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Erotika
Sonia & Tommaso · Cap. 74
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Capitolo 74 di 78 16 min di lettura

L'ultimo giorno

Tra incognite e proposte inattese, il futuro di Sonia sembra sempre più appeso a un filo. Sarà davvero la fine di un incubo o soltanto l'inizio di una nuova illusione?

Sonia
3 mesi fa · 885 letture · 0

Ero ancora sprofondata nel letto di Bruno, avvolta da quelle lenzuola di seta che conservavano l'odore dell'amplesso, pervasa da una felicità piena, liquida e profonda.

Ma non appena lo sguardo cadde sull'orologio d'acciaio posato sul comodino, il cuore balzò violentemente in gola, spezzando quell'idillio: erano già le 9:45. Un sussulto improvviso di panico mi fece raddrizzare a sedere di scatto sul materasso, con un leggero capogiro ad offuscarmi la vista; dovevo essere all'aeroporto alle 10 in punto per accogliere Tommaso, ed ero già in tremendo ritardo.

Nel movimento brusco, la fica, gonfia e ancora colma dello sperma di Bruno, trasmise un impulso doloroso e dolcissimo, un promemoria carnale della felice notte appena trascorsa.

Lui non c'era, ma l'intenso profumo di caffè tostato e brioche calde, che arrivava invitante dalla cucina, rivelava dove si trovasse.

Ai piedi del letto, piegata con impeccabile cura, una vestaglia di seta rosa sembrava aspettarmi. La infilai, rabbrividendo al fresco contatto sulla pelle ancora calda e sensibile.

In quel preciso istante, Bruno entrò in camera reggendo tra le mani un vassoio d'argento con la colazione.

«Buongiorno, piccola dea!» disse, accogliendomi con un largo sorriso e lo sguardo colmo di ammirazione per quel risveglio spettinato.

Posò il vassoio sul comodino e mi abbracciò, stringendomi a sé; abbandonata al calore del suo petto e avvolta dal profumo della sua pelle pulita, scordai per un attimo Tommaso, l'aeroporto e il mondo intero, desiderando solo che quel tempo si fermasse.

La realtà però premeva e il tempo passava implacabile; a malincuore mi staccai da lui, accennando frettolosamente al mio imperdonabile ritardo e all'urgenza di raggiungere l'aeroporto.

La sera prima, totalmente rapita dal suo fascino e dalla sua virilità, avevo scordato tutto, persino di impostare la sveglia sul cellulare.

Bruno mi accarezzò la guancia per placare l'ansia evidente nei miei occhi, rassicurandomi con infinita dolcezza: «Stai calma, piccola, non agitarti; gli dirai che c'era traffico. Fai giusto in tempo a bere un sorso di caffè e poi ti accompagno all'auto».

«Sì, amore...» mi sfuggì dalle labbra senza che potessi controllarlo, mentre il panico prendeva il sopravvento. «Il problema è che ieri sera sono venuta fin qui a piedi, lasciando la sua auto davanti a casa... e le chiavi le ho in camera mia. Diamine, dovrei tornare a prenderle, ma c'è mamma... non l'ho nemmeno avvisata che non sarei rientrata per la notte, e quella chissà che cosa starà pensando...»

«Stai calma, tesoro, respira» disse in modo calmo e sicuro, stringendomi le mani fredde tra le sue per placarne il tremito e bloccare il mio vaniloquio. «Ci sono qua io, non sei sola. Risolviamo tutto, fidati di me; ti porto io in aeroporto».

«Ti ringrazio, davvero... ma cosa dico a Tommaso quando mi vede arrivare insieme a te? Come gli spiego la faccenda?» risposi, in preda a una disperazione cieca, priva di lucidità.

«Gli dirai semplicemente che sono il marito di una tua collega, e che dopo la festa vi siete spostati tutti a casa nostra, dove ti sei fermata a dormire vista l'ora tarda.»

«Ma Bruno, non lo crederà mai! Capirà subito che c'è sotto qualcos'altro...» replicai, scuotendo la testa.

«E anche se fosse? Cosa importa, Sonia? Non è forse questo ciò che vuole? Non è di questo che si nutrono le sue fantasie?»

Assimilai per un istante quelle parole, poi sorrisi con improvvisa complicità: aveva perfettamente ragione, e dimostrava di saper leggere dentro Tommaso meglio di chiunque altro.

Rasserenata da quella prospettiva, sorseggiai felice il mio caffè, addentando una brioche ancora tiepida.

Lavai i denti e feci una doccia veloce, desiderando ardentemente che Bruno entrasse e mi scopasse lì, sotto il getto dell'acqua, per poi passare l'intera giornata a fare l'amore.

Invece, pochi istanti dopo, gli ero seduta accanto, sfrecciando in direzione di Milano Linate. Lo osservavo con un misto d'ammirazione e rimpianto, chiedendomi con angoscia quando ci saremmo rivisti.

Quando accesi il cellulare, subito una scarica di messaggi allarmati giunse come un amaro ritorno alla realtà. Erano perlopiù di mamma e Tommaso, entrambi in ansia per la mia sparizione.

Scrissi prima a lei, rassicurandola: «Scusa mamma, abbiamo bevuto un po' e ho preferito fermarmi per la notte da un'amica». Non ci avrebbe creduto, ma a quel punto cosa potevo fare?

Chiamai Tommaso, che rispose al primo squillo con la voce tesa e alterata dalla preoccupazione: «Sonia! Amore, ma dov'eri finita? È da ieri sera che ti chiamo, avevo il cuore in gola... Cos'è successo? Perché avevi il telefono spento?».

«Sì, scusa, Tommaso, hai ragione... sono uscita a festeggiare con delle colleghe dell'ufficio e avevo il cellulare completamente scarico; non ho trovato un caricabatterie, e... Comunque sto arrivando, sono in viaggio» risposi, mantenendo un tono calmo e scambiando uno sguardo complice con Bruno, che sorrideva sornione tenendo gli occhi fissi sulla strada.

«Ok...» rispose con una nota di forte perplessità nella voce, poco convinto da quella giustificazione così generica; poi aggiunse: «Non correre adesso, non fare sciocchezze... ma di preciso dove ti trovi ora?».

«Scusami ancora, Tommaso... avrò almeno una mezz'oretta buona di viaggio prima di raggiungerti... sono partita tardi da casa e ho trovato un po' di rallentamenti...»

«Ok, ok... va bene, poi mi spiegherai tutto con calma quando arrivi. Dai, intanto io vado al bar del terminal e prendo un caffè per ingannare l'attesa».

Chiusi la comunicazione e Bruno allungò una mano a stringere le mie, in un gesto di conforto.

«Sei preoccupata?» chiese voltandosi a guardarmi.

«No... O meglio, non lo so... Ultimamente è tutto così strano.»

«Parli di Tommaso o di te?»

«Di tutto!» risposi sporgendomi verso di lui e poggiando la tempia alla sua spalla.

«Su piccola, non essere triste.»

«E quando potrò rivederti?» chiesi supplichevole con voce infantile.

«Presto tesoro, molto presto, vedrai.»

«È che già mi manchi» ammisi con sincerità disarmante.

Bruno mi prese la mano e se la portò alla bocca, baciandola teneramente.



Il viaggio sull'autostrada parve incredibilmente breve. Seduta accanto a lui, avvolta da quell'intimità silenziosa, avrei voluto che la strada non finisse mai.

Arrivati davanti alle grandi vetrate dell'uscita del terminal, vidi Tommaso fermo sul marciapiedi, con la sua valigia scura posata accanto alle gambe e lo sguardo che vagava inquieto tra le auto di passaggio.

Da dietro i cristalli oscurati della berlina non mi avrebbe mai riconosciuta, come non si sarebbe mai sognato di vedermi arrivare a bordo di un'auto tanto lussuosa ed esclusiva.

Aprii la portiera e scesi sul marciapiede assolato: il mio fidanzato mi guardò sbalordito, con la bocca aperta per lo stupore, ma incapace ad emettere una sola sillaba.

Scese anche Bruno, che si portò al mio fianco in un attimo, cingendomi la vita con disinvolta naturalezza.

Gli occhi di Tommaso caddero subito su quella mano posata con tanta familiarità sul mio fianco, per poi tornare a fissarmi, del tutto attonito e confuso.

Sporgendomi in avanti, gli sfiorai le labbra con un leggero bacio distaccato, e sorridendo sfacciatamente, dissi: «Tommaso, lui è Bruno».

Prima di andare avanti…

Com'è finora?

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