Vai al contenuto
Erotika
Sonia & Tommaso · Cap. 2
Aa
Dimensione testo
Tema
Salva
Capitolo 2 di 78 20 min di lettura

La Prima Soglia

Inizia la vacanza di Sonia e Tommaso. La loro prima volta assieme lontani da casa, dalle solite abitudini, dai genitori di lei.

Sonia
10 mesi fa · 931 letture · 1

La sera, però, era il mio momento di riscatto. Per la cena, misi uno di quei nuovi abiti che avevo comprato prima di partire. Un tubino nero di raso, elegante e scivoloso, che accarezzava il mio corpo. Non era volgare, ma abbastanza sexy da non passare inosservato. Avevo, e fortunatamente ho, la fortuna di avere un bel corpo, e tutto ciò che metto mi sta bene. In quel vestito, mi sentii una donna, non più solo una fidanzatina.

Sotto, indossavo un completino di pizzo nero, anche quello uno dei nuovi acquisti, con la brasiliana che lasciava scoperta buona parte delle mie natiche tonde e lisce.

Mentre mi vestivo, mi ero chiusa in bagno. Avevo continuato a specchiarmi, ammirando quanto l'abito mi stesse bene e facesse risaltare il mio sedere. Mi chinai in avanti per osservare meglio il disegno del pizzo sulla schiena e ho sentito il desiderio crescere di nuovo, unito alla soddisfazione narcisistica. Ho infilato un dito sotto il pizzo della mutandina, proprio dove la stoffa sfiorava l'inizio dell'ano, e ho mosso appena la punta delle mie natiche. Quella sensazione sottile, di pizzo che si spostava sulla pelle, mi ha fatto ansimare.

Mi sono lasciata un momento per godermi la vista del mio corpo nel completo intimo, sapendo che l'unica persona che avrebbe visto quel pizzo era Tommaso, e lui non avrebbe dato importanza al dettaglio.

Sono uscita dal bagno e l'ho trovato pronto, seduto sulla sedia. Mi ha guardato e, dopo un attimo di sincera ammirazione, ha commentato con la sua solita, rassicurante banalità.

«Amore, sei splendida. Quel vestito è bellissimo.»

Non un sussurro lascivo, non un commento sul pizzo che indossavo, solo una constatazione educata. E ancora una volta, la sua innocenza mi è sembrata il tradimento più grande: l'incapacità di vedere ciò che ero diventata.

A cena, nel ristorante raffinato dell'hotel, mi sentii subito gli occhi degli uomini addosso. I loro sguardi discreti ma insistenti mi arrivavano come un calore. Quella sensazione mi dava un senso di eccitazione sottile, la voglia di compiere un passo in più. Mi limitavo a sorridere educatamente, giocando con il cibo, mentre il mio corpo vibrava sotto il raso del tubino.

Dopo la cena, uscimmo per le affollate vie di Rimini. Era la movida che avevo sognato, un fiume di gente allegra, di musica e di odori salmastri e dolci. Anche lì, gli sguardi dei ragazzi mi accendevano. Mi sentivo un'energia addosso, un senso di tensione, un'eccitazione a fior di pelle. La mia vagina era umida, e i miei capezzoli erano tesi sotto il tessuto del vestito. Potevo persino sentire il leggero attrito del pizzo del mio completo intimo sul mio sedere mentre camminavo.

Bevemmo qualcosa in un locale carino, un cocktail dal sapore esotico che mi scaldava la gola. Mi guardavo intorno, desiderosa di un'interazione, di un invito inaspettato, di qualunque cosa rompesse la perfezione della nostra serata.

Poi, Tommaso mi prese la mano e mi propose di rientrare.

«Amore, sono stanco. Torniamo in albergo? Possiamo goderci la camera,» mi sussurrò.

Ero delusa, profondamente. Mi spiaceva andarmene, lasciare quella possibilità di divertirmi che a casa mi era negata. Mi sentivo strappare via da un brivido appena accennato. Tommaso sembrava non essere interessato a prolungare la serata in modo disordinato, non aveva la mia stessa insofferenza per la routine. Mi limitai a un sospiro quasi impercettibile. Non me la sentii di dissentire con lui, di fare una scenata, di forzare la sua volontà.

Ancora una volta, avevo scelto la quiete per evitare il conflitto. Ma mentre rientravamo in albergo, sentii chiaramente che il mio corpo, i miei capezzoli che ancora pulsavano, la mia fica ancora bagnata, avevano registrato quella delusione. Non era la stanchezza che mi avrebbe portato a dormire, ma una fame irrisolta che, sapevo, avrebbe chiesto un prezzo molto più alto la prossima volta.

Cercai di consolarmi, pensando a una notte di sesso. Finalmente un letto e una camera tutta per noi. Mi sentivo come una giovane sposa alla sua prima notte di matrimonio, piena di attesa e di quel desiderio confuso e innocente. Volevo che Tommaso facesse la differenza, volevo che mi dimostrasse che ero più importante di una coperta e un sedile reclinato.

Andai in bagno. Tolsi il vestito di raso e rimasi in piedi davanti allo specchio. Mi rinfrescai la fica con un po' d'acqua fredda, lavando via l'eccitazione secca della strada. Mi preparai per tornare da Tommaso, e mi misi in posa per mostrargli il mio nuovo indumento intimo: il completino di pizzo nero e la brasiliana che metteva in risalto la rotondità del mio sedere. Mi ero detta che quella lingerie sarebbe stata l'innesco, il segnale di quella sposa che voleva essere finalmente travolta.

Aprii la porta per uscire dal bagno, e la prima delusione mi colpì in pieno petto, come un pugno. Quell'idiota, aveva già acceso la televisione e stava seguendo la partita.

Sentii crollare le mie spalle per la frustrazione. La tensione accumulata in spiaggia, l'eccitazione repressa per la passeggiata, il mio desiderio nel tubino di raso... tutto era stato annullato dal fischio di un arbitro.

Mi piantai davanti a lui, arrabbiata, con addosso solo il pizzo che lui non vedeva affatto.

«Tommaso! Non ti sembra il caso!» sbottai, la voce piena di rabbia repressa. «È la nostra prima notte qui, la nostra vacanza! Non mi sembra il caso di guardare la televisione!»

Lui si spaventò leggermente, il suo viso bonaccione subito pieno di scuse. Mi guardò con gli occhi spalancati, come se si fosse accorto solo in quel momento della mia presenza e del mio vestito di pizzo.

«Oh, amore... hai ragione, perdonami. Sono un cretino. Mi distrae...» si scusò immediatamente e spense la TV, prendendo il telecomando con un gesto frettoloso.

Ma ormai, la magia del momento era svanita. La mia irritazione era una corazza fredda. Tommaso fece di tutto per farsi perdonare, ma nel suo tentativo di rimediare, non si accorse nemmeno del mio nuovo completino. Non fece un commento lascivo, non lodò il mio sedere scoperto. Lo tolse semplicemente, come se fosse stato l'ennesimo indumento da togliere in fretta.

Mi concessi a lui. Provai a concentrarmi, a sentirlo mio, ma anche lì fu una delusione. Niente di diverso da quando lo facevamo in macchina. La stessa fretta, la stessa attenzione ossessiva a non venirmi dentro, il suo respiro affannoso. Una volta venuto, biascicò qualche parola incomprensibile, un ringraziamento mormorato, e si addormentò.

Ero furiosa. Il suo russare leggero mi sembrava un insulto personale, e non mi faceva dormire. Mi voltai di lato. Il mio corpo era ancora teso, la mia fica inascoltata. Il letto, che doveva essere il teatro della mia liberazione, era solo un ennesimo luogo di delusione.

Mi alzai con estrema cautela. Sentivo di avere un bisogno inespresso che non poteva essere soddisfatto da Tommaso. La noia si era trasformata in rabbia.

Ero abituata a dormire sola, nel silenzio ovattato della mia stanza a Cremona, e il russare regolare e inopportuno di Tommaso mi aveva tenuta sveglia gran parte della notte. Quel suono era l'eco della sua insensibilità, la prova che la sua tranquillità era la mia prigione. Mi alzai che ero un fascio di nervi, non riuscendo a nascondere la mia delusione e la stanchezza sul viso.

Per tutta mattina Tommaso fu dolce e affettuoso, cercando di recuperare. Mi accarezzò la schiena in spiaggia, mi parlò con quel suo tono protettivo. Ma non era la dolcezza quella che cercavo. Volevo la scintilla, l'imprevisto, non il miele consolatorio. Sentivo che ogni sua carezza era un tentativo di riportarmi nella normalità, proprio mentre io volevo scappare.

A pranzo, non riuscivo più a trattenermi. Mi sfogai in parte, con un tatto che Tommaso non avrebbe mai meritato dopo una prestazione così deludente.

«Amore,» gli dissi con una voce bassa, quasi confessando un piccolo segreto, «io desidero qualcosa di un po' trasgressivo da questa vacanza. Qualcosa di divertente ed eccitante.»

Tommaso mi guardò con i suoi occhi grandi, sorpreso, ma non turbato.

«Cosa intendi di preciso, Sonia?» mi chiese, bonario.

Gli risposi con sincerità, ancora ignara che il mio desiderio era molto più trasgressivo e profondo di quanto potessi esprimere.

«Intendo ballare, Tommaso. Magari lasciarsi andare e bere un po' troppo, conoscere gente nuova, divertirci nella movida cittadina... Niente di strano, amore, solo un po' di brio.»

Gli feci notare che la nostra vita a Cremona era fatta di silenzi e routine, e che la vacanza doveva essere una pausa da tutto questo. Lui, sempre buono e cordiale, si disse subito d'accordo. La sua accondiscendenza era la cosa che mi irritava di più, ma in quel momento era la mia unica via d'uscita.

«Hai ragione, tesoro. Non ci ho pensato. Lo faremo, stasera. Usciremo e ci divertiremo.»

Proposi allora di uscire quella sera e di andare in una specie di discoteca di cui avevo sentito tanto parlare, un locale che prometteva musica ad alto volume e folla. Lui acconsentì subito, con entusiasmo.

Prima di andare avanti…

Com'è finora?

Un tocco e l'autore lo saprà. Non serve registrarsi.
Pagina 3 senza votare
Indice dei capitoli
Cap. 3

Commenti

CallMeHot
Salva in una lista