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Erotika
Sonia & Tommaso · Cap. 77
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Capitolo 77 di 78 22 min di lettura

I primi passi

Sonia muove i primi passi nel suo nuovo mondo – un universo parallelo fatto solo per chi se lo può permettere – ma i legami con il passato sono ancora forti e il futuro rimane incerto.

Sonia
22 giorni fa · 604 letture · 0

Si chiamavano Stefano e Michele e lavoravano nella sede bancaria a due passi dal bar. Erano due bei ragazzi, spigliati, sicuri del fatto loro e con quel pizzico di sfrontatezza tipico di chi sa come farsi notare.

Le loro battute, accompagnate da sguardi complici e sorrisi maliziosi, trasformarono quel semplice pranzo in un gioco di seduzione che iniziò ad accendere la mia fantasia. La conversazione si fece via via più spinta, ricca di doppi sensi e proposte velate: niente di volgare o maleducato, ma più che sufficiente a farmi inumidire le mutandine.

In loro compagnia il tempo volò senza che me ne accorgessi. Ero così immersa in quel flirt improvviso, che tra proposte maliziose e occhiate provocanti quella parentesi di leggerezza rischiò di farmi dimenticare l'imminente appuntamento in palestra.

Prima di andarmene ci scambiammo i numeri di telefono, e al momento di salutarci, entrambi mi vollero baciare sulle labbra.

Voltandomi un'ultima volta dopo essere uscita dal bar, da dietro la porta a vetri li intravidi gesticolare di chiamarli presto.



Salii sull'autobus e raggiunsi la mia destinazione poco prima delle due.

Anche quel luogo, come tutto ciò che gravitava attorno a Nicola e al suo impero, sprizzava un lusso discreto e raffinato. Più che una palestra, sembrava un club privato pensato per pochissimi eletti.

Dopo essermi presentata alla ragazza della reception, mi accomodai su una poltroncina in pelle scura, lasciando scorrere l'attenzione sull'ambiente. Ordine e pulizia regnavano incontrastati, e nell'aria aleggiava una fragranza fresca, leggermente fiorita, che rilassava i sensi. Invece dei soliti poster motivazionali, le pareti ospitavano quadri moderni e stampe d'autore dai colori accesi, mentre l'arredamento dalle linee minimali suggeriva l'attento lavoro di un architetto di indubbia bravura.

«Sonia?» chiese una voce dietro di me.

Era Marco, il mio personal trainer, un ragazzo bellissimo dalla pelle dorata e il fisico perfetto. Capelli neri e corti incorniciavano due occhi verdi e profondi. Il sorriso aperto e spontaneo che gli illuminava il volto mi fece sciogliere in un istante.

Dopo essersi presentato, lo seguii lungo un corridoio silenzioso fino a una saletta riservata, quasi asettica, illuminata da una luce morbida.

«Bene Sonia,» disse. «Pare tu sia già in gran forma, ma perché possa valutare come procedere, avrei bisogno che ti spogliassi.»

A quella richiesta diretta sentii una vampata di calore improvvisa salire dal basso ventre.

«Puoi tenere tranquillamente l'intimo, se ti senti più a tuo agio» aggiunse con tono calmo.

Sfilai l'abito e tolsi subito anche reggiseno e tanga, restando del tutto nuda di fronte a lui.

Volevo che mi vedesse così com'ero, provocarlo e sedurlo.

Marco invece non fece una piega. Iniziò l'esame fisico con gesti esperti e professionali: tastò i muscoli di braccia e spalle, scendendo poi lungo fianchi, glutei e cosce.

Quando finì mi regalò un altro dei suoi sorrisi splendidi. «Complimenti, Sonia. Il tuo corpo è già in condizioni eccellenti, sodo e ben proporzionato. Da parte mia dovrò solo darti il programma giusto per mantenerlo tonico e valorizzare la tua figura.»

Ringraziai per il complimento, ma sotto sotto provai una punta di delusione per il fatto che non si fosse spinto oltre con quel contatto intimo.

Prima che me ne andassi, Marco mi fece fare un giro completo della struttura, mostrando con orgoglio le sale attrezzi con i macchinari più moderni, la vasca olimpionica, l'area benessere riservata e infine lo spogliatoio, dove alcune ragazze, completamente nude e senza il minimo imbarazzo alla vista del mio accompagnatore, facevano la doccia scherzando tra loro.



Come aveva scritto Sofia nelle istruzioni, subito dopo il sopralluogo in palestra andai direttamente in sede.

Bussai con discrezione alla porta del suo ufficio e dall'interno la voce di lei, acuta e brillante, non tardò a rispondere: «Avanti, Sonia, entra!»

Era seduta alla scrivania, con le dita affusolate che parevano volare sui tasti del computer.

Senza interrompere quel ritmo rapido, sollevò lo sguardo verso di me con un sorriso radioso.

«Accomodati pure, tesoro! Concludo questa mail e sono subito da te.»

Seduta sulla poltroncina di fronte a lei, ne osservavo ammirata l'eleganza con un misto di soggezione e sottile eccitazione.

Indossava un abito aderente color avorio, che le segnava con grazia le curve del seno e dei fianchi.

«Allora, Sonia... raccontami tutto» disse infine, chiudendo il file con un clic e appoggiando i gomiti sul piano di lavoro.

«Come sono andati gli incontri di stamattina? E la prima impressione con Marco in palestra?»

Le descrissi ogni tappa con l'entusiasmo di una studentessa che cerca l'elogio dalla maestra.

Sofia ascoltava con attenzione, annuendo di tanto in tanto con fare soddisfatto.

Quando ebbi finito, si alzò e disse: «Bene, vieni con me ora, è giunto il momento di presentarti alle tue nuove colleghe.»



Sofia bussò alla porta dell'ufficio accanto al suo.

«Avanti!» disse una voce gentile e squillante dall'interno.

Entrammo, e la ragazza dai capelli rosso rame che mi aveva accolta il giorno prima, ci venne incontro con passo aggraziato e un sorriso cordiale.

«Brigitte» si presentò porgendomi la mano.

I suoi occhi erano di un azzurro intenso, che spiccavano su un viso dai lineamenti delicati e dalla carnagione chiara, con graziose lentiggini su zigomi e nasino.

Il tutto era incorniciato da boccoli che le scendevano fin sotto il sedere, piccolo e ben fatto.

Alta più o meno quanto me, aveva un corpo perfettamente proporzionato, anche se intuii da subito che il seno fosse stato rifatto, non in maniera vistosa e volgare, ma da un autentico artista estetico.

Anche lei, come Sofia, aveva mani curatissime e dalle unghie perfettamente laccate.

Indossava un tailleur celeste di raffinata sartoria, con una gonna stretta che le fasciava le cosce ad ogni passo, lasciando scorgere gambe affusolate, velate da raffinate calze autoreggenti.

«Sofia ci ha già parlato molto di te» disse, trattenendo la mia mano nella sua con una stretta calda e vellutata.

«Non vedo l'ora di imparare tutto da voi e di mettermi a completa disposizione» risposi con un sorriso ampio e sincero.

«Vedrai che imparerai presto; non è un lavoro difficile, basta solo prendere il ritmo e capire come muoversi per entrare nel meccanismo.»



Salutata Brigitte, ci spostammo nell'ufficio accanto, dove un'altra splendida ragazza era impegnata in una conversazione telefonica in lingua russa.

Dai lineamenti del tutto differenti rispetto alle colleghe, in lei aleggiava un'aurea oscura e misteriosa.

Sottile, slanciata e dalla pelle d'alabastro, aveva lunghi capelli corvini, lisci come seta, che le ricadevano sulle spalle.

Indossava un miniabito nero aderentissimo che le fasciava le forme come una seconda pelle, mettendo in risalto gambe snelle e stivali dal tacco alto e sottile.

Braccia e collo erano ricoperti da intricati tatuaggi che parevano autentiche opere d'arte su tela bianca.

Posato il telefono, spostò gli occhi su di me e si alzò con gesti calmi e misurati.

«Flora» disse soltanto, con una voce profonda, avvolgente e impostata, allungando la mano verso la mia: le sue dita erano fredde, quasi gelide al tatto, ma nel suo sguardo bruciava una fiamma viva che finì per ipnotizzarmi.

«Piacere, Sonia» risposi affascinata, con un filo di voce.



Dopo aver conosciuto le tre colleghe, compresi quello che sembrava essere il progetto di Nicola: formare un gruppo eterogeneo di donne bellissime, ciascuna con una personalità e un fascino ben distinti; un team di seduzione capace di stimolare e appagare qualsiasi tipo di fantasia o desiderio.

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Sonia

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