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Erotika
Sonia & Tommaso · Cap. 76
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Capitolo 76 di 79 18 min di lettura

Sulla soglia di un nuovo mondo

Che tipo di lavoro sarà davvero quello offerto da Nicola? Quali aspettative nasconde Sonia dietro l'ansia e l'entusiasmo del primo giorno? Sarà davvero all'altezza del mondo finanziario in cui ha scelto di addentrarsi?

Sonia
2 mesi fa · 871 letture · 0

Sfilai i vestiti con sottile esitazione, rimanendo in intimo; l'idea di esibirmi davanti a due donne così perfezioniste mi provocava una palpabile tensione.

«Tutto, Sonia» intervenne Sofia con un invito vellutato ma fermo. «Qui siamo tra donne, e non hai nulla da nascondere».

Respirai a fondo e tolsi anche il reggiseno e lo slip. Sofia mi osservò con un compiacimento quasi artistico, apprezzando la fermezza dei seni e la linea dei fianchi. Mary, invece, abbassò lo sguardo al triangolo d'ombra tra le cosce, dove la peluria folta e naturale si conservava intatta anche se curata.

Piegò leggermente le labbra, facendo un piccolo cenno con la testa.

«Una bella materia prima, non c'è che dire» commentò Mary, la cui schiettezza non conosceva filtri. «Ma questo cespuglio non appartiene al mondo di Nicola. Per gli standard che dobbiamo garantire, la parola d'ordine è ordine assoluto. La peluria va eliminata del tutto: pelle liscia come seta, perfetta per essere vista, toccata e apprezzata senza alcuna distrazione».

Incassai quelle parole con imbarazzo: la mia femminilità selvatica, custodita fino a quel momento come un piccolo segreto, stava per essere piallata per fare spazio a una bellezza volutamente scandalosa.

«Ne è sicura, Mary?» chiesi con un filo di voce, cercandone lo sguardo.

«Sonia, fidati di lei» s'inserì Sofia, facendo un passo verso di me e posando una mano sulla mia spalla scoperta. «Una fica completamente depilata non è solo una questione di igiene ed estetica. È un biglietto da visita sensuale, una superficie pronta a ricevere ogni attenzione. Imparerai presto ad amarla».

Mantennero il punto senza incrinature e compresi che non era il momento delle insicurezze. Trattenni il fiato, ricacciai indietro ogni esitazione e mi stesi sul lettino, pronta a lasciarmi trasformare.

Mary, intanto, continuò la sua ispezione, passando in rassegna ogni singolo dettaglio: dal viso al collo, dai fianchi fino ai glutei.

«Hai delle linee splendide, cara, ma dopo il trattamento sarai semplicemente perfetta» sentenziò con tono asciutto.

Quelle parole mi fecero sentire un'opera d'arte incompiuta, materiale prezioso pronto per essere lavorato. Provai un'improvvisa ondata di eccitazione: il mio corpo non apparteneva più soltanto a me, ma diventava un progetto di assoluta bellezza e seduzione.

La direttrice fece un cenno verso la porta e Lucia entrò nella cabina. Era una giovane dal caschetto biondo e la divisa candida, il cui sorriso cortese mascherava una rigidità professionale. Impartite le disposizioni alla ragazza, Mary e Sofia ci lasciarono sole.

Lucia, senza perdere tempo, con movimenti esperti e decisi stese la cera tiepida sul mio pube.

Il contatto con il calore della resina mi provocò un brivido profondo, ma il primo strappo secco fu come una scarica d'adrenalina che accese ogni fibra, facendomi bagnare la fica: una reazione involontaria e imbarazzante, tanto da temere che quella potesse accorgersene.

Con la medesima abilità, passò alle gambe e alle braccia, eliminando ogni minima traccia di peluria. Completò il trattamento applicando una maschera rigenerante sul viso e uno scrub profumato su tutto il corpo, i cui microgranuli levigarono la pelle con un massaggio energico e avvolgente. L'aroma intenso degli oli e delle creme saturò l'aria, provocando in me una sensazione di assoluta rinascita.

Al termine del lavoro, con uno specchio, Lucia mi mostrò l'opera: la fica appariva ora del tutto rosea e lucida, priva del minimo pelo, esposta in tutta la sua forma perfetta e vulnerabile. La vecchia Sonia era rimasta su quel lettino; al suo posto emergeva una donna incredibilmente desiderabile, e la consapevolezza di quella bellezza mi accese d'orgoglio e desiderio.



A quel punto credevo che il percorso fosse finito e che non restasse che rivestirmi, ma mi sbagliavo: il vero salto di qualità doveva ancora cominciare.

Lucia chiamò le altre due donne per mostrare il lavoro compiuto. Mary e Sofia rientrarono nella cabina e si avvicinarono al lettino. Sofia allungò la mano sfiorando la pelle ancora calda, scendendo con lentezza dal ventre fino al pube. Quel tocco intimo e leggero mi strappò un sussulto improvviso al basso ventre, facendomi bagnare ulteriormente sotto i loro sguardi soddisfatti.

«Perfetto» mormorò Mary, prima di fare cenno di seguirla.



La porta della cabina si aprì su un ambiente attiguo, intriso di una fragranza speziata ed esotica.

Ad accoglierci c'era Miky, l'hairstylist del centro: uno sguardo scuro, penetrante, capace di analizzare in un istante la struttura del mio viso, la forma delle sopracciglia e il taglio delle mani.

«Una base stupenda» commentò Miky sfiorandomi i capelli, «ma dobbiamo valorizzare i lineamenti e darle una luce del tutto nuova».

«Luce, classe e fascino, Miky» rispose Sofia con un cenno d'intesa, adagiandosi su un divanetto. «Nicola vuole un risultato ineccepibile».

In un attimo fui fatta accomodare su una poltrona anatomica e accudita da due collaboratrici coordinate da Miky: una dedicata alla chioma, l'altra concentrata sulla manicure e la pedicure.

Dopo la tonalizzazione dei riflessi e una spuntata strategica per dare volume, arrivò il momento del make-up.

Miky in persona si occupò del viso, muovendo pennelli con una maestria quasi scenografica. Il tocco fresco del fondotinta idratante, l'aroma cipriato delle polveri e il tratto leggero con cui definì il contorno degli occhi mi immersero in una trance di pura vanità.

Quando mi invitò a riaprire gli occhi e a guardare la mia immagine riflessa, trattenni il respiro.

Dallo specchio non mi fissava più la ragazza dall'aria semplice di sempre, ma una donna sofisticata, dallo sguardo profondo e dai lineamenti scolpiti, pronta per dominare qualsiasi scena.

Le parole di Sofia, un «Sei bellissima» sussurrato con sincera ammirazione, risuonarono come una melodia avvolgente, carica di una perversa soddisfazione.

Apparivo come una statua appena scolpita: lucida, perfetta, pervasa da una sicurezza mai provata prima. Il mio corpo era diventato una superficie liscia, pronta per essere toccata, assaporata e posseduta.



Durante il tragitto verso casa, la città fuori dal finestrino scorreva come una pellicola al rallentatore. Mi sentivo finalmente nel mio elemento, avvolta in un’atmosfera d’élite, ma sotto quella nuova superficie perfetta pesava un’assenza profonda.

La voglia di mostrare a Nicola il risultato di quella trasformazione era diventata un bisogno fisico, un’urgenza che mi bruciava dentro. Sotto la gonna, la fica del tutto glabra, così vulnerabile e ipersensibile a ogni minimo sfregamento del tessuto, sembrava chiamarlo, implorandone la presa e il possesso.

«Sofia...» mormorai con un filo di voce, come se temessi di spezzare la magia di quel momento. «Nicola?».

Sofia si voltò a guardarmi, sfoderando uno dei suoi sorrisi calmi e misurati.

«È a Londra per affari da un paio di giorni» rispose con quella voce cristallina che, per un istante, agì come un colpo a bruciapelo sul mio entusiasmo. «Inizierai domani,» aggiunse «e in questa cartella troverai tutto ciò che ti serve: appuntamenti, orari, indirizzi... Ricorda di essere sempre puntuale e nel pomeriggio, finito il tutto, ti aspetto in ufficio. Lì affiancherai me e le ragazze: ti mostreremo le prime basi sul tuo nuovo lavoro».



Quando la Mercedes accostò davanti a casa, scesi dall'abitacolo avvolta subito da una prima zaffata di calore. Sofia mi salutò con un piccolo cenno della mano, prima che il cristallo oscurato salisse a sigillare il suo mondo. Rimasi sul marciapiede a guardare le luci rosse dell'auto allontanarsi e svanire nel traffico, avvertendo un'improvvisa morsa di vuoto: i rumori della città e il profilo familiare di casa mi piombarono addosso con la forza di un ritorno alla realtà, spegnendo di colpo l'atmosfera ovattata ed elitaria di quelle ore.

Ma smarrimento e delusione cedettero presto il passo a una profonda consapevolezza che mi riempì il petto.

Estrassi le chiavi dalla borsa soffermandomi a contemplare il mio riflesso nel vetro scuro del portoncino blindato: la figura slanciata, i lineamenti scolpiti dal trucco, la pelle liscia e profumata sotto gli abiti. Non mi importava cosa avrebbe detto mamma vedendomi: non ero più la ragazza qualunque di un tempo, e ogni lezione, ogni appuntamento e ogni nuova abitudine avrebbero affilato questo cambiamento, rendendomi irresistibile.

Sorrisi a quell'immagine, pervasa da una sottile e deliziosa certezza, pronta ad addentrarmi con orgoglio nella mia nuova vita.

Prima di andare avanti…

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Sonia

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