Ho aperto gli occhi con fatica. La luce del mattino filtrava dalle finestre, troppo limpida, quasi offensiva, dopo il buio e le follie della notte. La testa pulsava, forse per gli strascichi della cocaina, ma il mio corpo era un fascio di dolori. Un dolore specifico, lacerante e osceno, dominava tutti gli altri: il mio culo.
Tommaso era già in piedi, un'ombra indistinta che si muoveva per la camera, borbottando tra sé mentre cercava i vestiti. Ho sentito il rumore leggero dei suoi passi e poi la sua voce, calda e impastata di ingenuità.
"Sonia, sei sveglia? Come ti senti?" mi ha chiesto, avvicinandosi al letto. Si è chinato su di me, il suo viso ingenuamente preoccupato. "Io non ricordo niente della nottata, di nuovo. Abbiamo bevuto così tanto? La testa mi scoppia."
L'ho guardato, i miei occhi ancora velati dalla stanchezza. "Sì, Tommaso," ho risposto, la mia voce un po' roca, ma abbastanza convincente. "Abbiamo esagerato un pochino. Anche io mi sento un po' frastornata. Mi fa male la testa..." La menzogna mi è scivolata dalle labbra senza sforzo. In realtà, non era la testa: era il mio ano che urlava.
Quell'idiota ha annuito, credendo a ogni mia parola. "Vado in bagno," ha detto, e si è allontanato, lasciandomi di nuovo sola nel mio segreto bollente.
Appena ho udito il rumore dell'acqua che scorreva, la mia mano è scivolata tra le cosce, dietro, per toccare. Il mio ano... oh, dio. Andava già meglio, la crema che mi aveva applicato Enzo sembrava aver fatto effetto. Ma bruciava, bruciava da impazzire. Il ricordo della violenza, di quel grosso manico che mi aveva quasi stuprata, mi ha assalito con prepotenza. Sentivo ancora quell’attimo doloroso e al tempo stesso così profondamente destabilizzante.
Mentre Tommaso si lavava in bagno, la mia mente era già altrove. Ripercorrevo la perversione della notte. Quel ricordo – il dolore mischiato alla consapevolezza di aver subito qualcosa di così estremo e innaturale – mi ha fatto fremere. Nonostante il bruciore, la mia fica si è subito inumidita. Un lago di desiderio, pronto a qualsiasi cosa.
Poi, un'altra immagine è balenata nella mia mente: le ragazze. Le loro facce, le loro risate, le loro piccole mani che mi pizzicavano e il modo in cui mi avevano costretto a fare quel che avevo fatto. Leccare i loro culi, la loro figa. Era stata una forzatura, eppure... erano tutte così carine e giovani, con quei corpicini acerbi. In verità non mi era dispiaciuto affatto. Anzi. C'era stato qualcosa di profondamente eccitante nel sentire il sapore delle loro fiche sulla mia lingua, nell'obbedire a quelle piccole ma crudeli padrone.
L'ora si era fatta tarda, sentivo il sole farsi più forte attraverso le tende. Erano già passate le undici, e la mia pigrizia mista a quel persistente stordimento mi teneva inchiodata al materasso.
Quando Tommaso è uscito dal bagno, già vestito, l'ho fermato. "Tesoro," ho detto, la mia voce un po' strascicata, ma abbastanza dolce. "Scendi pure, io... sono troppo stanca. Ci vediamo direttamente a pranzo." Sapevo che avrebbe accettato senza fare domande. Era così facile manipolarlo.
Nonostante la stanchezza, che mi pesava nelle ossa, un'eccitazione latente mi stimolava. I fatti della notte precedente non accennavano a lasciarmi. Le ragazze, l'urina... ogni dettaglio mi tornava in mente con una vividezza quasi dolorosa, ma anche con un brivido di quella nuova, selvaggia libidine che avevo scoperto.
Un flash improvviso: la mia coscia. Le iniziali di quella piccola troia, Maria, erano ancora lì. Mi sono toccata la pelle, proprio sopra il ginocchio. Le sentivo, le piccole incisioni, il bruciore sottile che mi ricordava quella sua perfida vendetta. Enzo aveva detto che probabilmente sarebbero andate via, ma cosa avrei inventato se fossero rimaste? Come avrei giustificato quel marchio sulla mia pelle al mio seppur ingenuo fidanzato?
La voglia di alzarmi era pari a zero. Volevo solo rimanere lì, ad assaporare i ricordi proibiti della notte, a sentire il mio corpo che, nonostante il dolore, fremeva ancora per quelle nuove trasgressioni.
Mentre ero lì, persa tra il dolore e i ricordi osceni, il telefono ha vibrato sul comodino. L'ho afferrato distrattamente, e lo sguardo è caduto sul display: Mario. Uno scatto, e mi sono messa subito a sedere sul letto, la stanchezza dimenticata, sostituita da un'ondata di adrenalina.
Il suo messaggio era insolitamente pacato, quasi preoccupato.
Mario: Buongiorno, zoccola. Come stai? Tutto intero? 😏
Un sorriso malizioso mi si è disegnato sulle labbra. Ho digitato veloce, pronta a ribattere.
Sonia: Buongiorno al mio carceriere! 😠 Sto bene, grazie. E tu? Ti riprendi dalla nottataccia? 😉
Mario: Ah, la mia puttanella ha la lingua lunga anche stamattina. Sono al top, tranquilla. A differenza di te, io non ho fatto la cagna per ore. 😂
Sonia: Davvero? Non ricordi? Eri così dolce poche ore fa, Mario. ❤️ Sotto la doccia, a lavarmi con tanta delicatezza... Chi l'avrebbe mai detto che dietro tutta quella brutalità si nascondesse un'anima sensibile? 🤔🛁
Mario: Ah, quella... quella è stata la cura ricostituente per la mia proprietà! 😉 Non vorrai mica rovinarti, no? E poi, come si fa a resistere a un culo così martoriato? 😈 A proposito, ti saluta... il tuo nuovo amante. Quello di legno. ⛏️ 😂
La sua battuta sul manico mi ha fatto arrossire, ma una risata mi è sfuggita, un suono roco e genuino che mi ha fatto vibrare la fica. Quel bastardo! Ma mi eccitava, mi eccitava tantissimo.
Sonia: Sei un bastardo, Mario! 😡 Non nominarlo nemmeno! Il mio culo sta urlando vendetta, lo sai? Mi fa male da morire! 😩 Brucia! 🔥
Mario: Lo so, lo so, povera principessa. Ma d'ora in poi il tuo culetto sarà una seconda fica. Anzi, forse la tua prima, visto quanto ti piace prenderlo li. È meglio se brucia, così non ti dimentichi chi comanda. E poi, il dolore ti eccita, non negarlo. 😈🌶️
Sonia: Oh, certo, tu sai tutto di me, vero? Il mio culo non ha più segreti per te! Ma non è solo il dolore a eccitarmi, stronzo. È la tua perversione! E le ragazze... sono delle piccole diavolesse! 😈😈😈 Vi hanno tenuto sotto scacco! 💪
Mario: Ah... Quelle sono piccole iene! 🐺 Ci hanno messi alle strette, sì. Ma vedi, anche loro hanno capito come si tratta una come te. E poi, ti hanno fatto un bel regalino, no? Un ricordo indelebile. 😉✍️
Sonia: Un regalino che brucia! 😫 E che non so come nasconderò! Ma non illuderti, Mario, quel marchio mi ricorderà solo che siete dei selvaggi! E che mi hai fatto fare delle cose... 😈 Quelle ragazze... devo dire che comandavano bene! E le loro fiche... non male per essere così giovani! E la pipì in bocca... 😋👅🍑
