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Erotika
Sonia & Tommaso · Cap. 63
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Capitolo 63 di 78 24 min di lettura

La resa

Tra bugie calcolate e sguardi proibiti, Sonia spinge Tommaso sull'abisso. Fin dove può spingersi il desiderio quando il tradimento diventa l'unica verità? La resa non è mai stata così dolce.

Sonia
7 mesi fa · 500 letture · 1

Fingendomi infastidita sgranai gli occhi, cercando di sostenere il suo sguardo con una finta insofferenza. «Ora non ricominciamo! Te l’ho detto, amore... abbiamo pranzato in un posto nuovo».

«Non ti credo, non ha senso!» esplose, e vidi la disperazione farsi largo sul suo volto. «Hai detto che al bar dove andate di solito c'era una confusione terribile; io ero lì, Sonia. C’era pochissima gente. Perché insisti a volermi mentire?» incalzò, stringendo i pugni fino a far sbiancare le nocche. «Non sono arrabbiato, ma vorrei che tu me lo dicessi; altrimenti, significa che nascondi qualcosa».

Abbassai il capo, lasciando che il silenzio pesasse tra noi come un macigno, godendo del modo in cui quel vuoto lo stava logorando. «Non devi pensare male... te l’ho detto, Sergio sta attraversando un momento difficile con la sua ragazza», mormorai, simulando un imbarazzo pesante, come se fossi costretta a tradire una confidenza.

«E dunque? Sei andata a farlo sfogare?» chiese con un sarcasmo che tradiva tutta l'ansia.

«Non se la sentiva di stare in mezzo alla gente, aveva bisogno di parlarmi privatamente...»

«Ok, ma cazzo! Si può sapere dove eravate?»

Finsi di esitare, tormentando nervosamente il labbro inferiore. «Sì, ma non ti arrabbiare... siamo andati in un parcheggio, tra i capannoni della zona industriale. Ti ripeto: voleva solo parlare, era davvero agitato».

«Parlare?» scosse la testa. «Sonia, tesoro... per parlare non serve appartarsi tra i capannoni. Non sono scemo. Vi ho visti l’altra sera... e non credo nemmeno per un secondo che vi siate chiusi in macchina solo per parlare».

«Ma amore... non fare così...», dissi con un filo di voce, quasi volessi nascondermi nell'ombra del sedile, «non ricominciare a fare il geloso. Credevo che certe cose ti piacessero, ma è tutta la sera che mi accusi».

«Quali cose?» Sussultò.

«Beh... l’altra sera in macchina, quando hai chiesto se uscivo con qualcuno... ho avuto l’impressione che tu non aspettassi altro», risposi, lasciando che la provocazione galleggiasse nel silenzio dell'abitacolo.

Rimase un istante immobile, con il capo abbassato e il respiro che si faceva più pesante, irregolare. Sembrava riflettere su quella verità che non aveva ancora il coraggio di nominare. Poi, disse piano: «Ma se anche fosse... perché mentirmi? Perché non dirmi nulla?».

«Per non farti incazzare, tesoro... è tutta sera che sbraiti e mi accusi...»

«Non... non è vero!». La sua fu però una protesta soffocata, priva di rabbia reale, sostituita da un'urgenza morbosa. «Io non sono arrabbiato, Sonia. Voglio solo che tu sia sincera, e sapere cosa succede quando io non ci sono».

Lo fissai per qualche secondo, studiando la sua resistenza che si sbriciolava. «Sicuro? Sei davvero sicuro di volerlo sapere?».

«Certo! Allora... allora è vero che avete fatto qualcosa! Lo sapevo, lo sentivo...».

«Sì... ma amore, non quello che credi...», finsi di cedere, abbassando la voce fino a renderla un soffio. «Solo qualche bacio... qualche effusione. Ma cose innocenti, Tommaso...».

«Innocenti?» fece eco spiazzato. «Sì, ma come? Con la lingua? Ti ha infilato la lingua in bocca mentre eravate lì da soli?».

Non risposi, limitandomi ad abbassare lo sguardo, lasciando che il silenzio valesse come una confessione piena. Lo sentii deglutire a fatica, un rumore secco nella cella buia dell'auto. «Accidenti Sonia... mi fai morire...», gemette, e vidi il petto sollevarsi in un respiro profondo, spezzato.

Con un gesto lento, fintamente involontario, la mia mano scivolò lungo la sua coscia fino a posarsi sull'inguine; sotto i pantaloni, il suo patetico cazzetto era una colonna di marmo che pulsava con una violenza inaudita. Sgranai gli occhi mostrando una meraviglia infantile, saggiandone la durezza con le dita. «Vedi? Sei di nuovo eccitato...».

Invece di scostarmi, premette il bacino contro il palmo come a voler cercare un punto d'appoggio in quel mare di torbidità. «Sì! Vuoi saperlo? Da ieri pomeriggio, da quando vi ho visti... passo le ore a immaginarti tra le sue braccia e non riesco a pensare ad altro, cazzo! Ora te l’ho detto: sei contenta?».

Accarezzai il profilo dell'erezione attraverso il tessuto, spingendo l'asticella della provocazione un millimetro più in alto. «Tesoro, guarda che non ti devi vergognare. Anzi... la trovo eccitante anch’io questa cosa che provi», sussurrai, facendo scivolare le dita sulla punta tesa del membro.

Gemette, lasciando cadere la testa all'indietro e abbassando le palpebre. «Davvero? Non mi giudichi... un pervertito?». Si era calmato, come se quella confessione lo avesse finalmente liberato da un peso insopportabile.

Lo accarezzai teneramente e gli diedi un bacio leggero, rassicurante, sentendo il suo battito galoppare sotto la camicia. Rincuorato dalle mie parole, tornò timidamente alla carica, divorato da una curiosità morbosa. «Solo un bacio, amore?». Lo chiese con una dolcezza struggente, come un fanciullo che implora di conoscere il finale di una fiaba proibita. Gli rivolsi un timido sorriso e una piccola smorfia, quanto bastava per fargli capire che la verità non si fermava lì.

Fu come gettare benzina sul fuoco. «Ecco! Sapevo che nascondevi qualcosa!» esclamò, con il volto acceso di entusiasmo. «Dimmi, ti prego... raccontami tutto. Non lasciarmi così».

«Sicuro che poi non ti arrabbi di nuovo? E che non cambierai idea su di me?», finsi di esitare, giocando la carta della ragazza timorosa.

«No, te lo giuro; guarda come sono ridotto! Non senti quanto sono eccitato quando dici queste cose?».

Esitai un istante, poi, fingendo di cedere: «Ecco, vedi… sì... mi ha toccata... Beh, insomma... capisci? Io non volevo all'inizio... ma poi ho ceduto alla sua insistenza... Te l’ho detto, poverino, era così abbattuto... che non me la sono sentita di respingerlo».

«Ma dove ti ha toccata? Sopra o sotto i vestiti?» chiese, col respiro che gli fischiava nei polmoni.

«Sai... avevo la gonna corta...»

«Ti ha toccato la fica?» azzardò incredulo. «Ti ha fatto un ditalino?».

«Sì, Tommaso… ma te lo giuro, non è come credi... è stato un attimo di follia», mentii spudoratamente, tormentando con le dita la sua eccitazione.

«E tu? Tu sei rimasta ferma?» incalzò. «Glielo hai toccato?».

«È stato lui... ha preso la mia mano e se l'è portata lì... non sapevo come tirarmi indietro...»

«Dunque glielo hai toccato? Non dirmi che gli hai fatto anche una sega?»: la domanda gli uscì dalle labbra come una preghiera.

«Sì... poveretto, mi faceva pena, e quando ho sentito che lo aveva così duro, ho iniziato a fargliela.. ma...»

«E com'è? Com'è il suo cazzo?»

Voltai il viso di lato, fingendo pudore, ma in realtà per nascondere il ghigno di piacere che contraeva le mie labbra.

«È... più grosso del mio?» insisté con un’espressione disperata, cercando il contatto, come se volesse un confronto immediato.

«Sì, amore. Molto più del tuo», sussurrai, scoccando il dardo finale dritto nel cuore dell'orgoglio di maschio. «È lungo e grosso... Faticavo a impugnarlo tanto era grande; e vedessi la cappella che ha...».

Bastò quella frase a far saltare l'ultima diga. Tommaso ebbe un sussulto parossistico; lo vidi sgranare gli occhi e inarcare la schiena contro il sedile, emettendo un gemito rauco, profondo, che sembrò squarciargli la gola. Rimase immobile per lunghi secondi, vibrando in ogni muscolo, finché non si accasciò contro di me, completamente svuotato del suo tormento. Sentii l’umido dell'eiaculazione inondargli i pantaloni proprio sotto il mio palmo, un calore che testimoniava la resa totale.

Era venuto così, in un parcheggio buio, sconfitto come uomo ma rinato come schiavo, eccitato a morte dall'idea che avessi avuto un rapporto intimo con un maschio sessualmente superiore a lui. Lo strinsi a me, sentendo il suo battito martellare come un tamburo impazzito contro il mio petto, mentre nel buio un ghigno di trionfo mi illuminava il viso: ora era mio, corpo e anima, incatenato ai miei peccati.

Non era più il mio fidanzato, ma lo spettatore del mio piacere.

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Scritto da
Sonia

1 racconti, 1 libri.

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Commenti 4

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  1. lo rileggo e più mi piace rivivendo il trascorso vissuto

    1. Sonia

      Grazie, mi fa molto piacere.

    1. Sonia

      Grazie! 😃🙏🏻

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