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Erotika
Sonia & Tommaso · Cap. 4
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Capitolo 4 di 78 21 min di lettura

IL SAPORE DEL SEGRETO

Sonia lotta tra la facciata e la fame viscerale che la divora. La placidità di Tommaso è intollerabile, la sua sola via di fuga: il segreto e la trasgressione. Quando Mario torna a farsi vivo, il suo destino è segnato.

Sonia
10 mesi fa · 683 letture · 2

"No, no, tranquillo, Tommi," mentii, sforzando un sorriso. "Sono solo un po' stanca, la giornata in spiaggia mi ha stancata." La stanchezza era reale, certo, ma era una stanchezza dell'anima, non del corpo.

Lui mi prese la mano, ingenuo. "Vuoi tornare in hotel allora? Così ti riposi."

"No!" La mia risposta fu troppo veloce, troppo forte. Mi sentii arrossire. "No, dai, non voglio. Sto bene qui, mi va di ascoltare la musica." La verità era che ero terrorizzata all'idea di tornare in quella camera, di trovarmi sola con i miei pensieri, di rivivere ogni dettaglio di quella notte, tormentata dai rimorsi e, ancora peggio, dal desiderio bruciante di ripetere tutto. Sapevo che avrei passato una notte insonne, tormentata dai ricordi dei cazzi di Mario ed Enzo, della loro sborra dentro di me, e di quanto mi fosse piaciuto.

Tommaso si accorse della mia reazione, ma non insistette. Si limitò ad annuire e a tornare ad ascoltare quella musica country che a lui sembrava tanto divertente. Io, invece, ero da un'altra parte. La mia testa era ancora sulla spiaggia, sul numero di "Luca Meccanico" salvato nel mio cellulare, e sulla sensazione persistente di quel seme che mi aveva inondata, la prova fisica della mia corruzione desiderata.

La musica country continuava a ronzarmi nelle orecchie, monotona e fastidiosa. Tommaso accanto a me si dondolava leggermente, beato nella sua inguaribile ignoranza. Io, invece, ero un groviglio di nervi, la testa piena di pensieri che mi bruciavano, un desiderio che non riuscivo a placare. Ero terrorizzata all'idea di tornare in hotel, di affrontare il buio e il silenzio con i miei demoni.

Fu in quel preciso istante che un ronzio appena percettibile mi fece sobbalzare. Il mio telefono. Lo presi quasi con reverenza, il cuore che mi balzava in gola. Un messaggio. Il mio sangue si gelò e, allo stesso tempo, un'ondata di calore proibito mi invase. Era Mario.

Un'emozione quasi travolgente mi colse: era un misto di paura per l'azzardo, ma anche una gioia immensa. In spiaggia non gli avevo risposto, e, nel mio profondo, avevo temuto che non si sarebbe più fatto sentire. Invece era lì, a bussare di nuovo alla porta della mia perversione.

Mario: Allora, puttanella, ti sei decisa? O la tua fica è ancora in letargo? 😉

Un brivido mi percorse tutta, scese lungo la schiena e si fermò proprio lì, in quel punto che aveva ancora la memoria delle sue spinte. Non potei fare a meno di sorridere, un sorriso che Tommaso non avrebbe mai capito. Sentivo un'energia nuova, una consapevolezza maliziosa. Non volevo che la cosa finisse. Volevo giocare.

Sonia: Sei sempre il solito... rozzo. 🙄 Non è detto che se rispondo sia per quello che pensi tu. Forse volevo solo sapere se non ti eri perso. 😜

Mario: Ah sì? E perché mai dovrei perdermi? Io so sempre dove andare, specialmente quando c'è una cagna in calore che mi aspetta. 😈 Ammettilo, Sonia, ti brucia la figa e non vedi l'ora di sentirtelo di nuovo dentro. 🍆💦

Sonia: Guarda che esageri! 😠 E poi, sono a Rimini con il mio ragazzo. Non è così facile come credi. E comunque, a me le cose "rozze" non piacciono. Sono una ragazza raffinata, io. 😉

Mario: Raffinata dici? 😂 La tua figa non mi sembrava così raffinata ieri sera, mi sembrava piuttosto vogliosa di essere scopata a fondo. E ti assicuro che quando ti riempio, non pensi certo ai pizzi e ai merletti. Ti va di rivederci stasera? Ti prometto che sarò meno rozzo. Forse. 😎

Sonia: Mmmh... non lo so. Stasera abbiamo già programmi. E poi, non è che io sia così "libera" come pensi. Ho una reputazione da mantenere. 💁‍♀️

Mario: Reputazione? La tua reputazione è finita quando ti ho sentito gemere sotto di me, puttanella. E non fare la preziosa. So che vuoi. Sento la tua voglia fin da qui. Ti aspetto fuori dal tuo hotel tra un'ora. Se non ci sei, vado a cercare qualcun'altra che abbia più coraggio. Ma so che verrai. Non sai resistere al mio cazzo. 😈 Tick-tack, cagna... il tempo scorre. ⏳

Il suo ultimatum era sfrontato, volgare, eppure... eppure mi eccitava come non mai. La sua certezza, la sua arroganza, erano come una sfida a cui la mia parte più selvaggia non riusciva a resistere. Tommaso era lì accanto, perso nella sua musica, ignaro del fuoco che mi stava divorando.

Sonia: Sii ragionevole, Mario. 😕 Vorrei, sì, lo ammetto, ma ho il mio ragazzo qui. Non so proprio come potrei liberarmi. Non posso mica lasciarlo qui da solo. 🤷‍♀️

Inviai il messaggio, la mano che tremava leggermente. Volevo, ma l'idea di dover inventare una scusa credibile per Tommaso mi paralizzava.

La risposta arrivò quasi istantaneamente. Spalancai gli occhi. Era una foto. Il suo cazzo. In tutta la sua imponente grandezza, scuro e turgido, occupava l'intero schermo. Non c'era nulla di artistico, solo la cruda, spudorata realtà del suo membro eretto.

Un sussulto mi scosse. Sentii un calore improvviso diffondersi tra le mie gambe, un'ondata di umidità che mi fece stringere le cosce. La mia fica stava letteralmente grondando. La visione di quel cazzo mi aveva completamente sconvolta, rievocando in un istante ogni singola sensazione di quella notte. Mario sapeva esattamente come colpirmi.

Mario: Ti basta questo per farti venire voglia di trovarti una scusa? 😉 Dimmi dove sei.

Il suo messaggio, così diretto, così sicuro della mia reazione, era una pura provocazione. E aveva ragione. La mia resistenza era crollata come un castello di carte. Non pensai più a Tommaso, alla reputazione, al resto. Volevo solo quel cazzo di nuovo dentro di me.

Sonia: Siamo al Beach Bar, quello con la musica dal vivo. 🎶

Mario: Perfetto. Non ti muovere. Arriviamo. 😈

I minuti passavano e ogni secondo mi sembrava un'eternità. Ero seduta lì, accanto a Tommaso, fingendo di ascoltare la musica, mentre dentro di me un uragano di desiderio mi stava travolgendo. Indossavo una minigonna di jeans leggermente svasata, sopra una canotta attillata che metteva in risalto il seno, e sotto, quel brasiliano di pizzo cipria. Era un outfit da ragazza "normale", ma sotto, la mia pelle bruciava di anticipazione.

Poi li vidi. Entrarono nel pub, Mario con la sua mole imponente ed Enzo con il suo sorriso malizioso. I loro sguardi incrociarono i miei per un istante, un lampo di intesa che mi fece battere ancora più forte il cuore. Poi finsero di guardarsi intorno, come se fossero capitati lì per caso. Mario si avvicinò al nostro tavolo, un sorriso forzato sul viso.

"Ma guarda chi si rivede!" esclamò Mario, fingendo sorpresa. "Ciao Sonia! Ciao Tommaso! Che coincidenza!"

Tommaso, ingenuo come un bambino, si illuminò. "Mario! Enzo! Che piacere rivedervi! Non ci speravo! Scusate ancora per ieri sera, non so cosa mi sia preso, mi sono addormentato come un sasso. Vi ho rovinato la serata, vero?"

I due si sedettero al nostro tavolo, Mario accanto a me, Enzo di fronte. "Ma figurati, Tommaso! Capita, no? Niente di grave," disse Mario, con una pacca sulla spalla a Tommaso. Le loro voci erano amichevoli, quasi rassicuranti. Ma io sentivo già l'aria farsi densa di tensione sessuale.

Tommaso si voltò per ordinare da bere. In quel preciso istante, la mano di Mario scivolò sulla mia coscia, nascosta dalla minigonna e dall'ombra del tavolo. Un tocco leggero, ma deciso. Sentii il calore della sua pelle sulla mia, e sussultai, ma nessuno se ne accorse. La sua mano risalì, lenta, decisa, infilandosi tra la stoffa della mia minigonna e la mia coscia nuda, fino ad arrivare a sfiorare il bordo del mio brasiliano. Le sue dita si mossero con una familiarità che mi fece tremare, raggiungendo la mia figa che già pulsava.

Mario (bisbigliando, quasi impercettibile): Cagna, sei già bagnata, non è vero?

La sua voce era un sussurro rauco, e la sua mano si spinse ancora più a fondo, massaggiando il mio clitoride attraverso il tessuto del mio intimo. Tremavo. La paura che Tommaso si accorgesse di qualcosa era un misto di adrenalina e pura eccitazione. Al tempo stesso, aprii leggermente le gambe sotto il tavolo, offrendogli un accesso più facile. Volevo che continuasse.

Sonia (bisbigliando, quasi senza voce): Ti prego... no... non qui... Ho paura...

Mario (bisbigliando, le sue dita che premevano): Paura o voglia, puttanella? Ti sento, sei una fontana. La tua fica urla per il mio cazzo.

Sonia (bisbigliando, la mia voce un lamento): Vorrei... ma... Tommaso... non so come fare...

Mario ritirò la mano per un istante. Poi, con un movimento quasi impercettibile, mi passò un piccolo flaconcino scuro. Era minuscolo, non più grande del mio pollice. "Quando non guarda, mettigliene cinque gocce nel bicchiere. Lo farà dormire come un sasso. Poi veniamo a prenderti." Il suo sguardo era torbido, promettente.

Prima di andare avanti…

Com'è finora?

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Sonia

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