"Anche tu mi mancherai, Luca," gli risposi, con la mia voce più dolce e convincente. "Ma non è un addio, lo sai. Ci vedremo a Cremona, te lo prometto. E staremo in contatto, ci sentiremo tutti i giorni, anche più volte al giorno. Promesso."
Luca mi strinse la mano, i suoi occhi che brillavano di speranza. "Lo giuri, Sonia? Lo giuri che non mi dimenticherai? Che mi penserai? Voglio conoscere i tuoi, voglio che la nostra storia diventi seria. Voglio tutto con te."
Assecondai ogni sua parola, annuendo con un'intensità quasi teatrale. "Lo giuro, Luca. Lo giuro. Tu sei così importante per me, sei l'uomo che mi fa sentire viva. Devi stare tranquillo, ok? Pensa a noi, a quello che costruiremo. Non vedo l'ora di presentarti i miei. Sarà meraviglioso." Rilanciai, spingendomi in promesse che sapevo già di non poter mantenere appieno. Volevo farlo partire tranquillo, convinto che il nostro fosse un amore destinato a durare. E in cuor mio, una parte di me, la parte ancora ingenua, forse ci credeva davvero, voleva che fosse vero. Ma la mia mente perversa non rifletteva su quanto queste promesse e illusioni avrebbero ingarbugliato ancora di più la mia vita. O forse questo, senza che me ne rendessi veramente conto, mi intrigava ed eccitava. Il rischio, il segreto, la menzogna... tutto contribuiva a rendere il gioco più avvincente.
La nostra passeggiata continuò, passo dopo passo, sotto il sole cocente. Luca mi stringeva la mano con una forza che quasi mi infastidiva, ma che dovevo sopportare. Ogni tanto si fermava, mi tirava a sé, e mi baciava. Baci appassionati, lunghi, che a un osservatore esterno sarebbero sembrati pieni di un amore struggente. Le sue labbra cercavano le mie con avidità, e io mi abbandonavo, fingendo di ricambiare con la stessa intensità. Sentivo il sapore del suo desiderio, la sua disperazione per la partenza imminente.
"Sonia," mi sussurrò tra un bacio e l'altro, con gli occhi lucidi, "non ti lascio andare, non posso. Promettimi ancora, promettimi che mi aspetterai. Che questo non è un addio, ma solo un arrivederci."
E io, la mia Sonia ormai esperta nell'arte dell'inganno, gli rispondevo con la voce più dolce che potevo. "Luca, amore mio, certo che ti aspetterò. E tu devi fare lo stesso, ok? Pensa a noi, alla nostra casa a Cremona, ai nostri weekend insieme, a tutto quello che faremo. Voglio che tu sia l'uomo che mi risveglia ogni mattina con un bacio. Ti giuro che sarò tua, solo tua, quando torneremo a casa. Devi solo avere pazienza."
Lo strinsi, sentendo il suo corpo tremare leggermente contro il mio. Mi baciava il collo, scendeva verso la spalla scoperta dal mio costume. "Sonia, mi fai impazzire. Sei la donna della mia vita. Non voglio nessun'altra."
"E tu sei il mio principe," gli rispondevo, spingendomi ancora più in là con le promesse. "Nessuno è come te, Luca. Nessuno mi capisce come fai tu. Questo tempo lontani servirà solo a rafforzare quello che proviamo, vedrai. Ogni giorno mi mancherai sempre di più, e ogni tuo messaggio sarà come un raggio di sole."
Era un gioco di equilibri precari, un balletto di bugie e affetto simulato. Mi sentivo una diva sul palcoscenico, recitando la parte dell'innamorata, mentre una parte di me, la più oscura, si divertiva a tessere questa tela di inganni. Ogni sua parola d'amore, ogni sua promessa di un futuro insieme, era un tassello che aggiungevo alla mia complessa esistenza, consapevole che stavo ingarbugliando la mia vita in un modo che mi eccitava tremendamente. Il brivido del segreto, della menzogna così ben costruita, era quasi più intenso del piacere fisico. E nel frattempo, la mia mente volava verso Nicola, verso il suo sguardo, sapendo che il vero divertimento era ancora tutto da scoprire.
Tornammo all'ombrellone, io e Luca, mano nella mano, con una naturalezza che doveva apparire disarmante. Tommaso e Marco erano lì, ad aspettarci. Luca, con la sua faccia da bravo ragazzo, si rivolse subito a Tommaso. "Scusami, amico," disse, con un tono un po' mesto, "Sonia è stata così gentile da consolarmi per la partenza."
Vidi il sorriso di Tommaso allargarsi, in un'espressione piena di fiducia cieca. Non capì, non colse il vero significato dietro quelle parole. Povero Tommaso, la sua ingenuità era la mia più grande complice, la benzina che alimentava la mia sete di trasgressione. Restammo lì con loro fino all'ora di pranzo, chiacchierando del più e del meno, mentre la mia mente già correva avanti, impaziente per quello che sarebbe successo dopo.
Poco prima di salire per il pranzo, il telefono vibrò. Era un messaggio di Mario. Il mio cuore ebbe un sussulto, un mix di eccitazione e apprensione. Con i suoi soliti modi, diretti e senza fronzoli, mi scrisse:
Mario: 😈 È pronta per te una bella sorpresa, puttanella. Giovedì sera. Tieni libera la figa. E non solo. 🍆💦
Un sorriso malizioso mi spuntò sulle labbra. Digitai la mia risposta, con quel mix di dolcezza e provocazione che Mario tanto ama.
Sonia: 😍 Oh, Mario... una sorpresa? E per giovedì? La mia figa è sempre pronta per te, lo sai. 😉 Non solo, dici? La tua fantasia mi stuzzica... Non sono in calore, sono la tua cagna e fremo solo a pensarti. 🐾 Mario: 👊 Brava cagna. Mi piace quando abbassi lo sguardo. E non fare la smorfiosa. Giovedì, ti farò urlare così forte che sentiranno fino a casa tua. Voglio che la tua fica grondi per me, zoccola.💦 Sonia: 👅 Mmmmh, Mario... prometti? La mia gola freme a ingoiare ogni tua parola... e non solo. 😇 Sai che mi piace quando mi fai urlare. Non vedo l'ora di sentirmi tua, completamente tua, senza freni. Fai di me quello che vuoi, padrone. 😈 Mario: 🔥 È quello che farò. E non mi deludere. Ho in mente cose che ti faranno dimenticare il tuo fidanzatino per una settimana. E dopo non ti basterà più nessuno. Sarai mia, solo mia. E lo sperma ti uscirà dalle orecchie. 😈💦 Sonia: 🤤 Oh, Mario... mi fai venire l'acquolina in bocca. E non solo. La tua puttana è già in estasi per l'attesa. Padrone, non vedo l'ora che sia giovedì. Fino ad allora, mi farò desiderare... ma tu sai che sotto i vestiti, la tua cagna è già pronta a scodinzolare per te. 🐕🦺
Mi ero allontanata per rispondere alla chat di Mario, e sentivo ancora il calore delle sue parole addosso. Raggiunsi Tommaso, e proprio in quel momento, vidi Nicola e la sua bella famigliola prepararsi a salire per il pranzo. I nostri sguardi si incrociarono. Un sorriso mi nacque sulle labbra, e lui ricambiò con quella sua espressione così intensa.
A pranzo, seduta di fronte a lui, non riuscivo a fare a meno di guardarlo. I suoi occhi azzurri mi attraevano come una calamita. Incurante che altri potessero vederlo, mi fece l'occhiolino, e un brivido mi percorse la schiena, un misto di imbarazzo e pura eccitazione. Gli sorrisi, un sorriso un po' forzato, ma dentro di me avrei voluto saltargli addosso e farmi impalare lì su di lui, sotto gli occhi di tutti.
Dopo pranzo, giù al bar, ci intrattenemmo a lungo con Luca e Marco. L'aria era carica della tristezza della partenza imminente. Luca mi fece cenno di andare in bagno, e poco dopo mi raggiunse. Ci baciammo, baci intensi, commossi. Era un addio al nostro segreto, al nostro "amore pulito". Qualcuno entrò, ci vide, ci osservò un attimo e poi uscì, ma in quel momento non mi importava. Ero troppo presa dalle sue labbra, dal sapore dei suoi addii.
Tornammo da Tommaso e Marco. Senza che me ne accorgessi, stringevo ancora la mano di Luca, e i miei occhi erano rossi e bagnati. Era una commozione sincera. Sentii un groppo in gola, un nodo di dolore e confusione per tutto ciò che stavo vivendo. Tommaso mi guardò, si alzò e mi abbracciò. "Amore, non piangere," mi consolò, la sua voce piena di una fiducia cieca che mi spezzò quasi il cuore. "Li rivedremo presto, vedrai."
Povero Tommaso, così fiducioso e ingenuo. La sua innocenza era un peso e una benedizione. Lo strinsi forte e piansi, un pianto liberatorio che sciolse una parte della tensione accumulata. Gli altri due si avvicinarono e a loro volta ci strinsero, dicendoci parole rassicuranti. Un saluto migliore, Luca non poteva immaginarlo. Si allontanò, convinto del mio amore, e io restai lì, con il cuore diviso e la testa piena di desideri proibiti.
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