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Erotika
Sonia & Tommaso · Cap. 64
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Capitolo 64 di 78 11 min di lettura

Il Sigillo e la Svolta

Un’ombra potente si muove dietro le quinte, pronta a reclamare il suo spazio. Sonia sente il suolo mancare, mentre un nuovo ordine silenzioso riscrive le regole del suo destino.

Sonia
7 mesi fa · 478 letture · 1

Lungo il tragitto ripensai a Sergio, così perdutamente preso da me; interprete in una commedia che lo vedeva, suo malgrado, in un ruolo d’attore di secondo piano.

Come previsto, il pressante invito di mamma nascondeva un motivo ben più importante, una verità che premeva per uscire. La conferma la ebbi già varcando la soglia di casa: mi bastò osservare la sua agitazione, quel modo nervoso di sistemarsi il grembiule; lei, che i segreti non li aveva mai saputi custodire, emanava un’ansia quasi infantile.

Anche Tommaso fiutò che nell’aria aleggiava una strana elettricità, una tensione sospesa che rendeva la situazione quasi surreale, come se fossimo tutti in attesa di un colpo di scena già scritto. Fu alla fine della cena, con il profumo della pizza che ancora indugiava nella stanza e mamma che si accingeva a preparare il caffè, che mio padre, seduto accanto a me, mi prese la mano.

Il suo tocco era insolitamente solenne. «Sonia, piccola mia, devo dirti una cosa,» esordì, fissandomi con dolcezza. «Questa mattina ho ricevuto una visita inaspettata in ufficio. È venuto a trovarmi il Dott. Nicola de xxx.»

A quel nome, le gambe iniziarono a tremarmi sotto il tavolo. Sentii un brivido risalire lungo la schiena, un calore improvviso che mi mozzò il respiro. «Sai,» continuò lui con tono paterno, quasi a volermi chiedere scusa, «se ti fossi spiegata meglio l'altra sera, se avessi detto subito di che calibro fosse l'uomo di cui parlavi, non avrei mai negato il mio consenso. È stata solo un'incomprensione.»

Con un pizzico di ironia, pensai che in realtà quella sera, travolto dal suo pregiudizio borghese, non aveva nemmeno lasciato che finissi di parlare; ma poco importava ora, vista la notizia che stava per esplodere tra le pareti di quella cucina.

Un sorriso inarrestabile, radioso e colpevole, si aprì sul mio volto, illuminandomi da orecchio a orecchio.

Papà proseguì, visibilmente affascinato: «È un gran signore, Sonia, un uomo di un carisma d'altri tempi. Oltre a chiedermi formalmente di lasciarti lavorare nel suo staff personale, ha proposto alla banca un affare formidabile, un’operazione che non potevamo certo lasciarci sfuggire.»

In quel momento capii tutto: Nicola si era mosso come un sovrano, abbattendo le barriere della mia famiglia con la forza bruta del suo potere e dei suoi soldi. Non stava solo offrendo un lavoro; stava reclamando la sua proprietà, acquistando la benedizione di mio padre per rendermi, legalmente e socialmente, sua.

Abbracciai papà con vero affetto; lo ringraziai, sentendo il suo orgoglio avvolgermi come un mantello protettivo. Mamma si avvicinò subito, stringendomi in un abbraccio umido; aveva le lacrime agli occhi, commossa dalla mia felicità, ignara che quel pianto benedicesse in realtà l'inizio della mia perdizione.

Quando Tommaso fece per avvicinarsi, con le braccia tese per congratularsi e reclamare la sua quota di quella gioia, lo guardai di traverso. Prima che potesse toccarmi, gli pestai un piede con decisione; una mossa scherzosa che fece esplodere la risata di tutti, lui compreso, ma che per noi due era un segnale preciso: un monito a restare al suo posto di spettatore, un piccolo assaggio di dominio impartito sotto gli occhi dei miei.

Papà, entusiasta, volle festeggiare a tutti i costi. Aprì una bottiglia di spumante con un botto allegro e dal frigorifero, come per magia, comparvero delle pastine alla crema. Sorseggiando il vino, gli confessai che il mio unico cruccio, ora, era quello di dover affrontare il licenziamento dal mio attuale impiego. Temevo le formalità, le spiegazioni, il peso di quel distacco. Ma lui mi rassicurò subito, con la solida sicurezza del suo ruolo: avrebbe parlato personalmente con il direttore, sistemando ogni pendenza burocratica.

Quella notizia fu per me un sollievo, eppure, tra un sorso di spumante e un sorriso, avvertii una fitta inaspettata. Nonostante trovassi quel lavoro mortalmente noioso e fossi disposta a qualunque cosa pur di unirmi a Nicola, ero sinceramente dispiaciuta di lasciarli. In quell'ufficio polveroso erano stati tutti molto gentili e cordiali con me; voltare loro le spalle così bruscamente, attratta dal richiamo del lusso e del peccato, trasmetteva quasi una sensazione di tradimento.

Era il distacco dall'innocenza: stavo lasciando la riva sicura della cordialità mediocre per immergermi in un oceano dove la gentilezza era solo un accessorio del potere.

I festeggiamenti prolungarono la serata ben oltre il previsto, alimentando la frustrazione di Tommaso. Lo vedevo fremere, i suoi occhi cercavano continuamente i miei implorando quel resoconto sulla pausa pranzo che gli avevo promesso, ma io ne gioivo sadicamente. Dopo il suo meschino voltafaccia riguardo al mio nuovo impiego, trovavo che lasciarlo macerare nell’ansia fosse una punizione più che meritata.

Dunque, verso le dieci, lo liquidai senza troppi complimenti, sostenendo di essere esausta e che lo spumante mi avesse messo addosso una sonnolenza improvvisa. In realtà, ogni fibra del mio corpo era elettrizzata: non vedevo l’ora di chiudermi la porta alle spalle per scrivere a Nicola.

Difatti, non appena se ne andò mugugnando il suo malcontento, corsi in camera, mi gettai sul letto con il respiro corto e impugnai il telefono. Il cuore batteva fin dentro la gola mentre aprivo la nostra chat. Volevo essere diretta, senza filtri, per fargli capire che il suo "investimento" sulla mia famiglia aveva dato i frutti sperati.

Sonia: «Grazie Nicola, mio padre è entusiasta e io di più. Mi ha appena dato il suo consenso... dice che sei un "gran signore" 😇. Se solo sapesse cosa abbiamo fatto l'altro giorno sulla scrivania... o cosa vorrei che mi facessi ora che sono nuda nel mio letto 😈🔥»

Nicola: «Non dubitare mai di me, tesoro. Quando decido di volere qualcosa, trovo sempre il modo per ottenerlo. Tuo padre è un uomo d'affari assennato, Sonia. Sa riconoscere un’opportunità quando la vede. Ma la vera opportunità per me resta quella di averti qui, nel mio staff... So riconoscere i cavalli vincenti e so che non mi deluderai. Spero che tu sia pronta a lavorare sodo 🥃»

Sonia: «Farò tutto ciò che vuoi, Nicola. Non vedo l'ora di ricambiare il favore che hai fatto a papà... magari iniziando proprio da dove ci siamo interrotti. 🍆 🍑 🤤 Mi manchi... 💦👅»

Nicola: «Ti voglio nel mio ufficio al più presto, non farmi aspettare. Ho già in mente il primo compito da assegnarti... e non riguarderà le scartoffie 😈👠»

Leggere quelle parole scatenò in me un brivido profondo, diverso da qualunque sensazione provata prima. Era il lasciapassare per una nuova vita che attendeva di essere abbracciata. Non ero più la segretaria di una piccola ditta di provincia, ero la donna che un uomo come Nicola aveva scelto di avere al proprio fianco; la preda eletta che lui intendeva plasmare.

Anche senza conoscere i dettagli del mio futuro impiego, sentivo che nulla sarebbe stato più come prima. Ogni ponte con il passato era bruciato. Sdraiata sul letto, stringevo il telefono al petto come un talismano prezioso; lasciai che l’immaginazione corresse libera verso quel lusso e quella potenza che avevo solo intravisto tra i marmi del suo ufficio.

Ero pronta a tutto, divorata dal desiderio di scoprire fin dove Nicola avrebbe voluto spingermi e cosa avrebbe preteso dalla mia devozione. Sapevo che non si sarebbe accontentato della superficie; avrebbe preteso l'anima, il corpo e ogni mio segreto più torbido.

Chiusi gli occhi, immaginando già il calore delle sue mani e il peso della sua autorità, pronta a diventarne lo strumento e l'architetto del mio destino.

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