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Erotika
Sonia & Tommaso · Cap. 31
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Capitolo 31 di 78 26 min di lettura

Il Prezzo del Desiderio

L'ultimo bacio a Rimini sigilla un patto pericoloso. Tra Tommaso ignaro e il richiamo proibito di Nicola, Sonia ha fatto la sua scelta. Ma a quale prezzo, e cosa l'attende ora?

Sonia
9 mesi fa · 414 letture · 0

Questo flirt con Filippo mi divertiva da morire, un'altra piccola scintilla nella mia vita così piena di contraddizioni. Ero già eccitata al pensiero di cosa avrebbe potuto succedere, anche se sapevo che con la partenza imminente sarebbe rimasto solo un desiderio inespresso... per il momento.

Ancora un ronzio. Pensai subito a Filippo, con quel suo modo sfrontato e insistente, ma mi sbagliavo. Sul display apparve il nome di Mario. E lì, il mio cuore fece un balzo.

Mario: Spero tu non ti sia addormentata, puttanella. 😉 La nostra sorpresa ti ha stancata troppo? 🍆 Sonia: Mario! A dire il vero, la voglia non passa mai. 🔥 Questa notte... mamma mia. Non bastava il tuo cazzo e quello di Enzo..., ma a me il piacere non stanca mai. Anzi. 💦 Mario: Lo so che sei la mia cagna preferita, non ti preoccupare. E mi è piaciuto sentirti gemere, stringerti tra le mie braccia. Eri perfetta, come sempre. 🤤 Senti ancora il sapore delle due puttane? Dopotutto, siete colleghe.🍑 Sonia: Sono sempre a tua disposizione, Mario. Lo sai. E la mia fica è pronta ad accoglierti, a farsi riempire. Mi manca già quel tuo modo di prendermi, di non lasciarmi scampo. E le due “colleghe”… Già mi mancano. 🥵 Le loro fiche..., mmmh... non dimenticherò mai questa notte. 💦👅 Mario: Sei stata una zoccola perfetta, e ti sei goduta tutto. Voglio rivederti così, selvaggia, desiderosa. Ti voglio sul mio cazzo, voglio sentire il tuo sapore, voglio che mi cavalchi fino a svenire. Ti va di divertirci ancora, prima che tu te ne vada? 🤔 Sonia: Sai che non ti direi mai di no, Mario. Mi eccita al solo pensiero di te. Del tuo cazzo grosso che mi riempie tutta, fino in fondo. Mi piace quando mi prendi senza pietà, quando mi fai sentire tua. 💦 Ma purtroppo.... 🛐 Non vedo l'ora di rivederti.

Quanti amanti avevo collezionato? Sorrisi, quasi orgogliosa, a quel pensiero. C'era Tommaso, certo, il mio fidanzato "ufficiale". Poi c'era Luca, la mia "tentazione gentile", l'amore proibito e possessivo. E c'era Nicola, il mio dominatore sfrontato, che mi aveva spinta oltre ogni limite. Poi c'erano Mario ed Enzo, i dominatori delle mie notti più selvagge e degradanti. Senza dimenticare Alessandro, il ragazzo ingenuo, e Filippo, l'ultimo arrivato, che mi aveva strappato un bacio e un numero di telefono.

Sette amanti, se li contavo tutti! Li avrei potuti avere anche prima, a Cremona, se solo avessi accettato di assecondare tutti quelli che mi ronzavano intorno. Con questo pensiero, un misto di soddisfazione e malizia, mi avviai verso il mio ombrellone.

Ero stanca di stare in spiaggia, era già tardi e quasi tutti se n'erano andati. Lanciai un ultimo sguardo malinconico al mare, un saluto intimo e silenzioso.

Poi me ne tornai in hotel. Passando vicino a Tommaso, che era ancora impegnato a giocare, gli dissi che lo aspettavo su. Indossavo degli short e una canotta a costine aderente, che lasciava intravedere le mie forme. Mi piaceva sentirmi così, libera e desiderabile.

Di Nicola e della sua famiglia, nemmeno al bar c'era traccia. Ma seduto a un tavolo, da solo, c'era Alessandro. Il cuore mi diede un colpo. Cercai di evitarlo, per l'imbarazzo di quanto era successo l'altra notte. Nonostante il piacere provato, il ricordo di quell'orgia con lui e Nicola mi faceva arrossire un po', anche se ero brava a nasconderlo.

Salii in camera, e Tommaso tornò poco dopo. La sua presenza riempiva la stanza di una quotidianità rassicurante e, per me, quasi soffocante. Lo sentivo canticchiare sotto la doccia, ignaro del turbine di pensieri che mi attraversava.

Lavai i capelli, sentendo l'acqua tiepida scorrere sulla nuca, un piacevole massaggio che mi riportò un po' alla realtà. Poi iniziai a truccarmi, con gesti precisi e abituati: un tocco di fondotinta per uniformare l'incarnato, un velo di mascara per allungare le ciglia e rendere gli occhi più grandi, più innocenti. Sulle labbra, un gloss rosato, quasi impercettibile, che conferiva un'aria di dolcezza. La maschera era completa.

Dovevo scegliere cosa indossare per la cena. Volevo qualcosa che fosse appropriato per una serata tranquilla, ma che nascondesse, sotto l'apparenza, un pizzico della mia vera natura, del mio desiderio. Scartai subito i vestiti troppo audaci, quelli che avrei indossato per un appuntamento con Mario o Nicola. Per Tommaso, per il "mondo", dovevo essere impeccabile.

Optai per un vestito estivo in lino bianco, semplice, leggero, che mi accarezzava il corpo senza stringere. Le spalline sottili lasciavano scoperte le spalle, abbronzate dal sole di Rimini, e la scollatura, discreta ma non troppo casta, insinuava senza rivelare. Arrivava appena sopra il ginocchio, quel tanto che bastava per essere elegante ma anche un po' civettuola.

Sotto, però, decisi di non mettere il reggiseno. I miei capezzoli, ancora leggermente turgidi per i pensieri di poco prima, si sarebbero appena intravisti attraverso la stoffa leggera, un piccolo segreto, una provocazione invisibile a chi sapeva guardare. E per le mutandine... infilai un piccolo tanga di seta color carne, quasi invisibile, sottilissimo, che si perdeva tra le natiche, non lasciando segni visibili sotto il vestito.

Mi guardai allo specchio. Ero perfetta. La brava ragazza borghese era pronta, ma sotto la superficie, la Sonia desiderosa era più viva che mai.

Scesi per cena con Tommaso, la mano di lui stretta alla mia. La mia maschera era impeccabile: il vestito di lino bianco mi accarezzava il corpo, leggero e innocente, eppure sotto, i miei capezzoli si indurivano leggermente contro la stoffa sottile, un segreto che solo io conoscevo. Sorrisi a Tommaso, risposi alle sue chiacchiere sul volley e sulle vacanze, mentre dentro di me un universo di pensieri e desideri ribolliva. Ogni risata, ogni sguardo dolce che gli rivolgevo, era un velo su una realtà ben più cruda.

Il ristorante dell'hotel era affollato, il brusio delle voci e il tintinnio delle posate creavano una colonna sonora di normalità. Scrutai i tavoli con discrezione, ma non vidi né Nicola né la sua famiglia.

Tommaso, con la sua solita, rassicurante semplicità, scelse un piatto di pasta al ragù. Io, invece, optai per qualcosa di più leggero, una semplice insalata di mare, per mantenere quell'aria di raffinatezza che mi ero imposta. Mentre parlavamo, la mia mente vagava. Ripensai alla chat con Mario, alle sue parole così dirette, così volgari eppure così eccitanti. Il suo invito per la serata, la sua promessa di "sorprese", mi faceva pulsare nelle vene un'ansia deliziosa. Sapevo che non avremmo avuto un altro incontro prima della partenza, ma anche solo l'idea, la possibilità, mi accendeva.

Poi il pensiero scivolò su Luca, con la sua gelosia possessiva e le sue promesse di un amore "pulito" che contrastavano così violentemente con la mia realtà. E Filippo, il biondino sfrontato della spiaggia, il suo bacio inaspettato che mi aveva lasciato una scia di curiosità. La mia vita, ultimamente, era diventata un intreccio di uomini e di piaceri proibiti. Era un gioco pericoloso, ma mi eccitava come nient'altro al mondo.

Durante la cena, un leggero fastidio si fece sentire, un prurito intimo, una sensazione di umidità che mi fece sentire la fica ancora più viva, più presente, quasi pulsante sotto il tanga sottile. Cercai di non darlo a vedere, di mantenere il mio aplomb, ma dentro di me, il mio corpo reagiva ai pensieri più reconditi. Incrociai le gambe sotto il tavolo, cercando di alleviare la sensazione, ma era inutile. Era un richiamo, un desiderio che non accennava a placarsi. Bevvi un sorso d'acqua, cercando di rinfrescare la gola che mi si era fatta improvvisamente secca.

Ero lì, a intavolare chiacchiere innocue con Tommaso, la mia mente che vagava tra i ricordi proibiti, quando d'un tratto, il mio sguardo si posò su di lui. Nicola. Arrivò con tutta la sua famiglia al seguito – la moglie, i bambini, un quadretto di normalità che strideva terribilmente con quello che era stato tra noi. Il boccone di insalata di mare mi andò quasi di traverso. Un'ondata di calore mi avvolse, il cuore iniziò a battere all'impazzata contro le costole, un ritmo selvaggio che solo lui sapeva provocare.

I suoi occhi, così sfrontati, si incrociarono con i miei. Un sorriso malizioso gli apparve sulle labbra, e poi... un occhiolino. Quell'occhiolino mi trafisse, un messaggio silenzioso e potente che solo io potevo decifrare. Si sedettero, e iniziarono a ordinare, mentre io sentivo il mio corpo vibrare, una scarica elettrica che mi attraversò tutta.

Capii che dovevo muovermi. Con la scusa di andare al buffet, mi alzai, cercando di mantenere un'aria disinvolta, ma sentivo già i miei sensi in allerta. Non dovetti aspettare molto. Lui mi seguì, i suoi passi decisi dietro di me. E poi, la sua voce, roca e profonda, mi raggiunse, senza preoccuparsi troppo di chi potesse sentirlo.

«Ti sono mancato, Sonia?»

Sorrisi. Un sorriso malizioso, che celava la mia vera risposta. Lo guardai, i miei occhi che si posarono sulle sue labbra, poi scesero lentamente, quasi una carezza visiva, sul suo corpo. Il desiderio mi colse, prepotente. Il brivido del proibito era già nell'aria, e io, Sonia, ero pronta a giocare.

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