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Erotika
Sonia & Tommaso · Cap. 12
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Capitolo 12 di 78 13 min di lettura

La Lunga Notte di Sonia

La notte folle di Sonia si è conclusa? I suoi due amanti hanno altri folli piani per lei e Tommaso? E il fidanzato? Si accorgerà di qualcosa o le menzogne di Sonia saranno la sua perdizione?

Sonia
10 mesi fa · 494 letture · 1

Ho riso, una risata leggera, quasi spensierata. "Ma dai, amore! Avevi bevuto così tanto! Ti sei scatenato, eri un animale in pista!" Ho mentito spudoratamente, la mia voce che suonava così innocente, così convincente. "Anche Mario ed Enzo si sono divertiti un mondo con te! Sono stati davvero simpatici e spassosi, non è vero? Ho riso così tanto con loro." Ho stretto gli occhi, cercando di trasmettere tutta la mia finta gioia. Volevo che credesse alla messa in scena, ma soprattutto volevo che li vedesse come suoi alleati, non come nemici.

Sono andata in bagno, e la prima cosa che ho fatto è stata guardare il mio riflesso. Non ero più la Sonia di prima, quella ingenua. I miei occhi verdi, di solito così innocenti, ora brillavano di una luce maliziosa, una consapevolezza nuova.

Mi sono spogliata, sentendo l'odore acre e dolciastro di sperma che ancora mi impregnava la pelle, nonostante il lavaggio frettoloso di qualche ora prima. Ho aperto il rubinetto della doccia, lasciando che l'acqua calda mi accarezzasse il corpo. Mentre mi insaponavo, le mie dita hanno esplorato le mie parti intime. Ho sentito i miei buchetti oscenamente dilatati, la figa ancora leggermente gonfia e sensibile, il culetto che pulsava con il ricordo delle penetrazioni. Era tutto lì, indelebile, e la sensazione mi ha fatto gemere sommessamente. Non era più solo il piacere; era la prova tangibile del mio potere sulla mia vita precedente, una degradazione che, perversa com'ero diventata, mi eccitava tremendamente.

Uscita dalla doccia, ho dedicato del tempo al mio trucco, cercando di nascondere ogni traccia della notte insonne e folle. Un tocco di mascara per far risaltare gli occhi, un velo di lucidalabbra. Volevo apparire impeccabile, la perfetta fidanzata borghese.

Poi è stato il momento dell'intimo. Ho scelto un completo di pizzo bianco, quasi virginale, un contrasto stridente con la mia anima sporca. Il reggiseno a balconcino, leggermente imbottito, mi sollevava il seno sodo, rendendolo ancora più invitante. E le mutandine... un piccolo tanga di pizzo, con un fiocchetto al centro, che a malapena copriva il mio triangolino pubico scuro. Era così sottile che sentivo l'aria accarezzare la mia fica, e il ricordo di tutti quei cazzi che l'avevano riempita mi ha fatto venire un brivido. Mi piaceva l'idea che sotto quella apparente innocenza si nascondesse il mio corpo così usato, così voglioso.

Infine, l'abito. Ho optato per un vestito estivo in lino leggero, color azzurro cielo, che mi accarezzava il corpo senza stringere. Era semplice, elegante, l'ideale per un pranzo in un bel locale. Sotto i piedi, un paio di sandali bassi, quasi a voler minimizzare la mia figura, anche se sapevo che i miei piedi piccoli e snelli, con le unghie curate, avrebbero attirato sguardi. Ero la maschera della perfezione, pronta non solo a ingannare, ma a usare quell'inganno come preludio al mio prossimo atto di libertà.

Siamo arrivati al ristorante e lì, al tavolo, c'erano già Luca e Marco. Luca, con il suo sorriso affascinante e quegli occhi così penetranti, e Marco, con il suo fare più diretto e il sorriso bonario.

Appena ci siamo seduti, Marco non ha perso tempo. "Allora, Tommaso, Sonia! Bella nottata?" ha esclamato, con un tono scherzoso, ma i suoi occhi guizzavano divertiti anche verso di me.

Io, ho sfoderato il mio sorriso più smagliante, quello da fidanzatina innocente e felice. "Oh sì, Marco! È stata una serata indimenticabile! Tommaso si è scatenato, non stava fermo un attimo! Mi ha fatto morire dal ridere!" Ho mentito spudoratamente, la mia voce suonava così cristallina che quasi mi meravigliavo di me stessa.

Luca mi ha guardato in silenzio, i suoi occhi intensi che non mi lasciavano un attimo. Non ha detto una parola, ma ho sentito che mi stava leggendo dentro. Forse aveva capito che stavo mentendo, che ogni mia parola era una finzione. E in quel suo silenzio, in quello sguardo enigmatico, ho sentito un'altra scintilla, una promessa di complicità che mi ha eccitato profondamente.

Tommaso, il mio ingenuo Tommaso, ha creduto a ogni mia parola. Ha riso, contagiato dalla mia finta allegria e da quella di Marco. "Eh sì, ragazzi, a quanto pare mi sono dato alla pazza gioia! Peccato che non ricordi nulla, devo aver bevuto un po' troppo!" Ha scherzato, battendo una mano sulla spalla di Marco, completamente ignaro del baratro che si era aperto sotto i suoi piedi.

Io ho continuato a sorridere, la mia mano che si posava dolcemente su quella di Tommaso. La mia doppia vita, così perfettamente orchestrata, mi dava un brivido sottile e costante.

Dopo pranzo, mentre Tommaso era giù al bar dell'hotel con Luca e Marco, io sono salita in camera. Non vedevo l'ora di cambiarmi, di liberarmi di quegli abiti che ormai mi sembravano una maschera così sottile. Ma, in realtà, la vera ragione era un'altra: avevo bisogno di parlare con Mario, e di capire esattamente cosa aveva in mente per il mio ingenuo fidanzato.

Presi il telefono, le dita che tremavano leggermente per l'eccitazione e l'ansia. Avevo bisogno di risposte. Composto il numero di Mario, la sua voce, roca e inconfondibile, mi rispose quasi subito. "Pronto, puttanella?" Il suo tono era il solito: offensivo e volgare, eppure, perversa com'ero diventata, trovavo un che di eccitante in quella familiarità rude, un brivido di autenticità nella sua sfrontatezza.

"Ciao, Mario," risposi io, cercando di mantenere un tono gentile ma malizioso. "Dimmi un po', cos'hai in mente per stasera? Spero qualcosa di divertente." Non potevo nascondere la mia curiosità, né la sottile speranza che avesse preparato qualcosa di ancora più estremo.

"Non preoccuparti, piccola," ha ghignato. "Ho già in mente un bel programmino. E non ti preoccupare per il tuo fidanzatino. Telefono a Tommaso più tardi per 'replicare' la serata. E anche tu, Sonia, tienti pronta a replicare."

Un brivido mi ha percorso la schiena. L'idea di un'altra notte come quella, il mio corpo usato, umiliato, riempito... mi ha fatto venire un'ondata di calore che mi ha bagnato la figa. Non ho potuto fare a meno di ridere, una risata un po' stridula, carica di desiderio. "Sei un porco, Mario!" ho esclamato, e la sua risata sguaiata ha riempito il telefono.

"A proposito," ho continuato, cercando di far sembrare casuale la mia domanda, "quei 1000 euro... sono per me?" La curiosità era troppa, il denaro era il sigillo di quella notte.

"Certo che sono per te, puttanella," ha risposto Mario, quasi scocciato. "Sono il frutto delle tue marchette. Noi non siamo mica dei papponi, non abbiamo bisogno dei tuoi soldi." Le sue parole mi hanno colpita, un misto di sorpresa e una strana, perversa soddisfazione. Ero io che li avevo guadagnati, con il mio corpo, con la mia sottomissione.

"Oh, grazie Mario!" gli ho detto, un'insolita gratitudine nella voce. "Ma... chi erano tutti quelli? Voglio dire, in cascina. Eravate in tanti..."

"Basta spargere la voce in alcuni bar della zona," ha spiegato, come se fosse la cosa più ovvia del mondo. "Che c'era una troietta vogliosa di cazzo pronta a farsi scopare gratis o quasi. La gente si è presentata in massa."

"Gratis o quasi?" ho chiesto, la mia voce un po' confusa. "Quanto pagavano?"

"La tariffa era cinquanta euro, fica o culo," ha risposto lui, senza esitazione.

Ho fatto un rapido calcolo nella mia testa. Se erano circa 1000 euro e ogni uomo pagava 50... "Ma allora," ho mormorato, sbalordita, "sono stati più di venti uomini!"

Mario ha riso, una risata sguaiata, piena di scherno. "Venti? Ma che dici, puttanella! Erano di più! Ai ragazzini non abbiamo fatto pagare, e nemmeno mettere il preservativo. E nemmeno i nostri amici hanno pagato, dunque… più di una trentina"

La sua frase è rimasta in sospeso, ma la sua implicazione mi ha colpita come un pugno nello stomaco. Più di... Trenta!? La mia testa ha iniziato a girare. Non ero solo una puttana; ero stata una macchina da soldi, un buco usato e abusato da decine di uomini. Non c'era da stupirsi se i miei buchetti erano dilatati, così sensibili, così aperti. La consapevolezza mi ha invaso, un misto di shock e una brama perversa che non potevo più negare.

Ho riattaccato, il telefono ancora caldo nell'orecchio. Ero stordita, ma in un modo strano, quasi estatico. Trenta uomini… trenta cazzi! Ero Sonia, la puttana, e la cosa mi stava piacendo da morire.

Le parole di Mario mi risuonavano in testa: "più di trenta uomini", "puttanella", "replica la serata". Era tutto così folle, così perverso, eppure il mio corpo fremeva all'idea. Il loro piano era semplice e brutale: coinvolgere Tommaso con una menzogna credibile e costringermi a ripetere la performance. Non era più solo sesso: era un gioco di potere e di menzogna, e io ero la protagonista perfetta di questa nuova, oscena vita.

Prima di andare avanti…

Com'è finora?

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Sonia

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