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Erotika
Sonia & Tommaso · Cap. 79
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Capitolo 79 di 79 13 min di lettura

Un delizioso fuori programma

Tra lezioni varie e piacevoli flirt, un inaspettato pomeriggio elettrizza la prima settimana di Sonia. Il divario della sua doppia vita si fa sempre più marcato, e una nuova luce sembra accendersi all'orizzonte. E Tommaso?

Sonia
11 ore fa · 53 letture · 0

I loro sguardi si agganciarono per un istante infinito; un'intesa muta, improvvisa e viscerale che non sfuggì alla mia attenzione.

Manuel adagiò il carico nel corridoio, congedandosi con un lieve inchino prima di riguadagnare la porta.



Le due mi fissavano come fossi un'aliena atterrata da un altro pianeta, ma se la mamma cercava di riordinare le idee tra lo sbalordimento e un pizzico di apprensione, Chiara era ancora con la testa all'uomo che era appena uscito.



Cercando di mantenere la voce ferma e il tono più naturale possibile, spiegai loro che il nuovo impiego esigeva un guardaroba di rappresentanza conforme al prestigio dell'azienda. Ponderai ogni singola parola con millimetrica precisione, limitando i dettagli ai soli tubini da ufficio, ai tessuti sobri e ai capi eleganti scelti per il lavoro.

«Ma si può sapere quanto ti è costata tutta questa roba?» chiese mia madre, incrociando le braccia al petto con un'espressione tra il sospettoso e il severo.

«Paga la ditta, mamma» risposi d'un fiato, esibendo un sorriso rassicurante. «Vogliono che le dipendenti abbiano un'immagine impeccabile e a loro non importa nulla di quanto spendono.»

La mamma assottigliò gli occhi, scuotendo lentamente la testa con quell'incredulità scettica di chi non crede ai regali. «La ditta? E da quando in qua i padroni regalano vestiti firmati e mandano gli autisti a consegnarli a casa? Nessuno ti dà niente per niente a questo mondo, ricordatelo. A me tutta questa generosità non piace per niente... sembra quasi che ci sia sotto qualcosa.»

«Ti assicuro che lì è la prassi» ribattei senza esitare, sfoderando la calma e la disinvoltura che Madame Camille mi stava insegnando a perfezionare.



Non le mostrai nulla, ed era del tutto escluso che potessi fare il minimo accenno alle scollature vertiginose, all'abito da sera in cadì rosso e, soprattutto, a quella lingerie sfacciata che custodivo gelosamente sul fondo delle confezioni, pronta a diventare il mio segreto più perverso.

Chiara, al contrario, era in un vero e proprio stato di grazia. I suoi occhi brillavano d'entusiasmo di fronte a quelle firme dell'alta moda, e mi aiutò con le borse per salire le scale verso la mia camera, senza smettere un solo secondo di tempestarmi di domande, attratta da quel mondo dorato e inaccessibile che io stavo iniziando a conquistare.



Una volta chiusa la porta alle nostre spalle, lasciando fuori i brontolii di mamma, Chiara prese posto sul bordo del letto, continuando a incalzarmi per conoscere ogni singolo dettaglio di quella giornata. Sentivo una gioia vibrante riempirmi il petto, un'euforia calda che a stento riuscivo a trattenere. Provavo il bisogno viscerale di condividere con mia sorella quel momento di trionfo, ma non volevo limitarmi alle sole parole.

«Sì, insomma... tutto fantastico, abiti da sogno, borse da urlo...» esclamò Chiara, mordendosi il labbro inferiore con aria sognante, mentre i suoi pensieri tornavano inevitabilmente altrove. «Ma ora piantala di fare la vaga e dimmi la verità: chi diavolo è quel figo? Sai se è impegnato?»

Sorrisi divertita, cogliendo al volo la sua smania. «Si chiama Manuel, ed è l'ombra di Sofia. Quanto alla sua situazione sentimentale... non saprei dirti, ma di sicuro è un tipo che non passa inosservato.»

Chiara emise un piccolo sospiro, inclinando la testa con malizia. «Non passa inosservato è un eufemismo. Quando mi ha guardata, ti giuro che mi è mancato il respiro... Senti, sorellona, non è che per caso hai modo di scoprire qualcosa di più su di lui?»

La guardai con intesa complice, lasciandomi sfuggire una risata bassa. «Vedremo cosa si può fare... Ma adesso guarda qui.»

Mi sfilai i vestiti di dosso con gesti rapidi, togliendo persino lo slip ormai umido per restare completamente nuda al centro della stanza, sotto il suo sguardo rapito. Uno ad uno, estrassi i capi più preziosi dalle confezioni di boutique e iniziai a indossarli.

Cominciai a sfilare davanti a lei, muovendomi con passi lenti, felini e calcolati, proprio come mi aveva insegnato Madame Camille durante le lezioni di portamento. Ogni movimento era studiato per valorizzare le linee del mio corpo, la flessuosità dei fianchi e il contrasto tra la seta impalpabile, il pizzo nero e la mia pelle nuda, trasformando la camera in un piccolo atelier privato di pura seduzione.

Chiara mi guardava con la bocca socchiusa, completamente rapita da tutta quella profusione di lusso. Con le pupille sgranate e il fiato sospeso, i suoi occhi inseguivano avidamente ogni singola curva del mio corpo: la pienezza dei seni sollevati dai balconcini sfoderati, lo stacco delle gambe valorizzato dalle calze velate e la rotondità dei miei fianchi. Sentirmi osservata in quel modo da lei, vulnerabile ma al tempo stesso dominante, mi provocava un'eccitazione febbrile e sconosciuta.

Ero lì, praticamente nuda, a svelarle le forme visibili del mio segreto; e mentre mi vestivo e spogliavo a ritmo lento, sentivo la fica inumidirsi e la pelle accendersi di una tensione perversa.

Non si trattava più di una semplice sfilata di abiti, ma di uno specchio sottile su cui riflettere potere, complicità tacita, segreti inconfessabili e pura, liquida perversione. Come una regina padrona del proprio regno, mi ritrovavo avvolta e circondata da metri di cadì di seta, pizzi impalpabili e pellami pregiati.



Purtroppo, a rompere quel momento incantato, bastò una rapida occhiata all'orologio: le otto erano già passate e, di lì a poco, Tommaso sarebbe arrivato. La mia solita maschera da "brava ragazza", rassicurante e docile, doveva essere indossata di nuovo.

Chiara, con l'espressione ancora stordita da quel trionfo di lusso e sensualità, si alzò lentamente dal bordo del letto per dirigersi verso la porta. I suoi occhi, però, si spensero all'improvviso, smarrendo la brillantezza di poco prima. Tornarono a velarsi di quella cupa malinconia che da troppo tempo, ormai, le vedevo addosso.

«Beh... ti invidio» disse con un filo di voce, voltandosi un'ultima volta. «Hai una vita meravigliosa, Sonia. Ti invidio davvero.»

La trattenni per un braccio prima che potesse varcare la soglia: la sua pelle era calda sotto le mie dita e la sentii tremare lievemente.

«C'è qualcosa che non va?» le chiesi, avvolgendola in un abbraccio stretto. «Ancora problemi con Francesco?»

Lei scosse la testa in segno di diniego, ma gli occhi smarriti e lucidi parlarono chiaramente per lei.

«Ti prego, Chiara... perché non ne parli con me?» le sussurrai, stampandole un bacio affettuoso sulla fronte.

«Lo farò... non preoccuparti, davvero. È solo un brutto periodo per me, tutto qui.»

«Oddio, così mi spaventi... cosa sta succedendo? Non sarai mica...» Un brivido mi corse lungo la schiena al solo pensiero.

Chiara abbozzò una risatina amara. «Incinta? No, stai tranquilla, per ora non diventerai zia. Te ne parlerò con calma, te lo prometto, ma adesso è tardi e Francesco sarà qui a momenti. Ciao sorellona, e grazie per tutto.»

Mi sfiorò la bocca con un leggero bacio affettuoso e scivolò fuori dalla camera, lasciandomi sola con i miei pensieri.



Più tardi, sedute in salotto assieme ai rispettivi fidanzati, continuai a osservarla di nascosto. Tra lei e Francesco sembrava essersi scavato un solco di totale incomunicabilità: lui era completamente assorbito dallo schermo del proprio smartphone, del tutto assente, mentre Chiara lo fissava con lo sguardo perso, distante, la testa chiaramente altrove.

Quanto avrei voluto prenderla per mano, trascinarla di sopra nella mia camera e costringerla a sfogarsi, facendomi confidare ogni singola angoscia mentre la tenevo stretta a me, coccolandola per farla sentire al sicuro.



Tommaso insiste per uscire, e dopo il cinema mi portò in un locale dall'atmosfera intimista, dove, nella penombra di luci soffuse, le note calde di una musica lounge avvolgevano i tavoli e addolcivano i pensieri.

«Allora... sei pronta per il tuo amichetto? Lo hai più sentito?» disse con uno sguardo carico di morbosa libidine.

Lo fissai per qualche istante in silenzio, assaporando l'attesa e meditando su cosa rispondergli. Poi chiesi: «Di quale parli? Di Bruno?»

«Già, effettivamente, vista la schiera dei tuoi amanti, meglio essere precisi» replicò con una nota di bizzarro orgoglio nella voce. «Parlavo di Luca. Domenica mattina ti passo a prendere: lui e Marco ci aspettano per mezzogiorno proprio all'uscita dell'autostrada.»

Valutai le sue parole con attenzione. «Ma sei davvero sicuro? Guarda che Luca non ha la maturità di Bruno: quello si è messo in testa che io ti debba lasciare per fare coppia fissa con lui.»

«E a te piacerebbe?»

«Scherzi? Con quanto è geloso e soffocante?»

«Però è bravo a scopare, a quanto mi hai raccontato...»

«Sì, in quello sa il fatto suo, ma per il resto è di una paranoia insopportabile. E poi che c'entra? Io ho già Bruno!» ribattei seccata.

«Ti piace proprio questo Bruno, eh?»

«Sicuro! E ti garantisco che mi scopa persino meglio di Luca.»



Sembrava surreale, un'assurdità inconcepibile soltanto un mese prima: raccontare al mio fidanzato le prestazioni dei miei amanti, con lui che, dall'altra parte del tavolino, mi fissava col respiro corto, sul punto di esplodere da un momento all'altro e macchiarsi i pantaloni.

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Sonia

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