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Erotika
Sonia & Tommaso · Cap. 13
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Capitolo 13 di 78 12 min di lettura

Sonia, tra proposte e ordini

In spiaggia, tra sguardi complici e promesse rubate, Sonia accetta l'inevitabile. Stretta tra proposte e ordini, cosa sceglierà?

Sonia
10 mesi fa · 497 letture · 1

Verso le due del pomeriggio, mi sono decisa a prepararmi per la spiaggia. Volevo apparire innocente, la fidanzata impeccabile, una facciata rassicurante da offrire a Tommaso. Ho scelto il mio costume da bagno più casto: un bikini, azzurro cielo, appena ingentilito da qualche minuscolo fiore bianco ricamato. Copriva moltissimo, lasciando le mie forme soltanto intuire, mai ostentare. Aggiunsi un pareo leggero dello stesso colore, che mi fasciava i fianchi con una discrezione borghese. Ai piedi, un paio di sandali flat. Il mio obiettivo era chiaro: essere la "brava ragazza" della porta accanto, il simulacro perfetto.

Ma sotto quella facciata di lino e lycra, il desiderio mi bruciava. Le parole arroganti di Mario, il peso sporco di quei soldi in valigia e la vivida consapevolezza di quanti cazzi mi avessero riempita, mi avevano accesa come un fuoco indomabile. Mentre mi infilavo il costume, le mie dita scivolarono istintivamente sul mio triangolino pubico scuro, ancora leggermente umido di tracce intime. Non ho resistito. La mia mano è scesa sotto il tessuto, trovando la mia fica già grondante, un pozzo di piacere in attesa.

Ho iniziato a farmi un ditalino, lenta all'inizio, poi sempre più decisa. Ogni movimento era un'eco precisa delle penetrazioni della notte, ogni sfregamento riportava il ricordo bruciante dei corpi che si erano mossi su di me. Ho chiuso gli occhi, e nella mia mente rividi la cascina, le ombre e i volti sconosciuti che mi possedevano. Sentivo le mie aperture, oscenamente dilatate, pulsare sotto le mie dita, la carne che si gonfiava di sangue, i capezzoli che si indurivano contro il tessuto casto del costume. Un gemito di puro piacere mi è sfuggito dalle labbra, un suono che ho subito soffocato contro il palmo della mano, assaporando il mio odore acre e salmastro. La mia fica si strinse attorno al mio dito, spruzzando umore denso sulla mano, e ho raggiunto l'orgasmo, un brivido silenzioso, profondo, che mi ha scosso fin nelle viscere.

Mi sono ricomposta in fretta, il respiro ancora affannoso, le guance arrossate. Nessuno doveva sapere. Nessuno doveva sospettare. La finzione doveva rimanere intatta.

Proprio in quell'istante, la porta si è aperta. Era Tommaso, ingenuo e sorridente come sempre. "Sei pronta, amore? Ti stavo aspettando! Andiamo, che c'è un sole bellissimo in spiaggia!" I suoi occhi scuri erano pieni di una gioia così semplice, completamente ignara di ciò che avevo appena fatto e di ciò che ero diventata. Quell'innocenza, ormai, era il mio condimento più perverso.

"Sì, amore, pronta!" ho risposto, la voce un po' roca, ma con un sorriso che sembrava sincero. Mi sono avvicinata a lui, gli ho dato un bacio sulla guancia, sentendo il suo profumo pulito, un contrasto stridente con l'odore intimo che mi aveva impregnato per ore. Era la mia perfetta, oscena commedia.

Siamo andati in spiaggia, mano nella mano, sotto il sole caldo di Rimini. Le onde del mare ci aspettavano, e con loro, un altro capitolo della mia doppia vita. Ero la fidanzata innamorata, la ragazza della porta accanto, ma sotto il costume azzurro, il mio corpo pulsava ancora per il piacere appena provato e per il ricordo eccitante delle umiliazioni e dei piaceri proibiti della notte. E la consapevolezza di ciò che mi aspettava anche quella sera mi faceva fremere.

Ero stesa sul mio lettino in spiaggia, gli occhi chiusi e la mente già proiettata alla serata imminente. Il bikini azzurro mi copriva, ma la mia pelle sotto il tessuto bruciava, non solo per il sole, ma per l'anticipazione. Tommaso, steso accanto a me sul suo lettino, leggeva la sua immancabile Gazzetta dello Sport, completamente assorto. All'apparenza, eravamo una normalissima coppia in vacanza. Nonostante tutto il caos interiore, la perversione che ribolliva dentro di me, ero stranamente tranquilla e allegra. Era la calma studiata prima della tempesta.

Proprio in quel momento, la nostra apparente bolla di normalità è stata rotta. Marco è arrivato, con il suo sorriso bonario, già in sintonia con Tommaso grazie alla loro amicizia improvvisa. "Ehi, Tommaso! Ti va di fare una partita a carte? Gli animatori hanno organizzato un torneo. Luca non è proprio un asso, e mi servirebbe un compagno bravo come te per fare coppia."

Tommaso, ingenuo fino al midollo, si è girato verso di me. "Ti dispiace, amore, se vado a fare un paio di partite?"

Ho sorriso, rassicurante. "No, amore, vai pure. Divertiti!" Era la scusa perfetta, e sentivo già il mio cuore accelerare.

Poco dopo che Tommaso si è allontanato con Marco, è arrivato Luca. I suoi occhi, così penetranti, si sono posati su di me, e ho capito subito. Quella delle carte era solo una scusa, un pretesto elegante per allontanare Tommaso. "Sonia," ha detto, la sua voce calda e vellutata, "ti andrebbe di fare due passi? Vorrei parlarti."

Ho annuito, il mio corpo già in fermento. "Certo, Luca. Con piacere."

Abbiamo iniziato a camminare lungo la riva, l'acqua che ci lambiva i piedi nudi. Parlavamo del più e del meno, di quanto fosse bella la spiaggia, del caldo, delle cose più banali. Ma ogni tanto, i suoi occhi incontravano i miei, e in quegli sguardi c'era un fuoco, un'elettricità che mi faceva vibrare. Sapevo che stava aspettando il momento giusto.

Quando eravamo abbastanza lontani da chiunque altro, in un punto più isolato della spiaggia, Luca si è fermato. Si è girato verso di me, il suo viso vicino al mio, i suoi occhi che cercavano i miei, con un'intensità che mi ha tolto il respiro.

"Sonia," ha iniziato, la sua voce ora un sussurro, profonda e piena di desiderio. "Lo sai che mi piaci tantissimo, vero?"

Ho annuito, il mio cuore che batteva all'impazzata. "Lo so, Luca..."

"No, Sonia," ha interrotto, la sua mano che mi ha accarezzato la guancia con una delicatezza che mi ha sciolto. "Non mi piaci e basta. Io... io non riesco più a resisterti. Ti desidero, Sonia. Ti desidero in un modo che non ho mai provato prima."

Poi mi ha baciata. Un bacio profondo, diverso da quello rubato in discoteca. Questo era lento, avvolgente, un bacio che sapeva di promesse proibite e di desideri inconfessabili. Le sue labbra si sono mosse sulle mie con una dolcezza che mi ha fatto fremere, la sua lingua che accarezzava la mia, un ballo intimo che mi ha fatto sentire un fuoco divampare dentro. Mi sono lasciata andare, ho risposto al bacio con la stessa intensità. Mi piaceva, mi piaceva da morire. Le sue mani mi hanno accarezzato la schiena, scendendo lentamente verso i miei fianchi.

Quando ci siamo staccati, il suo respiro era affannoso, come il mio. L'ho guardato negli occhi, e ho sentito che avrei potuto perdermi lì dentro.

"Luca," ho sussurrato, cercando di riprendere un barlume di controllo, "tu mi piaci davvero tanto... ma... io sono fidanzata. Vorrei, ma... non posso." Le parole mi uscivano dalla bocca quasi a fatica, una finta resistenza che nascondeva un desiderio bruciante e perverso.

Abbiamo ripreso a camminare, le nostre mani che si tenevano, le dita che si intrecciavano in una stretta complice.

"Non puoi?" la sua voce era un lamento sensuale. "Non dire così, Sonia. Lo sento, lo vedo nei tuoi occhi che non è vero. Sentiamo entrambi questa cosa, vero? Questo fuoco tra noi." La sua mano ha stretto la mia, tirandomi leggermente verso di lui.

"Ma Luca..." ho iniziato, quasi lamentandomi. Sapevo che lo volevo, ma una parte di me, quella più perversa, amava farsi pregare, amava la tensione del proibito che si faceva sempre più forte.

"Sonia, piccola," ha continuato, ignorando le mie proteste. "Sei la donna più bella che abbia mai visto. E non è solo il tuo corpo, anche se è incredibile. È come mi guardi, come mi ascolti. Sento che tra noi c'è qualcosa di speciale. Tommaso non ti vede, non ti capisce come faccio io. Non sa cosa c'è davvero dentro di te, vero?" La sua voce era un miele che mi si spalmava addosso, e le sue parole... le sue parole toccavano corde che quell'idiota di Tommaso nemmeno sapeva esistessero. "Meriti di essere desiderata, adorata. Meriti di sentirti viva, Sonia. Con me puoi sentirti così."

Mi sono morsa il labbro, sentendo il mio corpo fremere. "Luca, non è giusto... lui..."

"Giusto? Cosa c'è di giusto in una vita spenta, Sonia?" mi ha interrotto, la sua voce era diventata più intensa, quasi un sussurro roco. Si è fermato di nuovo, e mi ha girata verso di lui, le sue mani che mi tenevano per i fianchi. I nostri corpi erano vicinissimi, e sentivo il calore che irradiava da lui. "Non puoi negare quello che provi. Non puoi negare quello che sento io. Siamo fatti per questo. Per sentirci vivi, per bruciare. Lasciati andare, Sonia. Ti prego. Solo un'altra volta. Solo per un momento. Dimmi di sì."

Prima di andare avanti…

Com'è finora?

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