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Erotika
Sonia & Tommaso · Cap. 21
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Capitolo 21 di 78 23 min di lettura

Il Gioco dei Ruoli

La recita di Sonia raggiunge il culmine: deve decidere, ma quali saranno le conseguenze sull'equilibrio emotivo di questa triplice finzione?

Sonia
9 mesi fa · 432 letture · 0

Appena il mio fidanzato si allontanò, con la sua bici e la sua innocenza, salii da Luca. La porta della sua camera si chiuse dietro di me, sigillando il nostro segreto. Senza una parola, ci buttammo l'uno sull'altra. I nostri vestiti volarono via in un attimo, le nostre mani avide che si cercarono, si toccarono, si strinsero. I miei capezzoli erano già duri, la mia fica gocciolava per l'attesa.

Facemmo l'amore tutto il pomeriggio, con una passione che mi travolse completamente. Luca era così diverso da Mario. Non c'era la brutalità, la sottomissione forzata, ma una tenerezza e una furia che si mescolavano in un modo inebriante. Le sue labbra divorarono le mie, le sue mani esplorarono ogni curva del mio corpo, stuzzicando la mia fica già bollente, le mie natiche sode, risalendo sulla mia schiena fino ai miei capelli.

Mi penetrò con una forza incredibile, le sue spinte profonde, ritmiche, che mi facevano gemere senza controllo. Mi aggrappai alle sue spalle, le unghie che si affondavano nella sua pelle, mentre la mia fica stringeva ogni millimetro del suo cazzo. Mi mossi con lui, in un'armonia perfetta, il mio corpo che rispondeva a ogni sua spinta con una libidine che sapeva di amore e tradimento.

Ho raggiunto più orgasmi, uno dopo l'altro, ogni volta un'esplosione di piacere che mi faceva urlare. Luca mi riempiva di sé, del suo sperma caldo che gocciolava dalla mia fica ad ogni estrazione, bagnando le nostre cosce unite. I suoi baci erano ovunque, sul mio collo, sui miei seni, sul mio ventre, mentre mi accarezzava la coscia e la cicatrice che Maria mi aveva lasciato.

Quel pomeriggio fu un turbine di emozioni, un sesso che andava oltre il corpo, che coinvolgeva l'anima. Ero sua, e lui era mio, in un modo che con Tommaso non avevo mai conosciuto.

Io e Luca eravamo come veri amanti, il mio viso appoggiato al suo petto ancora ansimante, il suo odore che mi inebriava. Le sue dita che giocavano con le ciocche umide di sudore dei miei capelli.

Luca ruppe il silenzio, la sua voce un sussurro profondo che mi faceva vibrare fin nelle ossa: "Sonia... quando hai intenzione di lasciare Tommaso? Non ce la faccio più a stare così, a metà. Ti voglio tutta per me."

Sentii un brivido freddo, ma anche una punta di eccitazione. Sollevai la testa, i miei occhi nei suoi. "Amore," gli dissi, la voce morbida, quasi un lamento, "lo so. Lo so che è difficile, ma non posso fare tutto in un colpo. Tommaso... Tommaso è un bravo ragazzo, e io non voglio ferirlo. Ci vuole tempo, capisci? Devo trovare il modo giusto." Accarezzai la sua guancia, cercando di convincerlo con il mio tocco.

Lui sospirò, gli occhi che cercavano i miei con insistenza. "Ma allora... mi ami, Sonia? Lo dici davvero? O sono solo una distrazione?"

Esitai un attimo, la mia mente che macinava opzioni. Il mio cuore batteva forte, ma non per paura, per l'emozione. Presi il suo viso tra le mani, le mie dita che tracciavano i contorni della sua mascella. Lo guardai dritto negli occhi, la mia voce piena di una sincerità che era quasi vera. "Luca," gli risposi, "ti amo. Ti amo, tu non sei un passatempo, e dicendolo mi offendi. Tu sei l'unico a cui ho ceduto, l’unico con cui ho tradito il mio fidanzato." E, a metà strada tra la menzogna e la perversione che mi faceva godere a dire quelle parole, lo baciai di nuovo, un bacio lungo, profondo, che voleva essere una conferma di ogni parola.

Quando ci staccammo, il suo respiro era ancora affannoso. La sua voce divenne più cupa, più sospettosa. "E Mario? Mi devi dire la verità, Sonia. Ci sei andata a letto con lui, vero? Ho visto come lo guardavi..."

Il mio cuore ebbe un sussulto. Scossi la testa, negando con forza. Gli presi le mani, stringendole. "No, amore, non è vero! Te lo giuro, non sono andata a letto con Mario! Te l'ho già detto, siamo andati a ballare. Io, lui e altri suoi amici. Solo un giro in disco, divertimento innocente, niente di che. Non essere stupido, Luca!" La mia voce era flebile e convincente, un capolavoro di manipolazione.

Ma la sua domanda successiva mi colse alla sprovvista, facendomi quasi sussultare. "E il concerto a Cesena? Non mi hai detto niente di quello. Tommaso mi ha accennato qualcosa, ma tu... tu non hai menzionato il concerto." Oh, cazzo! Il concerto! Me n'ero completamente dimenticata! La sua domanda mi mise in crisi, i miei occhi si spalancarono per un istante. Sentii il panico montarmi dentro, la mia mente che cercava disperatamente una via d'uscita.

"Il... il concerto?" Balbettai, cercando di recuperare. "Ah, sì... è stato un po' noioso, in realtà. Non era granché. Siamo rimasti poco, poi abbiamo deciso di cambiare aria, di andare a ballare. Non volevo annoiarti con i dettagli, tutto qui." Cercai di mentire, improvvisando dettagli vaghi, cercando di essere il più convincente possibile. Gli strinsi le mani ancora di più, quasi per trasmettergli la mia "sincerità".

Ma Luca non credette alle mie parole. I suoi occhi si trasformarono, la sua faccia divenne scura, la mascella tesa. "Sei una puttana!", la sua voce bassa ma carica di rabbia. Si divincolò dalla mia presa. "E con Mario ci vai a letto, eccome! L'ho visto come lo guardavi, Sonia! Quel bacio all'ingresso... ti ho vista, non sono stupido! E ora questa storia del concerto... mi stai mentendo, Sonia! Mi stai prendendo in giro!"

Sentii le lacrime salire, vere lacrime di frustrazione e forse un pizzico di paura di perderlo, o forse solo il piacere di vederlo così tormentato. Cominciai a singhiozzare, negando con tutta la forza che avevo. Mi gettai di nuovo su di lui, abbracciandolo stretto. "No, no, Luca, non è vero! Io ti amo! Davvero! Lui è solo un amico, un'amicizia stupida, lo giuro! Ti prego, credimi! Ti dimostrerò che ti amo, che sei tu l'unico! Ti prometto che Mario non sarà più un problema, lo allontanerò dalla mia vita! E con Tommaso... con Tommaso troverò il modo, te lo giuro!" Gli feci promesse su promesse, stringendomi a lui, dicendo che avrei tagliato i ponti con Mario, che avrei pensato solo a noi, che avrei accelerato i tempi per Tommaso. Promesse che sapevo avrebbero finito per intricare ancor più la situazione, legandomi a lui con catene ancora più sottili e complesse.

Rimanemmo ancora a letto, abbracciati, ma Luca era visibilmente poco convinto, ancora teso per le mie bugie e per il suo sospetto. Le sue domande avevano lasciato un'ombra tra noi, e io sentivo il bisogno di placarlo, di riconquistare la sua fiducia con l'unico mezzo che conoscevo alla perfezione. Gli accarezzai il petto, il mio viso ancora nascosto nell'incavo del suo collo, sentivo il suo cuore battere forte.

Alzai la testa, i miei occhi nei suoi, e senza dire una parola, gli presi il cazzo in bocca. Era ancora un po' floscio, ma la mia lingua è un'artista. Cominciai a succhiarlo con delicatezza, poi con più decisione, le mie labbra che si muovevano esperte, la mia lingua che tracciava ogni contorno, ogni vena. Sentii il suo respiro cambiare, le sue dita che si stringevano nei miei capelli. Abilmente, lo feci tornare duro, una reazione che conoscevo così bene, una conferma del mio potere su di lui.

Gli feci un delizioso pompino, prendendolo tutto in bocca, sentendo la sua cappella che picchiava contro il fondo della mia gola. Succhiavo e leccavo con avidità, il mio corpo che vibrava a ogni suo sospiro, mentre lui spingeva più a fondo. Volevo che si dimenticasse di ogni dubbio, di ogni gelosia, che si perdesse completamente nel piacere che gli stavo procurando.

E quando venne, gustai il suo sperma fino all'ultima goccia. Lo sentii caldo e denso riempirmi la bocca, il suo sapore salmastro e dolciastro che scivolò giù per la mia gola. Inghiottii ogni singola goccia, un rito che sigillava la nostra unione e il mio dominio su di lui. Era il sapore della vittoria, della sua sottomissione al mio piacere.

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