In quell'istante, sentii un'onda di calore risalirmi dalla pancia. Non era un'eccitazione sessuale, ma l'adrenalina pura della ricerca. Ero la cacciatrice che aveva finalmente individuato il percorso. Mi strofinai le cosce sotto il tavolo, godendomi il segreto della mia umidità.
Quella sera, finalmente, saremmo usciti dai confini rassicuranti dell'hotel a quattro stelle. Avevo messo in moto la mia prima vera, seppur ingenua, espansione della vita.
Mi vestii di chiaro, qualcosa di semplice e giovanile, un vestitino leggero che si muoveva con me. Era un contrasto voluto: l'apparenza innocente contro l'elettricità che mi scorreva nelle vene. Ero elettrizzata dall'adrenalina, e gli sguardi che ricevetti durante la cena non fecero che aumentare questa mia sensazione. Sentivo che i miei occhi avevano una luce diversa, più ardita, che rispondeva in silenzio al desiderio maschile.
A tavola, mi concessi un bicchiere di vino più del solito. Il calore dell'alcol si diffuse rapidamente, sciogliendo le ultime mie riserve. Prima di uscire, al bar dell'hotel, bevemmo due amari. Il gusto amaro e forte sulla lingua mi diede un senso di trasgressione adulta che mi piaceva moltissimo. La combinazione di alcol, eccitazione e pizzo nero sotto l'abito chiaro mi aveva reso impaziente. La mia fica era già umida, non per Tommaso, ma per l'attesa febbrile. Sentivo l'odore dolce del mio stesso umore sotto la stoffa, e portai una mano alla pancia per godermi quella pressione.
Arrivammo davanti a questo noto locale — L'Hula Hop — verso le dieci. Il volume della musica era molto alto, un boom boom incessante che risuonava nel mio petto. C'erano già parecchi ragazzi e ragazze che ballavano sulla pedana all'aperto.
Non potevo stare ferma. Mi buttai subito nella mischia, quasi senza aspettare Tommaso. Lui era ancora fermo al bar, intento a ordinare da bere.
Cominciai a muovermi. La musica era un martello che faceva vibrare ogni mia cellula. Mi muovevo liberamente, lasciando che il vestito si sollevasse e si attorcigliasse attorno alle mie gambe. Sentivo il sudore leggero sulla schiena, e l'attrito dei miei capezzoli ormai duri contro il tessuto del vestito.
Chiusi gli occhi e iniziai a ballare. Mi lasciai andare, finalmente, alla sensazione del mio corpo che reagiva in modo primitivo. Ballavo con un'intensità che non avevo mai espresso prima. Era la rabbia della notte precedente, la noia di tre anni di fidanzamento e la speranza di quel brio che erano finalmente liberi.
Mentre mi muovevo a ritmo, percepivo gli sguardi. Mi sentivo guardata da ogni direzione. E quel desiderio altrui era il mio afrodisiaco. La mia fica era inzuppata, calda e pronta. In quel momento, immersa nella folla e nel buio, ero la mia versione più autentica, la ragazza selvaggia che la Cremona borghese aveva tenuto prigioniera. Avevo messo in atto la mia prima vera, elettrizzante, seppur ingenua, fuga.
L'aria estiva mi avvolgeva, carica del profumo salmastro del mare e della promessa di notti infinite. Ero in vacanza con Tommaso, il mio ragazzo, e il nostro scopo era semplice: divertirci. Ma per me, "divertirsi" significava qualcosa di più. Significava spingermi oltre, provare l'ebbrezza del proibito, assaggiare la trasgressione. Tommaso, il mio dolce e un po' impacciato Tommi, mi seguiva con una certa titubanza, ma con un'adorazione negli occhi che mi dava la sicurezza per osare.
La discoteca era un inferno di luci stroboscopiche e musica assordante, il luogo perfetto per perdersi e ritrovarsi. Ballavo, il mio corpo che si muoveva sinuoso al ritmo, sentendo la gonna leggera del mio vestitino estivo di cotone bianco che mi accarezzava le cosce. Sotto, indossavo un semplice perizoma di pizzo nero, senza reggiseno, perché la libertà mi piaceva, specialmente sotto un abito così innocente.
Fu tra un drink e l'altro che li incontrammo: Mario ed Enzo. Due volti nuovi, sorrisi facili e occhi che promettevano avventura. Mario, più robusto, con uno sguardo diretto che mi faceva sentire nuda anche vestita. Enzo, più slanciato, con un sorriso malizioso che mi stuzzicava. Ci siamo messi a chiacchierare, le parole che si perdevano nel frastuono, ma il messaggio era chiaro.
«Sonia, vedo che sei una con la testa sulle spalle,» aveva esordito Mario, la sua voce profonda e rassicurante, eppure con una punta di malizia. «Ma anche con una gran voglia di spaccare il mondo, vero?»
«Esatto!» avevo risposto, elettrizzata dal suo intuito. «Voglio divertirmi, provare cose nuove, quelle che di solito... be', non si fanno.» Avevo lanciato un'occhiata a Tommaso, che arrossiva leggermente.
Enzo aveva sorriso, un luccichio negli occhi. «Perfetto, Sonia. Sai, noi conosciamo un sacco di posti qui in Riviera, locali giusti dove il divertimento è assicurato, roba che non trovi sulle guide turistiche.»
Mario aveva proseguito, con la sua parlantina fluida: «Stasera abbiamo in mente un after-party in un posto speciale, molto esclusivo. Solo per pochi. Un giro un po' diverso dal solito. E se poi la cosa vi piace, potremmo anche andare a mangiare qualcosa a casa di Enzo. La sua è una villa con piscina, un posto dove si può stare tranquilli, chiacchierare, bere un buon bicchiere... insomma, continuare la serata in relax, lontano dal caos.»
La menzione dei locali esclusivi della Riviera mi aveva affascinato, e l'idea di una villa con piscina, lontano da occhi indiscreti, mi faceva sentire come in un film. Nella mia testa, immaginavo un after-party sofisticato, musica lounge, magari qualche bagno notturno. Ero una ragazza di vent'anni che sognava l'avventura, non la perversione estrema che mi aspettava. Ingenua, sì, ma la mia sete di trasgressione era già un terreno fertile.
Non ci avevo pensato due volte. Quando ci hanno proposto di seguirli, ho afferrato la mano di Tommaso, che sembrava ancora più pallido del solito. «Dai, Tommi,» gli sussurrai, stringendogli forte la mano. «Sarà l'avventura che cerchiamo! Non fare il solito guastafeste, no?» E lui, con un sospiro rassegnato e gli occhi puntati su di me, aveva annuito, la sua volontà piegata dalla mia.
Siamo saliti sulla loro vecchia auto, che profumava di tabacco, alcol e un inconfondibile odore maschile, un misto di sudore e dopobarba. Le luci della discoteca si erano fatte piccole, poi erano scomparse del tutto, inghiottite dal buio della campagna. Vedevo i lampioni farsi sempre più radi, sostituiti dalle stelle. Tommaso era sempre più timoroso, stringendosi a me sul sedile posteriore, ma io... io ero eccitata. Ogni scossone della macchina, ogni ombra che si allungava nel buio, aumentava la mia curiosità e la mia brama di scoprire cosa ci aspettava.
«Allora, Sonia,» aveva iniziato Mario, la sua voce roca, ma con un tono che sembrava interessato. «Parlaci un po' di te. Cosa intendi esattamente per "divertimento"? Qual è la cosa più folle che hai mai fatto, o che vorresti fare?»
Avevo risposto, ridacchiando. «Voglio provare tutto! Mi piacerebbe fare cose... non saprei... Tipo, fare cose che non si dovrebbe... cose così, eccitanti, capisci?» Mentre parlavo, sentivo la mia fica che cominciava a inumidirsi, e i miei capezzoli che si indurivano sotto il vestito leggero. Lanciavo occhiate maliziose a Mario, che mi guardava con un sorriso che gli faceva brillare gli occhi.
«Ah, ti piace il brivido, eh?» aveva ribattuto Enzo, che ogni tanto mi lanciava un'occhiata dallo specchietto retrovisore. «E il tuo ragazzo, Tommaso, è d'accordo con queste follie?»
Tommi aveva mugugnato qualcosa, visibilmente a disagio, e aveva stretto la mia mano. «Beh, Sonia... sa che io la seguo sempre. La amo, e lei... lei è così speciale.»
«Aww, Tommi, sei un tesoro!» avevo detto, dandogli un bacio sulla guancia. Poi mi ero rivolta a Mario ed Enzo con un sorriso sfrontato. «Tommaso si fida di me. E io, be', io voglio solo provare cose nuove. Che cosa avete in mente voi, esattamente?»
Mario aveva riso, una risata profonda che mi aveva fatto tremare. «Vedrai, Sonia, vedrai. Abbiamo il posto giusto per le tue... fantasie. Un posto dove nessuno vi disturberà e dove potrete davvero lasciarvi andare.»
Man mano che ci allontanavamo dalla strada principale e ci addentravamo in una stradina sterrata, avevo iniziato a sentire un leggero brivido di preoccupazione, mescolato all'eccitazione. Non stavamo andando verso locali notturni, né verso una villa con piscina. I lampioni erano spariti del tutto, e il buio era quasi totale. Avevo stretto un po' di più la mano di Tommaso, ma il mio desiderio di trasgressione era più forte di qualsiasi timore. "Sarà un'avventura, Sonia," mi ero detta. "Sarà la notte più folle della tua vita."
La macchina si fermò. Il motore si spense, lasciando un silenzio pesante, rotto solo dal frinire lontano dei grilli. Mario ed Enzo scesero per primi, i loro sorrisi ora più larghi, quasi predatori. Tommaso mi strinse la mano, la sua pelle fredda. «Sonia... dove siamo?» sussurrò, la sua voce un po' tremante.
La sua domanda rimase sospesa nell'oscurità, il primo, vero suono del panico.
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