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Erotika
Sonia & Tommaso · Cap. 21
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Capitolo 21 di 78 23 min di lettura

Il Gioco dei Ruoli

La recita di Sonia raggiunge il culmine: deve decidere, ma quali saranno le conseguenze sull'equilibrio emotivo di questa triplice finzione?

Sonia
9 mesi fa · 432 letture · 0

Subito dopo, mentre il suo corpo era ancora tremante e appagato, arrivò il messaggio di Marco sul suo telefono: stavano tornando. Il tempo era scaduto. Baciai Luca con passione, un bacio dolce ma carico di significato. "Amore mio," gli sussurrai con la voce più rassicurante che potevo, "te l'ho detto, ti amo. Non devi avere dubbi. Quello che abbiamo qui... è la cosa più vera che ho mai avuto. Ti prometto che troverò il modo, che sistemerò tutto. Voglio solo te."

Gli accarezzai il viso, i suoi occhi che cercavano i miei, e vidi la speranza riaccendersi nel suo sguardo. Ero una tessitrice di sogni e di bugie, e lui era completamente intrappolato nella mia tela.

Baciai Luca, lasciandolo lì nella sua camera, con la testa piena di false promesse e il corpo appagato. Poi feci ritorno nella mia, sentendo ogni muscolo che mi ricordava il pomeriggio intenso. La prima cosa che feci fu una doccia. L'acqua calda mi scivolò addosso, portando via il sudore e il poco sperma rimasto, ma non l'odore che sentivo ancora impregnato nella pelle, nei capelli, un odore di sesso che mi eccitava e mi ricordava la mia vera natura.

Dopo la doccia, indossai un leggero vestito estivo, un prendisole dai colori vivaci, per sembrare fresca e spensierata. Misi un po' di profumo, e poi scesi al bar dell'hotel.

Appena arrivai, incrociai il mio ragazzo. Tommaso mi vide e i suoi occhi si illuminarono. Mi venne incontro con un sorriso da bambino felice, la faccia accaldata dal sole e dall'attività fisica. "Amore!" esclamò, quasi saltellando. "Non sai che giornata fantastica! Siamo andati su per quelle salite che ti dicevo, e il panorama era mozzafiato! Marco è un vero campione, mi ha tirato su che ero quasi morto! E poi abbiamo fatto una discesa a rotta di collo, un'adrenalina pazzesca! Tu come stai? Ti sei riposata in spiaggia?"

Lo guardai, con il mio sorriso più dolce e innocente. "Oh, Tommaso," gli risposi, "che bello che ti sei divertito! Io... sì, ero un po' stanca di stare in spiaggia, troppo caldo. Così sono salita un po' prima, ho fatto una doccia e mi sono rilassata." Gli accarezzai un braccio, un gesto affettuoso.

Tommaso, accaldato e ignaro, salì a farsi la doccia. Io restai lì al tavolino, con la mia bibita davanti, la mente già proiettata altrove. Non avevo ancora sentito Mario, e la mia libidine stava crescendo. Così, presi il telefono. Volevo provocarlo, stuzzicarlo, fargli capire che ero sua, anche se il mio corpo era appena stato con Luca. Gli mandai un messaggio.

Sonia: Ciao, padrone. 😇 La tua schiavetta si annoia senza di te. Dove sei finito? 😈 Mario: Ah, la mia puttana sente la mancanza del suo cazzo? 🍆 Sono in giro a sbrigare affari, ma la mia mente è su di te, sgualdrina. 🍑 Sei pronta per me? Ti aspetto per farti sborrare il cervello. Sonia: Sempre pronta per te, padrone. La mia fica pulsa al solo pensiero dei tuoi ordini. 🌶️ Mi stai facendo bagnare già adesso, con queste parole. Mario: Bene, troia. Voglio che tu sia bagnata fradicia quando ti prenderò. 💦 Hai pensato a quanto ti piace farti scopare? Ti aspetto al varco. Ogni buco sarà mio. 😈 Sonia: Oh, padrone, la mia mente non fa altro che pensare a quello che mi farai. 🤤 La mia fica è già una cascata per te. E il mio culetto... beh, il mio culetto non vede l'ora di sentirsi pieno del tuo grosso cazzo. Non vedo l'ora che tu mi riempia. 🥵 Mario: Non farmi aspettare troppo, puttana. La mia verga è già dura e pronta a spaccarti in due. 🦴 Voglio sentire la tua bocca sul mio cazzo, la tua lingua che lo pulirà fino all'ultima goccia. E poi ti fotterò fino a farti urlare. 💪 Sonia: La mia bocca è già aperta, padrone. 💋 E la mia lingua è pronta a servirti. Ogni goccia sarà un nettare per me. Mi piace farti urlare, ma mi piace ancora di più quando sei tu a farmi urlare, forte, come una cagna in calore. 🐾 Non vedo l'ora di essere tua. Fammi urlare, padrone. Fammi tua. 🔗

Ero ancora lì, a digitare come una forsennata, con la mia fica che pulsava per le parole sporche di Mario, quando arrivò Alessandro, il ragazzo carino che avevo incontrato al mattino. Gli sorrisi, e lui si sedette al tavolino. Misi via il telefono, con un piccolo sospiro di delizia, e cominciai a parlare con lui. Erano chiacchiere leggere e innocenti, ciò di cui avevo bisogno dopo la chat con Mario. Lui era proprio un bravo ragazzo alla buona, in vacanza con i genitori, e la sua semplicità mi faceva sorridere.

Ma la pace durò poco. Arrivò Luca. Mi guardò male, e poi si sedette con noi, la sua presenza come una cappa di piombo. Con Alessandro non si mostrò certo simpatico, anzi. Fu freddo, scostante, e questo mi infastidì. Vidi Alessandro capire l'antifona. Mi salutò con un sorriso dispiaciuto e se ne andò.

Guardai Luca, i miei occhi che lanciavano frecce. "Sei stato villano, Luca," gli dissi, la voce fredda. "La tua gelosia ossessiva comincia a non piacermi per niente. Non puoi fare così con le persone." Lui provò a ribattere, ma non gli diedi tempo. Mi alzai e me ne andai, lasciandolo lì con la sua rabbia.

Salii da Tommaso. Aveva fatto la doccia ed era ancora tutto bagnato, i capelli scuri che gli ricadevano sulla fronte, le goccioline d'acqua sul petto. La sua presenza era un balsamo, un ritorno alla "normalità" che, in fondo, mi serviva per mantenere l'equilibrio. L'abbracciai forte e lo baciai. Con lui, il mio amore era sincero, o almeno, la parte di me che era ancora capace di innocenza. Lo strapazzai dolcemente come fosse un bambinone, giocai con lui, i nostri scherzi leggeri che cancellavano, almeno per un po', il peso dei miei segreti.

Poi, da brava fidanzatina, raccolsi le sue cose sparse e iniziai il bucato, l'occasione buona per lavare un po' di mutandine... Piccoli, sporchi segreti lavati via, per poi sporcarne altri.

Strofinavo le mie mutandine sporche – una per una, ogni strofinata un ricordo perverso, ma la mia mente era su Luca, sulla sua scenata, sulla sua gelosia oppressiva. Ero arrabbiata con lui, e volevo fargliela pagare.

Così, chiesi a Tommaso di passare la serata solo noi due. La mia voce era dolce, ma ferma. Lui, il mio ingenuo e adorabile Tommaso, non capì nulla del mio vero intento. Era un po' imbarazzato, perché sapeva che avrebbe dovuto trovare un modo per liberarsi dagli altri due, da Marco e Luca. Ma accettò, con il suo solito sorriso affettuoso.

A cena, evitai Luca in tutti i modi. I miei occhi non incontrarono i suoi, la mia voce non si rivolse a lui se non per risposte monosillabiche e necessarie. Il suo sguardo cercava il mio, ma io ero una statua di indifferenza. Volevo che sentisse il peso della mia distanza.

Al bar, dove eravamo tutti e quattro per il caffè, lo evitai in modo ancora più evidente. Mi girai di spalle, parlai solo con Tommaso e Marco. Luca era lì, un fantasma invisibile per me. Tommaso notò un pochino la tensione, ma lui non era certo il tipo che poi ci ragionava su, grazie al cielo. Marco, invece, che era più sveglio, vide tutto e cercò di fare da cuscinetto tra me e Luca, con la sua solita goffaggine amichevole.

Poi, io e Tommaso uscimmo dall'hotel, lasciando Luca e Marco al bar. Non guardai indietro. Volevo solo concentrarmi sulla mia vendetta silenziosa e sul piacere di avere Tommaso tutto per me, almeno per quella sera.

Subito, appena usciti, il mio telefono iniziò a vibrare, e sapevo che era Luca. Messaggi su messaggi, una tempesta di scuse e richieste. Ma io non li guardai nemmeno. Avrebbe dovuto imparare a tenere a freno la sua gelosia.

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