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Erotika
Sonia & Tommaso · Cap. 19
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Capitolo 19 di 78 22 min di lettura

Promesse e Bugie

Tra intrighi e passioni, la maschera è caduta. Sonia ha fatto la sua scelta. Ma quanto è profondo l'abisso che si è appena aperta, e cosa le costerà l'ultima, perversa richiesta fatta a Mario? Il punto di non ritorno è qui.

Sonia
10 mesi fa · 471 letture · 0

Scendendo nella hall, lo vidi. Tommaso, proprio come avevo previsto, stava mangiucchiando qualcosa all'aperitivo offerto dall'hotel, il suo sorriso bonario stampato in faccia. Con lui c'erano Marco e Luca. Luca... il pensiero mi fece tremare la figa. L'avevo appena avuto dentro, e lui era lì, con il mio fidanzato, comportandosi come se nulla fosse accaduto. Che attore! E che brivido per me, la regina delle bugie.

Tommaso mi accolse felice, i suoi occhi che brillavano di innocenza. "Ciao, amore! Sei pronta?" Mi diede un veloce bacio sulla bocca, il mio fidanzato ufficiale, ignaro della tempesta che ero. I miei occhi, però, si posarono su Luca. Il suo sguardo era diverso. Un'ombra di dispiacere, di rabbia, attraversò i suoi occhi quando vide il mio look. La sua gelosia era palpabile, non la nascondeva. Era una pugnalata dolce al mio cuore, la conferma che il suo amore per me era autentico.

Un saluto veloce a Marco, un sorriso a Luca, i miei occhi che si incantarono un attimo di più sui suoi. Un'intesa solo nostra, un segreto bollente che ci legava. Poi, con un ultimo brivido, uscii dall'hotel.

Mario arrivò poco dopo, un grosso fuoristrada nero che si fermò proprio davanti a me. La sua figura imponente, il suo sguardo penetrante, mi fecero sentire subito a casa, nella mia zona di comfort, nel mio inferno privato.

Salii al suo fianco e, senza pensarci due volte, gli diedi un veloce bacio sulla bocca prima che partisse. Le sue labbra erano ruvide, il sapore di nicotina e di un qualcosa di selvaggio che mi eccitava da morire. Il concerto a Cesena era ovviamente solo una scusa patetica, un velo sottile sulla vera natura della nostra serata. I progetti di Mario erano ben diversi, e io, la sua Sonia, docile e vogliosa, lo avrei seguito ovunque avesse voluto portarmi.

L'auto era impeccabile, pulita, profumata, e anche lui lo era. Indossava dei jeans slavati che gli fasciavano le gambe robuste e una camicia scura che lasciava intravedere il suo petto villoso, un segno di mascolinità che mi faceva impazzire. Mi sentivo bene seduta al suo fianco, una strana sensazione di sicurezza, quasi di essere protetta da un vero maschio, un predatore con cui potevo essere completamente me stessa.

Mi portò fuori dalla zona turistica, lasciando alle spalle le luci e i rumori della costa. Ci inoltrammo lungo strade che si snodavano su per colline dalle curve morbide, illuminate a quell'ora dalla luce calda e avvolgente del tramonto. Non sapevo dove stessimo andando e non chiesi. Non mi importava. Mi bastava essere lì con lui, per la prima volta soli.

Arrivammo in un agriturismo da favola, immerso nella natura, con un panorama mozzafiato che si apriva davanti a noi. Il viaggio non era stato ricco di parole; bastavano i nostri sguardi, i nostri sorrisi d'intesa, un linguaggio silenzioso che capivamo solo noi. Cenammo sotto un pergolato, le luci soffuse creavano un'atmosfera incredibilmente riservata e quasi romantica. Era tutto così pacato, così rilassante.

Ero felice, davvero felice. In quel momento, dimenticai completamente Tommaso, Luca, e tutte le aspettative che si portavano dietro. Parlammo di un po' di tutto, delle nostre vite, dei nostri sogni, ma senza mai accennare direttamente ai nostri incontri perversi, a quelle notti di degrado che ci avevano uniti. Io lo guardavo con occhi che, in quel frangente, potevano sembrare davvero quelli di un'innamorata. E in verità, forse, in quel momento, un po' lo ero. L'eccitazione che sentivo era più morbida, quasi un preludio a qualcosa di inaspettato.

La cena sotto il pergolato era stata magica. Mario, quel predatore che credevo di conoscere, mi aveva sorpreso. Senza addentrarsi troppo nei dettagli, mi aveva raccontato della sua vita. Divorziato, con due figli di 8 e 10 anni che mi immaginavo già, piccoli e innocenti, in netto contrasto con il loro padre. Aveva una piccola impresa di costruzioni, "niente di che," aveva detto, ma abbastanza per una dignitosa esistenza. Quella conversazione mi aveva rivelato un lato di lui che non avrei mai immaginato, un uomo con una vita "normale" al di fuori delle nostre perversioni. E la cosa, stranamente, mi eccitava ancora di più.

Finita la cena, la notte ci chiamava e i nostri sguardi si incrociarono, l'intesa era chiara. Mi portò a casa sua, un elegante appartamento fuori Riccione. Rimasi sorpresa. Era così bello, ordinato, pulito, un contrasto netto con l'immagine rozza e brutale di Mario che avevo in testa, e che pure amavo. Era la dimostrazione che lui era più complesso, più sfaccettato di quanto credessi.

Senza tanti preamboli, finimmo in camera da letto. Un ambiente moderno e confortevole, con un letto matrimoniale grande e invitante. La luce soffusa creava un'atmosfera intima, quasi sacra per ciò che stava per accadere. La mia fica fremeva, bagnata, anticipando i piaceri che avremmo condiviso in quel santuario inaspettato. Il profumo di lui, di pulito, di dopobarba, si mescolava al mio, un inebriante mix di desiderio.

Non ci fu bisogno di parole, solo di sguardi e di respiri affannosi. Mi tirò verso di lui, le mie mani che si avventavano sulla sua camicia. La sbottonai con foga, liberando il suo petto villoso che tanto mi attirava. Sentii i suoi muscoli tesi sotto i miei polpastrelli mentre mi toglieva il vestito, lasciandolo cadere ai nostri piedi. Ero lì, in piedi davanti a lui, completamente nuda. La mia fica era già una fontana, e i miei capezzoli duri e turgidi imploravano di essere toccati.

Mario mi prese per i fianchi, i suoi occhi che brillavano nell'ombra. Non c'era la solita brutalità, non subito. C'era un desiderio profondo, quasi reverenziale. Mi baciò, un bacio lungo, intenso, che sapeva di scoperta. Le sue labbra erano morbide, ma la lingua era prepotente, esplorava la mia bocca con una fame insaziabile. Sentii le sue mani scendere sulla mia schiena, poi sul mio culetto. I suoi polpastrelli premevano, invitandomi a spingermi contro il suo bacino.

Mi sollevò, e mi appoggiò sul bordo del letto. I miei piedi non toccavano terra. Lui si inginocchiò davanti a me, e i suoi occhi scesero sul mio corpo. Poi, con un gesto che mi fece gemere, affondò il viso tra le mie cosce. La sua lingua, calda e umida, si avventò sul mio clitoride, succhiandolo con una forza e una delicatezza inaspettate. La mia schiena si inarcò, le gambe si aprirono da sole. Gemevo, e le mie mani affondavano nei suoi capelli. La mia fica era in fiamme, e il suo sapore era il paradiso.

Quando mi sentii sul punto di esplodere, Mario si alzò. Il suo cazzo, enorme e duro, era davanti ai miei occhi. Non era solo un oggetto di piacere, era la promessa di una possessione totale. Senza una parola, mi spinse sul letto. Mi mise a quattro zampe, la mia figa offerta, invitante. Non c'era bisogno di chiedere. Sentii la sua grossa verga scivolare dentro, lenta, inesorabile. Un gemito mi sfuggì, un mix di trasporto e di un piacere così intenso da togliermi il fiato. La mia fica si contraeva attorno a lui, cercando di accoglierlo completamente. Sentii la sua mano scendere sul mio clitoride, massaggiandolo mentre mi scopava, e la combinazione fu troppo. Urlai di piacere, presa da un orgasmo che mi fece tremare da capo a piedi.

Poi mi girò, e mi fece mettere di schiena, le mie gambe che gli stringevano i fianchi. Mi guardò negli occhi, un sorriso sornione sulle labbra. "Sei mia, Sonia," sussurrò, e in quel momento, ero completamente sua. Il suo cazzo si gonfiò di nuovo dentro la mia fica, e mi scopò con una foga inaudita, riempiendomi di sperma caldo e denso. La nostra notte era appena cominciata, e prometteva di essere lunga, selvaggia, e piena di ogni perversione che potessimo immaginare.

Prima di andare avanti…

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