Tommaso sedeva a tavola, lo sguardo ancora un po' impastato dal sonno, mentre facevamo colazione in un silenzio che per me era carico di segreti, per lui di semplice stanchezza.
"Dev'essere l'aria di mare, Sonia," disse, sbadigliando e stiracchiandosi. "Mi fa fare delle dormite pazzesche."
Io annuii; il mio sorriso era una maschera perfetta, quasi mi sentivo un'attrice consumata. Dentro di me, invece, una fitta di piacere perverso mi travolse. Il pensiero che lui fosse lì, così vicino, completamente ignaro di chi fossi diventata e di cosa avessi fatto poche ore prima, mi eccitava in modo indicibile. Era una beffa sottile, squisita, che solo io potevo gustare.
Una volta in spiaggia, raggiunto il nostro ombrellone, iniziai a spogliarmi, sentendo già lo sguardo di Nicola addosso. Lui e la sua famiglia erano già lì, e i suoi occhi restavano puntati su di me con una tale intensità che mi chiesi: come poteva fare? Come riusciva a passare l'intera notte fuori e sua moglie non gli diceva niente? Era un mistero che mi intrigava, un segno della sua inarrivabile disinvoltura.
Lui e Tommaso, ignaro della tensione che vibrava tra me e Nicola, si salutarono con la consueta cordialità. Mentre sfilavo i vestiti, lo guardai con aria di sfida, un sorriso appena accennato sulle labbra. Volevo vedere se avrebbe mantenuto il controllo, se il mio gesto lo avrebbe scosso. Sganciai il reggiseno e, quando finalmente mi tolsi la maglietta, la conferma che lui, come sempre, aveva vinto mi pervase. A seno nudo, stesa al sole, rimasi per un istante ad assaporare l'odore salmastro del mare, godendomi quella piacevole sensazione di libertà.
Tommaso quasi non sembrò farci caso, come se io lo avessi sempre fatto. Era così preso dalla sua routine di vacanza da non notare il cambiamento radicale della sua fidanzata. Dopo nemmeno un quarto d'ora, gli animatori lo chiamarono. In quelle due settimane di vacanza, lui era diventato il partecipante numero uno dei giochi di spiaggia. Tutti ormai lo conoscevano, e la sua affabilità, in quel contesto, lo rendeva quasi una mascotte.
Nicola non perse tempo. Non appena Tommaso si allontanò, venne a sedersi accanto a me, incurante delle occhiatacce che la moglie gli lanciava da lontano. La sua audacia mi eccitò.
"Buongiorno," mi disse, la sua voce bassa, roca.
"Buongiorno," gli risposi, il mio sguardo fisso nel suo. "Hai dormito?" gli chiesi, un'ombra di malizia nella voce.
"Quasi niente," ammise, il suo sorriso si allargò, gli occhi che brillavano di desiderio. "Ma mi è piaciuto guardarti farlo."
Un brivido mi percorse la schiena. Gli sorrisi, una smorfia carica d’intesa. "Non ti sono pesata tutto quel tempo sdraiata su di te?"
"Pesi pochissimo," rispose, la sua mano sfiorò appena la mia coscia nuda, un tocco quasi impercettibile, ma che mi accese subito. "E lo rifarei volentieri."
Risi, una risata un po' stridula per l'eccitazione. "Siamo pazzi," gli dissi, e in quel momento, mi sentii davvero così. Pazzi e meravigliosamente liberi.
"Ti va di fare un giro?" mi chiese Nicola, la sua voce bassa, quasi un sussurro, ma piena di un'autorità che mi eccitava. Guardai in direzione di sua moglie, che ci fissava con uno sguardo carico di disapprovazione.
"Ma a lei non dà fastidio?" gli chiesi, un pizzico di sfida nella voce, pur sapendo già la risposta.
Lui scosse la testa, un sorriso sprezzante sulle labbra. "Di lei non ti devi preoccupare."
E così, senza esitare, mi alzai. Lui mi prese subito per mano, la sua presa forte e decisa, e partimmo. Camminammo sul bagnasciuga, mano nella mano, sentendo la sabbia umida sotto i piedi e il sole sulla pelle. Poche parole, non servivano. Bastavano i nostri sguardi, i sorrisi d'intesa che ci scambiavamo. Era come se comunicassimo su un livello più profondo, un linguaggio fatto di desiderio e perversione condivisa.
Camminammo a lungo, lontano dagli sguardi curiosi, dal rumore della spiaggia affollata. Poi si fermò. C'era un pattino ormeggiato sulla sabbia e si sedette, facendomi cenno di accomodarmi. Mi sedetti sulle sue ginocchia, avvolgendo le braccia intorno al suo collo. Godevo di essere lì, il suo corpo forte sotto il mio, le mie dita che si perdevano nei suoi capelli, ogni tanto qualche piccolo bacio a fior di labbra. Eravamo un'isola di piacere in mezzo al mare.
Restammo lì per un po'. Lui mi chiedeva di me, della mia vita a Cremona. Gli rispondevo sincera, serena, quasi ingenua. Tentai anch'io di sapere di lui, ma era come un muro di gomma. Mi rispondeva appena, le sue parole sembravano sassi gettati nell'acqua, senza lasciare traccia. Quando gli chiesi di sua moglie, tagliò corto, lo sguardo fermo: "Va tutto bene, non pensarci." La sua indifferenza per lei era un'ulteriore conferma della sua totale disponibilità verso di me.
Tornammo dopo più di un'ora. Tommaso ci vide arrivare. Eravamo abbracciati, io in topless con solo la mutandina brasiliana del costume, i miei seni liberi al sole. Nicola non si scompose minimamente. Sorrise a Tommaso, la sua espressione un misto di beffa e disinvoltura. "L'ho trovata in giro tutta sola e te l'ho riportata," gli disse, la sua voce calma e rassicurante. Tommaso lo ringraziò, sorridendo ingenuamente, completamente ignaro di quello che era successo, del piacere che avevo provato tra le braccia di un altro.
Salendo per il pranzo, mentre passavamo davanti al bar, Tommaso fu fermato da dei signori. Insistettero, ad ogni costo, perché si fermasse a bere con loro. Io sorrisi, un sorriso di compiacimento, perché era un'altra occasione per avere un po' di libertà. Mi sedetti a un tavolino laterale per aspettarlo, osservando la scena con divertimento.
Non rimasi sola a lungo. Vedendomi, Alessandro arrivò subito e si sedette accanto a me, la sua agitazione palpabile. Le sue mani giocherellavano nervosamente con il bordo del tavolino. "Scusa per quello che è successo la notte scorsa," mi disse, il suo tono pieno di imbarazzo e dispiacere. "Nicola ha insistito, e io... non ce l'ho fatta a dirgli di no. Ma adesso mi dispiace per te."
Lo guardai, e un sorriso sornione mi spuntò sulle labbra. La sua innocenza era così rinfrescante, così facile da manipolare. "Ti è piaciuto, Alessandro?" gli chiesi, la mia voce bassa, quasi un sussurro.
Lui si agitò ancora di più, i suoi occhi che mi sfuggivano. "Sì, ma..." iniziò, la frase gli morì in gola.
Lo interruppi, il mio sorriso che si allargava. "È piaciuto anche a me, Alessandro."
Le mie parole lo colpirono come un'onda inaspettata. Si ammutolì, un misto di sorpresa e sollievo sul suo viso. L'agitazione lasciò il posto a una calma quasi immediata. Ero riuscita a placarlo, a far svanire la sua colpa.
Dopo pranzo, l’attesa per l’incontro con Mario si fece quasi dolorosa, un fremito costante che mi faceva vibrare ogni nervo. Non appena finimmo di mangiare, il trillo del cellulare di Tommaso ruppe il silenzio. Era Mario; stavano definendo i dettagli per venirci a prendere. Ascoltai la conversazione del mio fidanzato, la sua voce così ingenua e ignara, e un sorriso sfacciato mi fiorì sulle labbra. Sapevo che quella "cena" sarebbe stata tutt’altro che innocente; un banchetto di pura depravazione.
