Mario: Ti stai bagnando solo a leggere, puttana? Immagina stasera. Ti farò scopare da tutti quelli che voglio. Ti farò ululare come una lupa in calore. E non ti libererai così facilmente di me. Sei mia. 🔗
Sonia: Mario, sei un diavolo! 😈 Mi fai impazzire. La mia figa è già una piscina al solo pensiero. ⛲ Sì, mi sto bagnando, tantissimo. Vorrei già sentire le tue mani addosso, il tuo cazzo che mi strappa via l'anima. Sono tua, lo sono sempre stata, fin dal primo tocco. E mi piace da morire essere la tua puttana. 🤫 Non vedo l'ora di vedere chi ci sarà con noi stasera. Mi stupirai, vero? Dimmi che mi farai godere come una vera troia. 😈
Mario: Non fare troppe domande, zoccola. La sorpresa è parte del divertimento. Preparati a essere usata come non mai. E non ti azzardare a fare la civetta con gli altri come fai con Luca. Altrimenti ti castro. E il tuo fidanzatino ti vedrà strisciare. Ci vediamo alle 7. E non fare tardi, puttana. ⏱️
Sonia: Agli ordini, padrone. 🙇♀️ La tua puttana sarà pronta. E non farò la civetta... prometto di essere la tua cagna ubbidiente, e solo tua. Almeno finché non mi darai il permesso di fare la troia con gli altri. 😇💋 A stasera, Mario. Non riesco ad aspettare. La mia fica è già in fiamme. 🔥🔥🔥
Il telefono mi vibrava ancora in mano, la conversazione con Mario mi aveva lasciata in un mix bollente di eccitazione e anticipazione. Ero pronta per entrare in bagno, lavarmi via il sale della spiaggia e prepararmi per la serata. Proprio mentre stavo per aprire la porta, sentii bussare. "Tommaso?" pensai, sorpresa. Era troppo presto perché fosse già lì.
Invece, quando aprii, mi trovai davanti Luca.
I suoi occhi, solitamente così dolci, avevano un'ombra di preoccupazione. "Luca? Che ci fai qui?" domandai, genuinamente sorpresa.
"Marco è con Tommaso, tranquilla," disse lui, entrando senza aspettare un invito esplicito. Era evidente che volesse parlare. I suoi occhi si posarono su di me, e poi, con un tono che tradiva una punta di irritazione, chiese: "Mario... chi è? Cosa vuole da voi? Non mi piace come ti guarda."
Cercai di divagare, con la mia solita disinvoltura. "Mario? Oh, è solo un amico di Tommaso. Di quelli che Tommaso si fa in spiaggia, sai com'è, sempre a fare amicizia con tutti." Il mio cuore martellava, ma la mia voce era calma, quasi annoiata.
Ma Luca non si bevve la storia. I suoi occhi si strinsero un po'. "Non mi sembra. Ti guarda in un modo strano, Sonia. È come se... fosse geloso."
Mi scappò una risata, finta ma convincente. "Ma no, Luca! Geloso Mario? È vecchio, a me non piace proprio!" Certo che mi piaceva, Mario, e come! Il solo pensiero mi faceva fremere e bagnare. Ma dovevo tranquillizzare Luca. Mi avvicinai, lo abbracciai con foga, le labbra che cercavano le sue con un desiderio che, in quell'attimo, era autentico. Lo baciai, cercando di infondergli calma, di distrarlo dalla sua gelosia.
Con una disinvoltura che sorprese persino me stessa, gli raccontai la storia del concerto a Cesena, della "bravura" di Mario nel procurarmi i biglietti, e dell'impegno di Tommaso con il torneo di carte. Sembrava tutto così innocente, così plausibile.
Poi, per distrarlo completamente e spegnere ogni sua preoccupazione, feci la mossa giusta. Mi tolsi il costume da bagno, lasciandolo cadere sul pavimento, e lo tirai a me sul letto. "Vieni qui, sciocco," sussurrai, le mie mani che lo attiravano verso il mio corpo nudo e desideroso.
Facemmo l'amore, o meglio, fu una scopata veloce, ma con un trasporto che mi fece tremare. Le sue mani sul mio corpo, la sua bocca sulla mia, il suo cazzo che si gonfiava dentro la mia fica umida. Ogni spinta diventava un brivido, ogni mio gemito la conferma che, in quell'istante, eravamo solo noi due; il mondo fuori aveva smesso di esistere. Non aveva nulla della brutalità di Mario; era un piacere dolce, un’onda intensa che mi colmava e mi costringeva a dimenticare, anche solo per un momento, il castello di bugie in cui vivevo. Luca ebbe un ultimo sussulto, cercò la mia bocca con la sua e poi si lasciò andare contro di me, esausto e soddisfatto.
Restammo così per qualche istante, con il fiato ancora corto e i cuori che battevano all'unisono. Poi, mentre il corpo ancora vibrava per i rimasugli del piacere, mi districai con dolcezza dal suo abbraccio. Lanciai un’occhiata distratta all'orologio sul comodino e un brivido di puro panico mi attraversò: era tardissimo!
Mi alzai di scatto dal letto, avvertendo immediatamente il calore del suo seme che iniziava a scivolare lungo l'interno delle cosce. Mi tamponai con la mano, un gesto quasi automatico e privo di ogni vergogna, mentre le scuse mi uscivano già dalle labbra in un sussurro affannato.
— Amore — dissi, la voce ancora un po' roca per l'emozione — devo correre a prepararmi, si è fatto tardi! —
Lui mi raggiunse in bagno, un'ombra dolce e amorevole. Mi baciò sul collo, un bacio che sapeva di fiducia e di un affetto che mi faceva quasi sentire in colpa. "Fai la brava," mi sussurrò, e poi se ne andò, lasciandomi sola in quel santuario profano. Feci una doccia rapida, l'acqua calda che scivolava sul mio corpo, portando via lo sperma di Luca, ma non l'odore, non il ricordo. La mia fica era ancora gonfia, e la coscia mi bruciava leggermente dove Maria aveva lasciato il suo marchio.
Uscii dalla doccia, la pelle ancora umida e vibrante. Ero in fermento. Non era una serata qualunque, era un appuntamento con il mio lato più oscuro, con la perversione che Mario sapeva così bene come accendere. Dovevo essere perfetta, un'esca irresistibile per la sua depravazione.
Decisi di non mettere nulla: niente pizzo, niente ostacoli. Volevo sentire la mia nudità fremere sotto il tessuto, pronta per essere scoperta. Afferrai il tubino nero, quello corto che mi fasciava ogni curva, e lo feci scivolare lungo le gambe con un movimento lento. La stoffa carezzò la mia carne con una nota gelida che mi fece sussultare, andando a premere proprio lì, sulla fica che già pulsava di un'umidità traditrice.
Mi guardai allo specchio: senza il sostegno del reggiseno, i seni erano sfrontati e i capezzoli disegnavano punte dure contro il nero dell'abito. Ero un'offerta esplicita, nuda sotto un involucro insignificante che Mario avrebbe strappato via in un attimo. Sapevo che ogni mio passo, ogni mio respiro, avrebbe gridato la mia sottomissione a chiunque avesse avuto il coraggio di guardarmi davvero.
Mi guardai allo specchio. La Sonia di un tempo era ormai svanita. Al suo posto vidi una donna sensuale, sfrontata, con gli occhi che brillavano di un’eccitazione quasi febbrile. Lasciai i capelli sciolti, una cascata di ciocche castane che mi incorniciava il viso, e stesi un velo di lucidalabbra rosso acceso per attirare l’attenzione sulla bocca, pronta a qualunque provocazione. Vaporizzai un profumo intenso, dolce e persistente, che si mescolava all’odore naturale della mia pelle; volevo che si imprimesse addosso a Mario, lasciando la mia traccia indelebile su di lui.
Ero pronta. Il mio corpo era un tempio di perversione, la mia anima una tela per i suoi desideri. Non vedevo l'ora che arrivasse Mario.
Il mio cuore batteva all'impazzata. Guardai l'orologio, già tardissimo! Presi la mia borsetta, quel piccolo scrigno di segreti e perversioni, e mi affrettai fuori dalla stanza, i miei tacchi altissimi che battevano sul corridoio con un ritmo frettoloso. Ogni passo era un'anticipazione della notte che mi aspettava.
