Vai al contenuto
Erotika
Sonia & Tommaso · Cap. 17
Aa
Dimensione testo
Tema
Salva
Capitolo 17 di 78 14 min di lettura

Il Ricordo Bruciante

L'eccitazione del proibito è un brivido che costa caro. Tra menzogne e marchi indelebili, Sonia scopre il suo nuovo limite. Ma la porta è aperta: il rischio è un amante inatteso?

Sonia
10 mesi fa · 449 letture · 0

Siamo entrati, l'una dopo l'altro, chiudendoci dentro la piccola cabina. L'odore di cloro e umidità era forte, ma non ce la facevamo più ad aspettare. La mia figa pulsava, pronta a esplodere. Non ho detto una parola. Mi sono inginocchiata davanti a lui, i miei occhi fissi nei suoi, e gli ho abbassato i boxer. Il suo cazzo è scattato fuori come una molla, lungo, teso, impaziente.

Con lentezza voluttuosa, l'ho leccato, assaporando la sua cappella umida e facendolo gemere. Preso in bocca, ne ho sentito la consistenza vellutata e dura, il sapore salato e intenso. Ho iniziato a pompare: la mia lingua l'avvolgeva, le mie labbra succhiavano con avidità. L'ho fatto impazzire con quel pompino, fino a che ho sentito il suo corpo tendersi, il suo respiro farsi affannoso.

Quando è venuto, non ho distolto lo sguardo dai suoi occhi, mentre la sua sborra calda e abbondante mi riempiva la bocca. Ho ingoiato avidamente, assaporandone l'intensità. Cinque, sei, forse sette schizzi, uno dopo l'altro, che scendevano caldi nella mia gola. Luca era estasiato, e la sua sborrata è stata lunghissima, un vero fiume di piacere che ho accettato senza riserve.

Mi sono alzata, le labbra ancora umide del suo seme. Luca mi ha baciata, un bacio che era un misto di desiderio, gratitudine e complicità. Era finito, per il momento. Lui è uscito per primo, come previsto, per non destare sospetti.

Mi sono guardata allo specchio del cesso, sentendo il profumo acre di cloro mescolarsi al mio piacere. Un sorriso malizioso si è disegnato sul mio viso. I miei occhi brillavano, e sentivo la mia figa bagnata, pulsante. Mi sono sistemata velocemente i capelli e il costume. Sono uscita come niente fosse, tornando all'ombrellone con un'aria di innocenza che solo io sapevo quanto fosse falsa. Ma nei miei occhi, un guizzo di soddisfazione tradiva il segreto appena consumato.

Calata la sera, ci siamo messi d’accordo per un’uscita a quattro, una nuova occasione per il nostro gioco perverso. Tommaso era entusiasta di rivedere Luca e Marco, ignaro di come la loro presenza fosse diventata per me un'arma a doppio taglio, un mix di piacere e pericolo assoluto. Mi sono preparata con cura, con una meticolosità che non avevo mai avuto prima. Volevo essere bella, sì, ma non tanto per Tommaso, quanto per Luca. Il pensiero dei suoi baci rubati e del suo cazzo mi accendeva, e desideravo che i suoi occhi si posassero solo su di me.

Il mio culetto mi doleva ancora, specie quando mi sedevo. Una fitta acuta mi ricordava la violenza subita. Ma era un dolore che non mi dispiaceva affatto, anzi. Era il ricordo vivo della mia trasgressione, il sigillo di una notte che mi aveva cambiata per sempre. Quando ripensavo a quella violenza, a quelle ragazze indiavolate, un brivido di eccitazione perversa mi percorreva tutta, e la mia figa diventava un lago, grondante di desiderio.

Sotto il vestito, ho scelto un completo intimo audace ma invisibile: una brasiliana di pizzo nero, e un reggiseno a balconcino coordinato, che spingeva i miei seni in alto, quasi volessero fuoriuscire. Sopra, ho indossato un abito aderente, che esaltava le mie forme senza essere volgare. Era semplice, ma con uno spacco laterale che arrivava appena sopra il ginocchio, quel tanto che bastasse per mostrare un accenno della mia coscia, sperando che il marchio inciso non fosse visibile. Ai piedi, un paio di sandali neri con tacco a spillo, che slanciavano le mie gambe e mi facevano sentire ancora più sensuale. Come accessori, solo un paio di orecchini a cerchio in oro e una piccola pochette nera.

La serata si è svolta tra diversi pub del centro. La compagnia di Luca e Marco era tranquilla e piacevole. Tommaso sembrava divertirsi un mondo, specialmente con Marco. Tra loro sembrava essere nata una vera amicizia, di quelle maschili, spensierate e superficiali. Era bello vederlo così felice e ingenuo, ignaro di come il suo "amico" stesse in realtà giocando un ruolo fondamentale nel mio doppio gioco. Sapevo che dietro quella facciata di cameratismo si celava un'ombra, una complicità perversa che mi legava a loro.

Marco, con un'abilità quasi diabolica, faceva di tutto per fare in modo di lasciare soli me e Luca. Bastava pochi attimi, per scambiarci baci rapidi e toccatine veloci che mi facevano fremere.

Salutati i nostri amici, la porta della camera si è chiusa alle nostre spalle, lasciandomi sola con Tommaso. La serata, pur piacevole, era stata una lunga agonia di desideri inappagati, un preludio a qualcosa che non era arrivato.

Una volta a letto, mi sono strusciata a Tommaso come una gatta in calore. Erano giorni che non avevamo intimità, e mi sentivo un po' in colpa, per averlo trascurato. Tommaso, sempre così buono, allegro e terribilmente prevedibile, mi ha accolto con dolcezza tra le sue braccia, mentre le sue mani mi accarezzavano i capelli. Abbiamo fatto l'amore, un atto semplice, affettuoso, e all'apparenza ci siamo coricati felici.

Lui si è addormentato quasi subito, il suo respiro regolare che riempiva il silenzio della camera. Io, con la testa appoggiata al suo petto, pensavo. Mi mancava qualcosa, quell'appagamento profondo e viscerale che avevo provato solo nelle ultime notti. Ripensando a quei momenti osceni, un brivido mi ha percorso e la fica si è bagnata al solo ricordo. Quelle trasgressioni, la violenza, l'umiliazione, mi mancavano terribilmente. La normalità di quella sera, nonostante la presenza di Luca e la sua promessa di piacere rimandato, mi aveva quasi annoiata.

Questa consapevolezza un po' mi preoccupava, ma al tempo stesso, non volevo nascondere a me stessa le sensazioni provate con Mario ed Enzo. Erano state intense, reali, e mi avevano rivelato una parte di me che non sapevo esistesse. Perfino le ragazzine, le piccole diavolesse che mi avevano torturato e sporcato, mi mancavano. Sarei stata disposta a piegarmi a ogni loro richiesta, a subire ogni loro perversione, pur di sentire di nuovo quel brivido.

Nel silenzio della camera, con il solo russare del mio ragazzo, il desiderio è diventato insopportabile. Non ho potuto fare a meno di far scivolare una mano sotto il lenzuolo, trovando la mia figa già bollente e grondante. Ho iniziato a masturbarmi in silenzio, le mie dita che cercavano il clitoride, le mie gambe che si stringevano. Ogni tocco era un'ondata di piacere, un'esplosione silenziosa che cercavo disperatamente. Dopo quell'orgasmo liberatorio, finalmente mi sono addormentata, ma il mio sonno è stato popolato da strani sogni, un misto di sesso proibito, e risate di ragazzine.

Prima di andare avanti…

Com'è finora?

Un tocco e l'autore lo saprà. Non serve registrarsi.
Capitolo 18 senza votare

Ti è piaciuto?

Dai il tuo voto
Scritto da
Sonia

1 racconti, 1 libri.

Altri racconti di Sonia

Commenti 0

Accedi per scrivere un commento…

    Nessun commento ancora. Scrivi il primo.

    Dello stesso autore

    Tutti
    RaccontoRacconto breve autoconclusivo

    Abusati nella Cascina da "Sonia & Tommaso"

    Cosa si nascondeva oltre il portone fatiscente? Quale perversa macchinazione avrebbero messo in atto? Sentivo che il mio segreto più sporco stava per raggiungere un punto di non ritorno.

    8 mesi fa 15 min 0 mi piace
    Indice dei capitoli
    Cap. 18

    Commenti

    CallMeHot
    Salva in una lista