Il tempo si era dissolto insieme al pudore. Quando riprendemmo fiato, le luci del cruscotto segnavano quasi le sette e mezza. Il panico tornò a farsi strada: a casa mi aspettavano, il mio aspetto era impresentabile e l’odore del sesso riempiva l’aria. Ci rivestimmo in fretta, con gesti impacciati e nervosi, ma prima di partire Antonio si chinò per un ultimo bacio, che riaccese in me il desiderio.
Sotto il suo sguardo sorpreso mi spogliai di nuovo, e senza vergogna, gli salii sopra impalandomi sul suo cazzo, mai stanco e pronto a rientrare. Lo scopai io questa volta, con ferocia e urgenza. Non contava più il tempo, la famiglia o Tommaso. Volevo solo lui. Continuai a cavalcarlo, fino a raggiungere un orgasmo tale da togliermi il fiato. Nello stesso momento, lo sentii contrarsi e inondarmi nuovamente. Recuperai dalla borsetta dei fazzoletti di carta, per assorbire lo sperma che mi colava, e nonostante fosse tardi, gli ripulii il cazzo, leccando e succhiando golosamente.
Con il corpo ancora scosso da fremiti e il cuore in gola, cercai di rivestirmi. Ci baciammo, sorridendo entrambi con aria complice. Si era fatto tardi, e chiesi ad Antonio di riaccompagnarmi. Mentre guidava, restai attaccata con il viso alla sua spalla, come una gattina che fa le fusa. Anche se preoccupata per la scusa da inventare con Tommaso, ero felice, appagata. Antonio si era dimostrato un vero macho, facendomi godere in continuazione: proprio ciò che ci voleva per colmare il distacco dalla mia pazza vacanza.
«Fermati qui,» gli dissi, quando fummo a poca distanza da casa.
Antonio però rispose con un sorriso sfrontato e accelerò, inchiodando proprio davanti al mio cancello. La macchina di Tommaso era già lì, e per un istante, la mia mente si svuotò.
«Antonio, no,» sussurrai.
In risposta, lui mi baciò. Un contatto lungo, passionale, rischioso. Il pericolo di essere visti, per me aveva l’effetto di una droga. Staccandomi lentamente da lui, sul mio viso aleggiava un sorriso che non riuscivo a spegnere. Aprii la portiera, scesi di corsa, precipitandomi in casa senza voltarmi. Chiusi la porta alle spalle, con il suo sapore ancora impresso sulle labbra.
Cercando di non farmi sentire, corsi in bagno. Ero un disastro: capelli arruffati, trucco sciolto e gli occhi che brillavano di una luce perversa. Lavai viso e denti, spazzolai i capelli e mi cosparsi di abbondante profumo, cercando di cancellare i segni di quel focoso pomeriggio.
Quando entrai in sala, Tommaso era sul divano con una birra in mano. Si alzò per baciarmi. «Amore, dove sei stata?» chiese. Il tono non era di rimprovero, ma di sincera preoccupazione.
L’odore di Antonio, il sapore del sesso: temevo mi precedessero, tradendo ciò che la doccia mancata non aveva potuto cancellare. Mi limitai a guardarlo, gli occhi languidi a cercare un riparo, ma lui insistette. «Con chi eri? Qualcuna delle tue amiche?»
«Vecchie compagne di liceo,» balbettai, il primo nome utile a morire sulle labbra mentre il viso avvampava, traditore. Tommaso inclinò la testa, un mezzo sorriso a increspargli il volto, lo sguardo fisso sul mio rossore. «Strano,» commentò con una dolcezza che sapeva di trappola. «Non me ne hai mai parlato.»
Sentivo gli occhi di tutti addosso. Mio padre, mia madre, Chiara e Francesco: spettatori muti di un interrogatorio silenzioso. La paura si trasformò in rabbia, l’unica difesa possibile. «Non posso nemmeno vedermi con le mie amiche adesso?» sbottai seccata, la voce troppo alta per essere innocente.
Lui rise, una risata allegra e bonaria che sciolse l’imbarazzo cristallizzato nella stanza. «Certo che puoi, tesoro. Era tanto per dire.» Mi attirò a sé in un abbraccio caloroso, stringendomi forte, e in quel momento ebbi l’impressione netta che cercasse qualcosa tra i miei capelli, un respiro profondo a caccia di tracce estranee.
Quella sera, la casa dei miei si trasformò nel palcoscenico della mia doppia vita. Tommaso era lì, ignaro e felice sul divano, con la TV a proiettare un film che per me era solo un ronzio inutile. Mio padre, mia madre, Chiara e il suo bravo ragazzo: un’immagine di normalità da farmi rabbrividire. Stesa con la testa sulla spalla di Tommaso, sentivo la sua mano sulla mia come un tocco insipido. La mente volava a poche ore prima: il calore del sole, la pressione del corpo di Antonio, il sapore salmastro della sua sborra ingoiata avidamente. Il culetto, dilatato dalla giornata, ancora irritato; un leggero prurito che mi eccitava tantissimo. Sotto i vestiti, le mutandine nascondevano una fica grondante che non accennava a placarsi.
All’improvviso, una vibrazione leggera nella tasca dei jeans. Il cuore fece un balzo. Era lui.
«Amore, vado un attimo in bagno», dissi a Tommaso con un bacio sulla guancia. Lui mi sorrise, troppo preso dal film per accorgersi della mia fretta. Appena chiusa la porta a chiave, presi il telefono.
Antonio: Ehi, piccola. Spero che Tommaso non si sia accorto di niente. 😉 Sonia: Tutto a posto. Forse un po' sospettoso, ma credo non immagini nulla. Stiamo guardando un film noioso con la mia famiglia. 🙄 Antonio: Non pensi ad altro, vero? A quanto hai goduto... 💦 Sonia: Non faccio altro che pensarci. Mi hai fatta sentire una vera... Antonio: E tu un vero re. Me ne sono venuto così tanto che ho paura di averti lasciata incinta... 😈 Non pensavo fossi così focosa... mi è piaciuto da morire. Sapevo che c'era una puttanella in te, ma... complimenti! Replichiamo domani? Ti porto al lago a prendere il sole. Sonia: Oddio, non lo so... Tommaso, la macchina... è complicato. Non voglio farlo per strada come oggi. Antonio: Ti vengo a prendere io alle 9. Sii pronta. Ho i vetri scuri, nessuno ti vedrà. Tommaso starà già lavorando. 😈 Sonia: No, non a casa! È troppo rischioso... Antonio: Troverai una scusa. Sei brava a mentire, zoccoletta mia. Ti farò godere come una cagnetta... Sonia: Ok... ci sto. Ma fammi sapere bene dove... Antonio: Ci penso io. Voglio sentirti dire che sei la mia puttana... 🍆🍑 Sonia: Smettila! 😳 Antonio: A domani...
Uscii dal bagno. Le parole di Antonio echeggiavano come ordini, facendomi sentire una sgualdrina. Una sensazione che sentivo vibrare fin nelle ossa.
Il mattino dopo mi svegliai intontita, umida. La fica aveva continuato a grondare tutta la notte. In bagno, dopo la pipì, notai il culetto ancora arrossato.
«Mamma, oggi esco con degli amici. Ci vediamo stasera», dissi in cucina, cercando di essere convincente.
«Chi sono? E Tommaso?» chiese lei, sospettosa. «Emma e gli altri. Tommaso lavora», risposi con un sorriso che nascondeva un mondo di segreti.
Scelsi un completo di pizzo nero, un tanga con i laccetti e un tubino elasticizzato. Rossetto rosso fuoco, eyeliner deciso: la brava ragazza borghese era pronta, ma sotto il vestito la troia scalpitava. Ero davanti allo specchio quando il campanello mi fece sobbalzare.
«Vado io!» gridò mia madre.
Poi, una voce che mi fece gelare il sangue: quella di Antonio.
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