curiosità e l'eccitazione mi divoravano. «Dove stiamo andando?» chiesi, la voce eccitata, i miei occhi che brillavano nel buio. «Mi portate a battere?» La domanda mi uscì spontanea, quasi un desiderio. Mario ed Enzo si guardarono, e una risata d'intesa riempì l'abitacolo. Le loro espressioni non mi diedero risposte chiare, ma il loro divertimento era un segnale. Non stavamo andando verso la campagna, ma ci dirigemmo rapidi verso i sobborghi della città, in cerca di un viale che conoscevano bene. Sentivo che l'aria si faceva più densa, più oscura, carica di desideri inconfessabili.
L'auto procedeva lentamente lungo una strada secondaria che costeggiava la zona industriale. Presto, l'oscurità fu interrotta da una sfilata di figure solitarie: donne, appoggiate ai muretti o in piedi sotto i lampioni. Eravamo sul viale delle prostitute. Mario rallentò l'auto, affiancando il marciapiede. Si girò verso di me, il suo volto illuminato dal chiarore fioco dei lampioni. «Guarda bene, Sonia,» mi disse. «La prossima sorpresa la scegli tu. Se ti è piaciuto essere sottomessa dalle ragazzine, meriti le padrone che desideri.» «Io... non so se ho capito bene,» mormorai, ero incredula, ma la mia fica grondava già per ciò che l’attendeva. «Devo scegliere… loro?» «Esattamente. Scegline due, quelle che ti ispirano di più. Le più belle, le più troie, quelle che vuoi. E loro faranno sesso con te.» Mario si protese e mi mise una mano sulla coscia, stringendola forte. «Scegli le tue regine per una notte, e non preoccuparti: saranno ben pagate.»
La sorpresa mi tolse il fiato. Cominciai a osservare, eccitata per quella novità. Mentre l’auto procedeva piano, vidi donne di ogni genere, ma in mezzo a loro, c'erano anche molte ragazze, splendide e mezze nude. Corpi giovani che si muovevano con una professionalità quasi felina, e il mio desiderio mi guidava verso la bellezza più perversa. «Voglio quella bionda, laggiù...» dissi, indicando una ragazza alta, con occhi verdi freddi che incrociarono subito i miei. Mi sorrise glaciale, ma il suo sguardo era pieno di una promessa di fuoco. «E quella con i capelli scuri, la più giovane. Quella con il perizoma bianco.» Mario ed Enzo sorrisero, annuendo con soddisfazione. «Perfetto. Ottimo gusto, troia. Ti sei scelta le più carine.» Mario accostò e scese dall'auto, dirigendosi verso le due donne. Parlò per un attimo, e lo vidi mostrare loro delle banconote. Queste ammiccarono, il loro cinismo che si scioglieva di fronte al denaro. Salirono in auto, accomodandosi al mio fianco sul sedile posteriore. La bionda, Daria, e la mora, Lidia. L'auto partì, e l'atmosfera divenne subito rovente. Lidia si girò verso di me, il suo volto molto vicino. «Dunque, sei tu la troietta che vuole divertirsi? Bene. Ci divertiremo.» Disse con un forte accento dell’Est, mentre le sue dita scivolavano lungo la mia coscia nuda. Sentii Daria appoggiarsi contro la mia spalla e soppesarmi il seno sinistro. «Non dubitare tesoro, ti faremo impazzire.» Poi la sua mano, calda e forte, si infilò sotto il mio vestito, accarezzando la fica grondante, facendomi gemere. Durante il tragitto, le due ragazze mi mandarono in estasi. I loro tocchi, i loro sguardi erano promesse di sottomissione. Ero in trappola, ma ero la loro preda volontaria.
