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Erotika
Sonia & Tommaso · Cap. 5
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Capitolo 5 di 78 15 min di lettura

IL VELENO E L'ULTIMA SOGLIA

La strada scelta da Sonia non ammette più incertezze. Inizia un cammino senza ritorno dove il piacere si confonde con l'oblio. Quale sarà il punto estremo che le verrà chiesto di superare?

Sonia
10 mesi fa · 625 letture · 1

Mi spinsero verso l'ingresso della cascina, i miei tacchi che affondavano leggermente nel terreno sconnesso. L'odore che mi accolse era lo stesso, ma ora non lo percepivo come squallido, bensì come un profumo ruvido, primitivo, di sporco, fieno, sperma secco e sudore maschile, un mix che mi inebriava come un costoso chypre.

Senza darmi tempo di respirare, mi ritrovai sul sudicio divano, il trono della mia umiliazione e del mio piacere. Mario si mise di fronte a me, spingendo la mia testa verso il suo inguine. Il suo cazzo grosso e turgido era già lì, imponente. Senza esitazione, lo presi in bocca, le mie labbra che si chiudevano avidamente intorno alla sua carne. Contemporaneamente, sentii la lingua ruvida di Enzo che si avventava sulla mia fica. Era un assalto simultaneo ai miei sensi. La mia figa si strinse e pulsò, la sensazione era sconvolgente, una scarica elettrica che mi fece gemere, il mio corpo che si inarcava in una resa totale.

Mario spinse più a fondo nella mia bocca, la sua sborra che quasi soffocava il mio palato. Enzo, intanto, continuava a lavorare sulla mia fica, la sua lingua che si muoveva con perizia, portandomi al limite. Non appena Mario si ritrasse, soddisfatto, mi sollevò di nuovo sul divano, le mie gambe che si aprivano quasi automaticamente. Il suo cazzo non perse tempo, spingendosi con una violenza che mi fece gridare. La mia figa era già così bagnata, così pronta, così affamata, che lo accolse con una facilità sconcertante.

La voglia che avevo covato per tutto il giorno esplose in un'onda di piacere puro e animalesco. Non c'era più freno, non c'era più vergogna. Solo il mio corpo che implorava di più. "Sì! Sì! Scopami! Ancora!" urlavo, la voce rauca, incitando Mario a non fermarsi, a darmi tutta la sua foga. Le sue spinte erano veloci, profonde, e io mi muovevo con lui. Era come se il mio interno volesse inghiottire completamente il suo cazzo. Non passò molto che Mario si contrasse, e sentii la sua sborra calda e abbondante inondarmi, riempiendomi completamente.

Non appena Mario si sfilò, lasciando la figa devastata e felice, pulsante e gocciolante, Enzo si mosse subito, posizionandosi dietro. Sentii la punta del suo lungo cazzo premere contro il mio culetto esposto. Il terrore si mescolò a un desiderio perverso. Era l'anale, la soglia definitiva. Il mio corpo si irrigidì, e un lampo di lucidità mi fece mormorare: "No... Enzo... Ti prego... lì no..." La mia voce era tremante, un atto troppo grande, anche per la nuova Sonia.

Fu in quel momento che Mario si avvicinò, con in mano una piccola bustina trasparente. Era l'offerta di totale oblio. Mi prese la testa e l'inclinò all'indietro, mentre versava una piccola quantità di polvere sul mio labbro inferiore. Il gusto amaro e chimico si diffuse in bocca, e presto, un'onda di calore e di pura, sfrontata euforia spazzò via ogni residuo di paura. Il sapore chimico era il sapore della vera libertà. La mia mente, ormai sciolta, urlò al mio corpo di non fermarsi. "Sì..." sussurrai, la voce roca e innamorata del caos, "Sì... voglio... voglio provare..." Accettai il mio destino e il suo cazzo.

La coca mi aveva bruciato via ogni residuo di paura, lasciando solo una brama irrefrenabile di provare, di spingermi oltre. Le mie parole, "Sì... voglio... voglio provare...", risuonarono come un invito al peccato, e io ero più che disposta a ricevere.

Enzo mi fece girare sulla pancia, le mie natiche tornite esposte. Sentii un tocco freddo e untuoso. Prese una manata di strutto animale da un barattolo. L'odore era forte, quasi selvaggio, ma non mi disgustò. Anzi, un brivido sottile mi percorse la schiena. Spalancò le mie natiche e iniziò a spalmarmi quello strutto sul mio buchetto, con le dita che lavoravano con una perizia quasi inaspettata. Si spalmò lo stesso strutto sul suo cazzo, rendendolo lucido e scivoloso.

Enzo spinse lentamente. Il primo tocco fu una pressione, poi una sensazione di stiramento. La combinazione dello strutto e della coca aveva attutito la tensione, trasformando la paura in una curiosità bruciante. Poi, con un affondo deciso, sentii il suo cazzo entrare completamente nel mio culetto.

Un brivido mi scosse, dalla testa ai piedi. Era una sensazione completamente nuova, così stretta, così piena, così profonda. Un piacere inatteso mi invase, e le mie gambe si strinsero quasi convulsamente. "Oh, Dio...!" gemetti. Un pentimento amaro, ma allo stesso tempo dolcissimo, mi attraversò: perché avevo aspettato così tanto per provare questa estasi proibita?

Enzo iniziò a muoversi. Ogni affondo era un'ondata di piacere che spazzava via ogni residuo di inibizione. "Ancora... Enzo! Scopami! Fallo a fondo!" urlavo, la mia voce un lamento di puro desiderio. Sentii la mia figa, davanti, bagnarsi a dismisura, quasi per solidarietà. Le sue spinte si fecero più veloci, più furiose, finché con un gemito rauco, sentii un'ondata di calore inondarmi il culetto. Enzo mi aveva sborrato dentro, completamente, la sensazione del suo seme caldo che si riversava nel mio ano era sconvolgente e deliziosa al tempo stesso.

Non c'era tempo per riprendersi. Mario, senza chiedere, mi versò un'altra dose di coca sul labbro. Il sapore amaro, la scarica di euforia che ne seguì, era il mio lasciapassare per il livello successivo. Anche loro ne presero, e i loro occhi si fecero più lucidi, più famelici.

Il mio culetto pulsava, pieno del seme di Enzo, mentre la cocaina continuava a ronzarmi nel cervello, amplificando ogni sensazione. Loro, Mario ed Enzo, si muovevano stanchi, appagati. Avevano bisogno di riprendere vigore, e io ero lì, la loro puttanella a completa disposizione.

Mario si avvicinò per primo, il suo cazzo grosso e scuro ancora molle ma che già si risvegliava. Senza una parola, lo presi in bocca, succhiando con avidità. Contemporaneamente, Enzo si abbassò davanti a me, il suo cazzo lungo e rosa che si ergeva lentamente. Erano lì, entrambi, di nuovo nelle mie fauci.

Li succhiavo con un desiderio che non era sottomissione, ma pura fame. Il gusto salmastro e muschiato dei loro corpi mi infondeva una sfrontatezza inebriante. Sentivo il mio corpo fremente, in attesa. I miei orifizi erano caldi, pronti a cedere, ad essere invasi. Non c'era tempo per i preamboli; la loro eccitazione era tornata ad essere una furia primitiva.

Mario lasciò le mie labbra con un movimento brusco, facendomi girare sulla schiena, le gambe spalancate e la figa che pulsava e grondava. Enzo mi teneva le cosce aperte. Un attimo dopo, sentii il grosso cazzo di Mario entrarmi dentro con foga.

Enzo si posizionò dietro di me. L'apertura era già morbida e vogliosa, e senza esitazione, il suo cazzo mi penetrò il culetto.

La sensazione di pienezza estrema, di essere completamente usata e riempita in ogni orifizio, mi travolse. I miei capezzoli erano duri e puntuti, e la mia lingua si mosse per leccare le labbra, assaporando il retrogusto amaro della coca e il sapore di carne e strutto che mi era rimasto. Ero la loro puttanella, il loro giocattolo, e la doppia penetrazione mi stava portando in un altro livello di estasi e degrado.

Prima di andare avanti…

Com'è finora?

Un tocco e l'autore lo saprà. Non serve registrarsi.
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