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Erotika
Sonia & Tommaso · Cap. 63
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Capitolo 63 di 78 24 min di lettura

La resa

Tra bugie calcolate e sguardi proibiti, Sonia spinge Tommaso sull'abisso. Fin dove può spingersi il desiderio quando il tradimento diventa l'unica verità? La resa non è mai stata così dolce.

Sonia
7 mesi fa · 500 letture · 1

Simulando interesse per i loro racconti, la mia attenzione tornava involontariamente a posarsi sulla zona del bar, quasi cercassi con insistenza la presenza del mio aguzzino.

«Che hai, tesoro?» chiese acidamente Federica, notando il mio vagare. «Cerchi il tuo amico? Oh, scusa... il tuo collega.»

«No, figurati. Cosa dici?» risposi, cercando di mantenere la calma.

«Proprio un bel ragazzo, sai?» insistette lei, godendo del mio disagio. «Strano che tu lo consideri così insopportabile...»

«Cosa vorrebbe dire? Uno può essere odioso anche se è carino.»

«Già! Eppure sembra proprio che ti manchi,» concluse con un sorriso obliquo.

Il mio viso avvampò vistosamente, accorgendomi con la coda dell'occhio che Tommaso, a pochi passi da noi, stava ascoltando ogni parola con interesse.

«Ma cosa vorresti insinuare?» chiesi spazientendomi.

«Niente, mia cara, niente...» rispose lei, tornando a sorseggiare il suo drink con aria trionfale.

Guardai furiosa il mio fidanzato; colto in fallo e visibilmente imbarazzato, si voltò di scatto verso lo schermo, fingendo di seguire la partita. Quella vipera era riuscita a farmi imbestialire; non riuscendo più a tollerare la loro presenza, uscii a prendere aria, lasciando che il fresco della sera calmasse il battito accelerato.

«Ehi, tutto bene dolcezza? Sembri pronta a incendiare il locale», scherzò un ragazzo biondo che fumava lì fuori con un amico.

Sorrisi mio malgrado, sorpresa da quella sfacciataggine. «Il locale forse no, ma una perfida strega sicuramente sì», risposi, godendomi la loro attenzione per un istante.

«Beh, se vuoi cambiare aria, noi stiamo andando a fare un giro», rilanciò l’altro con un'occhiata complice.

Risi, scuotendo il capo. Erano carini e, per un momento, l’idea di piantare tutto e salire in macchina con loro mi sfiorò.

Tommaso se lo sarebbe meritato, se non altro per essere rimasto a fissare lo schermo invece di difendermi.

Ma avevo una partita ben più importante da finire con lui.

Li liquidai con un cenno gentile; ero troppo nervosa per flirtare sul serio, e lo si vedeva.

Quando rientrai, mi venne subito incontro, leggendo chiaramente il mio stato d'animo. «Sonia, se vuoi ce ne andiamo...» sussurrò comprensivo. Accolsi la proposta con evidente sollievo, incurante degli sguardi maliziosi di Federica e Giulia che indugiavano su di noi. Limitandomi a un cenno distaccato, salutai tutti e lo trascinai verso l'uscita in un silenzio carico di elettricità.

Sentivo l'urgenza di restare soli e sfogarmi, per poi proseguire nel mio intento di farlo cedere. Sotto la sua apparente calma, presagivo già la tempesta pronta a scoppiare non appena chiuse le portiere dell'auto.

«Io lì non ci metto più piede!», sbottai con voce tagliente non appena fummo fuori. Camminavo spedita; i tacchi battevano rabbiosi sull'asfalto, con lui che faticava a tenermi il passo, sorpreso da quella mia improvvisa e violenta sfuriata.

«Sonia, calmati... che ti prende? Gli altri non c’entrano» tentò di rassicurarmi, dopo avermi afferrata per un braccio. Voltandomi di scatto, con gli occhi che fiammeggiavano nel buio del parcheggio: «Hai visto come mi guardavano quelle due? Non sopporto più questo clima, questa ipocrisia!».

Incerto se farmi o meno la fatidica domanda, mi fissò per un attimo, poi: «Scusa se te lo chiedo, ma il tipo a cui si riferivano le ragazze, chi era?» disse infine, gelandomi il sangue. «Rispondimi, ti prego: chi è quel ragazzo? A loro hai detto che si tratta di un collega, ma sappiamo benissimo che non è vero, perché li conosco tutti. Quella sera, per non metterti in imbarazzo, davanti a loro non dissi nulla; ma ora me lo vuoi dire?».

«Ma che ne so...», provai a ribattere con incerta determinazione.

«Sonia, smettila di mentire!», esclamò con una fermezza che non gli conoscevo, mentre il rumore metallico della serratura che scattava chiudeva fuori il resto del mondo. «Lasciamo perdere Federica e Giulia, ma posso saperlo?».

Cercai di mostrarmi imperturbabile, allacciando la cintura con dita tremanti. «Te l'ho già detto, è un collega, un consulente esterno che gira per gli uffici... perché mi fissi così?».

«Perché non è vero», ribatté. «Un consulente quello... ma figurati, a chi vuoi darla a bere?»

Esalai un sospiro di finta irritazione, guardando fuori dal finestrino. «E allora chi dovrebbe essere? Uno che ci ha provato con me mentre tu guardavi la partita? Mi stai facendo il terzo grado per questo?»

«Smettila di mentirmi!», tuonò nuovamente colpendo il volante. «Ti ho vista, vi abbiamo visti! C'era un qualcosa tra voi, nel modo in cui lo guardavi, che non aveva nulla a che fare con le avance di uno sconosciuto. Sai cosa si sono dette le ragazze? Beh, te lo risparmio… ma credimi, per me è stato molto imbarazzante. Dunque Sonia, rispondimi: chi è?»

Tentennai, la gola improvvisamente secca. «Io... non capisco questa tua ossessione. Forse l'avrò incrociato a qualche evento aziendale, può darsi che si chiami... Marco? O forse Andrea?».

Scoppiò in una risata amara, priva di gioia. «Marco, Andrea... Prima era un collega, ora non ricordi nemmeno il nome? Stai annaspando, Sonia. È con lui che hai intenzione di uscire quando io sarò via per lavoro?».

Rimasi immobile, lo sguardo perso nel buio del parcheggio. «Ma figurati... Che c'entra adesso?»

«Ti hanno vista tutti come pendevi dalle sue labbra! E ora fingi di non conoscerlo. Ma cazzo! Cosa ti costa dire chi è? Se lo tieni nascosto, ci sarà un motivo! Non lo vuoi dire? Va bene, vediamo se indovino: si tratta forse del famoso Antonio? Perché da come lo ha descritto tua madre sembrerebbe proprio lui. E allora, se come dici è solo il fidanzato di una tua fantomatica amica, perché non me lo presenti?»

«Basta, ti prego! E va bene, sì, hai indovinato, sei contento?», sbottai infine esasperata, voltandomi con una fiammata di stizza negli occhi. «E allora? È questo che volevi sentirti dire? Se non te l'ho presentato è proprio perché sapevo che avresti reagito esattamente così: come un bambino geloso e paranoico che vede ombre ovunque!»

Incassò il colpo, stringendo il volante. «Geloso? Io? Sonia, non sono le ombre che mi preoccupano, ma le bugie. Perché nascondermi un nome? Perché inventarti colleghi inesistenti se è solo un amico? Se è tutto così innocente, che motivo hai per mentire?»

Esalai un sospiro tremante, lasciando che la rabbia sfumasse in una nota di stanchezza calcolata. «Perché quello ci prova continuamente. Sì, è venuto a prendermi a casa, cogliendomi alla sprovvista, e siamo andati al lago con gli altri; ma per tutto il tempo ci ha provato con me in un modo così spudorato e volgare che non sapevo come gestirlo.»

Feci una piccola pausa, mostrandomi impacciata nel cercare le parole. «Non volevo fartelo conoscere perché non voglio più averci nulla a che fare. Desidero solo evitarlo, farlo uscire dalla mia vita senza darti altre preoccupazioni, senza scatenare questo schifo. Volevo solo tenerlo lontano da noi... e da come riesce a farmi sentire sporca ogni volta che lo vedo.»

Rimase muto, le mani ancora strette sul volante ma prive di forza, in uno stato di evidente confusione. Meditava guardando fisso nel vuoto con un’espressione indecifrabile, forse in colpa per avermi accusato così duramente. Lui, che mi credeva incapace di mentire, si era appena bevuto l’ennesima giustificazione fasulla. Forse un giorno gli avrei detto la verità, giusto per farlo contento, ma per il momento dovevo misurare bene le dosi: come un drogato, presto sarebbe stato lui a chiedermi sempre di più.

Accese il motore e finalmente abbandonammo il parcheggio del pub. Viaggiammo in silenzio, meditando entrambi su quanto ci eravamo appena scambiati. Avevo improvvisato bene, ma ero certa che quel discorso, prima o poi, sarebbe riemerso.

Raggiunto il consueto luogo isolato, si avventò su di me con un’insolita e rabbiosa impazienza.

Lo lasciai fare, sorridendo maliziosa tra un bacio e l’altro; godevo di quel nuovo vigore, un’energia maschia e disperata, nata direttamente dal fiele della gelosia che gli stavo iniettando nelle vene.

Sentivo le sue mani cercarmi con urgenza, mentre io rimanevo passiva, assaporando il trionfo di averlo ridotto così.

Ad un tratto si staccò bruscamente, col fiato corto; fissandomi, chiese con voce rotta: «Dove eravate oggi tu e il tuo collega? Non mentirmi ancora, Sonia. Ti prego, dimmelo».

Indice dei capitoli
1 Cap. 64

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