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Erotika
Sonia & Tommaso · Cap. 21
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Capitolo 21 di 78 23 min di lettura

Il Gioco dei Ruoli

La recita di Sonia raggiunge il culmine: deve decidere, ma quali saranno le conseguenze sull'equilibrio emotivo di questa triplice finzione?

Sonia
9 mesi fa · 432 letture · 0

La mattina dopo era domenica, una mattina di quelle che invitavano alla lentezza, che promettevano riposo. La luce dorata filtrava appena dalle tende, accarezzando la polvere sospesa, ma per me non c'era fretta. Tommaso, con la sua ineguagliabile e un po' cieca gentilezza, era uscito senza fare rumore, lasciandomi dormire fino a mezzogiorno. Poche ore, sì, ma mi sono svegliata con una strana, profonda sensazione di appagamento.

La notte e la serata precedente mi erano piaciute, eccome. Ripensavo a ogni singolo, sporco dettaglio come a tessere un prezioso ricamo. In particolare, l’intimità inaspettata con Mario, quella complicità che andava oltre il sesso e il denaro, mi ha fatta stringere il cuscino tra le braccia. Il suo profumo, il ricordo della sua voce roca e l’autorità del suo corpo, tutto mi riportava a lui.

Ma subito, la mia mente ha iniziato a vorticare, a ripassare gli attori del mio piccolo, perverso dramma. Luca. Le aspettative che gli avevo dato, quel bacio e quella scopata così piene di promesse... Quanto ci avrebbe messo la sua "purezza" a stancarmi, a trasformarsi in noia? E la sua gelosia… Mario me lo aveva detto, il rischio che correvo. Poi c’era Tommaso, il mio bambinone. Un porto sicuro, sì, ma grazie alla sua ingenuità, anche un porto aperto per tutte le mie perversioni. Era il mio paravento, la mia garanzia di "normalità" mentre la mia anima si espandeva nel mondo degli eccessi. Infine, Mario. Lui mi aveva detto chiaro e tondo che sarei rimasta la sua puttana. Questo avrebbe voluto dire trasgressione allo stato puro, una vita di rischio che, lo ammetto, mi eccitava da morire. I pretendenti non mi mancavano certo, ma la scelta era così difficile, così confusa, e percepivo ogni incertezza come un delizioso brivido.

Facendomi forza, mi sono alzata dal letto, la mente ancora un turbine di pensieri e la fica che pulsava per i ricordi recenti.

A terra, nel bagno, giaceva il mio abito di quella notte. Lo presi, lo guardai, e un brivido freddo ma eccitante mi percorse la schiena. C’erano chiazze chiare all’altezza del seno e del pancino, e anche dietro, lungo l’orlo inferiore. Erano le tracce invisibili di tutti quei corpi, di tutte quelle sborrate, che mi avevano invasa e poi abbandonato.

Annusandolo, un’ondata di odori mi invase le narici: sperma e lattice da preservativo, un mix acre e dolce che mi eccitò all’istante, facendomi gocciolare la fica. Continuai ad annusare, come una cagna in calore, il mio corpo che rispondeva a quel richiamo primordiale. Ero così eccitata che non riuscivo a contenere la tensione.

Senza pensarci due volte, portai il tessuto macchiato del vestito all'altezza del mio pube e, con la stoffa impregnata di tracce di quegli uomini, cominciai a tormentare il mio clitoride. Le sensazioni si amplificarono, il ricordo di ogni cazzo, di ogni spinta, di ogni gemito si mescolava al piacere crudo che mi stavo procurando. Gemevo, il mio corpo che si contorceva, finché non ho avuto un violento orgasmo, un fremito che mi scosse da capo a piedi.

Poi, con le gambe ancora tremanti, andai alla borsetta. La svuotai, e contai velocemente i soldi. Erano parecchi, una somma considerevole. Li nascosi assieme agli altri, nel mio piccolo nascondiglio in valigia. Ormai, si era accumulato un considerevole capitale, frutto del mio corpo e delle mie perversioni.

Ho scelto un abito estivo leggero, di lino, color crema. Semplice, elegante, senza pretese. Mi sono messa un velo di profumo al collo e sui polsi, per mascherare gli ultimi sentori della mia notte brava. Ma sapevo che l’odore di me, di sperma, di pelle eccitata, era ancora lì, sotto la superficie, un segreto che solo io e i miei amanti potevamo percepire.

Mi sono guardata allo specchio. Una ragazza borghese, irreprensibile, con un sorriso dolce. Ma dentro, Sonia era una tempesta di voglia, di malizia, di intrigo. Sono scesa per il pranzo, pronta a farli impazzire tutti, pronta a tessere la mia rete di bugie e seduzione. Sentivo il potere che emanava dal mio corpo, da ogni mia finta ingenuità. Ero pronta a giocare.

Era ancora un po’ presto per il pranzo, e l’idea della spiaggia non mi attirava per niente. Avevo bisogno di qualcosa di più stimolante. Così, ho deciso di scendere al bar dell’hotel per un aperitivo. Mi sono seduta a un tavolino, e poco dopo, ho visto arrivare un ragazzo. Lo avevo già notato da un paio di giorni, era un cliente dell’hotel, carino, più o meno della mia età. Con un sorriso gentile, mi ha chiesto se disturbava e se poteva sedersi. Gli ho offerto uno dei miei sorrisi migliori, quelli che promettono ma non rivelano nulla, e gli ho detto di accomodarsi. Era piacevole parlare con lui, educato, simpatico, e io mi sono trovata subito a mio agio. Abbiamo riso, abbiamo scherzato, parlando del più e del meno. Era così facile essere la brava ragazza con lui.

Mentre chiacchieravo spensierata, dalla spiaggia sono arrivati Tommaso, Marco e Luca. Li ho visti da lontano. Luca, appena mi ha visto parlare con il ragazzo, ha fatto subito una faccia scura. La sua gelosia era palpabile, e mi ha fatto sorridere internamente. Tommaso, invece, allegro e gioviale come sempre, mi ha sorriso e mi ha dato un leggero bacio. Si è presentato al ragazzo con cui stavo parlando, poi è andato a prendersi da bere, chiedendo ai suoi due compagni cosa gradivano. Luca era lì in piedi, i suoi occhi fissi su di me, serio, e con il capo mi ha indicato i bagni. Ho capito al volo.

Mi sono alzata, mi sono scusata con il ragazzo, dicendo che andavo un attimo alla toilette. Il mio passo era leggero, ma dentro sentivo già l’adrenalina salire.

Luca è arrivato subito dopo di me. Era arrabbiato, e ha iniziato a farmi una scenata. Aveva saputo da Tommaso che ero tornata all’alba e mi ha chiesto cosa avevo fatto con Mario. La sua voce era un sussurro furioso, carico di risentimento e paura. Io l’ho lasciato parlare, sfogarsi, guardandolo con un mezzo sorriso. Adoravo vederlo così, diviso tra la rabbia e la voglia. Appena ha taciuto, i suoi occhi ancora carichi di accusa, l’ho tirato a me. L’ho baciato. Un bacio lungo, pieno di passione e di desiderio, un bacio che avrebbe dovuto zittire ogni sua domanda e riempire ogni sua insicurezza. Mi sono staccata un attimo, gli occhi negli occhi, attaccata al suo viso. Un sorriso malizioso mi si è disegnato sulle labbra mentre gli ho sussurrato:

"Nel pomeriggio voglio scopare con te."

E per non lasciargli dubbi, ho aggiunto:

"Mettiti d’accordo con Marco, così Tommaso sarà occupato."

L’ho lasciato lì, ancora intontito dal bacio e dalla promessa, e sono tornata dagli altri con un largo sorriso, come se niente fosse successo. La mia maschera era perfetta, e loro non sapevano quanto mi divertissi a giocare.

Al buffet, mentre mi servivo qualcosa da mettere nel piatto, il mio sguardo si è incrociato con quello di Luca. Gli ho fatto l'occhiolino, un piccolo segnale, una promessa silenziosa che solo lui poteva capire. Ho visto il suo sorriso allargarsi, quasi impercettibilmente, e la sua eccitazione è stata tangibile anche a distanza.

Poi, tutti e quattro, siamo andati al bar dell'hotel per il caffè. È stato il momento perfetto. Marco, con la sua finta ingenuità, ha chiesto a Tommaso se nel pomeriggio gli andava un altro giro in bici. Tommaso mi ha guardata, e ha detto a Marco di no, con quel tono di chi vorrebbe ma non può. "Mi dispiace per Sonia," ha detto, "non la voglio lasciare sempre sola." Oh, mio ingenuo Tommaso! Il mio cuore ha fatto un piccolo balzo di trionfo.

Non ho perso un istante. L’ho subito tranquillizzato, con un sorriso che era puro zucchero e un’anima che era pura malizia. Gli ho detto di andare pure, di non preoccuparsi per me, che avrei preso un po' di sole dormendo in spiaggia. La menzogna è scivolata via dalle mie labbra con una facilità disarmante. Tommaso ha abboccato all'amo, ovviamente. Non poteva sapere che la mia "libertà" aveva un significato ben diverso dal suo.

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