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Erotika
Sonia & Tommaso · Cap. 19
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Capitolo 19 di 78 22 min di lettura

Promesse e Bugie

Tra intrighi e passioni, la maschera è caduta. Sonia ha fatto la sua scelta. Ma quanto è profondo l'abisso che si è appena aperta, e cosa le costerà l'ultima, perversa richiesta fatta a Mario? Il punto di non ritorno è qui.

Sonia
10 mesi fa · 471 letture · 0

Il suo corpo muscoloso si muoveva sul mio con una foga inarrestabile. Non era solo sesso, era una danza tra il piacere e il dolore, un'esplorazione dei miei limiti più oscuri. Ogni volta che il suo cazzo si spingeva dentro di me, profondo, prepotente, lo incitavo. "Più forte, Mario! Fammi male!" gemevo, graffiandogli la schiena con le unghie. Il Mario dolce era un'illusione fugace, ciò che volevo da lui era la rudezza, la perversione, la sensazione di essere completamente sottomessa alla sua forza. Urlavo per essere riempita, per essere usata, per sentire il limite del sopportabile e oltrepassarlo. E lui, il mio padrone, mi accontentava, spingendo, picchiando, riempiendomi di ogni sua goccia di sperma caldo.

Ormai esausti, i nostri corpi umidi di sudore e sborra, riprendemmo fiato. Ero sdraiata accanto a lui, la testa appoggiata al suo petto villoso, sentendo il ritmo calmo del suo cuore. La mia mano, quasi senza volerlo, gli carezzava distrattamente i peli del torace, un gesto di intimità che strillava quasi normalità, ma che nascondeva un mondo di perversioni.

Il silenzio fu rotto dalla sua voce roca, un sussurro che fece vibrare il mio petto.

Mario: "Allora, puttana... Il tuo Tommaso... sa che sei così?"

Sonia: "Tommaso? Oh, il mio povero Tommaso... No, non sa nulla, Mario. È così ingenuo, così cieco. Crede a ogni mia parola, a ogni sorriso. Se sapesse la troia che sono diventata, morirebbe."

Mario: "E a casa? Lo fai anche a casa? C’è qualcuno che ti scopa come faccio io?"

Sonia: ”No, a casa non l’ho mai tradito.”

Mario: “E lui? Ti scopa anche lui come faccio io?”

Sonia: "No.... Non così. Non come te. Con lui è diverso. È... normale. Noioso, a volte. Ma tu... tu mi fai impazzire, Mario. Mi hai aperto un mondo che non sapevo esistesse."

Mario: "Un mondo di cazzi e sborra, eh? Di sporco e di... perversione. Racconta, Sonia. Dimmi cosa ti piace di questo mondo. Cosa ti eccita di più?"

Sonia: "Tutto, Mario. Tutto. All'inizio ero spaventata, certo. Ma poi... poi è stata una liberazione. Ricordi la cascina? Quando mi avete presa tu ed Enzo? La sua sborra che mi riempiva la figa, la tua rudezza... Mi sentivo una vera puttana, e la cosa mi eccitava da morire. Ma non è stato solo quello."

Mario: "Ah no? Cosa altro ti è piaciuto, zoccola? Dimmi ogni dettaglio. Voglio sentirti."

Sonia: "Quando... quando mi scopate e mi inculate fino allo stordimento."

Mario: "Sei una puttana senza limiti, Sonia. E le ragazze? Ti è piaciuto quando ti hanno umiliata? Quando ti hanno pisciato addosso e ti hanno fatto leccare il loro culo?"

Sonia: "Sì, Mario. Sì! All'inizio ho provato ribrezzo, ma poi... poi ho capito che era parte del gioco. Leccare il loro culo... era la prova della mia completa sottomissione. E poi la loro figa... il sapore di quelle ragazze... Mi sentivo così... degradata, ma in un modo che mi faceva impazzire. E i miei capezzoli... quando li torturavano... Il dolore mi faceva urlare, ma la mia fica era una fontana. Era una troia alla loro mercé."

Mario: "Sei una cagna perfetta, Sonia. Una vera pervertita. E il marchio sulla coscia? Ti piace?"

Sonia: "Il marchio... sì. Brucia ancora. Ma è un segno. Un segno che sono tua, che sono marchiata. È la prova che non posso più tornare indietro. Mi lega a te, a questo mondo. E sai cosa, Mario? La cosa che mi piace di più di tutto questo... è battere. Essere la puttana che deve dare il suo corpo. Sentire il denaro, sapere che il mio corpo ha un prezzo. È una libertà perversa, Mario. Una libertà che con Tommaso non avrei mai avuto."

Mario: "Lo sapevo, Sonia. Lo sapevo che eri una come me. Una che ama il proibito, il limite. Non ti lascerò andare. Mai. Sei troppo preziosa per questo mondo. E ti farò battere ancora. Molto. Ti farò diventare la regina delle puttane."

Sonia: "Lo spero, Mario. Lo spero. Fammi battere, fammi strisciare, fammi sentire che sono tua. Voglio che la mia fica sia sempre bagnata per te, per i tuoi amici, per chiunque tu voglia. Voglio essere la tua troia preferita. E voglio che mi rovini completamente. Mi eccita pensarti con me, sempre. Ogni volta che vedo una donna per strada, mi chiedo se anche lei è una come me. Se anche lei la sera si abbassa per un cazzo. E sapere che ci sono tante come me, mi fa sentire parte di qualcosa. Una famiglia, Mario. Una famiglia di puttane."

Mario: "Lo sei, Sonia. Lo sei. E ti insegnerò tutti i segreti. Ti farò provare piaceri che nemmeno immagini. Siamo solo all'inizio."

La conversazione si spense in un mormorio, le mie parole si mescolavano al battito del suo cuore. Ero completamente sua. E il mio cuore, la mia fica, la mia anima, non desideravano altro.

Quei discorsi, quelle confessioni sussurrate nel buio, avevano riacceso in me e in Mario una fame ancora più intensa. Sentivo il suo corpo che si ridestava accanto al mio, e la mia figa già pulsava, rispondendo al suo desiderio rinnovato. Lui mi si strinse, il suo respiro caldo sul mio collo.

"A che ora devi tornare, Sonia?" mi chiese, la voce roca di desiderio.

Non lo sapevo, in realtà. Tommaso, il mio povero, ingenuo Tommaso, non avrebbe dormito. Non potevo certo fare mattina. "Non so, Mario... Tommaso non dormirà, non posso fare troppo tardi," risposi, la voce un po' pensierosa.

Mario, però, aveva già la soluzione. Il suo cervello da predatore era sempre un passo avanti. "Chiama il tuo fidanzato," mi disse. "Digli che abbiamo trovato una compagnia di amici e amiche e che ci hanno proposto di andare con loro a ballare. Chiedigli se gli dispiace, altrimenti ti faresti subito riaccompagnare."

Un lampo di genio. Era la bugia perfetta, così credibile. Non esitai. Presi il telefono e, con la massima disinvoltura, chiamai Tommaso. La sua voce, dall'altra parte, era stanca ma felice. "Ciao, amore! Allora?"

"Ciao, tesoro," gli dissi, con la voce più dolce che potevo. "Siamo qui al concerto, ma abbiamo trovato una compagnia di amici di Mario, e ci hanno proposto di andare tutti a ballare dopo. Ti dispiace? Altrimenti Mario mi riaccompagna subito, lo sai..."

Sentii il suo sospiro dall'altra parte, ma era un sospiro di sollievo, non di disappunto. "Ma no, amore, tranquilla! Divertiti! Io sono ancora qui con gli animatori. Non preoccuparti per me." Ci credette. Ci credette senza un'ombra di dubbio.

Riattaccai e guardai Mario con un sorriso sornione. Un'altra vittoria, un'altra bugia che mi apriva le porte a nuove perversioni. Lui mi strinse, il suo sguardo che mi bruciava. "Allora, puttana," sussurrò, "cosa ti piacerebbe fare ora?"

La mia figa si contrasse in risposta. Non esitai un istante. Lo guardai negli occhi, i miei che brillavano di un desiderio che non ammetteva mezze misure. "Portami a battere, Mario," sussurrai, la mia voce un filo roca, carica di una brama inconfessabile. "Voglio sentire la mia fica in azione, voglio che mi usino, che mi riempiano. Voglio sentirmi una vera troia."

Prima di andare avanti…

Com'è finora?

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