Quella irrequietezza cresceva, diventando un prurito sotto la pelle, una necessità quasi fisica di muovermi, di fuggire da quel lettino che sembrava stringermi, di allontanarmi da Tommaso e dal suo sonno beato. Non potevo più fingere. Mi sono rigirata, sentendo il bikini che mi si attaccava un po' alla pelle umida del sudore, un sudore freddo che non c'entrava nulla con il sole.
Mi sono alzata, lentamente, quasi a non voler disturbare quella calma che mi irritava così tanto. Il mio corpo, nudo sotto il costume, pulsava ancora dei ricordi della notte. Mi sono avvicinata al lettino di Tommaso, la sua figura sdraiata, la bocca leggermente aperta, così innocente. Mi chinai su di lui... "Tommi..." sussurrai... Lui mugugnò qualcosa... Un brivido di insofferenza mi ha percorso. "No, dai, stai qui. Riposati. Mi serve solo un po' d'aria." Il mio tono era dolce, ma dentro di me urlavo. L'ultima cosa che volevo era la sua compagnia, la sua ingenua presenza che mi ricordava la Sonia che ero stata e che, in quel momento, detestavo.
Mi sono incamminata verso la battigia... Sentii le prime battute, i fischi, i commenti sul mio corpo nel bikini. "Bella ragazza!" "Dove vai da sola?" "Dai un sorriso!" Ero abituata a essere corteggiata, a ricevere attenzioni. Per un istante, l'idea mi sfiorò. Ma poi, la mia mente tornò alla cascina. A Mario. A Enzo. Ai loro cazzi che mi avevano riempita. Agli insulti. A come mi ero sentita sporca e libera allo stesso tempo. E capii che no, non era quello che cercavo. Quelle battute innocenti mi sembravano incolori, prive della profondità oscura e perversa che avevo assaggiato. La mia mente era altrove, su giochi più pesanti, più rischiosi.
Mi sono allontanata, ignorando gli sguardi e i commenti. Vidi un pattino rovesciato sulla sabbia più in là. Mi ci sono seduta sopra, la superficie fredda sotto i glutei. La lotta si faceva sempre più intensa. Il mio tormento risiedeva in quel desiderio viscerale di andare oltre, di esplorare la mia stessa perversione.
Fissai l'orizzonte per un tempo che mi sembrò infinito. Poi, con un respiro profondo, tirai fuori il cellulare dal telo. "Luca Meccanico". Il nome brillava sullo schermo.
Ero lì, seduta sul pattino rovesciato, il cellulare in mano, il numero di Mario che mi bruciava nello schermo come un marchio a fuoco. "Luca meccanico". Un nome così innocuo per un tale abisso di trasgressione. La mia irrequietezza era diventata una fame viscerale, un prurito che nessun innocente bagno di sole o passeggiata sulla battigia avrebbe potuto placare. La calma di Tommaso, il suo russare pacifico nel letto, mi faceva quasi ribrezzo. Io volevo la tempesta, volevo il caos, volevo quel tipo di piacere che mi aveva purificata e liberata allo stesso tempo.
Un respiro profondo, quasi un gemito. Le mie dita tremavano leggermente mentre aprivo la chat. Il cuore mi batteva all'impazzata nel petto, come un tamburo.
Sonia: Ciao Mario. Sono Sonia. 😊
Mario: Sonia, la puttanella della cascina? 😉 Non pensavo avresti avuto il coraggio di scrivermi. Non ti sarai già pentita di aver passato una notte così indimenticabile con me e il mio amico, vero? 😈
La sua risposta arrivò quasi subito, sfacciata, diretta. Arrossii di colpo, ma un brivido caldo mi ha percorso la schiena. "Puttanella". Quella parola, che prima era un insulto, ora mi eccitava in modo sfrontato.
Sonia: Ciao. Beh, sì, sono io. Come stai? Tutto bene? Non è che mi pento, ma è stata una notte un po'... intensa. 😳
Mario: Intensa dici? 😂 Ti è piaciuta, eh? La tua figa parlava chiaro mentre ti riempivo. 🍆💦 Non fare la finta tonta, lo so che ti è piaciuto sentirtelo tutto dentro. Vero, cagnolina? 😏
Sentii il calore invadermi il viso e la figa si strinse in un fremito. Quella volgarità diretta, così diversa dalla mia vita "per bene", mi colpiva nel profondo, risvegliando il mio lato più oscuro: la mia vera essenza.
Sonia: Non essere volgare! 😠 Eravamo tutti un po' su di giri. Forse l'alcol e... Sai. Poi Tommaso... 🤦♀️
Mario: Ah, Tommaso. Il tuo bravo fidanzatino. Peccato che mentre tu godi come una porca, lui dorme come un angioletto. Non credi che ti meriti di più? Qualcosa di più vero, di più profondo? 🔥
Sonia: Non dire sciocchezze! Tommaso è il mio ragazzo. E non sono una... insomma, non sono così. 🙄
Mario: Ah no? Allora perché la tua figa si è fatta scopare da me e da Enzo senza fare una piega? 🍆🍑 E perché ti è piaciuto così tanto che ti si è inzuppato pure il perizoma? Te lo ricordo io, eri una fontana! 😜 Non mentire a te stessa, Sonia. Sai benissimo cosa vuoi. E lo voglio anche io. 😈 Ci rivediamo stasera? Ti porto in un posto dove potrai essere davvero te stessa. Senza Tommaso. Solo tu e noi. 😉
La provocazione era fortissima. Il mio viso era in fiamme, ma la mia figa era già grondante. Era un tiro alla fune che stavo perdendo, e mi faceva godere da morire. La domanda, "O preferisci continuare a fingere con il tuo fidanzato?" era il colpo di grazia. Misi via il telefono, senza rispondere. Non potevo cedere subito, non ancora. Mi piaceva prolungare l'agonia, il gioco del gatto col topo.
"Tommi!" lo chiamai, tornando verso il nostro lettino. Lui si stiracchiò, ancora un po' intontito. "Dai, su, che caldo. Andiamo su in hotel. Ho bisogno di un bagno." L'acqua dell'Adriatico, per quanto limpida, mi sembrava troppo volgare. Avevo bisogno di un bagno vero, rilassante, per lavarmi via di dosso non solo la sabbia, ma anche i ricordi appiccicosi della notte. O almeno, così mi illudevo.
In hotel, la piscina era un invito al fresco. Nonostante le parole di Mario continuassero a ronzarmi fastidiosamente nella testa, decisi di ignorarle. Mi meritavo un po' di relax. Tommaso, dal canto suo, optò per l'aperitivo del pomeriggio, dicendo che mi avrebbe raggiunto dopo. Meno male. Avevo bisogno di un attimo per me, per cercare di mettere ordine nel caos che avevo dentro.
Mi sono immersa nell'acqua tiepida, sentendo il sollievo immediato sulla mia pelle che ancora pizzicava un po'. Il mio bikini lavanda era una menzogna. Nuotai pigramente fino al bordo, appoggiando i gomiti e chiudendo gli occhi.
Poco dopo, sentii due voci maschili vicino a me. "Permesso?" disse una. Aprii gli occhi. Due ragazzi, più o meno della nostra età, mi sorridevano. Erano carini, con fisici atletici e sguardi allegri. Uno aveva i capelli chiari e l'altro un po' più scuri.
"Ciao," risposi con un sorriso leggero.
"Ti stai godendo il relax?" chiese quello con i capelli chiari, un lampo nei suoi occhi azzurri.
"Sì, molto," dissi, la mia voce più rilassata di quanto avessi pensato. "Dopo una giornata così... impegnativa." Mi venne da ridere, pensando alle bugie che avevo raccontato quella mattina.
"Ah, queste giornate di mare," scherzò l'altro, quello scuro, con un sorriso. "Io sono Marco, e lui è Luca."
"Piacere, Sonia," risposi, e per un attimo, le parole di Mario, il suo "Luca Meccanico", svanirono dalla mia mente. Questi due erano la mia maschera borghese, un corteggiamento discreto che mi faceva sentire di nuovo la "ragazza per bene" che Tommaso conosceva. Per un momento, quasi mi sono dimenticata di Mario, della cascina, di tutto. Era bello sentirsi desiderata in un modo così leggero, così innocuo.
Cominciammo a chiacchierare, di vacanze, di progetti, di musica. Mi piacevano. Erano simpatici, e mi corteggiavano con discrezione, ma con uno sguardo che faceva capire che mi trovavano attraente. Mi lasciai andare a un'allegria quasi autentica.
Poi, sentii una voce familiare. "Sonia! Eccoti!" Era Tommaso, con in mano un bicchiere di Spritz. Mi raggiunse a bordo piscina, il suo sorriso sereno e ignaro.
"Tommi! Guarda, ti presento Marco e Luca. Li ho appena conosciuti."
Tommaso strinse loro la mano, il suo sorriso invariato. "Piacere! Io sono Tommaso, il fidanzato di Sonia." Non c'era traccia di gelosia nel suo tono, solo una calma placidità che, in quel momento, non mi irritò. Ero troppo impegnata a godermi quel momento di "normalità", a recitare la parte della brava ragazza in vacanza.
La cena in hotel era scivolata via, stranamente tranquilla, quasi surreale. Le voci intorno a noi, il tintinnio dei bicchieri, erano solo un brusio lontano nella mia testa, che continuava a riprodurre in loop le immagini e le sensazioni di quella notte. Mario, Enzo, i loro cazzi, la sborra che mi aveva riempita, gli insulti che mi avevano fatto godere... Era tutto lì, vivo, sotto la superficie della normalità.
Anche la serata seguì lo stesso copione, una tranquillità che mi soffocava. Tommaso ed io siamo usciti per una passeggiata lungo le vie affollate di Rimini. Le luci, la gente, la musica che usciva dai locali... Tutto mi sembrava piatto, privo di quel brivido autentico che avevo assaggiato. Arrivammo in un pub dove c'era musica dal vivo, un gruppo che suonava country. Tommaso si accomodò, e io mi sono seduta accanto a lui, cercando di nascondere il turbine che mi agitava dentro.
"Tutto bene, So'?" mi chiese Tommaso, la sua voce un po' preoccupata. Mi guardò negli occhi. "Ti noto strana stasera, un po' taciturna. Sei persa nei tuoi pensieri."
Un brivido mi percorse. Era così attento. La sua calma, la sua normalità, mi stavano dando sui nervi. La sua virtù mi era diventata intollerabile. Erano passati solo tre giorni di vacanza, e la mia iniziale voglia di divertirmi, di trasgredire, si era trasformata in qualcosa di inatteso, qualcosa di molto più oscuro e profondo di quanto avessi mai potuto immaginare. Marco e Luca, i ragazzi conosciuti in piscina, mi tornarono in mente. Erano carini, simpatici, tranquilli ed educati. Un tempo, mi sarebbero bastati per un flirt innocente. Ma ora... ora erano troppo educati, troppo innocui per me. La loro innocenza quasi mi infastidiva.
