Il mattino seguente, lunedì, mi svegliai serena accanto al mio Tommaso. La sera prima, poco dopo che Luca se n'era andato, lui era arrivato. Tranquillo e beato come sempre, il mio porto sicuro e ingenuo. Fui particolarmente dolce con lui, e dopo aver fatto l'amore, ci addormentammo placidamente.
A colazione, incontrammo Marco e Luca. Tra noi tutto si era rasserenato, o almeno così sembrava. Loro ci dissero che quello era il loro ultimo giorno di vacanza e che sarebbero partiti l'indomani nel pomeriggio. Tommaso già lo sapeva, ma io non me l'aspettavo. Mi dispiaceva, ma in fondo i giorni erano ormai contati anche per noi.
Uscendo dalla hall per recarci in spiaggia, venni quasi travolta da due bimbi che correvano felici. Un maschietto e una bambina, entrambi con la faccia da monelli. La madre che li inseguiva, una bella donna sulla quarantina, si scusò prontamente con me.
Arrivò anche il marito, e lì, il mio cuore ebbe un sussulto che non provava da tempo. Un bellissimo uomo, come se ne vedono pochi. Alto almeno 1,90, fisico slanciato, abbronzato, capelli sale e pepe che lo rendevano incredibilmente affascinante, e occhi di un azzurro chiaro, così penetranti che mi ci persi subito, sentendomi ridicola nel mio impaccio.
Dallo sguardo che mi diede, capii che anch’io avevo fatto colpo su di lui. Un lampo di interesse, una scintilla che attraversava i suoi occhi. La sua voce era maschia, sensuale, senza nessuna inflessione. Emanava un profumo da uomo inebriante: tabacco forse, o cannella, assieme a un vago sentore di vaniglia.
Li salutammo velocemente proseguendo verso la spiaggia. Tommaso mi fece subito notare che erano una bella coppia e che anche i loro bimbi lo erano. Io annuii, incapace di parlare. Avevo la bocca asciutta, e la mia fica aveva già iniziato a fremere per quel nuovo, improvviso incontro.
Quella mattina la passammo con Marco e Luca. Erano gli ultimi momenti da passare assieme, e l'aria tra noi era un po' malinconica. Le occasioni di intimità furono poche, ridotte a sguardi rubati e a qualche toccatina furtiva. Ma bastarono per sussurrarci parole dolci all'orecchio e un paio di rapidi baci, nascosti agli occhi di Tommaso. Ogni contatto fu una conferma silenziosa delle promesse fatte il giorno prima, un segreto che ci legava e mi eccitava in modo perverso. Luca era visibilmente dispiaciuto di partire, ma io sapevo che la nostra storia era solo sospesa, e non sarebbe finita lì.
La gradita sorpresa mi giunse a pranzo. Appena entrati nella sala ristorante, vidi che la bella famigliola incontrata al mattino, aveva il tavolo proprio accanto al nostro. L’energia dei loro bambini riempiva l'aria, erano chiassosi, ma non era certo questo a turbarmi. I miei occhi corsero subito su di lui. Luca, Mario, persino Tommaso... tutto svanì nel momento in cui i suoi occhi s’incrociarono con i miei.
Sedeva rivolto verso di me, e i suoi sguardi..., i suoi sguardi mi scioglievano. Quegli occhi, di un azzurro così chiaro e intenso, mi facevano sentire nuda. La mia fica vibrava di un brivido incontrollabile. Ero imbarazzata, le guance in fiamme, ma non riuscivo a distogliere lo sguardo. Lui mi piaceva molto, anzi, moltissimo. Era come se i suoi occhi avessero un potere ipnotico, capaci di farmi dimenticare il mondo intero. Tutto si ridusse a quel tavolo, a quello sguardo che mi trapassava l'anima.
Si capiva subito che era scaltro e diretto, un uomo abituato a ottenere ciò che voleva. Davanti a lui, io, la manipolatrice Sonia, mi sentivo bloccata, incapace di reagire. Come se quello sguardo mi ipnotizzasse, tenendomi prigioniera. Non c'era volgarità, non c'era l'arroganza di Mario, solo una curiosità affilata, una promessa silenziosa che mi faceva venire la pelle d'oca.
La moglie, indaffarata con i figli, forse ci aveva fatto l'abitudine, ma lui mi guardava senza ritegno, senza abbassare gli occhi nemmeno per un istante. Mi sorrise, un sorriso lento e sicuro di sé, quasi sfacciato, incurante della presenza di Tommaso e di sua moglie. Un sorriso che mi diceva: "Ti ho vista. E ti voglio."
Dopo pranzo, andai in spiaggia. La televisione trasmetteva un'importante partita, e i ragazzi, presi dalla loro passione calcistica, mi lasciarono sola. L'occasione perfetta per prendere un po' di sole e, magari, perdersi in pensieri proibiti. Indossavo un bikini nero, abbastanza ridotto. Non troppo, non è nel mio stile essere volgare, ma sul mio corpo era comunque molto sensuale. Mi sdraiai sul lettino a pancia sotto e, per evitare antipatici segni dell'abbronzatura, sciolsi i laccetti del top. La mia pelle era pronta a baciarsi con il sole.
Improvvisamente, una pallonata, seguita da una manciata di sabbia, mi colpì. Niente di grave, ma mi alzai di scatto, scoprendo un po' il seno, balzato fuori dal bikini allentato. Un bimbo arrivò di corsa a recuperare la palla, subito seguito dal padre che, con un sorriso imbarazzato, mi chiese scusa.
Mi bloccai, senza accorgermi che gli stavo mostrando il seno nudo, e i miei capezzoli tesi. Era lui, l'uomo dello sguardo ipnotico a pranzo. In risposta alle sue scuse, balbettai qualcosa di incomprensibile, la mia voce un groviglio di suoni. Lui sorrise, un sorriso che sapeva già di vittoria. Porgendomi la mano: "Piacere, Nicola," disse, dandomi subito del tu.
In quel momento, i miei occhi scesero al mio seno nudo, e la faccia mi andò a fuoco, cercando di coprirmi con movimenti impacciati, quasi ridicoli. Lui mi sorrise ancora, un sorriso che diceva "so di piacerti, e mi piace che tu lo sappia".
Si sedette sul lettino di Tommaso, accanto al mio. "Tutto bene?" mi chiese, la sua voce maschia e sensuale che risuonava nelle mie orecchie.
"Sì... sì, tutto bene," riuscii a rispondere, cercando di ricompormi. "I bambini... sono vivaci, eh?"
Lui rise, un suono profondo e piacevole. "Già. Sono il nostro terremoto quotidiano. E tu, invece? Sei qui in vacanza con il fidanzato?"
Esitai un attimo, poi decisi per la verità, o quasi. "Si, sono qui con il mio ragazzo. Tommaso," gli dissi, il suo nome quasi un peso sulla lingua. "E voi?"
"Io con mia moglie e i miei figli," rispose Nicola, senza distogliere lo sguardo. "Ti ho notata stamattina, e poi a pranzo. Sei molto bella, sai?"
Le mie guance arrossirono ancora di più. "Grazie," mormorai, sentendomi una ragazzina inesperta. "Anche tu..."
"E da dove vieni?" continuò lui, diretto, senza tanti giri di parole.
"Da Cremona," risposi, la mia voce appena un sussurro. "E tu?"
Un sorriso si allargò sul suo viso. "Anche. Non siamo poi così lontani, vero?" Il suo sguardo era intenso, e sentii una scarica elettrica percorrermi il corpo. La mia fica rispose immediatamente, un brivido di desiderio che mi fece stringere le cosce. La conversazione era innocente, un dialogo soft, ma sotto sentivo già la tensione, perché i suoi occhi mi dicevano molto di più.
La nostra conversazione fu interrotta dall'arrivo di Luca. Sapeva che ero sola, e subito ne aveva approfittato. Notando Nicola seduto accanto a me, il suo viso si rabbuiò all'istante.
Vedendolo avvicinarsi, Nicola mi guardò con un'espressione divertita, quasi un'intuizione. "È il tuo ragazzo?" mi chiese, con un tono leggero, ma con gli occhi fissi sui miei, come a sondare la mia reazione.
Confusa, con la mente che cercava di elaborare una risposta: "Sì... no! Cioè..." balbettai, la mia faccia che andava a fuoco.
Lui mi sorrise, un sorriso complice, come se avesse intuito perfettamente la mia situazione. "Tranquilla," aggiunse, abbassando leggermente la voce, "non lo dico a Tommaso." E mi fece l'occhiolino, un gesto sfacciato e irresistibile. Arrossii nuovamente, un sorriso imbarazzato che mi spuntò sulle labbra. Poi, con un ultimo sguardo che mi fece vibrare l'anima, si alzò e se ne andò, lasciandomi di fronte a Luca.
Luca mi chiese subito: "Chi è quello?" con la voce bassa e carica di gelosia. "Cosa voleva?"
Lo lasciai parlare, la sua rabbia mi era quasi indifferente. Poi, senza dire una parola, lo tirai a me e gli diedi un bacio. Un bacio che era un mix di rassicurazione e ammonimento. "Non fare sempre il geloso, Luca," gli dissi, la voce dolce ma con un tono fermo. "È solo un uomo che ho incontrato e con cui stavo scambiando quattro chiacchiere."
Girando lo sguardo, vidi che poco lontano, seduto sul suo lettino, Nicola mi guardava e mi sorrideva. Un sorriso che era una promessa, una sfida, e che mi fece sentire di nuovo nuda sotto i suoi occhi azzurri.
A cena, come se fossero complici del padre, i figli di Nicola non rimasero fermi un istante. Girovagavano per la sala, prendendo particolarmente di mira me e il mio fidanzato con un sacco di domande infantili. Con la scusa di venirli a riprendere, Nicola venne al nostro tavolo e si presentò a Tommaso. Il mio cuore fece un balzo. Per l'occasione, mi ero messa qualcosa di veramente sexy e carino, un abito leggero che accarezzava le mie curve senza rivelare troppo, ma lasciando intuire la passione che mi bruciava dentro.
Dopo cena, lui e Tommaso iniziarono a parlare. Li ascoltavo, sentendo la tensione crescere tra me e Nicola, una tensione che Tommaso, ovviamente, non poteva percepire.
