Gli risposi: «Nicola... non sai quanto.»
La mia voce era un sussurro, appena percepibile nel chiacchiericcio del ristorante, ma densa di tutta la sfrontatezza e il desiderio che provavo. Lasciai che il mio sguardo si attardasse un attimo di troppo sul suo, un invito silenzioso a quello che avremmo potuto fare. Una sensazione di umidità tra le cosce, mi ricordò quanto il mio corpo fosse reattivo al suo richiamo. Era la mia risposta più sincera, molto più di qualsiasi parola.
Dopo cena, io e Tommaso scendemmo al bar. La solita confusione pre-festa regnava sovrana: l'hotel aveva organizzato la consueta serata con giochi e spettacoli. Gli animatori, indaffarati come sempre, cercavano concorrenti, e il primo che adocchiarono fu, naturalmente, Tommaso. Lui non esitò un attimo; era la nostra ultima sera lì, e da quando eravamo arrivati, aveva sempre partecipato a tutto con il suo solito entusiasmo fanciullesco.
C'era un tale trambusto, e i pochi posti a sedere erano già tutti occupati. Io mi misi in un angolo, rimanendo in piedi, osservando la scena con un sorriso distaccato, ma con la mia mente già proiettata altrove. Improvvisamente, una mano calda e decisa afferrò la mia. Mi voltai di scatto: era Nicola. I suoi occhi brillavano di una luce complice e sfrontata. Senza dire una parola, tirò leggermente la mia mano. Capii all'istante.
«Seguimi,» mi sussurrò, la sua voce roca che mi fece vibrare l'anima.
Mi lasciai guidare, il cuore che mi batteva all'impazzata. Ci dirigemmo verso gli ascensori, la sua presa ferma sulla mia mano. Appena le porte si chiusero dietro di noi, isolandoci dal mondo, mi chiese: «Hai la chiave della tua camera?» Annuii, la gola secca, il respiro corto.
Non mi diede il tempo di pensare. Le sue labbra si posarono sulle mie con una fame inaspettata. Un bacio avido, profondo, che mi risucchiò in un vortice di desiderio. Le nostre lingue si intrecciarono, una danza selvaggia che sapeva di proibito e di urgenza. Non smettemmo nemmeno quando le porte dell'ascensore si riaprirono al nostro piano. Percorremmo il corridoio buio, passo dopo passo, i nostri corpi che si strusciavano l'uno contro l'altro, i baci che non accennavano a fermarsi, una passione bruciante che ci divorava.
Cercai la chiave nella borsa, le mani che mi tremavano leggermente. Aprii la porta, spingendola con un calcio appena udibile. Una volta in camera, Nicola mi spinse delicatamente all'interno, chiudendo la porta con un click che sigillò il nostro segreto. L'aria era ancora carica del mio profumo e di quello di Tommaso, un contrasto quasi beffardo che rese il momento ancora più eccitante. Non perdemmo un istante. Le sue mani scivolarono sulla mia vita, tirandomi contro di lui. Il mio vestito bianco, così innocente, si stropicciò sotto la forza dei suoi baci.
Non c'era bisogno di parole. I nostri corpi si riconoscevano, desiderosi di recuperare il tempo perduto. Sentii il suo cazzo duro premere contro il mio ventre, già umido e pulsante. Una sensazione calda e scivolosa tra le cosce, come se la mia fica lo stesse già implorando. Nicola mi spinse contro il muro, le sue labbra non si staccarono mai dalle mie, mentre le sue mani scivolavano con avidità sul mio corpo.
Afferrò l'orlo del mio vestito, tirandolo su con una decisione che mi fece gemere nel bacio. Sentii l'aria fresca sfiorarmi le gambe, rivelando il mio tanga invisibile. Un attimo dopo, i suoi polpastrelli erano lì, a sfiorare la seta sottile, poi a scivolare sotto, a toccare la mia intimità già gonfia di desiderio. La mia fica sussultò al suo tocco.
La mia testa ricadde all'indietro contro il muro, mentre i suoi baci scendevano sul mio collo, poi sulla scollatura, liberando i miei capezzoli che si indurirono subito. Li accarezzò con la lingua, un tocco leggero che mi mandò in delirio. L'odore della sua pelle, un misto di dopobarba e un leggero sentore di sudore maschile, mi inebriò, un profumo di trasgressione che adoravo.
Eravamo uniti, due corpi che si cercavano con urgenza in quel santuario proibito. Il silenzio della camera era rotto solo dai nostri respiri affannosi e dai gemiti sommessi che non riuscivo a trattenere. Sapevamo entrambi che ogni istante era prezioso, rubato, e questo rendeva tutto più intenso, più folle.
Le sue mani si mossero veloci sul mio corpo. Nicola mi sollevò di peso, le mie gambe che si avvolsero istintivamente attorno alla sua vita, la mia fica bagnata che premeva con avidità contro la sua erezione. Sentii il calore del suo cazzo contro la mia fessura, una sensazione che fece vibrare ogni fibra del mio essere. I miei gemiti divennero più profondi, più audaci, mentre le sue labbra non smettevano un istante di divorare le mie.
Mi portò verso il letto, lasciandomi cadere con un tonfo soffice, lui sopra di me, il suo peso caldo e familiare. I miei occhi erano chiusi, persi in un vortice di sensazioni. La sua mano scese tra le mie cosce, trovando senza esitazione la mia fica già gonfia e bagnata. Le sue dita iniziarono a giocare, a sfiorare il clitoride, a scivolare dentro e fuori, facendomi inarcare la schiena in un arco di puro piacere. Un'ondata di calore mi percorse, dalla punta dei piedi fino ai capelli.
Sentivo il suo respiro affannoso sul mio viso, e l'odore della sua pelle, un misto di desiderio e di quel profumo maschile che mi faceva impazzire. Era un odore di trasgressione, di segreto rubato, che mi rendeva completamente dipendente da lui in quel momento. Il mio corpo rispondeva a ogni suo tocco, a ogni suo gemito rauco.
«Mi sei mancata da morire, Sonia,» mi sussurrò tra un bacio e l'altro, con una voce che mi fece sciogliere. La sua lingua accarezzò il mio lobo, poi scese lungo il collo, bagnando la pelle, lasciando una scia di brividi.
Non risposi a parole, ma solo con un gemito strozzato e un movimento istintivo del bacino, spingendomi contro la sua mano, implorando di più. La mia fica implorava il suo cazzo. Nicola abbassò con urgenza il mio tanga, un gesto rapido che liberò completamente la mia intimità. Poi, con un'altra mossa decisa, abbassò i suoi pantaloni. Sentii il suo cazzo caldo e duro che si posava sulla mia fica aperta, pronta ad accoglierlo.
Eravamo lì, in quella camera d'hotel, un mondo a parte, isolati da Tommaso che ignaro si divertiva di sotto. Il tempo si era fermato, e l'unica cosa che contava era la fame insaziabile dei nostri corpi.
Il suo cazzo caldo e duro premeva contro la mia fica bagnata, trovando il suo ingresso con un gemito di entrambi. Nicola mi penetrò lentamente, con una deliberazione che mi fece ansimare, poi affondò con decisione, riempiendomi tutta, fino in fondo. Sentii un profondo sospiro di piacere fuggirmi dalle labbra, mentre le mie gambe si stringevano intorno alla sua vita, tirandolo ancora più vicino, quasi volessi che si fondesse con me.
Il ritmo divenne subito incalzante, un battito furioso che ci avvolse. Ogni spinta era un'esplosione di sensazioni, la carne che sbatteva contro la carne, i nostri corpi che si muovevano in una danza antica e perversa. I suoi baci scendevano sul mio viso, sul mio collo, raggiungendo i miei capezzoli, che lui succhiò con avidità, mentre le sue mani stringevano con forza i miei fianchi, poi il mio culo, sollevandomi e riabbassandomi sul suo cazzo.
Sentii la mia fica contrarsi intorno a lui, il mio corpo che si preparava all'orgasmo. Un'ondata di calore insopportabile mi invase, la testa che mi girava, i muscoli che si tendevano. Le mie mani si aggrapparono alla sua schiena, le unghie che si conficcavano nella sua pelle, mentre i gemiti fuggivano incontrollati dalla mia gola. Chiusi gli occhi, e in quel momento, rividi lampi di quella notte in cascina: il volto di Mario, le ragazzine... tutto si fuse in un unico, travolgente vortice di piacere e degrado.
Nicola accelerò, i suoi colpi sempre più profondi, più potenti. «Vieni per me, Sonia,» mormorò, la sua voce rauca, mentre spingeva con un'ultima, furente spinta.
Sentii un grido liberarsi dalle mie labbra, un gemito animalesco, mentre l'orgasmo mi travolgeva. La mia fica si strinse convulsamente intorno al suo cazzo, e sentii la sua sborra calda inondarmi dentro, un'esplosione liquida che mi riempì. Il mio corpo si scosse in un'ultima, potente contrazione, e ricaddi sul letto, esausta, ma vibrante di un piacere che solo lui sapeva darmi.
Nicola rimase sopra di me per un momento, il suo respiro affannoso contro il mio collo, il suo peso che mi schiacciava dolcemente. Poi si tirò su, guardandomi con un sorriso soddisfatto. I nostri corpi erano sudati, l'aria della stanza intrisa del nostro odore, un profumo acre e dolce di sesso. Accarezzò la mia coscia, poi si tirò su i pantaloni.
«Mi sei mancata davvero, Sonia,» disse, la sua voce ora più calma, ma con un'intensità che mi colpì. Non c'era bisogno di aggiungere altro. Sapevo cosa intendeva.
