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Erotika
Sonia & Tommaso · Cap. 31
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Capitolo 31 di 78 26 min di lettura

Il Prezzo del Desiderio

L'ultimo bacio a Rimini sigilla un patto pericoloso. Tra Tommaso ignaro e il richiamo proibito di Nicola, Sonia ha fatto la sua scelta. Ma a quale prezzo, e cosa l'attende ora?

Sonia
9 mesi fa · 414 letture · 0

Rimasi distesa un attimo, sentendo il calore della sua sborra dentro di me, il suo sapore ancora sulla lingua. Poi, con un gesto naturale, afferrai un pacchetto di Kleenex sul comodino. Estrassi qualche fazzolettino morbido e li passai sulla mia fica, ripulendola dal suo seme e dai miei umori. L'umidità si stemperò, lasciando una sensazione di pulito, ma l'odore del sesso era ancora lì, persistente, un promemoria di ciò che era appena successo. Era un gesto intimo, senza fretta, quasi un rituale dopo ogni nostro incontro proibito.

Ci ricomponemmo in silenzio, io sistemandomi il vestito bianco e lui i pantaloni. Un ultimo sguardo complice, un sorriso che ci diceva che il segreto era al sicuro tra noi. Uscimmo dalla camera, e non appena le porte dell'ascensore si richiusero, ci baciammo di nuovo, con la stessa passione bruciante di prima.

Le sue labbra erano avide, la sua lingua cercava la mia con urgenza. Sentii il suo cazzo indurirsi di nuovo contro la mia coscia, anche solo con i baci. Ma proprio mentre la tensione saliva, mi staccai da lui, lentamente, ma con una decisione improvvisa. Lo guardai negli occhi, un lieve sorriso increspò le mie labbra, un sorriso che lui non si aspettava.

«Sì,» gli sussurrai, la voce appena un soffio, ma carica di una nuova determinazione.

Nicola mi guardò, il suo sguardo interrogativo, chiaramente confuso. «Sì, cosa?» mi chiese, con un sopracciglio alzato.

Strinsi la sua mano, un gesto fermo. «Accetto,» gli dissi, con un tono più deciso ora, gli occhi fissi nei suoi. «Accetto di lavorare per te.»

Nicola mi fissò, il suo volto si aprì in un misto di sorpresa e una scintilla di ammirazione nei suoi occhi, di solito così decisi. Avevo lanciato un guanto di sfida, e lui, l'uomo che sembrava sempre avere il controllo, per un attimo restò senza parole. Il suo sopracciglio si sollevò leggermente, e un sorriso lento, quasi impercettibile, si disegnò sulle sue labbra. Era un sorriso che diceva: "Ah, Sonia... tu mi sorprendi sempre."

Strinse la mia mano ancora più forte, un gesto che valeva più di mille discorsi. "Accetti di lavorare per me," ripeté, quasi assaporando le parole, come se solo in quel momento ne afferrasse il peso, le implicazioni. C'era qualcosa nel suo sguardo, un bagliore di soddisfazione, forse l'accenno di una nuova, perversa intesa tra noi. Sapeva che non stavo parlando solo di un impiego qualunque e che con me tutto sarebbe stato un gioco. Una sfida. Una continua esplorazione dei limiti. Che il mio corpo sarebbe stata la moneta più preziosa.

L'ascensore emise un lieve "ding", e le porte si aprirono sul trambusto della hall. La musica assordante, le risate, il vociare della festa ci investirono, strappandoci al nostro piccolo mondo proibito. Nicola lasciò la mia mano solo per un istante, il tempo necessario per riacquistare il controllo di sé, di indossare la sua maschera da uomo di famiglia.

Appena fuori dall'ascensore, la scena si parò davanti a noi come un pugno nello stomaco. La moglie di Nicola era lì, a pochi passi, con i bambini che le zampettavano intorno. Il suo sguardo si posò su di noi un attimo, così serio, così indagatore. Non un accenno di sorriso, solo una consapevolezza che mi gelò per un istante. Ma lei non disse nulla, si limitò a girarsi, con un gesto quasi rassegnato, verso lo spettacolo degli animatori, come se volesse ignorare ciò che aveva appena visto, o forse ciò che immaginava. Il suo silenzio era assordante, una piccola vittoria che mi diede una scossa di eccitazione.

Poi arrivò Tommaso, come un ciclone di euforia. Era rosso in viso, sudato, gli occhi che brillavano di gioia. "Nicola! Che forza! Non hai visto cosa abbiamo fatto!" esclamò, salutandolo calorosamente, completamente ignaro di quello che era appena successo pochi secondi prima, nell'intimità dell'ascensore. La sua cieca ingenuità era quasi dolorosa, e allo stesso tempo, troppo rassicurante e un po' irritante per i miei nuovi gusti.

Tommaso si girò verso di me, il viso illuminato. "Amore! Hai visto quello che ho fatto? Sono stato bravissimo!" Mi chiese, il fiato corto per l'eccitazione.

Incatenai lo sguardo a quello di Nicola , i nostri sguardi si incrociarono in un lampo di intesa segreta, un riso strozzato e complice tra noi due. Poi rivolsi il mio sguardo a Tommaso, e un sorriso forzato ma convincente illuminò il mio viso. Annuii con entusiasmo, fingendomi felice per lui, la voce un po' più acuta del solito. "Sì, amore, bravissimo! Sei stato incredibile!" La mia recitazione era impeccabile. Lui era la mia facciata, e io ero la sua perfetta complice, avvolta nelle mie bugie e nei miei desideri inconfessabili.

Ora io ero lì, tra due uomini, con un segreto e una promessa che avrebbero cambiato tutto.

La festa volgeva al termine, il brusio allegro della serata si affievoliva pian piano. Io, Tommaso e Nicola ci dirigemmo fuori, scegliendo uno dei tavolini a bordo piscina. La serata era davvero bella, l'aria tiepida accarezzava la pelle, e la luna si rifletteva tremolante sull'acqua. Ognuno di noi aveva davanti la propria birra fresca, un piccolo piacere per concludere la giornata.

Presi un sorso, la birra fredda che mi scendeva in gola, e guardai Tommaso. Era il momento. "Amore," iniziai, la voce calma, ma con un pizzico di quella sfrontatezza che solo io conoscevo, "ho deciso... ho accettato di lavorare per Nicola."

Il suo volto si illuminò. Tommaso era entusiasta, la sua reazione era esattamente quella che mi aspettavo. Mi strinse la mano, gli occhi che brillavano di orgoglio e felicità per questa mia "nuova opportunità". La sua ingenuità era disarmante, e per un attimo, sentii quasi tenerezza, unita a un sottile senso di potere.

Restammo lì fuori, immersi in chiacchiere leggere. Parlando del nostro ritorno a Cremona, dei progetti futuri, delle piccole cose della vita quotidiana che per lui erano così importanti. Io annuivo, sorridevo, partecipavo alla conversazione, ma la mia attenzione era divisa.

Tra me e Nicola, si perpetuava un continuo scambio di sguardi d'intesa, un gioco silenzioso che solo noi due potevamo capire. I suoi occhi mi cercavano, i miei rispondevano, un ammiccamento discreto che mi faceva sentire il sangue pulsare. E ogni volta che Tommaso si distraeva, anche solo per un istante, la mano di Nicola scivolava con discrezione sotto il tavolo, trovando la mia coscia. Una stretta furtiva, un tocco che mi mandava un brivido lungo la schiena, un promemoria costante del nostro segreto, della perversione che ci legava.

Tommaso si voltò un attimo per salutare dei signori, e Nicola, con la stessa disinvoltura, risalì con la mano, il pollice che sfiorò la seta sottile del mio tanga, accarezzando per un istante la mia fica che ricordava ancora le sensazioni del suo cazzo. Sapevo che sentiva l'umidità della mia eccitazione e il calore pulsante della mia pelle. Quel tocco furtivo e perverso, sotto gli occhi inconsapevoli del mio fidanzato, fu il feticismo più puro e proibito che potessi desiderare.

Sapevamo che il tempo stava per scadere, che la normalità ci attendeva, ma quei pochi istanti rubati al bordo piscina, sotto le stelle, erano intrisi di una tensione e un desiderio che rendevano la mia doppia vita così incredibilmente eccitante. La sua mano tornò alla birra, lasciandomi quel fuoco segreto a bruciare tra le cosce.

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Sonia

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