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Erotika
Sonia & Tommaso · Cap. 79
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Capitolo 79 di 79 13 min di lettura

Un delizioso fuori programma

Tra lezioni varie e piacevoli flirt, un inaspettato pomeriggio elettrizza la prima settimana di Sonia. Il divario della sua doppia vita si fa sempre più marcato, e una nuova luce sembra accendersi all'orizzonte. E Tommaso?

Sonia
11 ore fa · 52 letture · 0

Tra lezioni di portamento, conversazione in lingua inglese, intense sedute in palestra e l'affiancamento sul campo alle nuove colleghe, iniziai la mia formazione.

Nonostante il ritmo serrato e il dover correre continuamente da un capo all'altro della città, provavo un'attrazione viscerale per tutto ciò che stavo assimilando. Non era semplice studio, ma la plasmabilità di una nuova me stessa.

Madame Camille, al di là della sua snobistica eccentricità e di un'eleganza da donna d'altri tempi, conosceva alla perfezione i codici e le debolezze dell'alta aristocrazia.

«Le dovrai portare con la stessa identica disinvoltura di quando sei scalza» ripeteva di frequente, sfiorando con lo sguardo le décolleté in vernice e gli stivali affilati dai tacchi stiletto vertiginosi che mi costringeva a indossare.

Sotto le sue severe direttive, il singolo movimento perdeva ogni rozza spontaneità per diventare un atto di seduzione calcolata.

Persino il gesto più banale, come impugnare una tazza di porcellana per sorseggiare del tè, doveva compiersi con una grazia fluida, calibrata e del tutto naturale, destinata ad affascinare chiunque mi osservasse.



Il pomeriggio, invece, Marco metteva a dura prova la mia resistenza fisica in palestra e, sebbene facessi di tutto per provocarlo, il suo atteggiamento non travalicava mai il confine del rigore professionale.

La ragione di tanta insensibilità verso le donne, la scoprii presto nell'intimità dello spogliatoio, mentre ero sotto la doccia con altre ragazze:

«...ma certo, non te ne sei accorta? È gay dichiarato! Credi a me, ci abbiamo provato tutte, ma niente da fare: sta assieme a un ricco commercialista di Milano; me lo ha detto un'amica fidata che lo conosce bene.»



Ma l'appuntamento che più attendevo con ansiosa curiosità era quello con le nuove colleghe. Mai prima di allora mi ero scoperta così morbosamente attratta dal mio stesso sesso: creature di una bellezza sofisticata e da una carica erotica talmente dirompente da risultare del tutto irresistibili.

Seduta accanto a una qualsiasi di loro, a stento riuscivo a mantenere la concentrazione per seguire quanto mi stavano spiegando.



Stefano e Michele, i due giovani impiegati di banca, erano ormai diventati il mio irrinunciabile appuntamento fisso durante la pausa pranzo. Un'insalata rapida o uno spuntino ultra leggero al banco del bistrot, consumati però nella cornice stimolante di una stimolante compagnia.

Adoravo flirtare con loro: oltre a essere fascinosi e brillanti, pur mantenendo modi educati e gentili, si erano rivelati fin dall'inizio audaci e senza filtri.

Le loro battute, lanciate sempre con sorrisi sfacciati e sguardi intrisi di complicità, trasformavano ogni attimo in un provocante e tesissimo gioco di tentazioni.

In modo del tutto disinvolto, arrivavano a propormi cose come:

«Senti, tesoro, perché questa sera non lasci a casa quel mortorio del tuo ragazzo e non vieni a divertirti sul serio con noi due? Ceniamo in un bel posto in centro e poi andiamo tutti da Stefano: ha una collezione pazzesca di vinili... e un letto king size incredibilmente comodo.»

Oppure, inclinando la testa con malizia:

«Dai, Sonia... sei mai stata contemporaneamente con due maschi? Non dirci che una come te non ne ha mai avuta la curiosità!»

Anche se fingevo di non dar troppo peso a quelle provocazioni, sotto la gonna, avvertivo una vampata calda estendersi dal ventre fino all'interno delle cosce, che puntualmente inumidiva il cotone sottile dello slip.

Il tempo trascorso con loro volava via impietoso e, sempre troppo in fretta, arrivava l'istante di congedarmi per tornare ai miei impegni.



Quel venerdì, ultimo giorno della mia prima settimana di formazione, appena arrivai in ufficio, Sofia mi chiamò: «Oggi niente affiancamento alle ragazze, mia cara; io e te ce ne andiamo a far compere!» disse sorridendo, mentre si alzava dalla scrivania e recuperava con gesto fluido la sua Peekaboo di Fendi.

Compere insieme a Sofia? Sul mio volto si dipinse istantaneamente un'espressione di tale radiosa ed entusiastica sorpresa che la fece ridere divertita.



Giunti in centro, non appena Manuel ci aprì la portiera della berlina, Sofia mi prese con delicatezza per mano, guidandomi all'interno di un'esclusiva boutique d'alta moda nel cuore di Cremona: un atelier così raffinato, ovattato e inaccessibile da incutermi quasi reverenza.

Entrando, la titolare del locale, una donna dall'eleganza filiforme, ci venne subito incontro sfoderando il classico sorriso deferente riservato solo alla clientela più facoltosa.

Dopo avermi fatto indossare svariati modelli, Sofia scelse per me due tubini neri di Saint Laurent e Armani, dal taglio affilato e dalla vestibilità perfetta per l'ufficio, affiancandoli a uno splendido abito da sera dalle scollature generose: una scultura in cadì di seta rosso scarlatto che si ancorava al collo per poi scivolare fluida, lasciando la schiena interamente scoperta fino alla curva dei glutei — di una leggerezza talmente impalpabile da regalarmi la sensazione vertiginosa di essere del tutto nuda sotto i fari caldi del camerino.



Ero una modella docile e plasmabile nelle sue mani esperte, e quel senso di totale resa, di passiva appartenenza al suo gusto, mi provocava un piacere intimo e viscerale.



Dopo gli abiti, fu il turno della lingerie, dove Sofia selezionò per me completi di altissima gamma firmati Agent Provocateur in pizzo Chantilly nero e bordeaux profondo: reggiseni a balconcino totalmente sfoderati, pensati per sostenere e mettere in risalto il seno, e slip ridottissimi giocati su trasparenze così audaci da non celare nulla.

A completare l'opera, una riserva di calze velatissime, autoreggenti con alte balze in pizzo francese e veli fumo da agganciare a reggicalze a sei tiranti con minuteria in metallo dorato: accessori strutturati, tesi fino allo spasmo, capaci di mordere la pelle con un'eleganza a dir poco letale.

Ero così elettrizzata che un brivido percorse l'intera colonna vertebrale. Il mio corpo era un incendio pronto a divampare e la brama pura faceva vibrare i muscoli delle gambe. Mi sentivo una donna che si era finalmente spogliata del proprio involucro ordinario per abbracciare un'esistenza nuova, fatta di lusso sfrenato, potere e sofisticata perversione.

Sentivo la fica grondare, tanto da provare l'impulso impellente di far scivolare le dita lungo il pube, dividere le labbra e masturbarmi lì, nell'intimità protetta di quel camerino; ma la sessione di shopping non era ancora terminata e dovevo mantenere il controllo.



Uscite dalla boutique con le mani già colme di buste, ci dirigemmo verso un atelier di calzature d'alta gamma: uno di quei templi del lusso dove i prezzi delle creazioni non vengono nemmeno esposti in vetrina.

Provai sandali nudi dai listini finissimi che cingevano i piedi con naturale ed essenziale eleganza, décolleté dal tacco Blade di Casadei — una lama d'acciaio affilata e vertiginosa — e stivali in nappa morbida di Saint Laurent che risalivano lungo il polpaccio come una seconda pelle.

Il commesso, giovane e affascinante, inginocchiato per aiutarmi a calzare ogni modello, non lesinò apprezzamenti sulla forma dei miei piedi, la sottigliezza delle caviglie e la linea affusolata delle gambe. Ogni frase detta a fior di labbra agiva come una carezza tattile, avvampando il mio corpo, sotto gli sguardi incrociati suoi e di Sofia.

Come premio per la sua devota ammirazione, tra una calzata e l'altra, concessi al ragazzo una visione privilegiata delle mie mutandine, vedendolo arrossire ogni volta che lo guardavo in modo sfacciatamente malizioso.



A coronamento di quella lunga sequenza di acquisti, che da sola mai e poi mai avrei potuto permettermi, Sofia aggiunse due borse iconiche: una tracolla Saint Laurent in pelle strutturata con catena dorata a scorrimento e una clutch da sera in nappa intrecciata firmata Bottega Veneta.

Quando Manuel ci vide ricomparire così cariche di pacchi, impeccabile nel suo completo scuro, ci venne subito ad aiutare, riponendo poi il tutto nel bagagliaio della berlina.



Giunti davanti al vialetto di casa, prima che scendessi, Sofia mi salutò con due baci sulle guance. Fu un contatto lieve, ma tale da farmi provare un fremito improvviso. La guardai intensamente negli occhi, presa da un irrefrenabile desiderio di sentire la sua lingua. Sorrise, e come se me lo avesse letto nella mente, posò le labbra sulle mie, sfiorandomi il viso con un'affettuosa carezza.

«Ti è piaciuto oggi?» sussurrò.

«Sì, tantissimo, e non so come sdebitarmi...»

Mi interruppe posando due dita sulla mia bocca. «Verrà il momento, non dubitare, e sappi che questo è solo l'inizio. Nicola ripone molta fiducia in te, e io con lui. Presto sarai pronta, molto prima di quanto immagini.»

«È ancora in Inghilterra?»

«No, ora è a Parigi, ma tornerà presto.»

Ci salutammo così, e scesi dall'auto con il cuore che ancora batteva all'impazzata, mentre l'odore del lusso già si mischiava a quello familiare della città, accentuando quella scissione profonda tra la mia vecchia esistenza e la donna che stavo diventando.



Entrai in casa seguita da Manuel, che reggeva senza alcuno sforzo quell'imponente montagna di scatole e borse griffate.

La mamma e Chiara restarono pietrificate all'ingresso, gli sguardi sgranati e colmi di un'incredulità quasi comica. Manuel, su mia sorella, ebbe l'effetto di una vera e propria scossa elettrica: la vidi bloccarsi, con gli occhi spalancati ad ammirare il bellissimo autista.

Prima di andare avanti…

Com'è finora?

Un tocco e l'autore lo saprà. Non serve registrarsi.
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