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Erotika
Sonia & Tommaso · Cap. 78
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Capitolo 78 di 78 12 min di lettura

La coppia perfetta

Un pomeriggio inaspettato riaccende il desiderio di libertà. Mezze verità e confessioni spudorate incendiano la libidine e si trasformano in un gioco pericoloso. Fino a che punto ci si può spingere senza perdere il controllo?

Sonia
21 giorni fa · 910 letture · 1



Entrai in casa che erano già le nove meno dieci, imboccando subito la scalinata a passi rapidi, cercando di nascondere le borse con i miei acquisti.

«Eccoti, finalmente!» esclamò mia madre dalla cucina. «Dove sei stata fino a quest'ora?»

«Mamma, ti spiego dopo! Devo sbrigarmi, tra poco arriva Tommaso» la liquidai al volo.

Chiusi la porta della camera alle mie spalle, sentendola ancora borbottare infastidita dal piano di sotto.

Mentre mi cambiavo velocemente, il pensiero tornò inevitabilmente a Bruno: dove sarebbe andato dopo avermi lasciata?

A casa dalla sua famiglia, oppure da un'altra donna?

Quell'ipotesi mi feriva profondamente, eppure, se volevo continuare a essere sua amante, sapevo bene che il mio ruolo imponeva discrezione: niente domande, niente pretese, nessuna complicazione.

L'idea di doverlo condividere era umiliante, ma al tempo stesso accendeva in me un'eccitazione perversa.



Tommaso arrivò alle nove in punto.

Quando scesi le scale e lo vidi, notai subito sul suo volto un'espressione corrucciata.

Feci finta di nulla e altrettanto fece lui di fronte ai miei genitori.

Il viaggio verso il ristorante si svolse, però, in un silenzio carico di tensione.

«Si può sapere cos'hai?» gli chiesi, non appena la cameriera si fu allontanata con le nostre ordinazioni.

«Cos'ho?» replicò lui, lasciando finalmente sfogo alla sua ira.

«Mi chiedi cos'ho? Ti copro ieri sera e adesso questo ritardo... si può sapere cosa sta succedendo?»

Lo fissai seria, con aria di sfida.

Per giocare bene le mie carte avrei dovuto rischiare, e così feci, puntando tutto sulla sua perversione; in fondo, cosa avevo da perdere? Amavo Bruno, e quella ormai era una certezza.

«Vuoi sapere cosa sta succedendo? Semplice: sei cornuto. Sì, mio caro...» proseguii, «ci tenevi tanto che mi facessi l'amante, e io ti ho accontentato.»

Tommaso, dinanzi a un'ammissione così dura e spudorata, rimase come paralizzato.

«E vuoi sapere un'altra cosa?» sibilai.

«Non è stata la prima volta, e non sarà nemmeno l'ultima» conclusi, buttando giù in un sol colpo l'intero calice di vino.

«Ma... ma... allora... e Sergio?» farfugliò lui, provando a riordinare i pensieri dopo un attimo d'imbarazzato silenzio.

«Non me ne frega niente di Sergio, ora c'è Bruno!» replicai secca.

«E con lui... ci...»

«Sì, amore: ci scopo. E ti garantisco che sa soddisfarmi parecchio!»

Tommaso abbassò lo sguardo, in balia di un vortice di pensieri contrastanti.

Gli presi la mano e, accarezzandogli le dita, modulai la voce in un tono dolciastro: «Vedi amore, se vogliamo giocare a questo gioco, è meglio essere chiari. Desideri vedermi con un altro uomo, ti eccita e tu stesso lo hai ammesso. Ora dimmi: perché non accetti che io lo faccia con chi piace a me?»

Tommaso rifletté per qualche istante, poi rispose con filo di voce: «È che non vorrei perderti...»

Gli strinsi la mano e sorrisi. «Che stupido che sei! Non ti rendi conto che Bruno è l'uomo perfetto per noi? Ti ho già detto che è felicemente sposato e non ha alcuna intenzione di lasciare la sua famiglia. Io sono soltanto la sua amante... e forse nemmeno l'unica!»

Quest'ultima precisazione, benché ne fossi pienamente consapevole, mi costò una fitta improvvisa di gelosia.

Lui, ponderando le mie parole, parve finalmente rilassarsi e accennò un sorriso.



Cenammo sereni e Tommaso volle sapere ogni dettaglio del mio nuovo lavoro.

Ovviamente gli raccontai soltanto ciò che era divulgabile, ma lo feci con un tale entusiasmo che, al momento del dessert, ci ritrovammo a brindare felici.

«A te amore, al tuo nuovo lavoro e a... tanti nuovi tradimenti» disse, facendomi l'occhiolino.

Udendo quelle parole, mi morsi il labbro inferiore e strinsi d'istinto le cosce, colta da un improvviso fremito di piacere.

«A proposito» aggiunse, «perché domenica non andiamo a trovare Marco e... Luca?»

Rimarcò quel nome con intenzione, conoscendo — anche se soltanto in minima parte — quello che era accaduto tra noi al mare.

Presi un attimo di tempo prima di rispondere: «Ne sei davvero sicuro?»

«Certo! Perché? Non ti fa piacere rivedere Luca?»

Il gioco tra noi era ormai allo scoperto.

Mi limitai a fissarlo con un'espressione indecifrabile.

«Pensavo ti facesse piacere rivedere il tuo amichetto. Io in questo periodo ho continuato a sentirmi con Marco e, a forza di insistere...» proseguì Tommaso.

«Cosa?» chiesi colta di sorpresa.

«A forza di insistere, e con un briciolo d'inganno, Marco mi ha raccontato un paio di cose...»

«E cosa ti avrebbe detto?» insistei, sfoderando un lieve sorriso per mascherare l'imbarazzo.

«Ad esempio, che mentre noi ce ne andavamo in giro in bici...»

Incapace di replicare sul momento e senza sapere con precisione cosa sapesse davvero, mandai giù un lungo sorso di vino.

«Allora?» incalzò lui.

«Allora niente. Non so cosa ti abbia raccontato Marco, ma non mi sembra questo il luogo adatto per parlarne» risposi, regalandogli un ultimo sorriso enigmatico.



E quel discorso, difatti, riprese poco dopo nell'intimità della sua auto.

«Ora me lo dici cosa combinavate davvero?» pretese di sapere, dopo aver reclinato i sedili.

«Marco non te l'ha già detto?»

«Sì, ma voglio sentirlo dalla tua bocca.»

«Niente, facevamo solo due passi» mentii evasiva, per non cadere nella sua trappola.

«Non è vero! Marco mi ha confessato che raggiungevi Luca nella loro stanza e che, ogni volta che rientrava, trovava il letto a soqquadro e tracce inconfutabili delle vostre scopate.»

Lo fissai seria, cercando di decifrare nei suoi occhi dove intendesse andare a parare.

«E adesso che lo sai?» lo sfidai a viso aperto.

«Niente...» rispose scrollando le spalle, «vorrei solo che tu fossi sincera con me.»

«Sincera... E come potevo immaginare che a te... sì, insomma, che ti piacesse tutto questo?»

Seguì un lungo silenzio, poi, stringendomi a sé, sussurrò: «Amore, non sono arrabbiato, vorrei solo che non mi nascondessi nulla. Lo sai quanto queste cose mi eccitino e, se necessario, ti sarò complice come ieri sera... Ma ti prego, non escludermi dai tuoi segreti.»

Lo guardai con affetto e lo strinsi forte: aveva ragione, poveretto, era così buono e arrendevole che quasi non ne ero degna.

In fondo, cosa chiedeva se non di soddisfare le sue fantasie?

Ripensai alle parole di Bruno, su come io e Tommaso avremmo potuto diventare la coppia perfetta, equilibrata e complice nelle nostre perversioni.

Gli raccontai tutto, partendo dal tradimento con Luca e dal suo insistere perché diventassi la sua ragazza.

Gli parlai anche di Bruno, del nostro primo appuntamento e dei passaggi successivi della nostra storia, limitandomi però a dettagli generici e custodendo con gelosia le mie sensazioni più intime e travolgenti.

Tommaso ascoltava ogni mia parola quasi incapace di respirare e sul punto di venire da un momento all'altro.

Dopo avergli abbassato pantaloni e mutande, gli rivolsi un sorriso malizioso e lo sottoposi a una dura prova di resistenza: mi limitai a sfiorargli il cazzo con la punta delle dita, magnificando le dimensioni e la virilità dei miei amanti.

«Ora che sai tutto, sei ancora convinto di voler andare da loro?» gli chiesi.

«Sì... Ora che so, non vedo l'ora di vedervi assieme.»

«E ci lascerai scopare?» Sibilai quella domanda stringendo la presa sul cazzo e tirandogli la pelle tutta all'indietro.

Senza riuscire a trattenersi oltre, venne con una lunga sborrata.

Quattro, cinque schizzi potenti che imbrattarono in parte il mio braccio e in parte il cruscotto dell'auto.



Tommaso si abbandonò sul sedile, felicemente appagato.

«Dunque, vediamo... Luca, Antonio, Sergio e ora Bruno: niente male come repertorio. Ce ne sono altri?» chiese a occhi chiusi, cercando di riprendere fiato.

Risi scrollando la testa.

Come avrei potuto raccontargli tutta la verità?

Mario, Enzo, Nicola e tutti quelli che mi avevano avuta per denaro?

La realtà sarebbe stata davvero troppo, persino per la sua perversione.

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Sonia

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